Negli ultimi 40 anni, l’azione Capitale Europea della Cultura (ECoC) ha rappresentato il principale strumento politico e culturale per rafforzare il senso di appartenenza europea e per valorizzare la ricchezza delle singole culture. Ideato nel 1985 dalla ministra della cultura greca Melina Mercouri, aveva l’obiettivo di far sentire i cittadini europei più uniti e di donare all’Europa qualcosa di simile ad un’anima. All’inizio, negli anni ’80, le città nominate ECoC nell’anno del titolo davano perlopiù risalto alle forme d’arte e ai festival locali già consolidati, ma già negli anni ’90 con Glasgow (ECoC nel 1990), l’iniziativa assumeva il carattere di facilitatrice di una rigenerazione urbana attraverso la cultura. Anche Liverpool (ECoC nel 2008) ne è un esempio emblematico avendo ottenuto risultati straordinari in termini di duraturi impatti sociali e culturali per essere riuscita ad inserire l’iniziativa ECoC all’interno della sua più ampia strategia di sviluppo urbano.
Nel corso degli ultimi decenni, il quadro normativo dell’azione ECoC ha assunto una compagine sempre più articolata, si è arricchito dei contenuti tecnici derivanti dalle raccomandazioni della Commissione Europea e dalle esperienze delle singole città. Quindi, da un’azione che vedeva l’alternanza di grandi città europee che detenevano il titolo ECoC senza regole, è diventata un’iniziativa strutturata in cui le città di qualsiasi dimensione devono dimostrare nel progetto di candidatura di riuscire a raggiungere sei grandi criteri stabiliti dall’UE: (i) una strategia di lungo periodo, (ii) una dimensione europea, (iii) una qualità dei contenuti culturali e artistici, (iv) una capacità organizzativa, (v) il coinvolgimento della cittadinanza e (vi) una gestione economica sostenibile.
Diventare ECoC quindi significa molto di più di ospitare concerti e pièce teatrali o attrarre turisti e investimenti, significa creare reti sinergiche tra gli operatori locali ed europei, rigenerare spazi urbani, rafforzare l’identità locale, creare opportunità di crescita per le imprese del territorio, rafforzare i processi partecipativi facendo in modo che la cultura diventi il motore di sviluppo della propria città. Quest’anno, viviamo un momento particolarmente significativo non solo perché ricorrono i 40 anni dalla nascita dell’azione, ma anche perché la Commissione Europea si accinge ad avviare i lavori preparatori che porteranno, entro il 2027, all’adozione di una nuova decisione del Parlamento e del Consiglio Europeo che regolerà la disciplina delle ECoC dal 2034 al 2048. In questo scenario, un enorme contributo per i decision-makers viene offerto dal White Paper “40 Recommendations from 40 years of European Capital of Culture” scritto su iniziativa di Chemnitz e Nova Gorica (ECoC nel 2025) e presentato al Parlamento Europeo lo scorso maggio.
MA COSA È DAVVERO NECESSARIO PER DIVENTARE UNA ECoC?
Al di là dell’attuale dettagliato quadro normativo (1), da una analisi sistematica della letteratura sull’iniziativa ECoC condotta con un team di ricercatori (2), è stato possibile analizzare 106 documenti pubblicati su Scopus dal 2004 al 2023 tramite la Systematic Literature Network Analysis. Questa metodologia ha permesso di selezionare i documenti rilevanti allo scopo dell’analisi e di mappare i risultati tramite la coincidenza di parole chiave nei documenti, tracciando così le principali aree di ricerca e i suoi percorsi evolutivi. Dalle aree individuate tramite l’analisi – sebbene si rilevi la frammentarietà degli approcci scientifici che limita la comparabilità dei casi e l’assenza di indicatori culturali solidi capaci di leggere gli impatti sociali e culturali a lungo termine – è possibile estrapolare gli elementi essenziali che una città deve avere per candidarsi. Questi ultimi sono: la visione, la rete europea e la partecipazione.
LA VISIONE
La vera prova per una città candidata è avere una visione del cammino da percorrere. Il progetto culturale, infatti, non si deve esaurire in dodici mesi di celebrazione del titolo europeo bensì deve essere parte della strategia di sviluppo culturale della città ben prima dell’anno di candidatura e continuare ad avere un ruolo anche negli anni successivi. Solo integrando adeguatamente il programma ECoC nelle strategie di sviluppo urbano, la città può vincere la sfida della sostenibilità e lasciare una degna eredità. Alcune città come Cork (ECoC nel 2005) e Istanbul (ECoC nel 2010) hanno faticato ad avere un lascito duraturo proprio per la mancanza di una visione condivisa con la cittadinanza e sostenuta dagli stakeholders politici e istituzionali. Il progetto quindi, per essere un valido asset di sviluppo e di rigenerazione della città, deve avere una visione strategica che sia avallata da un processo partecipativo.
LA RETE EUROPEA
Il progetto di candidatura a ECoC deve considerare la dimensione europea come bacino da cui attingere patrimoni culturali sia simili che differenti dal proprio, che siano in grado di esaltare il proprio patrimonio e allo stesso tempo arricchirlo. Gli studi condotti in dottrina hanno dimostrato che il livello più alto di coinvolgimento della popolazione ha garantito il successo di una dimensione europea non imposta ma co-creata dei progetti culturali che ha contribuito al consolidamento del patrimonio culturale europeo condiviso. Questo approccio ha consentito a città di medie e piccole dimensioni come Maribor (ECoC nel 2012) e Matera (ECoC nel 2019) di diventare dei laboratori di sperimentazione culturale e di integrazione europea.
LA PARTECIPAZIONE
Che il processo di candidatura di una città sia bottom up o top down, la popolazione deve davvero esserne parte attiva. Il progetto di candidatura, infatti, per poter funzionare deve essere condiviso con la cittadinanza tramite i processi di co-progettazione e di co-creazione. La ricerca accademica dimostra che le città i cui abitanti sono stati coinvolti fin dall’inizio nel processo di candidatura sono state in grado di vincere il titolo e di ottenere i risultati migliori in termini di impatti sociali e culturali a lungo termine. Curiosamente tali risultati si sono raggiunti anche quando la città non abbia vinto il titolo di ECoC ma, attraverso la partecipazione attiva della popolazione, sia stata in grado di rafforzare e riqualificare i processi culturali esistenti così da assicurarsi ugualmente tali benefici.
UN INVITO ALLE FUTURE ECoC
Dagli studi emerge quindi chiaramente che la partecipazione della popolazione al progetto ECoC incide non solo sulla vittoria del titolo, ma anche sul raggiungimento di benefici sociali e culturali per la città. Pertanto, le città italiane che stanno intraprendendo o hanno già intrapreso il percorso di preparazione al titolo europeo per il 2033 (3) devono essere consapevoli di avere in mano una grande opportunità e, allo stesso tempo, una grande responsabilità nei confronti della popolazione. Se infatti il successo dell’ECoC dipende dal livello di condivisione della strategia con la cittadinanza, vale la pena domandarsi se i propri cittadini si riconoscono nel progetto che si vuole realizzare e quale eredità culturale e sociale si vuole lasciare dopo l’anno da capitale.
Non volendo eccessivamente semplificare i meccanismi che portano al successo di un progetto mastodontico che negli ultimi anni è testimone di finanziamenti in media di circa 60 milioni di € per città (4) e che richiede una governance solida multilivello con stakeholders plurali, occorre rilevare che il vero fil rouge che tiene insieme le infinite complessità del progetto su cui si fonda la sua vittoria, la sua credibilità e la sua eredità è il coinvolgimento della popolazione.
Quindi la cultura, intesa come bene comune, trova nel suo carattere universale lo strumento del suo successo per il progetto europeo. È la cultura, invisibile laboratorio di legami sociali, che si trasforma durante il percorso di candidatura in uno sforzo collettivo di consapevolezza del proprio patrimonio identitario per consegnare alla cittadinanza un’eredità che, attraverso le radici identitarie, la faccia volare verso il futuro (5).
NOTE
[1] Si fa riferimento alla Decisione n. 445/2014/UE del Parlamento e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce l’azione dell’Unione «Capitali europee della cultura» dal 2020 al 2033. [2] Il team di ricerca è composto da Maria Chiara Giovannelli, Chiara Oldani e Silvio Franco. [3] Nel 2033 sarà il turno dell’Italia, dell’Olanda e di un Paese candidato o potenziale candidato ad entrare nell’Unione Europea a partecipare al titolo ECoC. [4] La media è stata calcolata grazie ai dati estrapolati dagli studi condotti per il Parlamento Europeo dagli studiosi citati in bibliografia Garcia, Cox, e da Katsarova e dai report ufficiali delle città candidate a ECoC pubblicati sul sito dell’Unione Europea. [5] Dal proverbio arabo “Beato colui che riesce a dare ai propri figli ali e radici”.BIBLIOGRAFIA
Basaraba N., 2023, “Cross-Comparing the Concept of ‘United in Diversity’ as Expressed by European Capitals of Culture”, Journal of Intercultural Communication Research, 52 (4): 357–78.
Cerquetti M., Katalin L., e Raffay-Danyi Á., 2022, “Multidimensional Value Creation Through Cultural Programmes? Challenges for Veszprém-Balaton ECoC 2023”, in Cultural Leadership in Transition Tourism: Developing Innovative and Sustainable Models, edited by Borin E., Cerquetti M., Crispí M., e Urbano J., 207–28, Cham: Springer International Publishing.
Comerio N., Strozzi F., 2019, “Tourism and Its Economic Impact: A literature Review Using Bibliometric Tools”, Tourism Economics, 25 (1): 109-31.
Crone S., e Ganga R., 2023, “Revisiting the Impact of Liverpool as ECoC 2008: The Lost Opportunity to Reconcile Cultural Policy and Evaluation”, Arts and the Market, 13 (3): 121–37.
Ganga R., Wise N. e Perić M., 2021, “Exploring Implicit and Explicit Cultural Policy Dimensions through Major-Event and Neoliberal Rhetoric”, City, Culture and Society, 27 (December):100401.
Garcia B. e Cox T. (2013). “European Capitals of Culture: Success Strategies and Long-Term Effects”. Study for the European Parliament.
Immler N. L., e Sakkers H., 2014. “(Re)Programming Europe: European Capitals of Culture: Rethinking the Role of Culture”, Journal of European Studies, 44 (1): 3–29.
Katsarova I., (2019). “European Capitals of Culture. In search of the perfect cultural event”. Briefing for the European Parliament.
Lähdesmäki T., 2012, “Rhetoric of Unity and Cultural Diversity in the Making of European Cultural Identity”, International Journal of Cultural Policy, 18 (1): 59–75.
Lask T., 2011, “Cognitive Maps: A Sustainable Tool for Impact Evaluation”, Journal of Policy Research in Tourism, Leisure and Events, 3 (1): 44.
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SITOGRAFIA
https://chemnitz2025.de/en/40-years-of-european-capitals-of-culture/
ABSTRACT
Over the past 40 years, the European Capital of Culture (ECoC) programme has evolved from a traditional arts festival into the most visible cultural initiative aimed at strengthening European identity and promoting the diversity of local cultures. This article explains what really makes the difference in a successful ECoC bid. Beyond the criteria set forth by the EU, three elements stand out: having a clear long-term vision for the city, building strong European partnerships and, above all, involving local communities. Culture thus becomes not just a celebration of an event, but a collective project for the city’s future.
