Affrontare la questione della salute mentale nel contesto, strutturalmente precario e frammentato, della mobilità culturale internazionale rappresenta una sfida tanto metodologica quanto concettuale. Il rapporto “CULTURAL MOBILITY FLOWS. Mental Health, Well-being and International Cultural Mobility” [1] del network On the Move [2], curato da Yohann Floch, con il contributo di Sophie Dowden, Milica Ilić, Claire Rosslyn Wilson e dello stesso Floch, affronta questa complessità con rigore e sensibilità.
Attraverso un’analisi articolata e ampiamente documentata, lo studio propone una riflessione strutturale volta a mettere in evidenza i fattori sistemici che ostacolano l’integrazione del benessere mentale nei programmi internazionali rivolti al settore culturale. Il rapporto si inserisce inoltre in un dialogo con una serie di studi recenti promossi dallo stesso network (e non solo) – tutti consultabili sul sito di On the Move (on-the-move.org/resources) – che aiutano a comprendere come anche le disuguaglianze socioeconomiche e geopolitiche influenzino profondamente l’accesso alla mobilità. Ne emerge con chiarezza che la possibilità stessa di attraversare i confini per motivi professionali costituisce, in molti casi, un privilegio più che un diritto.
Lo studio si distingue per un impianto metodologico che coniuga l’analisi quantitativa delle call pubblicate tra il 2020 e il 2024 sulla piattaforma On the Move con una prospettiva qualitativa, fondata su studi recenti, focus group, contributi di esperti ed esperte, e interviste strutturate realizzate tra il 2023 e il 2024, offrendo uno spettro rappresentativo di voci ed esperienze, sia geograficamente che disciplinarmente. I risultati sono letti alla luce di cinque aree tematiche: 1) le condizioni materiali della mobilità (costi, logistica, accesso ai visti); 2) la dimensione psicologica e il benessere mentale; 3) le barriere sistemiche legate a genere, disabilità e condizione socioeconomica; 4) l’accesso ai diritti sociali e lavorativi; 5) le buone pratiche già attive nel sostegno al benessere delle figure professionali culturali.
LA COMPLESSITÀ DELLE SFIDE DELLA MOBILITÀ CULTURALE INTERNAZIONALE
A partire da un quadro articolato delle criticità che attraversano la mobilità culturale a livello internazionale – come l’ipermobilità imposta da logiche produttive sempre più competitive, la frammentazione dei finanziamenti e la pressione a essere costantemente presenti sui circuiti internazionali – il report rende evidenti l’origine di fattori di stress che possono tradursi in condizioni di burnout oltre che di instabilità professionale.
Attraverso l’analisi di oltre 2.800 call per opportunità di mobilità artistica pubblicate sulla piattaforma On the Move, il rapporto evidenzia come solo una minima parte – appena 20 – utilizzi un linguaggio esplicito che menziona termini quali “mental health”, “well-being” o “psychological support” nei testi, nei criteri di selezione o tra i servizi offerti. Meno del 5% delle call analizzate include misure strutturate a supporto della salute mentale, come coperture per l’assistenza psicologica, sostegni alla genitorialità o modalità di partecipazione flessibili adeguate a diversi target. Le interviste confermano questo quadro: oltre il 65% ha dichiarato di aver sperimentato livelli elevati di stress, mentre il 42% ha segnalato difficoltà di accesso a servizi di supporto psicologico. Tali dati trovano riscontro in studi come quello di Comunian & England (Creative Labour and Inequality, 2020), che evidenziano come la precarizzazione del lavoro artistico sia fortemente correlata a problematiche legate all’ansia e alla depressione.
L’analisi insiste sulla necessità di superare una visione frammentata della salute mentale, adottando un approccio olistico che ne riconosca la connessione intrinseca con la sicurezza economica, la stabilità occupazionale e l’accesso a reti di cura. La salute psicologica non è una dimensione accessoria, ma una componente centrale dell’esperienza di mobilità. Come sottolineano le autrici e gli autori, questo passa attraverso una considerazione critica delle barriere strutturali che limitano l’accesso equo alla mobilità come le restrizioni legate ai visti, l’assenza di protezioni sociali transnazionali, le disparità tra i sistemi di welfare, e la distribuzione diseguale delle risorse. Su questi temi, il rapporto si confronta anche con precedenti studi condotti da altri network europei [3] che hanno sottolineato la necessità di includere il benessere tra le priorità delle politiche culturali europee evidenziando anche l’impatto di tali ostacoli su artisti con disabilità, migranti e soggetti sistemicamente marginalizzati.
LE RACCOMANDAZIONI DI POLICY
Tra le raccomandazioni nel rapporto, merita attenzione l’integrazione del benessere mentale nei programmi di finanziamento. Tale prospettiva segna un cambio di paradigma rispetto a un’impostazione tradizionalmente incentrata su aspetti logistici ed economici, introducendo la necessità di considerare anche le dimensioni psico-sociali del lavoro artistico. Tuttavia, come evidenziato, la piena attuazione di questo orientamento richiede un ripensamento profondo dei criteri di assegnazione dei fondi e una consapevolezza degli enti finanziatori, chiamati a riconoscere il benessere come una componente strutturale, e non accessoria, della sostenibilità professionale.
Il rapporto sottolinea il valore delle reti di supporto tra pari. Le comunità artistiche, se adeguatamente sostenute, possono costituire spazi di cura, confronto e condivisione di pratiche che contribuiscono a ridurre l’isolamento e a rafforzare il senso di appartenenza. Perché tali reti risultino efficaci, tuttavia, è indispensabile che siano accompagnate da infrastrutture capaci di sostenerne la continuità e la coesione nel tempo, al di là della frammentarietà tipica dei progetti a breve termine.
Altro nodo centrale è rappresentato dalla necessità di promuovere forme di lavoro più sostenibili. La mobilità artistica, se non regolata, può degenerare in un regime di ipermobilità che produce effetti negativi sulla salute mentale e sulla qualità della vita. In questo senso, il rapporto invita a sperimentare modelli alternativi, come la mobilità lenta (slow mobility), la digitalizzazione consapevole, o la valorizzazione di residenze artistiche che integrino strutture di sostegno psicologico e sociale.
Infine, il documento richiama con forza l’urgenza di rivedere le politiche di accesso ai visti e ai finanziamenti, oggi ancora fortemente diseguali. Le disparità nei regimi di circolazione, l’assenza di tutele transnazionali e la distribuzione ineguale delle risorse contribuiscono a escludere artisti e operatori provenienti da contesti segnati da fragilità geopolitiche ed economiche, come artisti, artiste e professionisti culturali provenienti dal Sud globale o da aree segnate da instabilità politica. Il report evidenzia in particolare come tali disuguaglianze abbiano un impatto diretto sul benessere psichico, acuendo il senso di marginalità e precludendo reali possibilità di accesso. Le linee di esclusione che ne derivano – spesso invisibili ma sistemiche – rappresentano una responsabilità collettiva che il settore culturale è chiamato ad affrontare e decostruire.
CONCLUSIONI
Il report di On the Move rappresenta un contributo rilevante al dibattito sulla relazione tra mobilità culturale e benessere mentale, affrontando un tema che, sebbene cruciale, resta spesso marginale nel dibattito delle politiche culturali. L’integrazione tra dati, testimonianze e riferimenti bibliografici aggiornati consente di restituire un quadro articolato e informato delle sfide che attraversano il lavoro culturale transnazionale, evidenziandone difficoltà, desideri, bisogni e contraddizioni.
La complessità del tema non permette soluzioni semplici né immediate. Tuttavia, il valore del rapporto risiede nella sua capacità di offrire una griglia interpretativa utile per orientare il lavoro di chi progetta politiche, sostiene processi di mobilità, o opera direttamente nel campo artistico e culturale. Il documento propone un orizzonte di responsabilità condivisa per la costruzione di un ecosistema culturale più equo, attento al benessere di chi vi prende parte, e capace di tenere insieme giustizia, accessibilità e sostenibilità.
In definitiva, il report promuove un approccio multidimensionale, in cui la salute mentale non è considerata un ambito a sé, ma una componente trasversale che attraversa e condiziona ogni aspetto dell’esperienza di mobilità. Un invito alla lettura utile non solo per approfondire, ma per interrogare criticamente pratiche, strutture e immaginari che modellano il lavoro culturale contemporaneo.
NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
[1] Dowden, S.; Floch, Y. (ed.); Ilić, M.; and Wilson, C. R. (October 2024). Mental Health, Well-being and International Cultural Mobility. Report and Policy Recommendations. [2] On the Move è una rete internazionale impegnata nella promozione della mobilità culturale in tutte le sue forme, con una particolare attenzione alla sostenibilità e all’equità nel settore artistico e culturale. Fondata nel 2002 come sito web su iniziativa di IETM si è costituita come rete interazionale nel 2009. Oggi On the Move riunisce oltre 70 organizzazioni, tra enti di finanziamento nazionali, reti, sportelli informativi e centri di produzione e ricerca artistica, affiancate da un numero selezionato di membri individuali. I membri condividono l’impegno per una mobilità culturale accessibile, trasparente e sostenibile, e collaborano durante tutto l’anno a progetti, attività di ricerca e iniziative comuni. Il momento annuale di confronto e visione strategica è rappresentato dal Cultural Mobility Forum, evento centrale nella vita della rete. La rete è attualmente articolata in diversi gruppi di lavoro tematici, che affrontano questioni specifiche legate alla mobilità. [3] IETM (International Network for Contemporary Performing Arts), EDN (European Dance Development Network) e Culture Action Europe. Documenti come Reframing the International (IETM, 2020) o la campagna Culture for Health (Culture Action Europe, 2022).Leggi anche:
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ABSTRACT
This contribution offers a critical reading of the report CULTURAL MOBILITY FLOWS. Mental Health, Well-being and International Cultural Mobility, curated by the network On the Move and edited by Yohann Floch, that addresses the complex and often overlooked relationship between international cultural mobility and mental health. Combining quantitative data and qualitative insights, the study reveals how systemic inequalities—economic, geographic, and bureaucratic—affect access to mobility, often turning it into a privilege rather than a right. The report critically analyses the absence of mental health considerations in funding schemes and highlights structural barriers such as visa policies, lack of social protection, and uneven resource distribution. It advocates for the integration of well-being into mobility policies and funding criteria, the development of peer-support networks, and the promotion of slower, more sustainable mobility models. Framing mental health as a transversal issue, the report offers a multidimensional approach to shaping more equitable and caring cultural ecosystems.
