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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Nel panorama attuale, le emozioni emergono come elemento cruciale nel tessuto sociale e politico. Non possiamo sottovalutare il loro contributo nella formazione di movimenti populisti e neo-nazionalisti, così come nelle varie espressioni di impegno culturale e civile. Le emozioni hanno il potere di mobilitare desideri e di agire da collante nei processi politici attraverso sentimenti come la passione, la compassione e l’entusiasmo. Tuttavia, possono anche contribuire alla frammentazione sociale, come nel caso di sentimenti come la paura o la rabbia. Il contributo di Giuliana Ciancio sulla funzione delle emozioni nei processi culturali e di politica culturale contemporanei lancia un nuovo spazio di riflessione all’interno di Letture Lente, che abbiamo voluto chiamare “Soste” per consentire di mettere a fuoco, con i giusti tempi di approfondimento e ascolto, temi rilevanti del nostro presente. L’intento di questa prima “Sosta” è raccogliere contributi di chi opera in diversi ambiti della ricerca, della politica culturale, del mondo della cultura e dell’arte nelle sue diverse manifestazioni e professioni, al fine di indagare il ruolo delle emozioni nei processi decisionali
© Foto di Kevin Snow su Unsplash

CULTURA ED EMOZIONI: IL NUOVO APPROFONDIMENTO (“SOSTA”) DI LETTURE LENTE

Con l’obiettivo di fornire delle riflessioni attorno alla funzione delle emozioni nei processi culturali e di politica culturale contemporanei, nasce questa “Sosta” di Letture Lente ispirata dal precedente lavoro di chi scrive intitolato Cultural policy and emotional clusters in the post-global context. Performing arts and emotions between top-down and bottom-up negotiations (Ciancio 2022). Per entrare in questo tema, tra il 2014 e il 2021, sono state esaminate decisioni politiche, documenti di policy, forme di partecipazione e attivismo culturale sia a livello transnazionale che locale, anche attraverso l’utilizzo di metodologie come l’auto-etnografia. Durante la ricerca sul campo, è emersa in modo prorompete l’urgenza, di alcune figure culturali e politiche, di difendere uno spazio culturale pluralista, la loro solitudine politica, e il desiderio di trovare, seppur temporaneamente, delle alleanze per attivare dei cambiamenti positivi nei propri contesti. È in quest’ottica che il tema delle emozioni ha assunto un ruolo centrale, specialmente quando gradualmente l’analisi si è rivolta all’impatto delle politiche neoliberiste sulla politica culturale e i loro effetti sulla vita personale delle protagoniste e protagonisti nell’ecosistema culturale.

Per proseguire il viaggio, questa rubrica presenterà mensilmente riflessioni critiche di diverse voci nazionali e internazionali, concentrandosi sulle emozioni definite come ‘politiche’ e sul loro ruolo nei processi decisionali nell’ambito culturale. Per emozioni politiche si intendono quelle emozioni che sono all’origine di reazioni volte ad affrontare criticamente le ingiustizie, le disuguaglianze e le sfide della vita pubblica. Come precedentemente suggerito nelle esplorazioni di autrici come Martha Nussbaum (2015), Chantal Mouffe (2018) o Sarah Ahmed (2015), le emozioni politiche sono parte integrante dei processi decisionali e rivestono un ruolo significativo nella formazione dell’opinione personale e pubblica. Attraverso l’attenzione dedicata alle emozioni politiche, con questa Sosta si mira a osservare questo spazio impalpabile della formazione dell’opinione e del decision-making, con particolare riferimento ai processi di politica culturale, e stimolare riflessioni sullo stato di salute delle nostre democrazie.

A tal fine, si propone di seguito una breve panoramica di alcuni approcci di teoria politica e critica culturale utili a comprendere alcune peculiarità delle emozioni alla luce delle forme neoliberiste nelle nostre società. A seguire, esamineremo alcune caratteristiche delle emozioni politiche al fine di entrare nel campo delle politiche culturali approfondendo il concetto di “emotional clusters”. Concluderemo con un invito a contribuire ad un tema apparentemente impalpabile ma di rilevanza nelle democrazie contemporanee.

EMOZIONI E NEOLIBERISMO

Per iniziare a delimitare il campo nella riflessione sul rapporto tra emozioni e neoliberismo, il lavoro di Mark Fisher (2009) risulta particolarmente illuminante. Fisher sottolinea come il passaggio dal fordismo al post-fordismo abbia portato a una trasformazione dei meccanismi organizzativi di produzione, ma anche a mutamenti emotivi e affettivi. Dal controllo centralizzato e gerarchico a un sistema decentralizzato orientato verso target, missioni, obiettivi e risultati, il post-fordismo ha implicato una progressiva precarizzazione del mercato del lavoro, dove lavoratrici e lavoratori sono valutati non solo per le loro competenze tecniche, ma anche per l’affetto e l’impegno emotivo che dimostrano, diventando questi indicatori della loro efficacia e qualità professionale. In breve, lo shift delineato da Fisher riguarda uno spostamento della responsabilità di produzione dall’impresa all’individuo, con le evidenti storture tipiche del mercato del lavoro capitalista caratterizzato da una schizofrenica e discontinua iper-produttività, competizione non regolamentata tra pari e graduale riduzione dei diritti.

Per continuare, sebbene da una prospettiva diversa, Zygmunt Bauman (2016) ha significativamente evidenziato come il perseguimento della felicità individuale sia direttamente connessa alla frammentazione sociale tipica delle società capitaliste e neoliberiste contemporanee. Nel contrapporsi alla dichiarazione dei diritti umani universali annunciati nel secondo dopo-guerra, l’obiettivo della felicità individuale, secondo Bauman, è stato alimentato dalla paura fomentata dal populismo di destra che, attraverso l’irrazionale identificazione di nemici pubblici come fonti di infelicità, ha polarizzato il panorama politico e culturale. È qui che il concetto di “disgusto proiettivo” proposto da Martha Nussbaum (2015) entra in gioco. In breve, il disgusto proiettivo si riferisce alla percezione del sé come “quasi umano” (o non-umano), associando cattivi odori e sporcizia (e quindi la dimensione umana) a qualunque gruppo sociale considerato diverso, giustificando così la segregazione in nome di una presunta avversione per altri gruppi sociali. Questo atteggiamento porta a riporre fiducia verso simili e a manifestare sfiducia verso qualsiasi forma di diversità, ma non solo. Nussbaum e Bauman, nelle proprie seppur diverse traiettorie, hanno dimostrato come forme di segregazione – ad esempio quelle più evidenti nel dibattito pubblico rivolte verso migranti, culture afroamericane o la comunità palestinese – siano state giustificate alla luce di queste percezioni irrazionali e abbiano legittimato la frammentazione e l’ingiustizia sociale e politica nelle democrazie contemporanee.

Da questa rapida carrellata emerge che, come hanno anche mostrato pensatori critici come Pascal Gielen (2017), David Harvey (2016), Chantal Mouffe (2018), il capitalismo e il neoliberismo hanno permeato la sfera personale, plasmando bisogni, mobilizzando desideri e influenzando le preferenze individuali, oltre a manifestarsi nelle estetiche e nelle pratiche culturali e di politica culturale. Il neoliberismo si è imposto come paradigma dominante non solo nel contesto economico, ma anche nello sviluppo delle democrazie, e nella ricerca della felicità personale, limitando la nostra capacità di immaginare alternative culturali, sociali e politiche

ALCUNE CARATTERISTICHE DELLE EMOZIONI POLITICHE

In questo scenario entrano in gioco le emozioni politiche che definiamo come quelle reazioni emotive e affettive che svolgono un ruolo nei processi decisionali, nell’attivismo e nella partecipazione culturale e politica. Queste riguardano il modo in cui le persone si relazionano alle istituzioni e ai leader politici, sono parte integrante della formazione dell’opinione personale e delle collaborazioni e alleanze che ne possono derivare, con conseguenze nella sfera pubblica. Secondo Sarah Ahmed (2015), le emozioni possiedono una dimensione relazionale: agiscono oltre la sfera privata, collegando e trasformando le persone all’interno di gruppi sociali. Di conseguenza, non operano in modo isolato, ma coinvolgono altri sentimenti e affetti come amore/lutto, rabbia/passione. È la natura relazionale che rende le emozioni parte integrante di un progetto politico e culturale, poiché la loro intrinseca natura positiva collabora alla creazione di identità collettive.

Le emozioni hanno nutrito movimenti e/o rinnovati spazi di resistenza e sono state all’origine di alleanze trasversali negli ultimi anni, talvolta anche inedite. Come evidenziato da David Harvey (2016), negli ultimi 15 anni gli spazi di resistenza hanno condiviso l’obiettivo di condurre battaglie in favore della “qualità della vita quotidiana”, concentrandosi su questioni ampie e trasversali, ma radicate nella quotidianità, come i cambiamenti climatici, la lotta per i diritti umani e culturali, le disuguaglianze globali. Le emozioni politiche hanno agito qui, operando sia nella sfera personale che nella vita quotidiana, avvicinando persone attive in settori del tutto diversi (dalla politica cultural main-stream ai contesti più indipendenti) con provenienze sociali ed economiche diverse che, mosse dall’idea di giustizia, sono intervenute gradualmente insieme nella sfera pubblica.

Come argomentato in modo provocatorio da Mouffe (2018), la teoria politica spesso sottovaluta il ruolo cruciale che la passione e le emozioni giocano nelle nostre società. La politica si fonda sulla passione, che a sua volta mobilita desideri e agisce come forza motrice nella creazione di un senso di appartenenza o opposizione, definendo un ‘noi’ che può contrapporsi a un ‘loro’ o, in altri casi, contribuire alla legittima coesistenza del ‘noi’ e del ‘loro’, come nel caso di una democrazia pluralista e agonista, come definita da Mouffe. In questo contesto, lo spazio culturale e artistico riveste un’importanza cruciale sia per comprendere che per interagire con le emozioni politiche, essendo il luogo del consenso e/o dell’antagonismo, la sede di espressioni culturali monolitiche e/o pluraliste. Questo spazio, basandosi spesso sul dato relazionale, valorizza il fattore esperienziale che funge da collante sociale, oltre alla sua capacità di tradurre il ‘sensibile’ in estetiche che possono aiutare a comprendere il mondo di oggi.

EMOTIONAL CLUSTERS

A tal proposito, durante la ricerca di chi scrive sulle emozioni politiche, è emerso un tema centrale denominato “emotional clusters” (raggruppamenti emozionali). Questi si sono rivelati all’origine di alleanze trasversali nel contesto culturale tra figure culturali, politiche e decisionali. L’esame del programma europeo Europa Creativa e della stagione dei Commons nella città di Napoli, ha evidenziato che questi raggruppamenti emozionali si manifestano sotto forma di gruppi informali e temporanei, spesso guidati da desideri personali di giustizia ed esprimono la loro urgenza politica di rispondere a fenomeni come il burn-out sociale, gli abusi di potere o la solitudine politica.

Questi raggruppamenti, anche se inizialmente in modo inconsapevole, si formano sulla base di affinità e valori, sulla condivisione di prospettive culturali e politiche e, nella pratica, scelgono di reagire criticamente alle disuguaglianze innescate dal rigenerarsi di politiche neoliberiste, cercando di mitigare le pressioni di una produttività schizofrenica e la mancanza di opportunità e diritti culturali. Trovandosi a intervenire in un’arena pubblica sovrappopolata da tendenze politiche e culturali opposte, gli emotional clusters si sono sperimentati (seppur rappresentando uno spazio ridotto) nella co-immaginazione/co-progettazione di norme o programmi culturali di natura pluralistica. A tal riguardo, le sperimentazioni nell’ambito dei cultural commons e relative regolamentazioni cittadine, le forme di governance culturale a base partecipativa a livello locale ed europeo, le sperimentazioni di audience engagement o le strategie più radicali di policy culturali disegnate dal basso appaiono tra i risultati inizialmente originati in questi emotional clusters volti a favorire tentativi di democrazia culturale e partecipativa.

In breve, gli emotional clusters hanno preso forma a partire da un’osservazione critica del presente da parte di rappresentati del settore culturale, artisti e artiste, policymakers, esponenti dell’attivismo culturale che, mossi dal desiderio di operare in favore di un mondo migliore (e della qualità della vita quotidiana), hanno agito insieme nell’intersezione tra felicità personale e diritti umani, disgusto proiettivo e giustizia. La passione per la democrazia è stata il collante per creare nuovi spazi di resistenza culturale, spesso dal carattere temporaneo, che hanno atteso anni per vedere i propri risultati all’interno di nuovi sistemi di politica culturale. Spazi di resistenza, espressione di un adattamento sociale, volti ad agire gradualmente nella sfera pubblica e situati tra l’egemonia dominante e le lotte trasversali, talvolta silenti, per la sua riconfigurazione.

IL FOCUS SULLE EMOZIONI COME PERCORSO CORALE

In conclusione, con questo percorso di approfondimento l’intento è raccogliere contributi di chi opera in diversi ambiti della ricerca, della politica culturale, del mondo della cultura e dell’arte nelle sue diverse manifestazioni e professioni, al fine di approfondire il ruolo delle emozioni nei processi decisionali ed entrare in quello spazio impalpabile della formazione delle preferenze e delle opinioni.

Abbiamo posto una domanda centrale, ossia: sono effettivamente necessari gli emotional clusters nelle democrazie di oggi per agire in un’arena culturale pubblica soffocata dalla sovrapproduzione di emozioni?

Per rispondere a questa domanda, inviteremo voci critiche, sia nazionali che internazionali, a condividere riflessioni idee e pratiche a partire dal contesto culturale. Questo potrà riguardare programmi culturali, nuove iniziative artistiche, il lavoro svolto da reti europee, nazionali o locali, lo spazio dei commons, quello dell’advocacy o quello giuridico così come la ricerca sociologica, cognitiva e politica che sta riflettendo sul ruolo che la crisi di fiducia tra le persone e i propri rappresentati sta giocando nelle democrazie contemporanee, alla luce dei nuovi scenari geopolitici. In particolare, da un lato, questa Sosta, vuole raccogliere contributi attorno alla capacità immaginative di trasformare un contesto al di là delle traiettorie già battute; dall’altro, desidera dare spazio ad analisi critiche sui limiti che la passione per la democrazia pluralista ha incontrato e/o può incontrare oggi.

In tempi di burn-out sociale (o global burn-out come lo ha definito Gielen) dove paura, rabbia o depressione stanno significativamente occupando la sfera pubblica, consideriamo un focus sulle emozioni, soprattutto quelle definite come politiche, di rilievo oggi. Del resto, i processi decisionali implicano innanzitutto la relazione tra persone che, seppur diverse per aspirazioni, posizionalità e valori, devono creare un terreno comune prima di giungere a disegnare programmi, norme e strategie. È in questa arena scivolosa che questa Sosta intende focalizzarsi per esplorare una politica culturale intesa come materia politica viva, vitale e pluralista. Speriamo che questo sia un viaggio nelle pratiche e nelle motivazioni di chi opera in favore di possibilità ed estetiche pluraliste nelle nostre democrazie e che possa fornirci ispirazione su come navigare attraverso una significativa crisi di sistema.

(Un ringraziamento speciale a Vladimiro Nicoletti Altimari per il supporto a questo editoriale)

Per intervenire nel dibattito con contributi o proposte di contributo scrivere a: contributi@agcult.it

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Ahmed, S. (2015). Cultural Politics of Emotion. Second edition. London, New York: Routledge.

Bauman, Z. (2016). Interview by Peter Haffner, “Zygmunt Bauman: LOVE. FEAR. And the NETWORK.” In 032c. Link.

Ciancio, G. (2022). Cultural policy and emotional clusters in the post-global context. Performing arts and emotions between top-down and bottom-up negotiations, PhD Thesis, Antwerp University.

Fisher, M. (2009). Capitalist Realism: Is There No Alternative? Winchester, UK, Zero Books

Gielen, P. and Lijster, T. (2017). “Art and Civil Action. Cultural Organizations in the European Civil Domain.”  In visual ethnography 6, no. 2: 21- 47.

Harvey, D. (2016). “Neoliberalism is a Political Project”. Interview by Bjarke Skaerlund Rosarger. Jacobin. Link.

Mouffe, C. (2018). Per un populismo di sinistra. Tempi nuovi, Laterza.

Nussbaum, Martha C. (2015). Political Emotions: Why Love Matters for Justice. Belknap Pr; Reprint edizione.

ABSTRACT

In today’s society, emotions play a pivotal role in shaping the political and cultural landscape. Overlooked by political theory for years, emotions mobilize desires and act as cohesive forces in political and cultural processes. This article introduces a dossier exploring the interplay between emotions, politics, policy and culture. It draws from research spanning 2014-2021 on transnational and local political decisions, cultural participatory forms, and cultural activism. Delving into the effects of neoliberalism on cultural policy, it addresses the transformative impact on individuals in the cultural ecosystem. It centers on ‘political emotions,’ not just as instinctual reactions but as responses to injustices, inequalities and public challenges. A key concept introduced is the one labelled ‘emotional clusters,’ defined as informal alliances between top-down cultural policymaking and bottom-up cultural actors. These clusters are motivated by a pursuit of justice, address neoliberal-driven disparities, and advocate for participatory and cultural democracy.

 

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Giuliana Ciancio

Giuliana Ciancio, ricercatrice, cultural manager e docente, si occupa di cooperazione e politiche culturali in ambito europeo con focus sullo spettacolo dal vivo. Attualmente è co-fondatrice dell’impresa sociale Liv.in.g. (Live Internationalization Gateway); ricercatrice presso il C.C.Q.O (Culture Commons Quest Office), Università di Anversa; docente in cultural management e cultural trends presso master internazionali. Pubblica su politiche, attivismo culturale ed emozioni politiche su journal specializzati e riviste divulgative in inglese e italiano. Ideatrice, curatrice e consulente per numerosi progetti di cooperazione culturale internazionali, ha collaborato e connesso istituzioni pubbliche e private, reti europee, fondazioni, università, gruppi indipendenti.

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