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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Le conclusioni di una rassegna sugli effetti della partecipazione a cori condotta nell’ambito del progetto Barolo Arti per la Comunità (BAC)

L’integrazione degli stranieri è una priorità per i paesi di destinazione, ma prevalgono una elevata disoccupazione, bassi salari e una segmentazione che ne condiziona l’inclusione. La distanza linguistica e culturale sono alla radice della mancanza di “soft skills” che relega gli stranieri in lavori poco remunerati e instabili. Le politiche di inclusione culturale che sembravano ridondanti mostrano invece di essere una priorità. Questo articolo riporta le conclusioni di una rassegna sugli effetti della partecipazione a cori per gli individui stranieri. I risultati misurati con indicatori fisiologici e psicologici mostrano una crescita dell’autostima, della capacità di essere efficaci e di interazione sociale che sono preziosi per gli stranieri per costruire il capitale sociale del paese di destinazione. La misurazione di tali impatti, però, presenta importanti margini di miglioramento, tra cui la presenza di campioni più numerosi e stabili nel tempo.

L’integrazione degli stranieri nel paese di destinazione è complessa. La partecipazione culturale la può favorire.

L’integrazione degli stranieri è una priorità per tutti i paesi Europei. La loro mancata integrazione produce un loro maggior uso dei sistemi di welfare. In Svezia, a fronte di un tasso di disoccupazione dei nazionali del 4%, quello degli stranieri è del 30%, in Italia è inferiore, 14%, ma pur sempre il doppio di quello dei cittadini nazionali 7%1.

Un’analisi più attenta dei motivi della mancata integrazione, oltre ai tradizionali fattori legati all’istruzione, mette in rilievo la scarsa conoscenza della lingua;  chi viene da paesi con maggior distanza linguistica2  ha una minor performance occupazionale e salariale che non si riduce restando nel paese di destinazione. La maggior distanza linguistica è strettamente collegata alla maggior distanza culturale che comprende il modo di comunicare e come ci si relaziona con gli altri, ossia le così dette “soft skills”. La presenza di  comunità molto numerose tende a creare comunità chiuse con pochi contatti con gli altri e a perpetuare i modi di comunicazione originali.

La soft skills basse danneggiano la carriera professionale degli stranieri e li relegano in settori precari in cui sono meno necessarie, come agricoltura e costruzioni, servizi alle persone o in settori con occupazione irregolari etc.3

È purtroppo difficile aiutare le persone a creare soft skills, è difficile insegnarle e sono necessarie esperienze dirette, attività volte a crearle. Le attività culturali come la partecipazione a cori possono essere una via da seguire.

La partecipazione al progetto Barolo Arti per la Comunità (BAC)4, progetto di public engagement dell’Università di Torino, prevedeva la creazione di un coro multietnico e la sua valutazione. Data la pandemia l’attività non ha avuto uno svolgimento regolare, ma ha fornito lo stimolo per fare una rassegna della letteratura sul tema, pubblicata dal CELSI (Central European Labour Studies Institute).

La letteratura sul ruolo della partecipazione ad attività corali è amplissima e gli effetti sulla salute degli individui, per esempio, sono studiati in modo molto scientifico, e riassunti nella rassegna della World Health Organization (WHO).5

In particolare, esiste anche un’estesa letteratura sugli effetti positivi  della partecipazione a un coro per individui sia nazionali che stranieri e gli effetti che hanno su almeno tre dimensioni: l’autostima, l’auto efficacia e le capacità relazionali6.

Se la crescita di queste tre dimensioni è importante per i cittadini nazionali, lo è ancora più per i cittadini stranieri: l’autostima permette di affrontare in modo più efficace i problemi quotidiani e aiuta a trovare soluzioni alle mille difficoltà giornaliere, ma soprattutto la crescita delle capacità relazionali è particolarmente importante: relazionarsi ad altre persone che parlano una lingua diversa, ma che soprattutto hanno abitudini relazionali diverse, farle proprie in modo da saper distinguere i comportamenti da adottare con i compagni del proprio gruppo etnico e con gli altri ed essere a proprio agio in entrambi i contesti è un’acquisizione molto rilevante e difficile da raggiungere in un contesto lavorativo. È necessaria una dimensione gioiosa, ove gli errori possono essere accolti con divertimento, per imparare rapidamente.

Impegnarsi a cantare insieme vuole dire impegnarsi a tirare fuori la propria voce, modularla, ma anche a coordinarla con gli altri cantori e rappresenta un forte insegnamento di comprensione degli altri e di interazione, rilevante non solo nella sfera sociale, ma anche in quella professionale.

Ci sono tuttavia spazi di miglioramento per la misurazione degli impatti

La rassegna delle esperienze fatte porta alla conclusione che la partecipazione a cori di stranieri ha un impatto positivo sulla loro integrazione. Tuttavia, il numero limitato di partecipanti, in genere una ventina, la mancanza di un gruppo di controllo con le stesse caratteristiche di età, sesso, titolo di studio, esperienze lavorative precedenti e nazionalità rende difficile trarre delle conclusioni su quanto questa attività possa diventare un protocollo da seguire per l’integrazione degli stranieri.

Inoltre, gli studi empirici si concentrano sulle reazioni dei partecipanti senza specificare che tipo di “selezione” è stata fatta per individuarli (casuale o se sono stati stimolati e raccolti con interventi specifici di inclusione); non spiegano nemmeno chiaramente la localizzazione e le caratteristiche del luogo che ospita l’attività, se pubblico in un teatro per esempio, o nel centro di un’associazione, di una chiesa, la sua posizione logistica per esempio vicino ad una fermata di mezzi pubblici7).

Poco dibattuto è anche il ruolo del direttore del coro, se deve essere uno o più, quali le caratteristiche ottimali (per esempio molto comunicativo o distaccato per cui il gruppo socializza da solo); poco si sa anche su cosa viene cantato, se scelto dal gruppo o predefinito, se un canto caratteristico dei paesi di destinazione o dei paesi di origine degli immigrati.

Tirando le fila

Nonostante queste numerose incertezze, i risultati di tutte le ricerche che si riferiscono a diverse nazionalità e parti del mondo concordano su un effetto positivo della partecipazione ai cori sia misti che di singole nazionalità sugli stranieri e suggeriscono questa come una via da perseguire per accelerare l’integrazione degli stranieri, ossia di utilizzare l’“”8  per l’inclusione. In altre parole, l’integrazione nel mercato del lavoro è agevolata dalla crescita culturale degli stranieri: la partecipazione a cori o ad altre attività culturali li avvicina alla conoscenza e dalla pratica della cultura del paese di destinazione e contribuisce a creare quelle “soft skill” così necessarie per favorirne l’integrazione economica e l’integrazione sociale.

Professore ordinario di Politica Economica, Chair Jean Monnet in European Migration studies, Università di

Torino; Presidente del Diploma in Migration Studies, docente di Migration in Europe, direttore del Seminario COCUMINT Consumption of Cultural Goods as Driver of migrant Integration; socio del Cultural Welfare Center.

NOTE BIBLIOGRAFICHE

  1. Eurostat Labour Force Survey 2020
  2. Per esempio Strom S., Piazzalunga D., Venturini V., Villosio C. (2018). Wage Assimilation of Immigrants and Internal Migrants: The Role of Linguistic Distance. Regional Studies, 52: 1423-1434. Doi 1080/00343404.2017.1395003.
  3. Venturini A., Villosio C., 2017, Are migrants an asset in recession? Insights from Italy Journal of Ethnic and Migration Studies, 1-18, Integration in times of crisis. Migrant inclusion in Southern European societies: trends and theoretical implications (eds) Finotelli C, Ponzo I.
  4. Il Progetto BAC acronimo di Barolo Arti per la Comunità è un progetto di public engagement dell’Università di Torino con un’attività corale “Bred and Roses” alla cui valutazione abbiamo collaborato, ma che data la pandemia non è stato possibile avere dei risultati statisticamente significativi.
  5. Fancourt D., Finn S. (2019). What is the Evidence on the Role of Art in Improving Health and Well-being? A Scoping Review. Health Evidence Network Synthesis Report, 67. Denmark: World Health Organization, Regional Office for Europe..
  6. Per es. Clift S., G. Hancox, I. Morrison, B. Hess, G. Kreutz e D. Stewart. (2010). Choral Singing and Psychological Well-being: Quantitative and Qualitative Findings from English Choirs in a Cross-Sectional Survey. Journal of Applied Arts and Health, 1 (1): 19-34. Schladt T.M., Nordmann G.C, Emilious R., Kudielka B.M., de Jong T.R., Neumann I.D. (2017). Choir Versus Solo Singing: Effect on Mood, and Salivary Oxytocin and Cortisol Concentrations. Frontiers in Human Neurosciences, 11: 1-9. Doi 3389/fnhum.2017.00430
  7. Venturini A., Mosso C., Ricci A. 2022, Cultural Policies for Migrants Inclusion: a Survey, CELSI Discussion paper n.64 https://www.celsi.sk/en/publications/discussion-papers/detail/109/cultural-policies-for-migrant-inclusion-a-survey/ Una versione rivista e ridotta in stampa su Mondi Migranti
  8. Berry J.W. (2005). Acculturation: Living Successfully in Two Cultures. International Journal of Intercultural Relations, 29: 697-712. Doi 1016/j.ijintrel.2005.07.013.

ABSTRACT

Integration of migrants is a priority in destination countries, but high unemployment, low wages, and a robust segmentation still dominate the picture. Linguistic and cultural distance are responsible for the need for soft skills, which limits their inclusion. Cultural policies, which have been considered redundant, are instead a priority for their positive effects on individuals, notably on foreigners. The present survey reviews the extensive research in the field using choir participation as a pivotal activity. The results are measured with physiological and psychological indicators to understand the increase in self-esteem, self-efficacy, and social inclusion, which migrants need to understand the social capital of destination countries. Even if the empirical studies are not scientifically convincing, i.e., because of small samples and no randomization, their numerosity and variety are persuasive about the positive inclusion effect.

 

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