Noi europei siamo entrati nel terzo millennio con un provvedimento del tutto innovativo su un tema fondamentale per abitare bene, ma sfuggente e troppo spesso ritenuto poco importante: il paesaggio.
Infatti 25 anni fa la Convenzione europea del Paesaggio modificava in un modo socialmente utile la considerazione salottiera di un aspetto del mondo sino ad allora al centro dell’attenzione solo per i pittori che non avevano frequentato l’Accademia o per gli amanti della natura e delle passeggiate, alla ricerca di panorami e scorci. Invece, nella Convenzione, il paesaggio è riconosciuto come prodotto delle interazioni quotidiane e storiche tra uomo e natura, componente strutturale del senso di identità delle comunità locali (https://rm.coe.int/16802f3fb1).
Il paesaggio, da contesto più o meno trascurabile delle nuove conquiste urbane, sale alla ribalta, diventa il testo in cui si valuta l’effetto di insieme delle trasformazioni. Finalmente si capisce che la sensibilità di ciascuno di noi apprezza il paesaggio nell’insieme e non per singoli elementi a cui si è posta mano progettando le innovazioni.
È un cambiamento radicale del punto di vista: il patrimonio delle tracce del passato non è più un ingombro ma un fondamento rassicurante per la continuità del nostro senso di abitare e quindi della nostra identità; la natura non è più un’antagonista che con i nuovi progetti va addomesticata ma è componente essenziale di ogni spazio, da curare per poterci sentire in pace a casa; il futuro non è una tabula rasa su cui incidere i nostri capricci del momento ma è uno spazio già pieno di aspettative, per le quali vanno ricercati nuovi equilibri con un consapevole senso di responsabilità.
La Convenzione europea responsabilizza gli enti pubblici, dallo Stato ai Comuni, assegnando loro il compito di tutelare i paesaggi di qualità, in generale di mantenerne i valori identitari e di crearne di nuovi dove si è perso ogni senso e si sono formati spazi degradati, senza comunità di riferimento.
Una riflessione puntuale e approfondita sulla situazione della gestione pubblica del paesaggio in Italia è stata svolta con la ricerca curata dalla Scuola nazionale per il patrimonio e le attività culturali, nel 2024. In quella ricerca, a oltre 20 anni dalla Convenzione, si giunge alla conclusione che il processo di copianificazione tra Stato, Regioni e Comuni deve ancora maturare in termini di partecipazione e di sensibilizzazione diffusa sul tema.
Ma già nella Convenzione appare del tutto evidente che non possono essere gli enti pubblici gli unici soggetti in grado di gestire questo processo così ingente e permanente di attenzione culturale al territorio: occorre la partecipazione dei cittadini, la capacità di delegare in modo organico alle comunità locali una serie di aspetti di monitoraggio, di controllo, ove possibile di manutenzione, di ascolto delle nuove esigenze, di attenzione ai nuovi sguardi.
Nella Convenzione sono indicati genericamente alcuni indirizzi per mettere in moto e gestire questo processo di delega e di attenzione al senso comune del paesaggio, ma viene individuato un solo strumento principale per raccogliere le iniziative che più o meno spontaneamente si sviluppano nel territorio da parte di soggetti locali: il Premio del Paesaggio. Ogni due anni, ogni Paese candida al Premio un intervento di comuni o associazioni di cittadini impegnati in attività che comportano la tutela, la gestione o la valorizzazione del paesaggio come bene comune.
Si tratta di una onorificenza puramente formale, che comunque costituisce una vetrina internazionale per il progetto vincitore e un’occasione per diffondere e onorare l’importanza dei progetti e delle attività conseguenti di valorizzazione del paesaggio a livello locale.
Il Premio del Consiglio d’Europa giunge con il 2025/26 alla nona edizione. Nelle otto edizioni biennali precedenti (tra il 2005 e il 2024) i 46 Paesi partecipanti hanno presentato complessivamente oltre 300 candidature, che si possono esaminare sul sito ufficiale: https://www.coe.int/fr/web/landscape/landscape-award-alliance.
Il Ministero della Cultura (MiC) ha sin dall’inizio introdotto, per selezionare l’intervento da candidare per l’Italia al Premio europeo, un proprio sistema interno di raccolta e valutazione, basato su un bando aperto e diffuso in tutte le Regioni attraverso una rete di advisor qualificata. Una Giuria qualificata seleziona il progetto migliore per candidarlo alla gara europea, e contemporaneamente per attrribuirgli il Premio italiano del Paesaggio, accompagnandolo con numerosi altri progetti selezionati con menzioni. Così nella sola Italia, nelle otto edizioni tra il 2005 e il 2023, si sono raccolte complessivamente oltre 300 candidature, di cui oltre 100 sono state selezionate, tra quelle presentate in Europa e quelle menzionate per aspetti tematici.
Con questa selezione a due stadi, appoggiata ad una impegnativa campagna di diffusione del Premio e di accompagnamento alla partecipazione al bando, il MiC ha certamente ottenuto una valorizzazione delle esperienze italiane, generando interesse a livello locale (solo raramente raggiunto dalle altre iniziative in positivo del Ministero) e selezionando eccellenze, come mostrano i due Premi e le tre Menzioni speciali accumulate dai progetti italiani nelle otto tornate del Premio europeo.
Considerando le diverse edizioni dal 2005 ad oggi, delle otto candidature italiane due hanno vinto il Premio europeo: il progetto complessivo di rigenerazione urbana e dotazione di un sistema museale della città mineraria di Carbonia (edizione 2011) e la valorizzazione della Val d’Astino, alla periferia di Bergamo (edizione 2021). Inoltre tre sono state segnalate con menzione speciale: la Cooperativa di Libera Placido Rizzotto, che gestisce una tenuta agricola sottratta alle mafie nell’Alto Belice corleonese (edizione 2013), il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi ad Agrigento (edizione 2017) e il Consorzio degli Uomini di Massenzatica per la loro impresa sociale di gestione di terre di bonifica nel Delta del Po (edizione 2019).
Come si intuisce dalle intitolazioni, qui riassunte, si tratta di progetti complessi, con programmi di gestione di lungo periodo e impegni significativi di soggetti con rapporti pubblico-privati anche innovativi e con forte rilevanza del volontariato, in particolare nella parte gestionale.
Queste caratteristiche si riscontrano anche in molti degli oltre 80 progetti menzionati nella selezione del MiC, anche se non candidati al premio europeo.
Soprattutto è rilevante la componente di impegno civile e di innovazione nelle modalità di gestione di molti dei progetti anche minori. Sono interventi realizzati spesso con finanziamenti pubblici, almeno in parte, ma che poi richiedono una capacità di gestione aperta alla fruizione generale ma sostenibile economicamente a livello locale. Gli aspetti gestionali costituiscono oggi la parte più difficile da affrontare con le forze limitate degli operatori locali (sia i piccoli comuni che le associazioni del Terzo settore) e le buone pratiche su questi temi che si possono desumere dalle esperienze dei soggetti che si sono distinti negli scorsi due decenni sono certamente da esplorare, da discutere e nei casi più interessanti da riprodurre in altri contesti.
Sul sito del MiC dedicato al Premio del paesaggio (https://premiopaesaggio.cultura.gov.it/), oltre che sui social, sono consultabili i documenti utili per partecipare al bando 2025/2026, entro il prossimo 21 novembre, oltre che i contatti della Segreteria tecnica per semplificare in ogni modo le eventuali problematiche di candidatura.
Ma nel sito del Premio nelle prossime settimane saranno anche ospitati i materiali di documentazione delle migliori candidature delle scorse edizioni, e le testimonianze degli operatori riguardo le problematiche di gestione e l’evoluzione dei progetti negli anni successivi alla selezione del premio. Sono materiali preparatori per una discussione aperta e ricca di testimonianze dirette su questi aspetti realistici e operativi del “Paesaggio Attivo”, che si vorrebbero sviluppare in seminari appositamente organizzati. Un buon modo per dare risalto ai 25 anni della Convenzione europea e testimoniare la vitalità delle sue istituzioni, fruttuosa di impegni per la qualità dell’abitare di tutti.
ABSTRACT
Twenty-five years after the European Landscape Convention, the Landscape Award highlights how local communities and institutions collaborate to preserve and reinvent their territories. The prize, launched by the Council of Europe and now in its ninth edition, has become an international showcase for innovative projects in regeneration, cultural identity, and civic engagement. Italy has played a leading role, with hundreds of initiatives submitted and several winning recognition at the European level. From urban renewal to sustainable land management, these projects embody the living spirit of landscapes as spaces of identity and coexistence. The award also fosters dialogue on the challenges of long-term management and community participation.
