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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Lo scorso 14 dicembre, presso la Camera dei Deputati, è stato presentato il report “Strade dell’innovazione - Percorrendo la trasformazione dell’educazione in Italia”. L’analisi, redatta da Ashoka Italia in una piattaforma di ricerca-azione composta da 15 partner, propone una mappatura delle esperienze di innovazione educativa identificandone i leader educativi, i progetti replicabili, le metodologie più virtuose, le scuole e i costruttori di ecosistemi. Ne parliamo con Ludovica Tramotin, responsabile del settore Scuola di Ashoka Italia e curatrice del Rapporto
© Foto di Element5 Digital su Unsplash

INNOVAZIONE EDUCATIVA, LEVA DI UN CAMBIAMENTO SISTEMICO PER UN NUOVO CONTRATTO SOCIALE

Di recente l’UNESCO (nel documento Reimagining our futures together: a new social contract for education, 2021) ha chiesto alla comunità internazionale di iniziare un processo di re-immaginazione del futuro dell’educazione, per strutturare un nuovo contratto sociale che ponesse l’educazione stessa al centro del dibattito collettivo riconoscendone il suo ruolo strategico per la società.

Questa visione si lega ad un’educazione che viene definita “trasformativa” che, secondo il recente “Vision Statement delle Nazioni Unite” condiviso nell’ambito del Transforming Education Summit del settembre 2023, dovrebbe promuovere lo sviluppo olistico dei discenti lungo tutto l’arco della loro vita, abilitandoli a diventare changemaker per creare un cambiamento positivo nella società

A ciò si aggiunge una domanda sociale di cambiamento all’interno del contesto educativo, decisamente aumentata a fronte di mutamenti già in atto all’interno delle realtà scolastiche. La comunità educante ha, a tal proposito, iniziato ad accogliere l’innovazione come metodologia per affrontare e trovare soluzioni efficaci alle nuove sfide (Indire, 2023).

Una innovazione educativa che si basa dunque su un cambiamento sistemico che dovrebbe avvenire attraverso tre livelli diversi (Cros, 2001): 1) cambiamenti materiali, per quanto riguarda gli spazi a disposizione degli studenti; 2) cambiamenti concettuali, riferiti in genere ad elementi del programma d’insegnamento, al curriculo formativo o alle modalità adottate per la trasmissione delle conoscenze; 3) cambiamenti nelle relazioni interpersonali, dovuti alla ridefinizione di ruoli e relazioni fra docenti, studenti, genitori e comunità.

LA MAPPATURA DELL’INNOVAZIONE EDUCATIVA

Queste ed altre riflessioni sono state al centro di un lavoro di mappatura dell’innovazione educativa,  curato da Ashoka Italia, che, presentato lo scorso 14 dicembre presso la Camera dei Deputati, titolava “Strade dell’innovazione – Percorrendo la trasformazione dell’educazione in Italia”.

Ashoka è un’organizzazione che da 40 anni e in oltre 90 paesi agisce per abilitare il cambiamento sociale e ambientale sia con gli adulti, sia con i giovani, intervenendo sui fattori di contesto per consentire ai bambini e ai ragazzi di intraprendere un percorso di consapevolezza che li veda protagonisti del cambiamento.

Sul tema è stata intervistata Ludovica Tramontin, Responsabile del settore Scuola di Ashoka Italia e curatrice del Rapporto. 

PERCHÉ UNA MAPPATURA

Come nasce l’idea di realizzare una mappatura dell’innovazione educativa?

«Il lavoro di analisi nasce con il quadruplice obiettivo di: 1) trovare, valutare e narrare le esperienze di cambiamento presenti in Italia per raccontare la trasformazione educativa in atto; 2) individuare ambiti, modalità e andamenti della trasformazione e le frontiere di lavoro di una comunità educante in moto per il cambiamento; 3) costruire uno strumento di advocacy accessibile, come una mappa dell’innovazione educativa, per facilitare la visualizzazione, la connessione e il racconto delle realtà scovate; 4) creare un’alleanza di leader che scambia iniziative di comunicazione e advocacy.

Il documento è stato infatti il frutto di un intenso lavoro di mappatura di oltre 200 esperienze nazionali che ha coinvolto 15 partner e ha indagato i paradigmi metodologici e pedagogici che definiscono il concetto di innovazione educativa mettendo sotto esame il profilo dell’innovatore, le sue competenze di base, i protagonisti dei processi educativi e gli indicatori di innovazione (questi alcuni dei focus che sono stati toccati).

Durante un precedente lavoro di analisi che aveva identificato le Scuole Changemaker, infatti, erano emersi molti leader educativi, progetti (scuole non interamente innovative ma che stanno sviluppando progettualità interessanti e replicabili), metodologie, scuole e i costruttori di ecosistemi (fondazioni, ong e think thank che stanno lavorando su un progetto educativo) che si sono dimostrati essere essenziali per innescare processi di cambiamento.

Si è così deciso, in questo attuale Rapporto di identificare, analizzare e mappare questi soggetti in un processo partecipato che ha coinvolto numerosi partner: INDIRE, Fondazione Mondo Digitale, Scuole Sostenibili, Teach for Italy, DeA Scuola, Casco Learning, Parole Ostili, Canva, Edunauta, Generas Foundation, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Università di Torino, Università di Trento, School Innovation Lab.

Perchè dunque mappare? Per comprendere i trend dell’innovazione, scovare i/le leader che ogni giorno supportano altr* nei processi di cambiamento, diffondere metodologie educative replicabili, identificare progetti di valore capaci di ispirare, abbattere le mura scolastiche e accogliere il territorio come protagonista del processo educativo».

Quali realtà sono state analizzate?

«Sono stati raccolti circa 200 questionari di valutazione sottoposti ai/alle leader educativi, mappato 1000 realtà scolastiche, e intervistato circa 50 persone.

Nello specifico queste realtà sono state identificate attraverso una metodologia basata su tre elementi chiave: 1) un questionario qualitativo di raccolta dati distribuito tramite piattaforma on line (inviato a 213 realtà); 2) una mappatura attiva di alcune esperienze identificate dai partner del progetto e/o dal Comitato Scientifico (987); 3) interviste qualitative sviluppate sulla base di criteri di visione educativa, strategia di innovazione messa in atto e la sua rilevanza nei confronti del contesto di riferimento. Queste ultime sono state indirizzate a dirigenti scolastici, docenti, realtà non profit, associazioni, giovani, imprenditori / imprenditrici sociali, organizzazioni for profit e tech, esperti e personalità di spicco del mondo accademico (46 soggetti).

Secondo le riflessioni espresse in precedenza, ci si è resi conto di come fosse importante mappare non solo istituti scolastici (come Ashoka aveva già fatto nei passati progetti), ma anche 1)  metodologie di insegnamento e di apprendimento sperimentate in classi, sezioni o gruppi di attori della comunità educante; 2) leader di cambiamento, individui con visione, motivazione ed esperienza nel cambiare la scuola; 3) costruttori di ecosistemi territoriali, enti multisettoriali impegnati da diversi anni nel creare un ecosistema che permetta di far emergere in maniera sostenibile l’innovazione educativa, attraverso collaborazioni con partner territoriali e realtà pubbliche e private; 4) progetti: iniziative territoriali, nazionali ed internazionali svolte da imprese sociali, fondazioni, no-profit e for profit che stanno lavorando in un’ottica sistemica, costruendo un ecosistema che possa favorire l’emergere dell’innovazione sociale.

Per fare questo è stato sicuramente essenziale esaminare e partire dalle evidenze emerse da mappature esistenti: Avanguardie Educative, Scuole ChangeMaker di cui sopra, Edunauda (Generas Foundation), Mappa dei Docenti Capovolti, mappa legata alla flipped classrom (Associazione Flipnet)».

INNOVAZIONE EDUCATIVA COME SISTEMA DI VALORI ED ESPERIENZE

Il documento valorizza l’innovazione come incontro virtuoso di spontaneità e di governance che si caratterizza sia a livello metodologico, sia come fenomeno sociale che necessita dell’adesione ad un sistema di valori ed esperienze. Cosa si intende dunque con innovazione educativa? A quali bisogni specifici risponde?

Si fa qui riferimento ad approcci scientifici specifici?

«Le definizioni di innovazione educativa variano ampiamente nella letteratura nazionale ed internazionale e nei contesti più diversi. In questo caso il processo di definizione del termine è stato abbastanza complesso.

Si è partiti da una definizione di INDIRE (l’Istituto che fin dall’anno della sua nascita – il 1925 – ha indagato e sostenuto le esperienze educative più avanzate nel territorio nazionale) che definiva innovazione educativa come un processo che cambia lo spazio e il tempo di fare scuola.

Questo concetto si sviluppa facendo propri i valori di Avanguardie Educative, progetto di ricerca-azione nato nel 2014 dall’iniziativa autonoma di Indire con l’obiettivo di investigare le possibili strategie di propagazione e messa a sistema dell’innovazione nella scuola italiana, tenendo particolarmente conto dei fattori abilitanti e di quelli che ne ostacolano la diffusione.

L’intento di questa recente mappatura di Ashoka Italia non è infatti quello di contribuire al dibattito teorico sulla definizione, quanto raccogliere dati rilevanti sullo stato dell’arte dell’innovazione e delle realtà che la stanno portando avanti ed implementando. La definizione di innovazione educativa del rapporto si fonda su tre pilastri fondamentali, identificati già dal 2007 dal GIIN (Global Impact Investing Network) e ripresi da Mario Calderini nella definizione di un’azione trasformativa e generativa di valore sociale: 1) Intenzionalità: l’impatto sociale è ricercato intenzionalmente e le azioni vengono dichiaratamente effettuate con lo scopo di perseguire un risultato positivo per la comunità; 2) Misurabilità: gli impatti sociali che si intendono generare, oltre che essere stabiliti ex ante, devono essere individuati in modo da poter essere misurabili; 3) Addizionalità in relazione alla capacità di creare qualcosa di nuovo che sia di valore per la società.

Applicando questi 3 principi al contesto educativo e prendendo come riferimento un recente tentativo dell’INDIRE di definire il concetto, per innovazione educativa intendiamo sia il processo (come l’innovazione viene generata, sostenuta e potenziata) sia il prodotto, il che implica necessariamente la possibilità di osservare, misurare, valutare e, in una certa misura, prevederne l’impatto (Benassi & Toci, 2021).

Complessivamente il framework di ricerca si è inserito anche in stretto rapporto con le osservazioni proposte dal recente Rapporto dell’UNESCO, “Reimagining Our Futures Together: a New Social Contract for Education” (2021): bisogna superare una visione settoriale, per silos, e far leva su una narrazione dell’educazione ampia, multi-disciplinare e internazionale che affonda le sue radici su principi di equità, rilevanza, qualità e replicabilità

Il cambio di mentalità deve avvenire in un’ottica collaborativa: il practitioner – intendendo con esso l’insegnante o in generale il leader di cambiamento, non può più pensare di affrontare la modernità a livello individuale, piuttosto, deve vedere nella collaborazione fluida e la leadership condivisa un’opportunità di offrire risposte di senso alle sfide multidisciplinari del periodo storico attuale».

LE EVIDENZE EMERSE: LA SCUOLA COME COSTRUTTRICE DI ECOSISTEMI EDUCATIVI APERTI E FLUIDI

Quali sono state le evidenze principali emerse?

«Partiamo dalle figure di “innovatore”: la mappatura riporta il maggior numero di innovatori / innovatrici nella fascia over 40, riscontrando un 33% tra i 40 e i 50 anni, mentre più del 37% dichiarano di essere over 50. Tale dato risulta essere in linea con i risultati dello studio dell’OCSE, Education at Glance 2023, che individuano la classe insegnante italiana come la più anziana dei Paesi presi in considerazione dallo studio, con una media di 50 anni.

In più, solo il 6% delle esperienze rilevate tramite la mappatura appartengono a giovani leader sotto i 30 anni. La totalità di queste iniziative rivela un’appartenenza delle innovazioni a contesti extra-scolastici, delineando un ecosistema educativo non particolarmente capace di sbloccare il potenziale di cambiamento dei / delle giovani docenti causato probabilmente da un forte stato di precarietà che caratterizza il lungo percorso per raggiungere la titolarità della cattedra.

Tra le tecniche e le metodologie più utilizzate dagli innovatori in ambito educativo vengono diffusamente menzionate: 1) la creazione di un ambiente scolastico positivo e inclusivo all’interno del quale ogni studente e studentessa possa avere la possibilità di esprimersi e sentirsi a proprio agio nei rapporti relazionali; 2) la realizzazione di attività laboratoriali ed esperienziali sulla conoscenza delle emozioni, sulla loro gestione e condivisione con gli altri e le altre; 3) la creazione di attività di formazione sulle competenze del benessere per gli / le insegnanti per identificare e rispondere ai segnali di malessere psicologico degli studenti.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica delle esperienze più virtuose, l’indagine di mappatura riscontra un numero maggiore al Nord Italia. Infatti, il 49% delle realtà candidate proviene dal Nord (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia), 22% si collocano nel Centro Italia (Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo) e 23% delle innovazioni sono registrate nel Sud Italia (Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria) a cui si aggiungono con il 5% nelle Isole (Sardegna e Sicilia).

Per quanto riguarda invece le visioni sul futuro dell’educazione emerse tramite l’indagine, si rilevano da un lato una volontà di vedere la scuola come costruttrice di ecosistemi educativi aperti e fluidi (19%), da un altro una necessità di intendere il settore educativo non solo come un cantiere di innovazione didattica (23%), ma anche come uno spazio dove allenare le competenze per la vita (36%)».

TEMI PRINCIPALI E SCENARI: L’INNOVATORE EDUCATIVO CHE HA COMPETENZE DI RICERCA E PROJECT MANAGEMENT

Dai risultati emersi, quali sono i temi principali legati all’innovazione educativa?

«Partendo dal presupposto che l’innovazione educativa non sia un tema nuovo, ci siamo resi conto che stava emergendo la necessità di cambiare narrazione intorno a questo tema: accogliere un cambio di narrazione significa valorizzare i principi di educazione trasformativa (UNESCO, 2022), di rilevanza del contesto di riferimento, di qualità del progetto educativo, di replicabilità in termini di contaminazione territoriale.

Il Rapporto restituisce quindi il profilo dell’innovatore / innovatrice dentro e fuori la scuola in un processo osmotico. Si tratta di un / una è un “bricoleur”, con competenze progettuali sofisticate e competenze trasversali sia nell’ambito del project management, sia nell’ambito della ricerca.

Molti dei docenti / dirigenti che innovano, hanno delle competenze extra pedagogiche forti in ambito di project management, ricerca, o hanno un passato nel settore privato che decidono di reinvestire nella scuola.

A tal proposito abbiamo identificato i framework educativi di riferimento in cui si muovono queste figure: dietro le innovazioni più significative c’è infatti una riflessione profonda ancorata ai pedagogisti del passato, ma anche il movimento di Avanguardie Educative (Indire) viene preso come riferimento.

A livello contenutistico c’è un cambio di narrazione che passa dal rendere gli studenti / le studentesse protagonisti/e, all’opportunità di metterli in relazione al centro del processo educativo in una prospettiva che guarda ai temi del benessere e dell’inclusione sociale.

Emerge inoltre la figura dell’edu influencer (sono stati mappati 165) che decide di utilizzare il mezzo digitale per la divulgazione».

Secondo il Rapporto collegare l’istruzione alle esigenze specifiche della comunità circostante non solo rende l’apprendimento più rilevante per gli studenti / le studentesse, ma contribuisce anche a costruire ponti tra la scuola e il tessuto sociale.

In quale forma l’istituzione scolastica può contribuire a questo rapporto virtuoso con il territorio?

«Dalla mappatura emerge che quando la scuola si apre al territorio, si avvia un processo in cui i docenti non sono più provider di conoscenza, ma facilitatori del cambiamento.

L’UNESCO ricorda che non si può più lavorare in ottica individualista, bisogna lavorare insieme per avere un impatto maggiore. La scuola vuole diventare un attore di cambiamento nell’essere un catalizzatore di impatto sociale, ma può farlo aprendosi al territorio e collaborando con i diversi soggetti. A tal proposito diventa necessario ripensare alla leadership educativa, che si deve trasformare sempre di più ad una leadership distribuita, al servizio della comunità e volta al cambiamento di sistema».

In conclusione è possibile esplorare qualche riflessione su quali scenari possono essere intercettati per quanto riguarda le pratiche e le politiche in ambito di innovazione educativa?

«L’ultima osservazione del Rapporto è legata alle sfide dell’innovazione: occorre lavorare su due livelli. Da un lato mettere in rete a livello nazionale le diverse progettualità e, dall’altro, diffondere le iniziative all’interno degli istituti scolastici stessi.

Per far questo è chiave il tema della documentazione dei progetti e dei processi che, in un progetto educativo ha le seguenti finalità: 1) comunicazione dentro e fuori al progetto; 2) condivisione: strettamente connessa alla precedente, rende possibile condividere le conoscenze tra i membri del team; 3) tracciabilità: la documentazione consente di tracciare lo sviluppo del progetto nel tempo, rendendo più chiaro ciò che è stato fatto, quando e da chi; 4) analisi e valutazione: la documentazione fornisce una base per l’analisi e la valutazione del progetto.

Non solo. Anche lo sviluppo di competenze extra pedagogiche è fondamentale per innescare momenti di innovazione. Per far questo è fondamentale favorire l’emergere di un nuovo paradigma di Leadership per il Cambiamento, dove ogni practitioner educativo sia e si percepisca come agente di cambiamento».

Questa intervista ci fa ben sperare su un futuro dell’educazione volto alla transdisciplinarietà, all’inclusione sociale, all’apertura del territorio e alla sperimentazione.

Guardando ai principi promossi dalla Commissione Europea nell’ambito dell’Anno Europeo dei Giovani, ci auguriamo che gli studenti / le studentesse possano essere messi al centro dei processi educativi per avere la possibilità di sperimentare metodologie, strumenti ed approcci non solo di materia, ma anche quelle skills trasversali fondamentali per il loro futuro.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Benassi A., Toci, V. (2021), Scaling Up Innovation: From Educational Practices To Systemic Change. [Abstract] In: 2nd INTERNATIONAL CONFERENCE of the JOURNAL SCUOLA DEMOCRATICA “REINVENTING EDUCATION”, 3-5 June 2021. Scuola Democratica

Calderini M., (2020), La forza trasformativa intenzionale, misurabile, addizionale, 11° edizione del Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale.

Cros F. (2001), L’innovation scolaire, Paris, INRP, 2001

Cros F. (1997), L’innovazione a scuola, forza ed illusione.

Gasca E. (2022), STEAM education. Il ruolo delle Arti per la visione, la scoperta e il cambiamento attraverso l’ibridazione tra discipline verso l’innovazione, in “AGcult, Rubrica Letture Lente”, 5 ottobre.

OECD (2021), The State of Global Education: 18 Months into the Pandemic, Paris: OECD Publishing

UNESCO – International Commission On The Futures Of Education (2021), Reimagining our futures together: a new social contract for education, UNESCO, Paris.

UNICEF (2017), Reimagining Life Skills and Citizenship Education.

ABSTRACT

Last Dec. 14, at the Chamber of Deputies, the report “Roads of Innovation – Tracing the Transformation of Education in Italy” was presented. The analysis, drafted by Ashoka Italy in an action-research platform composed of 15 partners, proposes a mapping of educational innovation experiences identifying educational leaders, replicable projects, the most virtuous methodologies, schools and ecosystem builders. We talk about it with Ludovica Tramotin, head of Ashoka Italy’s School Sector and editor of the Report.

 

Ludovica Tramontin è Project Manager di Ashoka Italia. Laureata in Cooperazione e Sviluppo, con specializzazione in politiche educative, Ludovica ha collezionato varie esperienze lavorative internazionali come ricercatrice alle Nazioni Unite e a NORRAG, un network internazionale per lo sviluppo di politiche educative. Ad Ashoka si occupa della gestione ed implementazione delle attività inerenti la rete delle Scuole Changemaker.

 

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Emanuela Gasca

Emanuela Gasca

Emanuela Gasca è Architetto per il restauro specializzata nella valorizzazione dei beni culturali. Dal 2015 è docente di Storia dell’Arte nelle scuole secondarie di secondo grado. Qui promuove progetti di valorizzazione turistica del territorio attraverso la STEAM education. È stata ricercatrice presso il Politecnico di Torino e l’Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l’Innovazione. Fino al 2022 ha collaborato con la Fondazione Fitzcarraldo come ricercatrice senior sulle politiche museali e il management del turismo. Delegata regionale della SISTUR (Società Italiana di Scienze Turistiche) e coordinatrice del gruppo di lavoro “Valutazione dei musei e studi sui visitatori” di ICOM Italia, è autrice di molte pubblicazioni a tema tourism management, sviluppo locale e politiche museali.

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