L’Istat, attraverso una serie di rilevazioni e produzione di informazioni statistiche ormai consolidate nel tempo, misura periodicamente un insieme di fenomeni attinenti l’offerta, la domanda e la fruizione culturale in Italia. L’invito ricevuto da ArtLab23, in occasione della Sezione dedicata alle “Programmazioni nazionali e regionali su finanziamenti europei per beni e attività culturali nel Ciclo di programmazione 2021-2027”, ci ha dato l’opportunità di fare un ragionamento in merito alle diseguaglianze e ai divari che affliggono il nostro Paese anche nell’offerta e nella partecipazione culturale. La domanda di partenza alla quale siamo stati invitati a rispondere dati alla mano è stata infatti: “Ci sono e quali sono nel Paese le principali diseguaglianze e divari che colpiscono l’offerta, la domanda e il consumo culturale in Italia? Quali dati e fonti ci indicano tali tendenze?”
La scelta fatta in questa occasione è stata quella di analizzare ed individuare, alla luce delle statistiche ufficiali sull’offerta e sulla domanda di consumi culturali in Italia, alcune tendenze e scenari di medio-lungo periodo.
TENDENZE E SCENARI EMERGENTI
Sulla base dei dati prodotti attraverso diverse rilevazioni e analisi sono stati individuate cinque dinamiche tendenziali che hanno caratterizzato l’evoluzione dei fenomeni di interesse culturale negli ultimi anni e di seguito elencate, ma non in ordine di importanza, e riferite a dimensioni tra loro interrelate:
- La crescita dei divari nella spesa pubblica e nella spesa dei cittadini per i consumi culturali e ricreativi. Questo aspetto riguarda tutti i livelli territoriali, dalla scala europea (la quota di spesa per famiglie e di spesa pubblica in cultura pone l’Italia nella parte più bassa della graduatoria dei Paesi UE27) (1) a quella nazionale e regionale: nell’arco di un ventennio le amministrazioni locali e centrali sono quelle che hanno subito la maggiore riduzione delle spese destinate alla cultura, la quale ha inciso soprattutto nel Mezzogiorno (2). Nel contempo, con il diminuire della spesa pubblica, si è manifestato, sempre nell’arco di venti anni, un allargamento dei divari regionali nella spesa delle famiglie per ricreazione e cultura che ha visto ampliarsi, anziché ridursi, le disparità territoriali tra le macro-aree del Paese: Centro-Nord, Isole e Sud (3).
- L’aumento dei divari territoriali nella partecipazione culturale fuori casa dei cittadini. L’Istat misura questo fenomeno attraverso un indicatore presente nel Rapporto BES (4). Se già dal 2010 al 2020 il trend è costante e riguarda in media un terzo della popolazione complessiva, la pandemia da Covid-19 ha ulteriormente eroso la già esigua quota di popolazione interessata agli eventi culturali dal vivo, la quale è crollata nel 2021 a meno del 10% della popolazione e, nonostante i segni di ripresa nel 2022, non è ancora tornata ai livelli pre-Covid.
- La forte incidenza della totale “inattività culturale”. Le persone di 6 anni e più che dichiarano di non aver mai fruito di alcun servizio culturale e ricreativo tra il 2011 e il 2019 sono quasi un italiano su cinque. Anche in questo caso l’emergenza da Covid-19 ha lasciato il suo segno negativo e, benché nel 2022 si sia riscontrato un lieve miglioramento, i divari regionali continuano a essere ampi (5).
- La disomogenea distribuzione di offerta e opportunità culturali sul territorio. Attraverso l’analisi congiunta di diverse fonti di indagine e di rilevazione, si possono individuare le aree del Paese colpite da quella che, prendendo a prestito un termine utilizzato nelle tematiche ambientali, abbiamo definito “siccità culturale”, ovvero territori nei quali nell’anno di riferimento non è presente nessuna infrastruttura o risorsa tra quelle ritenute fondamentali per la vivacità culturale della comunità locale, e nello specifico: alcun museo o istituto similare e alcuna biblioteca attivi e/o aperti al pubblico, alcuna libreria, né alcuna manifestazione di spettacolo di qualsiasi genere tra quelli rilevati dalla SIAE. L’assenza di offerta culturale – come definita – riguarda nel 2021 (elaborazione da dati provvisori) il 15% dei comuni italiani e quasi 1,7 milioni di cittadini (il 2,8% della popolazione complessiva). Un aspetto da sottolineare è che la geografia dei territori privi di offerta culturale, oltre a riflettere i divari socio-economici tradizionali (Mezzogiorno-Centro-Nord), evidenzia diseguaglianze che trascendono i confini amministrativi e interessano ad esempio i comuni in declino demografico, le aree interne, le zone rurali o scarsamente popolate, cioè i luoghi dove lo svantaggio culturale si somma a ulteriori fattori di vulnerabilità sociale ed economica. L’analisi ha quindi rappresentato l’occasione per introdurre nella statistica ufficiale, e in particolare nella Banca Dati degli Indicatori Territoriali per le politiche di Sviluppo – il sistema informativo territoriale nato dalla collaborazione tra l’Istat e il Nucleo di Valutazione e Analisi per la Programmazione (NUVAP) della Presidenza del Consiglio dei Ministri -, un indicatore che misura in termini percentuali la quota regionale di popolazione residente in comuni senza alcuna offerta culturale (3).
- Infine, un aspetto interessante emerso dalle indagini censuarie condotte dall’Istat è la presenza capillare e distribuita in tutto il territorio di musei e istituzioni similari e di biblioteche aperte al pubblico: nel 2021 in media due istituti museali ogni 100 kmq e uno ogni 14mila abitanti, dei quali il 39% in aree interne; e tre biblioteche ogni 100kmq e una ogni 7.000 abitanti delle quali il 33% in aree interne. Queste istituzioni costituiscono, in territori privi di altre forme di offerta, l’unico presidio culturale presente per la comunità locale. Inoltre, attraverso l’erogazione di servizi rivolti a persone con disabilità e altre categorie svantaggiate, biblioteche e musei costituiscono una rete di infrastrutture al servizio dell’inclusione sociale, in un’ottica di welfare culturale. Questo ruolo, presente tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 e richiamato dalle missioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza, è molto diffuso anche in alcune Regioni del Sud (5).
DOMANDE E QUESITI APERTI
Gli spunti di analisi proposti, oltre a fornire un supporto informativo al decisore politico per identificare e ridurre i divari e le diseguaglianze culturali che colpiscono il Paese, suscitano ulteriori interrogativi di carattere metodologico e interpretativo. Le più impellenti sono le seguenti:
L’andamento della spesa delle famiglie per i consumi culturali sta riflettendo comportamenti di consumo da parte di élite culturali che tagliano sempre più trasversalmente i divari territoriali tradizionali?
Rispetto alle forme di consumo culturale tradizionale, stiamo assistendo all’estinzione del ceto «culturale» medio?
La geografia delle «siccità culturali» riflette l’effettiva assenza di offerta e domanda culturale, o sussistono espressioni culturali rilevanti ma non adeguatamente monitorate?
Si stanno profilando nuove forme di esclusione sociale e territoriale nella fruizione culturale?
Il patrimonio culturale diffuso di musei e biblioteche può rappresentare un’opportunità di welfare culturale e contribuire alla riduzione dei divari territoriali e delle diseguaglianze sociali?
In generale, quanto emerso dall’analisi ci induce a considerare se – come per le questioni ambientali – i fenomeni di “siccità culturale” con conseguente desertificazione e “inaridimento” culturale dei territori, rappresentino fenomeni congiunturali, eventualmente legati a crisi transitorie, o se siano la spia di una trasformazione strutturale molto più profonda, che sta investendo radicalmente le politiche culturali, l’offerta e la stessa “dieta culturale” degli italiani. La risposta a queste domande non potrà che venire da una continua ricerca ed esplorazione da parte della comunità dei ricercatori e sollecita gli stessi produttori di statistica ufficiale a fornire sulla materia culturale informazioni e statistiche puntuali e dettagliate, adeguate ai fabbisogni informativi dei cittadini, dei decisori pubblici e dell’intera collettività.
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Le considerazioni esposte in questo articolo riflettono esclusivamente le opinioni dell’autore e non impegnano la responsabilità dell’ente di appartenenza.
LINK
(1) EUROSTAT: https://ec.europa.eu/eurostat
(2) Conti Pubblici Territoriali: https://www.contipubbliciterritoriali.it/
(3) Per approfondire gli indicatori sul settore Cultura: Statistiche territoriali per le politiche di sviluppo.
https://www.istat.it/it/statistiche-politiche-sviluppo
(4) Rapporto Istat sul BES
(5) Per approfondire vedi le Tavole di dati Statistiche culturali – ANNO 2021
https://www.istat.it/it/archivio/279105
ABSTRACT
Taking into account the main findings from Istat’s official statistics and other sources of data, the analysis highlights the main inequalities and disparities that have characterized cultural offer, demand and consumption in Italy in recent years. From a perspective over a medium- to long-term time, it can be observed that some trends and scenarios highlight the growth of cultural disparities and inequalities across different territorial scales, as well as indications of a “cultural drought” in areas lacking of cultural infrastructure essential to the vitality of the local community. In addition, the widespread presence of museums and public libraries in the territory highlighted their role not only as cultural infrastructures available to local communities in disadvantaged areas, but also, in some cases, as providers of cultural welfare services. Finally, the data presented and the ongoing cultural transformations raise additional open questions that concern both public decision makers and official statistics.
