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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Le biblioteche possono decidere di sopravvivere oppure possono provare a reinventarsi, perfino ridefinendo la propria influenza
© Foto di vnwayne fan su Unsplash

Le cinque tesi per le biblioteche che verranno che state per leggere sono l’esito del convegno “Libro città aperta” [1] (https://www.fondazionemondadori.it/evento/25698/), la giornata di studi ideata e organizzata da Fondazione Mondadori che si è tenuta a Milano lo scorso 26 settembre presso il Centro Internazionale di Brera [2].

L’idea del convegno è nata dall’esigenza di ridiscutere il senso delle biblioteche e il loro rapporto con la città in un momento, in cui credo sia chiaro a tutti, che esse possono decidere di sopravvivere, rischiando di non essere più minimamente influenti, oppure possono provare a reinventarsi, perfino ridefinendo la propria influenza. Ci siamo chiesti cioè se le biblioteche possano essere davvero l’infrastruttura culturale di cui avremo bisogno.

Per rispondere abbiamo pensato fosse importante proporre alcuni spunti di riflessione: che tipo di spazio le biblioteche devono offrire per definire il senso e l’anima della città al fine di promuove il benessere delle comunità attraverso la partecipazione culturale? Che tipo di servizio devono garantire guardando non alla transizione che stiamo attraversando ma al momento in cui il cambio di paradigma che ci riguarda tutti sarà definitivamente completato? Quali sono le caratteristiche delle interfacce e della modalità di lettura in relazione al tempo lento delle biblioteche nell’accelerazione del tempo in cui viviamo? Quali sono le relazioni indispensabili oggi per sviluppare davvero un ragionamento sistemico sulla cultura in cui le biblioteche sono inserite?

Queste sono alcune delle domande che ci siamo posti in fase di progettazione [3] e che ci hanno convinti che fosse necessario il coinvolgimento di esperti di architettura e urbanistica, management culturale, innovazione sociale, comunicazione, economia in dialogo con esperti di lettura, di editoria e anche ma non solo di biblioteconomia e di biblioteche.

Nei mesi di preparazione del convegno, il dialogo costante con tutti i relatori e le relatrici [4] ci ha portato a una prima formulazione delle tesi che si sono poi ulteriormente arricchite delle riflessioni, delle discussioni, dei dialoghi e degli stimoli ricevuti dopo la loro prima condivisione pubblica durante il convegno stesso, secondo un metodo che abbiamo chiamato della “progettazione culturale dinamica” e che sarà sicuramente indispensabile in futuro.

Le cinque tesi non sono da intendersi come monadi, al contrario, si intrecciano, ma nella formulazione abbiamo provato a mettere a fuoco separatamente tutti i temi a nostro avviso cruciali. Monadi non erano neanche le cinque leggi della biblioteconomia formulate da Shiyali Ramamrita Ranganathan che hanno ispirato la nostra giornata e che non abbiamo ovviamente voluto in nessun modo riformulare [5]. Le nostre infatti sono tesi e non leggi.

Le proponiamo qui nella loro versione definitiva, al momento in cui scriviamo, ma da sempre abbiamo considerato il convegno l’inizio di un percorso e speriamo, dunque, possano esserci tante diverse occasioni di condivisione e di discussione all’insegna della intelligenza collettiva e connettiva che ha animato il nostro progetto.

1. TESI

La biblioteca offre a tutti uno spazio aperto, curato, inclusivo, stimolante, accogliente, abilitante. L’obiettivo delle biblioteche non sarà la fruizione ma la partecipazione attraverso la vitalità dei servizi. Il bibliotecario è l’innesco e l’attivatore della partecipazione e della vitalità.

Potrà essere così se le biblioteche agiranno nella consapevolezza di essere un bene comune e nell’obbligo di essere all’altezza di ciò di cui la società ha bisogno, tanto nella grande città come nei piccoli comuni e quartieri, perché questo è ciò che le persone chiedono e meritano. Lo spazio della biblioteca viene ripensato a beneficio dell’idea di un luogo fisico e relazionale “allargato”, capace di andare oltre le mura dell’edificio e di proiettarsi al di fuori, nello spazio della città anche attraverso le potenzialità del digitale.

Per questo servono risorse adeguate, corrispondenti all’importanza dell’intento. Le biblioteche possono essere la casa delle opportunità e aprire orizzonti ma lo spazio da solo non basta. Se le biblioteche cambiano la vita delle persone – come dice chi le frequenta in modo assiduo – è perché offrono attività e servizi e utili, convincenti e vitali per i quali “vale la pena” scegliere loro e non altri. Questo accade se c’è un professionista capace di guidare, prendere per mano, lasciare andare e fornire contesti di possibilità. Sviluppare talenti e tirare fuori il meglio dalle persone. I bibliotecari dovranno essere più presenti e incisivi rimettendo al centro questo stile di servizio che promuove la cultura come forma di partecipazione sociale contro ogni forma di esclusione. Non esiste biblioteca senza un professionista adeguatamente preparato per i suoi scopi.

2. TESI

La biblioteca è lo spazio di un tempo riconquistato da dedicare alla curiosità, all’approfondimento, allo sviluppo cognitivo ed emozionale, all’articolarsi di pensieri lenti e di pensieri veloci. Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo.

Potrà essere così se come esseri umani sapremo conservare l’idea di essere caratterizzati da una profonda esigenza narrativa e che le storie possono aiutarci a capire e a dire chi siamo. Attraverso le storie comprendiamo che quella che viviamo non è l’unica vita che possiamo vivere e che sempre esistono alternative piccole o grandi, vicine o lontane. Leggere, dunque, aiuta a scegliere e vivere meglio.

È importante ricordare che per continuare a sviluppare pensiero complesso serve tempo. Le biblioteche possono essere infrastrutture essenziali per lo sviluppo umano se pensate nell’ottica della promozione della lettura, ma ancora di più nella prospettiva dell’educazione alla lettura nelle sue diverse modalità. La biblioteca, sintesi di interfacce fisiche e digitali, non si limita a ridurre il tempo di accesso all’atto del leggere, ma orienta e attiva relazioni generative e creative tra i libri – in ogni loro forma e materia –, tra i libri e i lettori e tra i lettori. In quanto veicoli di conoscenza e immaginazione, i libri sono indiscutibilmente anche fattori di crescita culturale, sociale ed economica, per i singoli individui ma anche per le comunità. Dunque la biblioteca trasforma il tempo del lettore. Per fare questo è necessario agire insieme agli altri attori del sistema del libro e dell’editoria.

3. TESI

La biblioteca è un organismo sociale che interagisce con l’ambiente, di cui è una delle componenti. È un luogo del noi che genera legami sociali e trasforma lo “spazio” della consuetudine acritica nel “luogo” del possibile.

Potrà essere così se le biblioteche verranno riconosciute e utilizzate non come mere infrastrutture del territorio, passive all’uso che ne viene fatto, ma come luoghi che producono senso, proattive, in cui le attività, gli incontri, il tempo producono consapevolezza di sé e degli altri, diventando momenti di vita vissuta collettivamente. Nell’epoca dell’individualismo e della solitudine – intesa come la sensazione di non avere nessuno che si prenda cura di noi – le biblioteche attivano opportunità straordinarie per la cura delle persone e per contrastare la frattura generazionale.

Le biblioteche sono, nella città e nei territori, tra i servizi che ne connotano l’anima e lo stile, conservano e lasciano emergere il substrato dello spirito di un luogo. Le persone che frequentano le biblioteche sono state viste fino ad oggi come tanti individui separati, senza vita di rapporto, o al contrario come una collettività compatta, omogenea, dove non c’è spazio per l’individualità. Noi pensiamo a una biblioteca fatta di individui, ognuno dei quali, a sua volta, è implicato inestricabilmente nella società. La biblioteca del futuro si trasforma da “spazio” del predeterminato a “luogo” del possibile e crea le condizioni favorevoli all’emergere di nuove energie.

4. TESI

La biblioteca ha un impatto sociale, opera per migliorare la qualità della vita di tutte le persone che vivono in un luogo. Non lo potrà fare da sola ma nella relazione sistemica con le altre realtà, istituzioni e servizi che in quello stesso luogo operano.

Potrà essere così se le biblioteche sapranno porsi in ascolto attivo e in dialogo con gli altri attori del sistema del benessere – scuole, centri sociali, case della salute, università, associazioni ecc. – considerandosi nella loro intrinseca natura di determinanti sociali della salute e raffinando sempre di più la possibilità di essere servizi pubblici collaborativi, ovvero operando, al tempo stesso, come erogatori di ben precisi servizi legati alla lettura e alla conoscenza ma anche come rigeneratori del tessuto sociale di prossimità.

Occorre che le biblioteche progettino il loro impatto culturale, sociale, civico, il cambiamento positivo che generano nella vita delle persone, con le persone. Poi è bene che lo misurino e lo comunichino, coinvolgendo le comunità, riformulando e correggendo i propri obiettivi in dialogo con le politiche urbane. La dimensione sistemica dovrà essere parte integrante dell’agire delle biblioteche anche potenziando le relazioni strutturali con le altre biblioteche per attuare delle economie di scala, per essere più efficaci e produrre impatti sociali accresciuti nei territori. Essere nel cambiamento significa fare della trasformazione un tratto distintivo delle biblioteche e manifestare la capacità di adattarsi e di evolvere in sintonia con il proprio territorio e con il proprio tempo.

5. TESI

La biblioteca produce cultura. Come organismo vivente essa è generatrice di stimoli, offre lo spazio per nuovi saperi che nascono dalla serendipità, dalle connessioni, dallo scardinamento dei confini disciplinari che la biblioteca per sua natura genera.

Potrà essere così se saremo consapevoli che devono ancora accadere tante cose, alcune delle quali imprevedibili e che le biblioteche possono essere le infrastrutture culturali di cui abbiamo bisogno per la loro capacità di supportare l’esigenza di imparare lungo il corso di tutta la vita, andando oltre gli specialismi così da dare luogo al formarsi di nuovi saperi.

La pluralità di linguaggi e di tipologie che caratterizza i documenti presenti nelle biblioteche testimonia in modo tangibile la complessità, la varietà, la multiformità del sapere contemporaneo. La sfida è mettere a sistema tutto questo affiancando alla conservazione, alla valorizzazione, alla mediazione, l’accesso, l’uso e la produzione culturale. Anche la valorizzazione delle collezioni storiche dovrà rispondere ad una visione dinamica che guardi sempre e comunque alla contemporaneità. In biblioteca nascono contaminazioni e percorsi interdisciplinari e interculturali di cui avremo sempre più bisogno. L’ambizione è una biblioteca vivente e generatrice che combatte ogni forma di esclusione. La biblioteca conserva la biodiversità del pensiero dispiegato nella storia umana. Tutto ciò potrà accadere se verrà valorizzata la componente intellettuale della professione bibliotecaria e se verrà largamente condivisa nelle società di riferimento.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Al link https://www.fondazionemondadori.it/evento/25698/ è disponibile il video con la registrazione dell’intera giornata.

[2] Nel gruppo che ha lavorato alla progettazione della giornata oltre alla sottoscritta, il Presidente di Fondazione Mondadori Luca Formenton, la direttrice Marta Inversini, Giacomo Papi e Daniela Strozzi per Arké Eventi.

[3] Le ragioni che hanno portato alla progettazione della giornata le ho esplicitate qui https://che-fare.com/almanacco/cultura/cinque-tesi-per-le-biblioteche-che-verranno-una-giornata-di-studi-a-milano/

[4] Approfitto per ringraziare: Alessandro Bollo, Luca Dal Pozzolo, Antonio Damasco, Elena Granata, Noreena Hertz, Lisa Iotti, Giuseppe Laterza, Alberto Manguel, Ezio Manzini, Anthony Marx, Liù Palmieri, Stefano Parise, Marzia Pontone, Rosella Postorino, Gino Roncaglia, Catterina Seia, Giovanni Solimine, Maurizio Vivarelli.

[5] Le ricordo: 1. I libri sono fatti per essere usati; 2. A ogni lettore il suo libro; 3. A ogni libro il suo lettore; 4. Risparmia il tempo del lettore; 5. La biblioteca è un organismo che cresce. Rimando a S. R. Ranganathan, The five laws of library science, Madras, The Madras Library Association; London: Edward Goldston, 1931.

Leggi anche

La Casa di Tutti. Città e biblioteche. Una lettura per progettare futuro

I pubblici delle biblioteche e i loro diritti nello scenario nazionale

ABSTRACT

This paper presents the five theses for the libraries of the future, the outcome of the “Libro città aperta” conference, a day of studies conceived and organised by Fondazione Mondadori that was held in Milan on 26 September at the Brera International Centre. The conference arose from the need to rethink the meaning of libraries and their relationship with the city. We live in a moment in which it is clear that libraries can either survive at the risk of no longer being influential at all, or they can try to reinvent themselves, even redefining their influence.

 

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Chiara Faggiolani

Chiara Faggiolani

Chiara Faggiolani è professoressa associata di Biblioteconomia presso il Dipartimento di Lettere e Culture Moderne della Sapienza Università di Roma, dove dirige il Laboratorio di Biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche BIBLAB e il Master in Editoria, giornalismo e management culturale.

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