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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Questa nuova “Sosta” guarda al tema delle collaborazioni etiche e dell’engagement emozionale attraverso la lente del progetto finanziato dal programma Erasmus+ “Ready Staedy Go!”. Fanny Bouquerel ci guida attraverso le scelte, motivazioni, necessità e contraddizioni della cooperazione nell’area mediterannea con una particolare attenzione ai giovani artisti e professionisti della cultura. Anche questa sosta si inserisce nell’ambito della “Sosta su Politiche culturali ed Emozioni”, ideata e curata da Giuliana Ciancio, che esplora le motivazioni e i valori che spingono gli attori dell’ecosistema culturale a connettere l’esperienza personale con quella collettiva

INTRODUZIONE

La mobilità, definita come spostamento reversibile in uno spazio geografico transnazionale, è una componente essenziale del percorso professionale di chi opera in ambito artistico e culturale. Essa consente di esplorare e scambiare esperienze, stimola l’apprendimento e crea opportunità di lavoro [1]. Come affermato nella Dichiarazione universale dei diritti umani, la mobilità è un diritto: ogni individuo ha il diritto di circolare liberamente sia nel proprio paese che al di fuori. Tuttavia, l’accesso alla mobilità è segnato da profonde disuguaglianze, dovute a fattori quali la situazione geografica e il contesto politico, il genere, l’età e lo stato di salute, nonché il capitale culturale ed economico, per citarne alcuni.

LA MOBILITÀ CULTURALE, UN FATTO SOCIALE

Come sottolinea il politologo Le Breton, la mobilità ha una forte valenza politica: l’accesso ad essa determina la partecipazione alla vita pubblica, la qualità del dialogo con l’altro, il grado di inclusione e la diversità delle società. La scienziata Mimmi Sheller propone di considerare la mobilità come bene comune da custodire. Nel suo libro “Mobility Justice, the Politics of movement in an age of extremes”, definisce la mobilità come una nuova tipologia di “commons”, un “commons” mobile da gestire secondo regole definite collettivamente, in nome e rispetto della “mobility justice”.

In alcune regioni del mondo, questa “mobility justice” è fortemente compromessa. Nel Mediterraneo, storicamente crocevia di civiltà, esistono oggi numerosi ostacoli che rallentano – o addirittura impediscono – la libera circolazione dei cittadini e delle cittadine. La mobilità degli artisti e professionisti della cultura riflette pienamente queste difficoltà. Una mappatura delle tournée nel settore dello spettacolo del vivo mostra chiaramente come il sud – così come l’est – dell’Europa restino esclusi dai principali circuiti, a causa della mancanza di infrastrutture, di politiche culturali poco ambiziose, della scarsità di sostegno privato, e così via [2]. Spostandosi verso la sponda sud o est del Mediterraneo, la situazione peggiora ulteriormente. Mentre i cittadini europei e nord-americani possono viaggiare senza visto in 179 paesi, quelli arabi hanno accesso libero solo a 67 paesi (Sekhar, Unesco, 2022).

Guardando con attenzione al contesto della mobilità culturale, i dati sono eloquenti: l’88% dei programmi di finanziamento per sostenere la mobilità nel mondo proviene dall’Europa e dal Nord America, mentre il contributo dei paesi arabi è pari solo al 4%. E, sebbene il 19% di questi programmi di finanziamento sia accessibile a candidati di tutte le nazionalità, solo il 18% è destinato espressamente a chi proviene dal «Sud» [3] (El Bennaoui, Unesco, 2018). Come ampiamente documentato, il COVID 19 ha ulteriormente aggravato le difficoltà di accesso alla mobilità dal 2020, ben oltre la fine della pandemia.

A questo si aggiunge la lotta al cambiamento climatico che ha poste nuove sfide. Ad esempio, per allinearsi agli obiettivi di neutralità carbonica, la mobilità, responsabile di circa il 25% delle emissioni di gas serra, si propone sia ridotta o, quanto meno, attuata con mezzi di trasporto “puliti”. Ma se abiti nel Mediterraneo, a meno che tu non sia un nuotatore eccezionale, l’aereo resta spesso l’unica opzione – e più ti trovi al sud, peggio è. Quando l’aereo diventa un tabù, non resta che rimanere a casa.

SOSTENERE LA MOBILITA CULTURALE, IL PROGETTO Ready Steady Go!

Per rispondere a questa realtà, diversi organizzazioni indipendenti hanno sviluppato da tempo dei programmi e strumenti per sostenere la mobilità di chi opera in ambito artistico e culturale sebbene su scala limitata. Offrono borse di viaggio, programmi di sviluppo professionale all’estero, strategie per incentivare co-produzioni e tournée internazionali, oppure promuovono iniziative per influenzare il dibattito e le decisioni politiche. Tra questi, il Fondo Roberto Cimetta, attivo dal 1999, sostiene la mobilità degli artisti e dei professionisti della cultura basati nel Mediterraneo attraverso finanziamenti, accompagnamento strategico, e advocacy. Ne è un esempio la redazione del Manifesto in favore della mobilità degli artisti e dei professionisti della cultura nel Mediterraneo e nel mondo (2022), elaborato in modo partecipativo, che riafferma il valore della mobilità in tempi turbolenti.

Oggi, agire a favore della mobilità è più urgente che mai. In continuità con l’approccio del Fondo Cimetta, è nato un piccolo gruppo di enti indipendenti basati nel Mediterraneo per unire le forze e mitigare le disuguaglianze di accesso alla mobilità. Così, il Fondo Roberto Cimetta (Francia), Li.vin.g (Italia), Busart (Grecia) Al Badil (Tunisia) e Amuni (Francia), colleghi di lunga data o conosciutisi attraverso la rete “On the Move” [4], hanno dato vita a un progetto di cooperazione. Queste organizzazioni si sono focalizzate su un profilo di beneficiari doppiamente svantaggiato: artisti e artiste emergenti, giovani e poco riconosciuti, provenienti da aree “remote” – isole, territori rurali, città con meno di 80000 abitanti, o paesi del sud del Mediterraneo. Queste aree “remote” sono lontane dai circuiti principali, prive di infrastrutture adeguate e spesso poco considerate dalle politiche culturali. Sono contesti fragili e isolati che hanno poco da offrire ad artisti e operatori culturali che tentano di costruire una carriera artistica. Eppure questi artisti hanno idee, gesti, visioni da condividere come tutti gli altri. Anzi, spesso le idee dirompenti e le forme innovative nascono proprio dai margini, dove si può osare tutto perché non c’è nulla da perdere.

I cinque partner hanno quindi colto l’occasione di una call del programma Erasmus+ – promosso dall’Unione europea, che pone la mobilità al centro della propria azione culturale – per proporre “Ready Steady Go!”. Quattordici giovani artisti e professionisti della cultura, provenienti da tutto il Mediterraneo, sono stati selezionati per partecipare a un percorso di apprendimento e condivisione legato alla mobilità. Hanno presentato un progetto individuale comprendente una mobilità (festival, residenza, coproduzione o tournée internazionale, iniziative artistiche per ragazzi, ecc.) e si sono impegnati/e a seguire sessioni on line e due workshop in presenza a Palermo e Elefsina, nella periferia di Atene. Il percorso si è concluso con una istallazione-promenade in un quartiere periferico di Elefsina, dove gli abitanti, discendenti di immigrati dell’Asia minore, hanno ascoltato le storie dei partecipanti, contribuendo poi alla festa con canti e danze tradizionali. Che luogo e occasione migliore per incarnare e festeggiare la mobilità?

SAFE SPACE ED EMOZIONI

Questo processo ha evidenziato come i valori e le emozioni di tutte le parti coinvolte siano stati potenti motori di questo progetto, coinvolgendo sia la sfera intima che quella collettiva. Dare voce a gruppi sotto rappresentati, coltivarne i talenti e facilitare la loro messa in rete erano obiettivi comuni. L’approccio partecipativo dei workshop, l’impegno a costruire un “safe space” accogliente in cui esprimersi liberamente anche in lingue diverse, riflette valori condivisi di dialogo e apprendimento. Inoltre, la disponibilità a riflettere criticamente sulla propria azione, imparare gli uni dagli altri, e reinventare le modalità operative per rispondere meglio ai bisogni degli artisti e delle artiste ha rafforzato il partenariato.

Per chi ha partecipato, gli scambi informali e il lavoro in piccoli gruppi hanno rivelato quanto la mobilità sia un’esperienza trasformativa, fatta di paure e solitudine, ma anche di gioia, scoperte, e incontri preziosi per andare avanti. È emerso anche con forza quanto essa possa rafforzare il legame col proprio territorio, alimentando un sentimento di appartenenza, e rafforzando il desiderio di condividere quanto appreso con chi non ha avuto accesso a questi processi di mobilità. Infine, come si racconta nel documento Move in Med: Mobility stories, la mobilità di ciascuno è unica, e va quindi accompagnata con dispositivi flessibili e personalizzati.

Nonostante l’adesione di tutti e tutte e la felicità di condividere questo percorso, il progetto è stato segnato da un fallimento emblematico che rivela oggi l’urgenza del tema. Due artiste – tunisina e marocchina – si sono viste negare il loro visto per partecipare al workshop di Palermo; e un’artista e una collaboratrice egiziane non hanno potuto recarsi né a Palermo né a Elefsina. La gioia di accogliere il gruppo a Elefsina è stata offuscata dal senso di impotenza e dalla frustrazione per il rifiuto dei visti alle egiziane, nonostante numerose sollecitazioni. Questo episodio ha evidenziato quanto la mobilità sia preziosa e fragile al contempo, e quanto le dinamiche di potere siano ancora oggi determinanti: chi decide chi può partire?

OLTRE IL CONCETTO DI GREEN: RIAPPROPRIARSI DEL DIBATTITO

Ready Steady Go! contribuisce, nel suo piccolo, ad alimentare il dibattito e sfidare lo status quo. Partendo dall’esperienza condotta sul campo, mira a influenzare le norme e le regole del gioco, nella consapevolezza dei propri limiti. Anzitutto, all’interno del progetto si è riflettuto sul concetto stesso di mobilità. Questa non è riducibile al semplice trasporto ma è un’esperienza di vita, influenzata da fattori sociali, che mette in moto i corpi e le menti. Da qui, è evidente quanto la visione semplicistica della mobilità “green” intesa solo come uso di mezzi “lenti” sia contestabile. In tal senso, gli artisti e le artiste del progetto hanno proposto una nuova definizione: «La mobilità sostenibile è un paradigma che sfida lo status quo, invitandoci a percepire il sé in una relazione di co-dipendenza, cura e responsabilità tra umano e non umano, ambiente globale e locale». Questa prospettiva dal basso apre nuove strade per promuovere una mobilità consapevole, mettendo in discussione il sostegno a una mobilità “verde” centrato esclusivamente sulla riduzione della CO2.

Inoltre, i partner hanno sviluppato una riflessione critica sui loro programmi alla luce delle discussioni e osservazioni sviluppate durante il progetto. Hanno individuato priorità raccolte nelle “Guidelines to support mobility of young artists and culture professionals” come: accesso all’informazione, mobilità come vettore per creare community of practice, gestione dei rischi, etc. Questo documento riflette valori e strategie necessari per sostenere la mobilità degli artisti, con l’ambizione di poter ispirare colleghi e comunità attive nel campo della mobilità, incluso chi si occupa di politiche culturali.

Prendendo spunto dalla prassi e dall’ascolto delle voci solitamente poco udibili, Ready Steady Go! ha dato il suo contributo, partendo da un contesto protetto e di piccola scala, nell’affrontare un’ingiustizia strutturale, proponendo approcci, regole e azioni collettivamente elaborati per custodire la mobilità intesa come bene comune e sfida cruciale della democrazia contemporanea.

NOTE

[1] La mobilità ha anche una valenza ambigua, come nei casi di ipermobilità, una condizione discussa nei dibattiti attuali sullo stato dell’artista.

[2] Perform Europe, Research Result, Idea Consult, 2022.

[3] I programmi posposti da enti indipendenti come the Arab Fund for Arts and Culture (AFAC) et Al-Mawared al-Thaqafi non possono da soli colmare queste ineguaglianze.

[4] Rete internazionale dedicata alla disseminazione di informazioni legate alla mobilità.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Eric Le Breton, Mobilité et citoyenneté, Apogée, Rennes, 2021.

Khadija El Bennaoui, “Surviving the paradoxes of mobility” in UNESCO, Re|Shaping Cultural Policies, 2018.

Anapuma Sekhar, “Re-imagining mobility for artists and cultural professionals”, in UNESCO, Re|Shaping Cultural Policies for Creativity, 2022.

Mimi Sheller, Mobility Justice: The Politics of Movement in An Age of Extremes, Verso, 2018.

Perform Europe, Research Result, Idea Consult, 2022.

ABSTRACT

The text introduces the Ready Steady Go! project as a contribution to advancing cultural mobility by focusing on a more equitable and fairer access. Ready Steady Go! is a transnational project supporting the mobility of young, emerging artists and culture professionals from remote areas across the Mediterranean. Recognising mobility as both a human right and a common good, the project addresses the deep inequalities that hinder access to cultural mobility—linked to geography, politics, and systemic exclusion. Through a partnership of five Mediterranean-based organisations, the initiative offered tailored learning experiences, professional travel opportunities, and participatory workshops. It emphasized ethical collaboration, emotional engagement, and the creation of safe spaces for dialogue. Despite its successes, the denial of visas to several participants highlighted the fragility and political dimension of mobility. By proposing a redefinition of sustainable mobility beyond mere carbon reduction, Ready Steady Go! challenges dominant narratives and contributes to policy advocacy. Grounded in lived experiences and collective reflection, the project aspires to reshape mobility frameworks as inclusive, flexible, and anchored in justice and mutual care.

 

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Fanny Bouquerel

Fanny Bouquerel

Fanny Bouquerel lavora come consulente indipendente, formatrice e project manager. Parallelamente, è professeure associée presso l’Istituto di Studi Europei dell’Università Paris 8. Le sue aree di competenza e ricerca includono le politiche culturali e l'azione dell'UE per la cultura, le carriere degli artisti e operatori culturali, la mobilità e la cooperazione internazionale in Europa e nel Mediterraneo.

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