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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Lo sviluppo culturale e turistico del Mezzogiorno rappresenta un’opportunità che necessita di una gestione oculata delle risorse e di un’impostazione strategica delle politiche che tengano in debito conto le specificità locali
© Foto di sterlinglanier Lanier su Unsplash

L’articolo approfondisce alcune tematiche presentate alla Prima Edizione del Festival dell’Economia e della Cooperazione “Fare E.co”, alla Sezione “Che ne è del Mezzogiorno? Cultura e turismo per lo sviluppo del Mezzogiorno”, promosso da Confcooperative Cultura, Turismo e Sport e Confcooperative Campania, con il patrocinio di ANCI, il sostegno di Fondo Sviluppo e BCC e realizzato in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Montefusco. Come riportato nella presentazione dell’evento: “La scelta di lanciare questa sfida a partire da un piccolo Comune del Sud e delle aree interne non è casuale, ma nasce dalla consapevolezza che bisogna partire dalla complessità tipica dell’Italia per potere elaborare visioni di economia e di sviluppo eque e inclusive, utili a superare la crescente disparità tra i territori e al loro interno” (1).

Parlare dello sviluppo culturale e turistico del Mezzogiorno è complesso e comporta il rischio di generalizzazioni, considerando inoltre che queste tematiche sono strettamente legate al contesto nazionale. Senza pretese di esaustività cercherò quindi di sintetizzare alcune tendenze e scenari di vulnerabilità e potenzialità individuati attraverso una lettura integrata dei dati statistici di settore.

UN VASTO PATRIMONIO CULTURALE AD INTERESSE STORICO, ARTISTICO, PAESAGGISTICO POCO FRUITO DALLA POPOLAZIONE RESIDENTE CON UNA DOMANDA CONCENTRATA IN POCHI POLI ATTRATTORI

I comuni del Mezzogiorno con un interesse storico, artistico e paesaggistico – ovvero caratterizzati dalla presenza di almeno un Sito Unesco, e/o un borgo certificato dall’Associazione I Borghi più belli d’Italia, e/o Bandiere Arancioni del Touring Club e/o che insistono in un Parco Nazionale, e/o che sia stato Capitale della cultura, e/o con un numero di visitatori per istituto del patrimonio museale superiore alla media nazionale – riguardano una popolazione residente di 8 milioni di abitanti circa, rappresentando il 41,2% del totale , della quale più di un terzo nelle aree interne.

Considerando che in quasi un comune su quattro (23,6%) è presente almeno una struttura museale, il Mezzogiorno d’Italia è dotato senz’altro di un Patrimonio culturale di notevole diffusione ed entità. Il vero discrimine con le altre parti del Paese è la bassa fruizione da parte degli abitanti unita a una forte polarizzazione della domanda di servizi culturali concentrata in pochi poli attrattori. Sette comuni (Napoli e Pompei, Caserta, Agrigento, Palermo, Siracusa e Taormina) fanno il 57,5% dei visitatori complessivi (2) delle strutture museali al sud e nelle isole.

Dai dati dell’ultimo Rapporto BES si osserva che nel 2023 il gap evidenziato negli ultimi tre anni nei livelli di partecipazione culturale fuori casa (3) si è colmato e si è tornati ai valori medi del periodo pre-Covid, pari al 35,2% della popolazione nazionale. Tuttavia aumenta leggermente il divario delle regioni del Nord e del Centro, rispettivamente con il 39,1% ed il 38,2%, rispetto a quelle del Mezzogiorno con il 28,2% (sud 28,9%, isole 26,6%). A differenza delle altre aree del Paese infatti, al Sud e nelle Isole non si è ancora riusciti a recuperare pienamente i livelli di partecipazione culturale pre-pandemici.

LA PRESENZA DI DIVARI TERRITORIALI NELLA FRUIZIONE E NEI CONSUMI CULTURALI

I divari nei principali indicatori di domanda culturale tra Mezzogiorno e Centro-Nord sono evidenti. Tuttavia, la questione dei divari territoriali rappresenta un problema nazionale ed europeo affrontato a livello comunitario proprio dalle politiche di coesione. Come evidenziato da recenti analisi condotte dall’Istat (4), nonostante gli investimenti dei diversi cicli di programmazione, i dati sui risultati delle politiche di coesione indicano una mancata convergenza tra le regioni “meno sviluppate” (pressoché quasi tutto il Mezzogiorno d’Italia ad eccezione dell’Abruzzo) e il resto delle regioni più sviluppate. Il tutto in un quadro di allontanamento dell’intero sistema Paese Italia dai valori medi europei.

Oltre ai tradizionali divari tra le circoscrizioni territoriali (Mezzogiorno Vs Centro-Nord), esistono e vanno considerate anche disparità più trasversali, che riflettono ulteriori elementi di svantaggio. Gli stessi indicatori di domanda culturale variano infatti notevolmente su scala territoriale sia inter-regionale che intra-regionale, in base allo specifico contesto geografico locale, con ampie differenze tra comuni (poli-aree interne, comuni litoranei, in pianura, montagna e/o collina interna). Ad esempio, nel 2022 complessivamente nel Mezzogiorno si sono registrati circa 20 mila visitatori per istituto (24,4 mila in Italia; e più in particolare 23 mila nel Sud e 16 mila nelle Isole). A livello regionale, però, in Campania risultano 54 mila visitatori per istituto, in Sicilia 26 mila e in tutte le altre regioni del Sud l’indicatore è inferiore a 10 mila. Scendendo a un livello di dettaglio territoriale ancora maggiore e concentrandosi sulle province della regione Campania, si evidenzia che i divari sono ancora maggiori a livello intra-regionale: nella provincia di Napoli i visitatori per istituto sono 105 mila; nella provincia di Caserta 28 mila; nella provincia di Salerno 21 mila; in provincia di Benevento 9 mila; in quella di Avellino solo 2 mila (5). Con riferimento alle aree interne, poi, il numero di visitatori per istituto nei comuni poli e di cintura è pari a 40 mila, ma scende a meno di 8 mila nei comuni situati in area interna, per diminuire ulteriormente a 2 mila in quelli ultra-periferici.

Queste enormi discrepanze, riscontrabili anche in altre regioni e per altri indicatori di domanda culturale, evidenziano la necessità di un’accurata valutazione delle politiche territoriali su diversa scala, al fine di affrontare in modo mirato la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche con specifico riferimento al contesto locale.

DOMANDA TURISTICA E DOMANDA CULTURALE: LE OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO LOCALE

Turismo e Cultura sono spesso considerati settori di attività e fattori di sviluppo complementari, ma la loro combinazione non sempre riflette un equilibrio virtuoso e spesso il rapporto tra di essi resta più che imperfetto.

Nel 2022, con più di 79 milioni di presenze, il settore turistico nel Mezzogiorno ha recuperato la crisi del periodo pandemico e, sul fronte della partecipazione culturale, anche gli ingressi agli eventi di spettacolo, benché ancora distanti da quelli del 2019, hanno manifestato netti segnali di ripresa. Tuttavia, da una lettura congiunta dei dati, si osserva che nel Mezzogiorno i due settori non esprimono dinamiche parallele e coerenti a livello territoriale: se da un lato la domanda di spettacolo, intrattenimento e sport è molto alta nei comuni metropolitani e nettamente inferiore nei comuni più piccoli (quelli a vocazione culturale, i borghi, le aree interne, ecc..), dall’altro lato le presenze turistiche presentano una geografia opposta, con valori medi per abitante molto più alti proprio nei piccoli centri, nei comuni di montagna e collina litoranea, nelle aree interne (6) ma ai quali corrispondono valori molto modesti per quanto riguarda la partecipazione culturale. Questo sembrerebbe suggerire che in questi territori, nonostante sia presente anche una vocazione paesaggistica e culturale (7), la forte attrattività e attività turistica non si traduce in una altrettanto importante e proporzionale vivacità culturale legata alla fruizione dell’offerta e alle manifestazioni di spettacolo e intrattenimento presenti in loco.

La diversa geografia delle direttrici di sviluppo delle attività turistiche rispetto a quelle culturali diviene ancora più evidente rapportando più direttamente le presenze turistiche con gli ingressi agli eventi culturali. Possiamo osservare infatti che complessivamente per ogni ingresso con biglietto ad un evento di spettacolo, intrattenimento o evento sportivo corrispondono in media 2,5 presenze turistiche (elaborazione su dati Istat/SIAE). Su scala territoriale più fine questo rapporto però varia ampiamente: nei comuni metropolitani scende a 0,6 presenze turistiche per spettatore, mentre nei comuni con vocazione turistica culturale, storico, artistica e/o paesaggistica sale a 4, nei borghi a 6 e nelle aree interne addirittura a 7 presenze per ogni spettatore.

Tabella 1. Ingressi e spettacoli, presenze turistiche e rapporto turisti per spettatore per tipo di comune

Fonte: elaborazioni su dati Istat e Siae, Anno 2022

Cosa ci segnalano questi dati? Questi piccoli centri, solitamente caratterizzati da un forte turismo stagionale, affrontano problemi di sostenibilità e sovraffollamento, simili a quelli che congestionano le grandi città, ma – rispetto a queste ultime – in tali contesti il potenziale rappresentato dagli importanti flussi turistici non si traduce in una proporzionale domanda e partecipazione culturale  La discrepanza tra la domanda turistica e quella culturale nei piccoli comuni suggerisce la necessità di un modello di sviluppo turistico che valorizzi maggiormente la partecipazione culturale. Soprattutto nei piccoli centri a vocazione culturale, in cui però prevale un turismo “mordi e fuggi”, o di tipo “mangia e fuggi”, è essenziale promuovere e favorire maggiormente la scoperta del patrimonio culturale locale e la realizzazione di iniziative culturali dirette non solo a un’utenza turistica ma anche alla popolazione locale.

VITALITÀ DELLE IMPRESE CULTURALI E CREATIVE E POSSIBILITA’ DI NUOVA OCCUPAZIONE

Un indicatore significativo delle potenzialità di sviluppo dei settori culturali e creativi nelle regioni del Sud e delle Isole è l’incidenza degli addetti impiegati nelle nuove imprese di questi settori rispetto al totale degli addetti dello stesso comparto.

In termini di addetti le nuove imprese culturali e creative del Mezzogiorno mostrano una capacità occupazionale superiore alla media nazionale (6,9% dei nuovi addetti nel comparto rispetto a 4,5% su scala nazionale, Istat 2021) e sostanzialmente stabile negli anni (8). Se osserviamo l’indicatore a livello macro-regionale vediamo come le tradizionali gerarchie territoriali Nord-Centro-Mezzogiorno, alle quali siamo abituati, si capovolgono. Nel 2021, tutte le regioni del Mezzogiorno mostrano i valori più alti e registrano tassi superiori alla media nazionale, mentre la maggior parte delle regioni del Centro-Nord – a parte Liguria, Lazio, Umbria, Valle d’Aosta, Piemonte e Provincia autonoma di Trento – mostrano una quota di nuovi addetti nel comparto culturale e creativo decisamente inferiore e quindi – in proporzione – una minore capacità di generare nuova occupazione.

Figura 1. Addetti delle nuove imprese nei settori culturali e creativi – Anno 2021 (% sul totale addetti SCC)

Fonte: Elaborazione su dati Istat, Banca dati di indicatori territoriali per le politiche di sviluppo

Questo indicatore – insieme al tasso di mortalità delle imprese, leggermente più alto al Sud e nelle Isole rispetto alla media nazionale (nel 2021: 8,1 rispetto al 7,0) – suggerisce una vitalità imprenditoriale del Mezzogiorno nel settore culturale e creativo che, se adeguatamente coltivata e supportata da policy efficaci, potrebbe accrescere la specializzazione territoriale di questi territori similmente ad altre aree del Paese.

Del resto, la specializzazione territoriale di alcune province meridionali in alcuni comparti produttivi culturali e creativi, soprattutto lo spettacolo dal vivo ed il patrimonio culturale, risulta confermata anche dai dati presentati nell’ultimo Rapporto Annuale dell’Istat (9).

Attraverso interventi mirati, sostenuti da fondi europei per le politiche di coesione, quelli del PNRR e i fondi nazionali, il settore culturale e creativo potrebbe realmente rappresentare una leva strategica in grado di promuovere la rigenerazione sociale e culturale dei territori e lo sviluppo economico-produttivo di alcune specifiche aree meridionali.

In conclusione, lo sviluppo culturale e turistico del Mezzogiorno rappresenta un’opportunità che necessita di una gestione oculata delle risorse e di un’impostazione strategica delle politiche che tengano in debito conto le specificità locali. Un approccio integrato e inclusivo, che si basi su una lettura attenta del contesto territoriale, è di fondamentale importanza per affrontare in modo adeguato ed efficace i ritardi e le vulnerabilità esistenti e attivare le risorse potenziali presenti in questa parte del Paese.

Le considerazioni esposte in questo articolo riflettono esclusivamente le opinioni dell’autore e non impegnano la responsabilità dell’ente di appartenenza.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Per approfondire sul programma e gli eventi del Festival: https://www.festivalfareeco.it/
  • Per le informazioni sui visitatori delle strutture musali e istituzioni similari presenti nel territorio nazionale si rimanda ai microdati ad uso pubblico diffusi dall’Istat sul sito dedicato: https://www.istat.it/it/archivio/167566
  • Per “partecipazione culturale fuori casa” si intende la percentuale di persone di 6 anni e più che hanno praticato 2 o più attività culturali nei 12 mesi precedenti l’intervista sul totale delle persone di 6 anni e più. Le attività considerate sono 6: si sono recate almeno quattro volte al cinema; almeno una volta rispettivamente a: teatro; musei e/o mostre; siti archeologici, monumenti; concerti di musica classica, opera; concerti di altra musica Fonte: Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana.

Per approfondimenti vedi: https://www.istat.it/it/archivio/282920

ABSTRACT

Today Italy’s southern regions face challenges that threaten to exacerbate internal and external disparities and gaps with the more developed parts of the country. On the other side these same challenges can promote local development of some cultural vocations present not development yet. The article focuses on four scenarios resulting from a critical reading of official statistics released by Istat on the Mezzogiorno. Two scenarios illustrate vulnerabilities. The others two investigate about some potential of development. In any case the focus on territorial statistical analysis is the crucial point for any programming, monitoring and evaluating of policies.

 

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Alessandro Caramis

Alessandro Caramis

Alessandro Caramis. Sociologo del territorio (Sapienza Università di Roma) e Dottorato di Ricerca in Sviluppo Locale e Politiche Sociali (Università degli Studi di Teramo), lavora all’Istituto nazionale di statistica (Istat) come ricercatore dal 2013. Nell’ambito delle attività dell’Istituto si occupa di statistiche sulle istituzioni e attività culturali ed è responsabile dell’indagine sulla produzione libraria. É rappresentante dell’Istat per l’Osservatorio del libro e della lettura istituto presso il Centro per il libro e la lettura (Cepell) - Ministero della Cultura (MiC).

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