skip to Main Content
LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Luci e ombre del comparto culturale italiano dopo la ripartenza
© Foto di Rebekah Rabonsu Unsplash

L’anno 2023 si è concluso con la diffusione annuale da parte dell’Istat delle tavole statistiche culturali1. Una pubblicazione che riguarda diversi ambiti del settore – dai musei alle biblioteche, dall’editoria all’offerta di spettacolo ed altri dati su economia e sul ben-essere – che ha completato la diffusione delle statistiche sul settore uscite nel corso dell’anno. Il 2022 è stato importante da monitorare in quanto ha rappresentato il primo anno di “ritorno alla normalità” dopo il periodo di emergenza pandemica che ha portato in sofferenza le attività di offerta e fruizione culturale. Come ha reagito il comparto culturale nel suo complesso al biennio contraddistinto dal Covid-19?

Le statistiche proposte, insieme ad altre pubblicazioni ufficiali e non, permettono di fare il punto e individuare alcune tendenze, fornendo indizi per capire se il ritorno alle “normalità” che ha contraddistinto l’offerta ed il consumo culturale in Italia, sia un segnale incoraggiante, oppure se non sia il ritorno dei problemi e delle criticità che connotano storicamente, in modo cronico il settore culturale italiano.

Naturalmente le osservazioni proposte costituiscono solo delle suggestioni attraverso le quali chi scrive invita ad utilizzare alcune “lenti” nell’osservazione dei fenomeni, senza precludere prospettive, considerazioni e chiavi di lettura diverse e altrettanto utili da esplorare.

TREND E TENDENZE POST-PANDEMICHE

MUSEI. Osservando il patrimonio museale, archeologico e monumentale italiano nel 2022, notiamo come in termini sia di offerta, sia di livelli di fruizione e di consumo il comparto sia quasi tornato ai livelli pre-covid. Sono 107 milioni e novecentomila circa i visitatori dei musei e istituzioni similari nel 2022. In netto recupero rispetto ai 48 milioni del 2021 e 36 milioni circa nel 2020. Ancora non sono stati raggiunti i livelli del 2019, quando venne toccato quasi il record di oltre 128 milioni di visitatori, ma la tendenza è senz’altro verso il ritorno agli standard pre-pandemici. Questi dati, che visti complessivamente ottengono sempre il loro effetto notiziabile, non possono essere letti da soli e non sono sufficienti per confermare l’auspicata crescita culturale del nostro Paese. In Italia, va sempre considerato che un alto flusso di visitatori solitamente si concentra in pochi poli attrattori. Inoltre, nel 2022 la percentuale di visitatori stranieri sul totale dei visitatori è il 41,2% (ovvero quattro visitatori su dieci). Del resto, dato che non dobbiamo mai dimenticare, nel 2022, ben il 74,9% delle persone oltre i sei anni dichiara di non aver mai visitato nei 12 mesi precedenti l’intervista un museo o una mostra e il 76,8% un sito archeologico o un monumento2, nonostante l’Italia sia il Paese che vanta il più vasto patrimonio artistico del mondo (ndr siti Unesco).

LIBRI E LETTURA. Un comparto che ha avuto un comportamento peculiare e differente dagli altri nel periodo pandemico è quello dell’editoria libraria. Sia in termini di produzione di libri come di valore economico complessivo generato, questo settore non ha mostrato forti flessioni durante il biennio Covid. Tuttavia, un elemento riscontrabile, sul quale c’è già da tempo un dibattito in corso, è dato dalla continua divaricazione tra l’enorme e crescente quantità di libri pubblicati (nel 2022: 1,7 libri pubblicati ogni mille abitanti) e il numero tendenzialmente stabile dei lettori, che nel 2022 si attesta al 39,3% della popolazione di sei anni e più di coloro che dichiarano di aver letto almeno un libro nell’ultimo anno (ad esclusione di quelli letti per motivi strettamente scolastici e professionali)3. Sul fronte dell’offerta, è stata proposta per la prima volta dall’Istat anche una stima dei libri auto-pubblicati, al netto di Amazon e altre piattaforme straniere, tramite il supporto di piattaforme per il self-publishing o autonomamente. Questa quota è tutt’altro che trascurabile e si attesta al 14,1% del totale di tutti i titoli pubblicati nel 2022. Tale dato può essere una spia di come anche in Italia stia arrivando la tendenza, già presente negli Stati Uniti, di proporre autori e libri inizialmente attraverso circuiti di produzione e distribuzione alternativi e disintermediati, che eventualmente, una volta raggiunta una notorietà, vengono intercettati e recuperati dall’industria editoriale tradizionale. Quanto possa essere rilevante in futuro questo fenomeno è ancora un punto interrogativo, ma rappresenta senz’altro la spia di un cambiamento.

SPETTACOLO DAL VIVO, INTRATTENIMENTO E SPORT. Anche il settore dello spettacolo, dal punto di vista dell’offerta, ha mostrato nel 2022 chiari segni di recupero rispetto al biennio precedente. I dati Siae dimostrano come la fruizione di spettacoli cinematografici, intrattenimento e sport sia stata notevole – 16 milioni e 800 mila circa biglietti venduti complessivamente (+142% e +150% rispetto al 2021 e 2020) anche se ancora lontani dai valori del 2019 nei quali si registravano oltre 245 milioni di biglietti venduti. Ci sono notevoli differenze tra tipologie di spettacolo: la ripresa del consumo degli spettacoli cinematografici è stata di entità minore (+76% sul 2021) rispetto a quelli sportivi (+ 255% sul 2021)4. Tuttavia, anche in questo caso i valori complessivi assoluti non dicono molto se non si considera la quota di partecipazione effettiva in rapporto alla popolazione. Come osservato dai dati Istat diffusi nel Rapporto Bes, nel 2022 le persone con oltre sei anni che si sono recate al cinema quattro e più volte durante l’anno sono solo l’8% (erano il 18,1% nel 2019); poco più di un decimo (l’11,2%) coloro che dichiarano di essersi recate a un concerto almeno una volta l’anno (erano il 20,2% nel 2019) ed appena il 12,1% coloro che sono stati a teatro (il 20,2% nel 2019)5.

Un dato incoraggiante del 2022 riguarda invece la distribuzione capillare dell’offerta di spettacolo nel territorio e sembra ridimensionare quei fenomeni di “siccità culturale” che avevano contraddistinto il 2021: solo nel 12,5% dei comuni non è stata organizzata alcuna manifestazione di spettacolo, intrattenimento o sport. Per avere un confronto, pensiamo che nel 2021 la totale assenza di offerta riguardava quasi un comune italiano su tre.

BIBLIOTECHE. Svolgono un ruolo molto rilevante come trait d’union tra l’offerta e la domanda culturale. Oltre ad adempiere alla missione tradizionale e principale di infrastruttura del libro, le biblioteche del nostro Paese hanno i numeri per poter agire da presidi culturali in territori svantaggiati (aree interne, piccoli comuni, Mezzogiorno) e raggiungere le fasce di cittadini maggiormente escluse dalle forme di consumo e partecipazione culturale. Questo importante ruolo al quale sono chiamate le biblioteche in Italia è sostenuto dalla loro dimensione e diffusione: nel 2022 erano 8.131 le biblioteche aperte al pubblico, in media una biblioteca ogni 10 mila abitanti e oltre 35 milioni persone hanno usufruito dei loro servizi (erano circa 26 milioni nel 2021). In sostanza, nel 2022 il 10,2% della popolazione di 3 anni e più si è recata in biblioteca almeno una volta nel corso dell’anno, dato in aumento rispetto al 7,4% del 2021, ma ancora distante dal 15,3% del 20196.

Un dato interessante sul ruolo delle biblioteche come presidio di welfare culturale in Italia emerge da quante dichiarano di aver attuato nel 2022 progetti di inclusione rivolti alle persone con disabilità fisico-sensoriale e/o emotiva e/o con disturbi cognitivi (14,5% sul totale), in povertà economica, educativa o culturale (13,0%), cittadini immigrati (12,7%) o persone detenute negli istituti penali e/o nelle strutture penali di comunità (3,3%).

I dati osservati, se da una parte rappresentano segnali di recupero e di ripresa dell’offerta e della fruizione culturale, lasciano però un punto interrogativo sulla capacità della cultura in Italia di essere veramente inclusiva e democratica, ovvero di arrivare e di poter essere accessibile a tutti, allargando la platea dei fruitori/utenti e contrastando i processi tendenti all’elitarizzazione delle forme di consumo e partecipazione. Allo stesso tempo, diventa più che mai importante rilevare, anche statisticamente, se e in che misura le nuove forme di produzione e fruizione culturale legate ai contenuti digitali si stiano sovrapponendo alle forme più tradizionali, e se siano effettivamente in grado di allargare e coinvolgere fasce e categorie di popolazione diverse da quelle che costituiscono il pubblico culturale abituale.

 

Le considerazioni esposte in questo articolo riflettono esclusivamente le opinioni dell’autore e non impegnano la responsabilità dell’ente di appartenenza

Note bibliografiche:

  1. Tavole dati statistiche culturali 2022 https://www.istat.it/it/archivio/292298
  2. Rapporto Bes 2022. Capitolo 2 Istruzione e formazione https://www.istat.it/it/archivio/282920
  3. Produzione e lettura di libri in Italia. Anno 2022 https://www.istat.it/it/archivio/292165
  4. Per approfondire gli indicatori sul tema Cultura: Statistiche territoriali per le politiche di sviluppo. https://www.istat.it/it/archivio/16777
  5. Lettura di libri e fruizione delle biblioteche. https://www.istat.it/it/archivio/284591

ABSTRACT

The article analyses the main findings of Italian cultural statistics in 2022, the first post-pandemic period. Considering the latest published data about museum heritage, book publishing, show and entertainment, libraries, and their respective consumption and cultural participation, some trends and scenarios highlight a general recovery. However, the question about the partial involvement of citizens and the use of culture in Italy remains open.

 

Clicca qui e leggi gli altri articoli della sezione “POLITICHE PER LA CULTURA” di LETTURE LENTE

Alessandro Caramis

Alessandro Caramis

Alessandro Caramis. Sociologo del territorio (Sapienza Università di Roma) e Dottorato di Ricerca in Sviluppo Locale e Politiche Sociali (Università degli Studi di Teramo), lavora all’Istituto nazionale di statistica (Istat) come ricercatore dal 2013. Nell’ambito delle attività dell’Istituto si occupa di statistiche sulle istituzioni e attività culturali ed è responsabile dell’indagine sulla produzione libraria. É rappresentante dell’Istat per l’Osservatorio del libro e della lettura istituto presso il Centro per il libro e la lettura (Cepell) - Ministero della Cultura (MiC).

© AgenziaCULT - Riproduzione riservata

Back To Top