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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Un’indagine esplorativa con 300 interviste, condotta dall’Università di Torino, per la sperimentazione di politiche innovative
© Marinella Senatore, The School of Narrative Dance. Courtesy L'artista e Mazzoleni London-Torino

Con la crescente attenzione al fenomeno dell’immigrazione, la comprensione del modo in cui le comunità di immigrati hanno accesso e fruiscono di beni e attività culturali nei paesi di destinazione può aiutare a comprendere un’ulteriore dimensione del complesso processo della loro integrazione sia economica che sociale.

Nonostante le numerose ricerche sulla partecipazione culturale, la maggior parte dei lavori ha raramente studiato e fornito prove sui fattori che influenzano il consumo culturale da parte dei residenti stranieri.

Reputiamo tuttavia importante approfondire questo fenomeno per diversi motivi. I circa 5 milioni di stranieri residenti in Italia (circa 9% della popolazione) costituiscono ormai una componente essenziale della struttura demografica del Paese, che è tuttavia poco compresa o intercettata in termini di pubblici e domanda culturale. Inoltre, se è vero che il coinvolgimento dei migranti è stato portato avanti in Italia con progetti di avvicinamento culturale anche pioneristici, i risultati di tali iniziative sono stati analizzati spesso attraverso approcci qualitativi, mentre pochi studi con approcci quantitativi sono stati finora proposti per studiare il fenomeno in modo più ampio, ma spesso con dati non aggiornati (Bertacchini et al., 2022).

Al fine di contribuire ad una maggiore comprensione della partecipazione culturale degli stranieri in Italia abbiamo condotto un’indagine sui fattori alla base delle scelte culturali compiute dagli immigrati, residenti nella città di Torino.

La ricerca offre un approccio quantitativo allo studio del fenomeno attraverso l’analisi statistica dei risultati di un’indagine, costruita ad hoc per il progetto, che ha permesso la raccolta di 300 interviste ad un campione di cittadini stranieri. Obiettivo della ricerca è stato quello di studiare i consumi culturali degli stranieri a Torino al fine di favorire un dibattito sul ruolo che questi hanno nei processi di integrazione degli immigrati, fornendo, altresì, adeguate indicazioni di policy che, da un lato, incentivino il coinvolgimento culturale degli stranieri, dall’altro, conducano ad una conoscenza più approfondita del nesso cultura-integrazione, in una prospettiva di più lungo periodo.

UN APPROCCIO INTERPRETATIVO

La principale sfida nella comprensione degli effetti dei consumi culturali sul grado di integrazione degli stranieri risiede nella mancanza di una letteratura empirica sul fenomeno. L’evidenza sul tema è principalmente di tipo qualitativo o narrativo volta maggiormente alla condivisione di buone pratiche.

Studi empirici sull’integrazione lavorativa (Strom et al. 2018) hanno dimostrato, ad esempio, come la distanza linguistica sia un importante fattore esplicativo della minor integrazione economica. Tali misurazioni, tuttavia, per quanto ampiamente validate in letteratura, offrono una visione relativamente statica delle distanze tra la cultura dei soggetti stranieri e di quella ospitante. Più recentemente, De Santis et al. (2021) hanno proposto un indice di diversità tra individui stranieri che utilizza il consumo culturale per dare una rappresentazione delle distanze culturali tra immigrati e popolazione del paese ospitante più concreta e fattuale.

L’importanza degli scambi culturali nel favorire una convivenza civile sembra essere, infatti, una condizione necessaria ai fini della integrazione. Numerosi studi, in tale prospettiva, sottolineano l’importanza delle relazioni intersoggettive per capire e creare relazioni sociali (Gordon W. Allport, 1954); Honneth (2017)), volte a superare o evitare potenziali situazioni di conflitto.

In tale prospettiva, oltre ad una forma di accessibilità “tradizionale”, legata a specifiche caratteristiche sociodemografiche, come grado di istruzione, età, o precedente esposizione a consumi culturali, e fortemente dipendente da vincoli monetari e di tempo, vale la pena indagare l’esistenza di due canali aggiuntivi per spiegare l’eterogeneità nell’accessibilità ai beni e servizi culturali da parte dei migranti: l’eterogeneità dei tratti culturali a livello di gruppo di immigrati (accessibilità etnica, e quindi, culturale) e il processo individuale di adattamento al contesto culturale locale (accessibilità di acculturazione).

Ciò che rileva qui è che il secondo canale risente in modo preponderante dei tratti culturali specifici di ciascuna comunità etnica. L’identità culturale di un residente straniero può essere concepita, infatti, come un tipo di capitale sociale (Becker 1998), in grado di influenzare, potenzialmente, la variazione del livello di apprezzamento dei prodotti e dei servizi culturali della società ospitante.

IL CONTESTO DI RIFERIMENTO

La città di Torino è caratterizzata da una crescente presenza di residenti stranieri (oggi pari al 10% della popolazione cittadina), di cui si conosce molto sulle condizioni economiche e sociali, ma relativamente poco riguardo le abitudini ed i comportamenti di consumo culturale.

In passato, il contesto torinese è stato al centro di progetti pioneristici in Italia sull’analisi dei consumi culturali degli stranieri, come lo studio del 2002 dell’Osservatorio Culturale del Piemonte o il progetto “Patrimonio per Tutti” (2005- 2008), il cui obiettivo principale era identificare le barriere, materiali e immateriali, che impediscono l’accesso ai beni culturali e proporre strategie innovative per superarle.

Tuttavia, le evidenze emerse in tali analisi rischiano di essere oggi in parte datate a causa delle mutate caratteristiche dei flussi migratori verso il capoluogo torinese e come conseguenza dei cambiamenti nei consumi culturali portati dalle nuove tecnologie. Inoltre, rispetto ai primi anni 2000, da parte delle istituzioni e dei decisori in ambito culturale è aumentata la consapevolezza e la sensibilità per strategie di audience-development indirizzate verso il pubblico degli stranieri e degli immigrati.

LA RICERCA

L’indagine è stata svolta attraverso interviste di persona mediante il metodo CAPI con questionari cartacei tradotti nelle principali lingue per facilitare le risposte degli intervistati in presenza di mediatori culturali.

La popolazione di riferimento è costituita dalle più importanti comunità straniere residenti a Torino, ovvero Cina, Costa d’Avorio, Egitto, Filippine, Marocco, Nigeria, Pakistan, Peru, Romania, Senegal, e Somalia, già presenti sul territorio da più anni e che, pertanto, almeno in teoria, potrebbero aver accesso ai beni e alle attività culturali presenti sul territorio, data una soglia minima di adattamento al contesto.

Agli intervistati è stato chiesto di segnalare la frequenza di partecipazione da quando sono in Italia ad una serie di eventi culturali e di intrattenimento, ovvero, visite al museo, concerti dal vivo, cinema, teatro, eventi sportivi, biblioteca, leggere libri, locali da ballo, e partecipare alle feste della comunità.

In linea con la letteratura sugli effetti dell’integrazione degli immigrati sui risultati economici e sociali nella società ospitante, la nostra ricerca evidenzia un’associazione positiva tra il livello di integrazione e la propensione ad accedere a diversi tipi di attività culturali, in parte confermando il ruolo della distanza culturale nello spiegare variazioni nella partecipazione culturale. In particolare, la ricerca mostra come, anche tenendo conto delle caratteristiche individuali che normalmente spiegano la propensione e l’intensità alla partecipazione culturale, fattori come la durata della permanenza degli immigrati, il loro inserimento occupazionale e, in misura minore, il background culturale giocano un ruolo determinante nello spiegare le differenze nei consumi culturali.

Tale ricerca suggerisce, pertanto, che il processo di adattamento al contesto locale è cruciale per costruire le basi di una partecipazione attiva alle attività culturali offerte sul territorio, favorendo l’accessibilità ai prodotti culturali nella società ospitante, facilitandone l’inclusione.

L’analisi condotta mostra altresì come la partecipazione ad attività culturali e ricreative sia solo parzialmente spiegabile dalle differenze nei tratti culturali propri delle diverse comunità di immigrati. Se, da un lato, i soggetti delle comunità che hanno tratti culturali più distanti dalla cultura italiana (come quelli provenienti da paesi asiatici e arabi) risultano essere meno attivi in termini di partecipazione culturale, dall’altro, questo discorso non può essere facilmente generalizzabile ed in molti casi dipende dalla tipologia di consumo culturale osservato.

COSA ASPETTARCI PER IL FUTURO?

La ricerca svolta getta nuova luce sul ruolo del consumo culturale nella definizione del percorso di integrazione degli immigrati nei paesi di destinazione. Le complesse dinamiche legate al ruolo del background culturale dei residenti stranieri, che varia per nazionalità e per tipo di attività culturale, suggerisce la necessità di studi più approfonditi sulle singole attività culturali, con dati migliori sulle preferenze e sui gusti culturali dei diversi immigrati. In questa prospettiva, vale la pena notare che i fenomeni migratori tendono a essere altamente specifici al contesto, alle caratteristiche sociali, culturali e istituzionali del paese di partenza e di destinazione.

In una prospettiva europea, l’importanza dei consumi e della partecipazione culturale da parte degli stranieri rientra già nel più ampio spettro di ricerca sulle strategie di audience development e accessibilità da parte delle organizzazioni culturali promosse nell’ambito del programma quadro Europa Creativa e volte a favorire, tra i diversi obiettivi, i processi di inclusione sociale.

Dalla nostra ricerca inoltre è possibile trarre alcuni spunti di riflessione sul ruolo e sull’efficacia delle politiche culturali finalizzate a favorire l’integrazione degli immigrati nel contesto italiano.

Se l’inclusione culturale ha importanti benefici sia per l’integrazione economica che sociale, due potenziali strategie complementari sarebbero perseguibili. La prima strategia implica una maggiore apertura delle istituzioni culturali ai cittadini stranieri con politiche specifiche di avvicinamento culturale, sia stimolando la domanda da parte di nuovi pubblici che in una prospettiva di welfare culturale. In questo caso, l’analisi ha permesso di constatare come, sia all’interno delle singole comunità, sia per quanto riguarda la domanda di attività culturali da parte della popolazione straniera, non vi sia nel contesto torinese una eccessiva polarizzazione in determinati tipi di consumi culturali. Questo dato indica, almeno per il contesto torinese, come non sembri essere necessario disegnare strategie di sensibilizzazione e di offerta disegnate solo per singole comunità.

La seconda strategia fa leva, invece, sul ruolo stesso dei gruppi e associazioni che aggregano le comunità di stranieri in città. In questo caso, i dati raccolti indicano chiaramente come tra le attività ricreative più comunemente svolte, la partecipazione ad eventi e iniziative della comunità, in molti casi organizzate dalle stesse associazioni di migranti, rappresenti l’attività ricreativa di gran lunga più svolta dai residenti stranieri (oltre 60% dichiara di aver frequentato 4 o più volte tali iniziative). In questa prospettiva, creando attività nelle sedi delle comunità e con le comunità, aumenterebbe la probabilità di successo e si fornirebbe, anche alle istituzioni culturali locali, un nuovo modello di dialogo ed avvicinamento culturale. Se da un lato questa seconda strategia tende a riprodurre una segmentazione della comunicazione culturale, dall’altra potrebbe costituire la tappa iniziale di un percorso che, attraverso l’avvicinamento culturale ed una maggiore conoscenza della cultura della società di destinazione, sia in grado di favorire l’inclusione economica e sociale.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Allport, G. W. (1954). The nature of prejudice. Cambridge, MA: Perseus Books.

Becker, G. S. (1998). Accounting for tastes. Cambridge: Harvard University Press.

Bertacchini, E., Venturini, A., & Zotti, R. (2022). Drivers of cultural participation of immigrants: evidence from an Italian survey. Journal of Cultural Economics, 46(1), 57-100.

De Santis G., Maltagliati M., Petrucci A.,So Close, So Far. The Cultural Distance of Foreigners in Italy, in «Social Indicators Research», 158(1), 2021, pp. 81-106.

Honneth A., 2017, La libertà negli altri. Saggi di filosofia sociale, il Mulino.

Strøm, S., Piazzalunga, D., Venturini, A., & Villosio, C. (2018). Wage assimilation of immigrants and internal migrants: the role of linguistic distance. Regional studies, 52(10), 1423-1434.

 

Alessandra Venturini, Professore ordinario di Politica Economica, Chair Jean Monnet in European Migration studies, Università di Torino (http://www.europeanmigrationstudiescjm.unito.it/). Presidente del Diploma in Migration Studies, docente di Migration In Europe, direttore del Seminario COCUMINT Consumption of Cultural Goods as Driver of migrant Integration.

Enrico Bertacchini, Direttore del Master in World Heritage and Cultural Projects for Development, Professore associato Università di Torino.

Roberto Zotti, Professore Università di Torino.

Andrea Morelli, ricercatore a contratto sul progetto, Università di Torino.

Roberta Misuraca, assegnista di ricerca, Università di Torino.

ABSTRACT

Recent scholarship is increasingly highlighting how the integration of immigrants in host societies is also linked to a relevant sphere of human socialization, that is, the extent and how migrants engage in leisure, cultural and arts activities. To address this issue, the research investigates participation in cultural and leisure activities by 300 foreigners, which represents a stratified sample of the most important communities of foreign residents living in Turin, Italy. By implementing multivariate analysis, our findings suggest a positive association between the levels of integration and the propensity to engage in different cultural and leisure activities. This propensity is mostly driven by duration of stay, occupational condition, and cultural background. At the same time, participation in events organized by the community represents the most frequent activity, regardless of the level of integration. Further, through Herfindahl indexes, our results suggest that cultural distance still partially explains immigrants’ differences in distinct cultural choices. From a policy viewpoint, our findings help inform strategies for more effective relationships between local cultural institutions and foreign residents. This study contributes to a deeper understanding of the relevance of immigrants’ cultural and leisure choices in shaping their integration process while influencing diversity integration-driven policies.

 

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