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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Riflessioni a partire dai dati Istat sull’accessibilità dei luoghi della cultura
© Photo by vnwayne fan on Unsplash

Lo scorso 25 e 26 ottobre si sono tenuti a Milano i primi Stati generali delle Biblioteche del nostro Paese. Aperti dai saluti del sindaco Beppe Sala e dell’Assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, sono stati una occasione preziosa per guardare al futuro prossimo di questo settore e si sono conclusi con la firma della Carta di Milano delle Biblioteche, un documento importante che suona come un manifesto e che si apre così:

La biblioteca pubblica è una componente essenziale della società della conoscenza, perché rende effettivo il diritto di tutti i membri della comunità locale di fruire di un servizio pubblico di informazione e documentazione qualificato ed efficiente, condizione essenziale per il libero accesso al pensiero, alla cultura e all’informazione, per l’esercizio pieno e consapevole dei diritti individuali e per la libertà, la prosperità e il progresso della società.

La carta – il cui sottotitolo è “Per un servizio bibliotecario equo, sostenibile, inclusivo” – è pronta a essere firmata e chiede agli amministratori che decidono di aderire di dichiarare la fiducia nella biblioteca pubblica come forza viva per la democrazia, la cultura, l’educazione, l’informazione in quanto servizio che assolve, in vario grado e con differenti forme, alle seguenti missioni chiave:

  • contribuire allo sviluppo di una comunità inclusiva, equa e solidale,
  • migliorare la qualità della vita,
  • informare tutti i membri della comunità,
  • consolidare e sviluppare competenze,
  • promuovere la partecipazione culturale.

Si tratta, dunque, come chiaramente esplicitato, di un documento fortemente allineato al Manifesto IFLA/UNESCO [1] delle biblioteche pubbliche uscito durante l’estate che si apre così:

La libertà, la prosperità e lo sviluppo della società e degli individui sono valori umani fondamentali. Essi potranno essere raggiunti soltanto grazie alla capacità di cittadini ben informati di esercitare i propri diritti democratici e svolgere un ruolo attivo nella società. La partecipazione costruttiva e lo sviluppo della democrazia dipendono da un’istruzione soddisfacente, oltre che dall’accesso libero e illimitato alla conoscenza, al pensiero, alla cultura e all’informazione. La biblioteca pubblica, porta d’accesso locale alla conoscenza, crea i presupposti di base per l’apprendimento permanente, l’autonomia nel processo decisionale e lo sviluppo culturale dell’individuo e dei gruppi sociali. Essa è alla base di società della conoscenza sane, in quanto fornisce l’accesso e consente la creazione e la condivisione di conoscenze di ogni tipo, comprese quelle scientifiche e locali, senza barriere commerciali, tecnologiche o legali.

Di fronte a questa visione che posiziona le biblioteche come un nodo essenziale del sistema del benessere [2] – in particolare in relazione alla loro capacità di agire come un piccolo tassello dei determinati sociali della salute – la domanda alla quale sembra urgente rispondere suona più o meno così: le biblioteche sono pronte? E i bibliotecari?

Certo la questione è molto complessa e una buona risposta può essere formulata soltanto a partire da un approccio sistemico supportato dai dati. È in questo quadro che vanno letti i censimenti delle biblioteche dell’Istat [3] – tre finora quelli realizzati – che assieme a quelli dei musei [4] hanno la straordinaria capacità di dare una indicazione chiara sulle priorità e sulle decisioni urgenti da prendere per concorrere alla realizzazione del piano di sviluppo umano appena designato.

Una di queste – e forse la prima – è legata al tema della accessibilità sulla cui centralità i due documenti sopra evocati offrono una forte sottolineatura, coerentemente alla P di Persone che assieme a Pianeta, Prosperità, Pace e Partnership definiscono le cinque linee guida, i cinque principi base dell’Agenda 2030. Senza girarci intorno direi che si tratta proprio di un pre-requisito.

Proprio in relazione a questo e in occasione della “Giornata internazionale delle persone con disabilità”, che ricorre il 3 dicembre, è stato diffuso dall’Istat un report sull’“Accessibilità di Musei e Biblioteche” con i dati 2021 raccolti dai censimenti terminati prima dell’estate [5]. Vediamo alcuni dei principali dati in particolare in relazione alle biblioteche.

Sono 7.886 le biblioteche e 4.292 i musei aperti al pubblico nel 2021 in Italia, distribuiti in modo capillare sul territorio: in media ogni 100 Kmq sono presenti 3 biblioteche (una ogni 7 mila abitanti) e 2 istituti museali (uno ogni 14 mila abitanti).

Fig. 1 – BIBLIOTECHE E MUSEI E ISTITUZIONI SIMILARI APERTI NEL 2021 PER REGIONE. Valori per 10 mila abitanti [6]

Tra musei e biblioteche, due su tre sono attrezzati e organizzati per accogliere le persone con disabilità motoria, garantendo accesso e fruizione ai servizi in condizioni di sicurezza e in autonomia. Più ridotta la quota di strutture in grado di favorire la fruizione anche a visitatori con disabilità fisica di tipo cognitivo, visivo e uditivo.

Guardando alle biblioteche dal report emerge che solo quattro su dieci (il 43,7%) possiedono documenti e libri idonei per chi ha difficoltà nella lettura (braille, audiolibri, documenti a grandi caratteri, documenti tattili, ecc.) e solo il 26,1% dispone di documenti e libri dedicati a persone con disabilità cognitive come la sindrome dello spettro autistico, l’Alzheimer ecc. Veramente troppo poche, considerando quanto esse potrebbero fare in tal senso, come raccontano alcune importanti ricerche che sottolineano in generale il potere della partecipazione culturale attiva e della lettura per la salute e la qualità della vita [7].

Guardando alla proattività delle biblioteche, ovvero alle realtà in cui sono state attivate collaborazioni con enti terzi, per realizzare progetti di inclusione destinati a persone con disabilità fisico-sensoriale, emotiva o con disturbi cognitivi esse sono solo il 13,1% delle biblioteche censite. Poco meno quelle che hanno realizzato progetti rivolti a persone della comunità che vivono in povertà economica, educativa o culturale (12,4%) e a cittadini immigrati (12,3%). Veramente troppo poche, soprattutto in relazione ai dati urlati recentemente dal Rapporto Caritas – che denuncia non solo che i poveri assoluti nel nostro Paese sono stati nel 2021 circa 5,6 milioni ma che di questi 1,4 milioni sono bambini [8] – e dalla XIII edizione dell’Atlante dell’Infanzia (a rischio) 2022 di Save The Children dal titolo Come stai? La salute delle bambine, dei bambini e degli adolescenti [9].

Dunque per rispondere alla domanda: le biblioteche sono pronte a essere l’infrastruttura culturale della quale abbiamo bisogno? Non del tutto, la strada è lunga ma chiara la direzione. Non a caso – ricorda il Report – il Piano nazionale di ripresa e resilienza, nell’ambito dell’obiettivo “Turismo e Cultura 4.0”, ha stanziato 300 milioni di euro per la “rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura”, destinando le risorse non solo a interventi infrastrutturali, ma anche alle attività di formazione per il personale e per gli operatori culturali e a iniziative per lo sviluppo delle competenze necessarie.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] La traduzione italiana del Manifesto IFLA Unesco è disponibile qui https://aibstudi.aib.it/article/view/13762.

[2] Rimando a Chiara Faggiolani, Le biblioteche nel sistema del benessere. Uno sguardo nuovo, Milano, Editrice Bibliografica, 2022.

[3] https://www.istat.it/it/archivio/255738.

[4] https://www.istat.it/it/archivio/266363.

[5] Le indagini censuarie condotte da Istat sui “Musei e le istituzioni similari” (IST-02424) e sulle “Biblioteche pubbliche e private” (IST-02777) sono previste dal Programma statistico nazionale, che definisce le statistiche di rilevanza nazionale. Si veda https://www.istat.it/it/archivio/278444 Entro la fine dell’anno saranno pubblicate online, all’interno delle “Statistiche culturali”, le tavole dei dati di entrambe le indagini.

[6] Ibidem.

[7] Si veda come riferimento fondamentale Daisy Fancourt, Saoirse Finn, What Is the Evidence on the Role of the Arts in Improving Health and Well-being? A Scoping Review, Copenhagen, WHO Regional Office for Europe, Health Evidence Network (HEN) synthesis report, 67 (2019). Si vedano le ricerche del Cultural Welfare Center di Torino. Si veda anche Virginia Scarinci, Biblioteche e medicina narrativa: il ruolo del bibliotecario nei progetti di narrative based medicine in Italia, Roma, Associazione Italiana Biblioteche, 2022.

[8] https://www.caritas.it/rapporto-2022-su-poverta-ed-esclusione-sociale/

[9] https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/13-atlante-dell-infanzia-a-rischio-come-stai I riferimenti puntuali nel testo sono tratti da questo documento.

ABSTRACT

The article presents some thoughts about the inclusiveness and accessibility of Italian public libraries, starting from the latest data on the accessibility of museums and libraries published by the Italian Institute of Statistic (Istat). Are libraries ready to be the cultural infrastructure we need? Unfortunately, not yet.

 

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Chiara Faggiolani

Chiara Faggiolani, professore associato di Archivistica e biblioteconomia, direttrice di BIBLAB - Laboratorio di Biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche dell’Università di Roma Sapienza.

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