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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
L’Associazione Economia della Cultura, insieme alla società Cles, pubblica un ricco e denso rapporto di ricerca - commissionato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo - sul lavoro culturale in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
© Photo by Jens Thekkeveettil on Unsplash

I CONTESTI DELLA RICERCA

Il rapporto tra professioni, formazione e occupazione è uno dei topos degli studi e delle ricerche in tema di politiche culturali. L’Associazione Economia della Cultura si è distinta nel tempo per aver contribuito allo sviluppo delle riflessioni con indagini e analisi puntuali; oggi insieme alla società Cles pubblica un ricco e denso rapporto della ricerca condotta nelle tre regioni del Nord Ovest italiano, Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Lo studio è stato commissionato dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, in particolare dalla missione Sviluppare competenze dell’area Cultura, che la riconosce quale “strumento chiave nella formazione degli individui e nello sviluppo della società” e, a tal fine, lavora per rafforzare le organizzazioni culturali.

L’obiettivo del lavoro – acquisire un quadro aggiornato del lavoro in ambito culturale nei territori di propria competenza e individuare professioni emergenti e relativi percorsi formativi e fabbisogni di competenze – rientra appieno nelle strategie di Compagnia, che da sempre attribuisce una grande importanza alla cura e allo sviluppo delle conoscenze e della capacità degli operatori, per massimizzare i benefici del patrimonio culturale e promuove la creazione di un sistema di formazione per le professioni artistiche e creative, con il potenziamento delle competenze di operatori e manager culturali.

L’indagine si inserisce nella lunga scia dell’articolato dibattito, oggi segnato dall’emergere di nuove istanze e dal perdurare di antiche debolezze del sistema. Com’è noto, e come puntualmente la ricerca rileva, il settore culturale è al centro di profondi rivolgimenti dettati da mutamenti economici, politici e sociali (trasformazione digitale, diseguaglianza sociale, emergenza climatica, migrazione, pandemia). Per rispondere a queste sfide è necessario rinnovare le forme e i modi di produzione e offerta culturale e da qui scaturisce l’impellente necessità di aggiornare profili e competenze che hanno bisogno di percorsi di formazione, iniziale e continua, innovativi nei metodi e nei contenuti perché siano effettivamente in grado di sostenere i processi di cambiamento delle persone e delle organizzazioni.

Di fatto ancora oggi si scontano le difficoltà – da parte degli enti formatori accademici e non – nel disegnare percorsi formativi coerenti con i nuovi contesti in cui operano i professionisti della cultura. E poi ancora continuano a perdurare criticità – da tempo evidenziate – quali la paucità dei dati e, soprattutto, l’inadeguatezza delle tassonomie classificatorie che – come riconosciuto al livello europeo – porta a sottostimare la reale portata dell’occupazione in campo culturale (European Union, Cultural Statics, 2019) e impedisce l’effettivo riconoscimento delle professioni culturali. Le analisi puntuali condotte in questo studio confermano inoltre quanto sia ancora scarsa la consapevolezza di ruoli, livelli, competenze, tipi di abilità e conoscenze necessarie per rispondere all’esigenza di nuove pratiche culturali che includano tanto le attività tradizionali, quanto quelle più innovative legate al benessere e alla salute, all’inclusione sociale, a nuovi modelli economici.

LA METODOLOGIA

La Mappatura delle Professioni culturali emergenti e loro percorsi formativi parte proprio da queste considerazioni e si concentra, inizialmente, sulla ricognizione della definizione di “professione culturale” per poi approfondire e analizzare le figure professionali presenti ed emergenti, i percorsi formativi ad esse collegati e lo stato dell’arte del mercato del lavoro.

L’articolata metodologia di ricerca – che spazia dalle indagini bibliografiche e documentali necessarie per ricostruire il quadro di riferimento a un articolato ventaglio di ricerche sul campo condotte tramite questionari, interviste, etc, – ha l’indubbio merito di prendere in considerazione i diversi attori sul campo. Il processo di ascolto e la raccolta dei dati ha infatti coinvolto i 403 enti beneficiari e proponenti dell’attività erogativa della Compagnia di San Paolo, quasi 800 tra lavoratori, dipendenti e collaboratori, i consulenti a cui sono stati proposti questionari e infine esperti della formazione ed esperti di settore. L’indagine sugli enti e sui lavoratori è stata costruita al fine di restituire una fotografia aggiornata del comparto, acquisendo una serie di dati utili a comprendere da una parte lo stato dell’arte delle attività, delle caratteristiche delle professionalità presenti da un punto di vista socio-anagrafico e in termini di profili, ruoli, formazione e competenze e, dall’altra, indagare le aspettative, i fabbisogni di competenze, nonché esplorare le aspettative di carriera per i lavoratori e le politiche attive sul lavoro.

Sono stati poi consultati, utilizzando la tecnica Delphi, 9 esperti operanti nei diversi settori culturali e creativi a cui è stato chiesto di indicare per ciascun ambito le competenze fondamentali e quelle complementari. Da ultimo sono state condotte 12 interviste ad altrettanti rappresentanti di enti di formazione e organizzazioni culturali in modo da approfondire caratteristiche, criticità, possibili evoluzioni delle competenze e del mercato del lavoro.

ESITI E SPUNTI DI RIFLESSIONE

Gli esiti della ricerca sono particolarmente interessanti perché, nel confermare alcuni dati ed elementi di criticità già noti, suggeriscono, al contempo, possibili linee di azione.

L’approfondita analisi dei modelli descrittivi e delle tassonomie nazionali ed internazionali dei settori culturali e creativi evidenzia quanto l’eterogeneità del settore sia alla base delle difficoltà ancora oggi presenti nella classificazione e nel riconoscimento del ruolo delle professioni culturali, anche nella prospettiva dello sviluppo economico e sociale.

Si tratta di una criticità molto sentita anche a livello europeo tanto da essere uno degli obiettivi del progetto CHARTER ( https://charter-alliance.eu/) finanziato nell’ambito di Erasmus+, finalizzato a sviluppare una strategia europea per le professioni del patrimonio culturale e teso, tra l’altro, a mettere in luce il ruolo cardine delle professioni del patrimonio culturale in una prospettiva di sviluppo economico sostenibile. Il perimetro di azione di CHARTER è il patrimonio culturale e nel primo rapporto di ricerca A new landscape for heritage professions – preliminary findings” https://charter-alliance.eu/wp-content/uploads/2021/09/D21_WP2_v3.pdf), offre un’interessante proposta per un nuovo modello descrittivo del complesso ecosistema del settore del patrimonio culturale, funzionale a integrare le aree di intervento e le competenze dei professionisti della cultura [1].

In questo contesto il lavoro condotto da Cles e dall’Associazione Economia della Cultura relativo al più ampio ambito dei settori culturali e creativi, ma circoscritto a un limitato contesto geografico e condotto con finalità immediatamente operative, offre indicazioni puntuali e interessanti spunti di riflessione che trovano eco nelle contemporanee indagini di livello europeo.

La ricerca mette chiaramente in luce la presenza vasta ed eterogena di figure e profili professionali (ne sono stati individuati ben oltre 70) il cui tratto comune è la marcata interdisciplinarietà e la forte vocazione al lavoro di gruppo.

Dalla tipologia degli enti oggetto dell’indagine – ricadenti per la stragrande maggioranza nel settore non profit – deriva probabilmente la forte inclinazione a sviluppare attività nell’ambito del “sociale” e l’interesse per altri settori non specificatamente culturali (formazione, ambiente e sostenibilità, sportivo e ricreativo, sviluppo urbano). Queste caratteristiche si riflettono nella tipologia delle professioni presenti, equamente divise tra culturali e non culturali e nell’interesse verso profili multidisciplinari tanto che ben oltre il 60% delle professioni indicate dagli intervistati come emergenti, ricade sotto l’etichetta cross/multisettoriale.

L’ibridazione e contaminazione dei tradizionali profili professionali emerge anche dalla consultazione degli esperti, che indicano quali professioni emergenti le figure caratterizzate da competenze e abilità plurisettoriali e pluricurriculari, in grado di coniugare insieme conoscenze e competenze proprie del mondo culturale con altre afferenti alla dimensione manageriale, gestionale, amministrativa o legate alla trasformazione digitale. Questa visione è condivisa anche dagli intervistati in tema di formazione, anche loro concordi nell’identificare quale tratto distintivo dei nuovi profili la commistione tra la sfera artistico culturale e altri ambiti tra cui ancora una volta spiccano quelli legati alle tecnologie e alla rinnovata attenzione verso il sociale.

La formazione di queste nuove figure così come l’aggiornamento dei professionisti già attivi non può prescindere dalla predisposizione di iniziative formative iniziali e di aggiornamento, formali e non formali che sappiano coniugare insieme conoscenze e competenze afferenti a settori disciplinari differenti, adottando metodi didattici misti per stimolare forme di “apprendimento attivo” con particolare attenzione alla dimensione esperienziale e al confronto tra i diversi professionisti del settore.

La ricerca sottolinea le opportunità offerte dal digitale per ampliare e diversificare l’offerta formativa e, al contempo, accrescere le opportunità di sviluppo a base culturale anche nei territori a bassa intensità abitativa. In questa prospettiva le azioni che il Ministero della Cultura si accinge a mettere in campo con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza possono certamente contribuire ad accompagnare questo processo. Ci si riferisce in particolar modo al Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale, una complessa azione guidata dalla Digital Library del MiC, tra le cui azioni strategiche rientra quella focalizzata sulle persone e sulle attività di formazione e crescita delle competenze i cui destinatari saranno i dipendenti del Ministero e/o delle altre pubbliche amministrazioni e tutti coloro che operano, per imprese o liberi professionisti, nel settore del patrimonio culturale, i laureandi e gli specializzandi in materie attinenti.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Al progetto partecipa per l’Italia, tra gli altri, la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali (https://www.fondazionescuolapatrimonio.it/internazionale/charter-the-european-cultural-heritage-skills-alliance/) coordinatrice, insieme all’Akademie der bildenden Künste di Vienna, del gruppo di lavoro che ha in capo la mappatura a livello europeo dei programmi di educazione e formazione dei professionisti del patrimonio culturale e ha di recente pubblicato il report “Cultural heritage education & training in Europe – pathways to qualification” (https://charter-alliance.eu/wp-content/uploads/2021/10/d31_final_v2.pdf). Questo primo rapporto restituisce un’analisi approfondita, a partire da un set di definizioni condivise, sui percorsi d’istruzione europei nell’ambito del patrimonio culturale.

ABSTRACT

The relationship between profession, training and employment is one of the topos of the studies and research about cultural policies. The research” Mapping of emerging cultural professions and their training courses” analyzes the definition of “cultural profession” and then deepens and identifies the present and emerging professional figures, the training courses connected to them and the state of the art of the cultural labour market.

 

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Martina De Luca

Martina De Luca

Martina De Luca. Storica dell’arte, Ph.D. Cura il settore della formazione presso Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, ha lavorato presso il MiBACT, prima come Responsabile dei Servizi Educativi della Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, e successivamente presso la Direzione Generale Educazione Ricerca dove ha curato, tra l’altro, il Piano nazionale per l’educazione al patrimonio culturale e programmi di formazione a livello nazionale e internazionale. Ha svolto, in qualità di Presidente di Eccom attività di ricerca, consulenza e formazione inerenti il rapporto tra cultura e territorio con particolare riferimento alla creatività contemporanea, il ruolo sociale della cultura e il valore educativo di musei e patrimonio. È membro del Consiglio di amministrazione del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, del Comitato di direzione della rivista “Economia della cultura” e membro onorario di ENCACT.

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