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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
La ricerca mira a individuare misure concrete per ridurre le emissioni in tutti i settori culturali italiani e raggiungere la neutralità di carbonio entro il 2050. Attraverso un'analisi dettagliata della situazione attuale, lo studio intende identificare criticità, migliori pratiche e coinvolgere gli stakeholder del settore per garantire un'efficace implementazione delle strategie di decarbonizzazione
© Foto di Divyangi K su Unsplash

Fondazione Santagata ha recentemente avviato il progetto “4C – deCarbonizzazione in Campo Culturale e Creativo” per rispondere all’attuale emergenza climatica. La ricerca mira a individuare misure concrete per ridurre le emissioni in tutti i settori culturali italiani e raggiungere la neutralità di carbonio entro il 2050.

La cultura è al centro della società italiana: grande attrattore per il turismo culturale, settore con competenze di alto livello che vengono riconosciute anche all’estero (si vedano, a titolo esemplificativo, i settori dell’archeologia, del restauro, o delle industrie creative), nel 2022 occupava circa il 6% della popolazione attiva, pari a 1,55 milioni di occupati (Symbola, 2023), e rappresentava il 12% del PIL insieme al turismo, che pesava per circa la metà del totale (dati 2021).

Ad oggi, analizzare il settore delle industrie culturali e creative significa riconoscere e comprendere la forte interdisciplinarietà relativamente a tutti quei settori – patrimonio culturale, sistema della creatività, cultura materiale, turismo, industria dei contenuti, ma anche industria manifatturiera – che fanno della cultura un settore dalle solide connessioni, talvolta esplicite, talvolta meno, con le strutture socioeconomiche italiane e dalla capacità e potenzialità di trainarne lo sviluppo economico e sociale.

IL RUOLO DELLE POLITICHE CULTURALI PER LA DECARBONIZZAZIONE

Nel panorama odierno, la decarbonizzazione rappresenta una sfida cruciale che coinvolge tutti i settori della società, compreso quello culturale. Questo settore non è esente da responsabilità in termini di emissioni di carbonio, e la sua trasformazione verso pratiche più sostenibili può avere un impatto significativo. “Il settore culturale è parte del problema; esso, però, è anche una parte cruciale della soluzione” (De Vries, 2021), quale elemento intersettoriale di catalizzazione del cambiamento.

Nonostante, infatti, una scienza sempre più capace di esplicitare e quantificare i nessi tra clima, ambiente e variabili economiche e sociali e una politica climatica sempre più stringente, la lotta al cambiamento climatico (intesa anche come adattamento) resta un argomento ancora troppo marginale nell’immaginario e nelle consapevolezze delle singole comunità territoriali, che necessita di meccanismi per ampliare il grado di coinvolgimento della società.

Nel contesto attuale, il settore della produzione culturale, ad eccezione di alcune significative esperienze nel mondo anglosassone, è stato probabilmente uno dei meno coinvolti nel dibattito sulla decarbonizzazione. Ciò è dovuto in parte alla sua minore rilevanza quantitativa, poiché il suo impatto economico ed ecologico non è paragonabile a quello di altri grandi settori economici e produttivi. Inoltre, vi sono anche motivazioni di natura emotiva e di volontà di non condizionamento della produzione artistica.

Nonostante ciò, il settore delle produzioni creative e culturali dovrebbe essere considerato strategicamente importante per la decarbonizzazione, poiché gioca un doppio ruolo. Da un lato, consuma risorse energetiche e materiali ad alto impatto climatico; dall’altro, è fondamentale per ampliare il coinvolgimento sociale sui temi della decarbonizzazione, dell’adattamento ai cambiamenti climatici e degli obiettivi dell’Agenda 2030. Diversamente dagli altri grandi settori economici, il settore culturale non solo contribuisce alla riduzione delle emissioni, essendo legato a tutti i principali fattori considerati dal PNIEC, ma è anche essenziale per i processi di trasformazione sociale necessari per adattarsi alle nuove condizioni socio-ecologiche inevitabili a diverse scale territoriali.

L’offerta culturale, attraverso varie forme ed espressioni, trasmette messaggi più accessibili rispetto alla scienza e alla politica, raggiungendo un pubblico eterogeneo che deve mettere in discussione abitudini, norme sociali e interessi individuali per sviluppare nuove competenze ed emozioni legate alla narrazione della crisi climatica, che è spesso troppo tecnica o politica.

Inoltre, il settore culturale, composto in Italia principalmente da micro e piccole imprese, ha la capacità di promuovere uno scambio orizzontale privilegiato tra artisti e pubblico, superando barriere geografiche e differenze socioeconomiche. In questo senso, la creatività e l’espressione artistica possono meglio di altri settori alimentare i principi di solidarietà e giustizia sociale, considerati essenziali dalla scienza e dall’attivismo climatico per affrontare l’emergenza climatica.

Attraverso l’analisi delle esperienze e delle strategie adottate da diverse istituzioni culturali, emerge quindi come la cultura e le industrie culturali e creative possano essere una forza trainante per il cambiamento sistemico verso la sostenibilità.

Le politiche culturali possono contribuire allo sviluppo sostenibile attraverso quattro percorsi strategici:

  • L’integrazione della cultura nelle strategie di sviluppo sostenibile migliora l’efficacia delle politiche e stimola l’innovazione sociale ed economica.
  • La partecipazione culturale e la cittadinanza attiva migliorano la qualità della vita e promuovono la sostenibilità.
  • La cooperazione tra settori culturali, privati, pubblici e civici affronta sfide globali e che si intersecano, con effetti sociali, ambientali ed economici, come il cambiamento climatico e la migrazione.
  • Infine, le politiche culturali inclusive valorizzano la diversità culturale e promuovono l’inclusione sociale.

IL CONTESTO ITALIANO

Anche nel contesto italiano, considerati i target relativi al cambiamento climatico, e in particolare il target stabilito dall’UE per il raggiungimento della neutralità climatica nel 2050, esaminare, comprendere e programmare in maniera strategica la serie di dipendenze reciproche tra il settore culturale e gli altri settori della vita economica (agricoltura, edilizia, energia, mobilità, tecnologia digitale, trasporti, educazione, sanità, ecc.) è fondamentale per affrontare la lotta al cambiamento climatico. La cultura deve trasformarsi insieme a queste attività e, anzi, può essere una delle leve da utilizzare per accelerare tale trasformazione a livello sistemico. La stessa UNESCO ha riconosciuto in più occasioni – la conferenza MONDIACULT del 2022 o il Rapporto Globale UNESCO Re|shaping policies for creativity: addressing culture as a global public good (2022) a titolo meramente esemplificativo – come il settore culturale e creativo possa svolgere un ruolo essenziale nell’influenzare il modo in cui le persone e i governi comprendono e reagiscono al cambiamento climatico. I contenuti veicolati dalle attività culturali contribuiscono fortemente a formare il nostro immaginario, a trasformare la realtà in cui viviamo, sia guardando ai singoli che alla comunità e alla sfera economica, e beni e attività culturali possono veicolare contenuti e significati di particolare importanza quando la necessità di un cambiamento di paradigma si fa stringente.

Così come a livello internazionale, anche in Italia il settore si sta muovendo, quindi, verso proposte concrete che gli permettano di affrontare nuove sfide, ivi inclusa la crisi climatica e ambientale.

In questo panorama la ricerca “4C – deCarbonizzazione in Campo Culturale e Creativo” si configura come il primo studio nazionale volto a esplorare in maniera trasversale tutti i settori culturali, sottolineando l’assoluta necessità di adottare strategie incisive per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Attraverso un’analisi dettagliata della situazione attuale, lo studio intende identificare criticità, migliori pratiche e coinvolgere gli stakeholder del settore per garantire un’efficace implementazione delle strategie di decarbonizzazione. I risultati attesi includono la produzione di un report dettagliato sullo stato attuale del settore culturale e creativo, con specifiche schede di intervento per diverse attività e condizioni, oltre a una mappatura delle necessità delle organizzazioni culturali.

PRIME EVIDENZE E SFIDE EMERGENTI

Innanzi tutto, un primo dato positivo è l’ampia risposta che sta riscuotendo la ricerca. Alcune centinaia di organizzazioni culturali in Italia hanno già risposto e il questionario è ancora attivo a questo indirizzo: https://forms.gle/pyATbnGVj8zBWqt77

Dai primi dati raccolti emerge una crescente sensibilità ambientale nei fruitori, con un terzo di essi che richiede esplicitamente agli enti di affrontare tematiche ambientali. Tuttavia, il 75% delle organizzazioni non dispone di un piano d’azione operativo sulla sostenibilità, e il 73% non è dotato di personale dedicato e, a livello di misure quali criteri di sostenibilità per la scelta dei fornitori o pratiche di compensazione delle emissioni, vi è un numero molto ridotto di organizzazioni già attive.

Le principali ragioni evidenziate per l’assenza di strutturazione in tema di sostenibilità sono: la mancanza di competenze specifiche interne, seguita dalla mancanza di tempo e dai deficit organizzativi. Al contrario, le barriere informative e la mancanza di dati disponibili non sono segnalate come ostacoli. Ciò indica ancora una volta come l’adattamento climatico sia un tema ampiamente discusso e che anche all’interno delle organizzazioni la sensibilità è elevata. Tuttavia, emerge una significativa difficoltà nel tradurre questa consapevolezza in cambiamenti integrati e strategici.

Entro fine anno avremo i dati definitivi e sarà possibile condividere il report di ricerca con la fotografia dei settori culturali e creativi rispetto alla decarbonizzazione, le misure e le politiche da attuare per favorire la transizione.

BIBLIOGRAFIA E SUGGERIMENTI DI LETTURA

De Vries, G. (2021). To Make the Silos Dance. Mainstreaming Culture into EU Policy. Commissioned by the European Cultural Foundation in the framework of A Cultural Deal for Europe.

Stormy times: Nature and humans : cultural courage for change : 11 messages for and from Europe. (2022). Publications Office of the European Union.

Sustaining Great Art and Culture. Environmental Report 2018/19. (2020). Arts Council England.

ABSTRACT

The research “4C – deCarbonizzazione in Campo Culturale e Creativo” is the first national study aimed at exploring all cultural sectors, emphasizing the absolute need to adopt incisive strategies to achieve sustainable development goals. Through a detailed analysis of the current situation, the study aims to identify critical issues, best practices and engage stakeholders in the sector to ensure effective implementation of decarbonization strategies. Expected outcomes include the production of a detailed report on the current state of the cultural and creative sector, with specific action sheets for different activities and conditions, as well as a mapping of the needs of cultural organizations.

 

Paola Borrione. Presidente e Head of Research – Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura. Esperta in analisi economica della produzione e innovazione culturale e di nuove tecnologie, è valutatore di diversi programmi europei e autrice di studi e ricerche sull’economia della cultura. È inoltre Lecturer in Culture and Arts Economics a SciencesPo – School of Public Affairs, Parigi.

Andrea Porta – Direttore Area Turismo e Transizione Equa – Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura. Dottorando in Turismo e Geografia alla Rovira i Virgili University, MA in Sviluppo Sostenibile, BA in Economia della Cultura presso l’Università di Torino. Ha esperienze professionali internazionali in sviluppo locale, economia della cultura e turismo sostenibile.

 

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