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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Il libro "Algorithms of Resistance: The Everyday Fight against Platform Power" di Tiziano Bonini ed Emiliano Treré (MIT Press, 2024) approfondisce l'impatto delle piattaforme e degli algoritmi sugli individui, sulle comunità e sulla vita sociale a livello globale - Recensione di Claudio Calveri

LA CONTRONARRAZIONE: RESISTERE ALL’INVADENZA DEGLI ALGORITMI

Il libro “Algorithms of Resistance: The Everyday Fight against Platform Power” di Tiziano Bonini ed Emiliano Treré (edito da MIT Press e disponibile gratuitamente per la lettura QUI) approfondisce l’impatto delle piattaforme e degli algoritmi sugli individui, sulle comunità e sulla vita sociale a livello globale. Il testo offre una panoramica di scenario efficace utile a mettere insieme, in modo sistematico, molti degli spunti offerti dai media, contribuendo a chiarire diversi aspetti della relazione con le nuove tecnologie. Il testo si focalizza sulla contronarrazione dedicata alle modalità con cui le persone resistono al controllo degli algoritmi in vari ambiti come il lavoro precario (la ‘Gig economy’), le industrie culturali e la politica. Gli autori evidenziano le tattiche e le strategie impiegate da lavoratori, artisti e movimenti sociali per sfidare il dominio pervasivo dei meccanismi automatici ed automatizzati che le dinamiche di funzionamento delle piattaforme digitali impongono come costo all’utente per il loro utilizzo. L’analisi svolta enfatizza il concetto di economia morale (la ‘moral economy’), illustrando come gli individui possono affermare il proprio potere d’azione e resistere all’influenza pervasiva degli algoritmi. Attraverso diversi casi di studio, gli autori rivelano l’imperativo morale per gli individui di diversi settori di resistere all’invasività di molti strumenti digitali, mostrando come gli atti quotidiani di resistenza possano sfidare le dinamiche di potere delle società profit proprietarie delle piattaforme.

IL TEMA DELL’INFLUENZA DEGLI ALGORITMI

Tutto il discorso verte essenzialmente sulla questione del controllo – e quindi della censura selettiva – che gli algoritmi sono in grado di operare sui contenuti gestiti dalle varie piattaforme. In sostanza gli algoritmi sono progettati per curare e dare priorità ai contenuti in base a vari fattori come la pertinenza ma soprattutto il coinvolgimento e il comportamento degli utenti. Un approccio che porta ad una maggiore personalizzazione, senz’altro, ma che non è esente da diversi problemi, in quanto proprio la funzione di organizzazione e coordinamento dei flussi affidata a tali meccanismi risponde a dei principi, e quindi a delle scelte, che non sempre hanno ispirazioni virtuose. Un esempio che spesso emerge è quello della polarizzazione indotta dai canali social media, che tendono a mostrare alle persone contenuti o attinenti alle proprie convinzioni o totalmente opposte, sapendo che entrambe le dinamiche contribuiscono ad alimentare le interazioni (e dunque il tempo speso dagli utenti sulla piattaforma, alla base dei modelli di business degli operatori del settore, che monetizzano poi la presenza attraverso le pubblicità e la raccolta e rivendita dei dati personali).

Nel dettaglio, le “filter bubble” si riferiscono al fenomeno in cui gli algoritmi dei social media e le scelte degli utenti portano alla creazione di ecosistemi informativi personalizzati che contengono principalmente contenuti che confermano le convinzioni esistenti di un individuo. Ciò può comportare una mancanza di esposizione a prospettive diverse, contribuendo potenzialmente alla polarizzazione, che è dunque caratterizzata e alimentata dalla formazione di credenze reciprocamente esclusive all’interno di una società, anche quando i gruppi possono comunicare e interagire tra loro.

Esiste anche una letteratura che tende a smentire questa interpretazione, ad esempio recenti studi di Meta (la società proprietaria di Facebook e Instagram) che, pur riconoscendo l’esistenza delle filter bubble, sostengono non portino necessariamente ad un aumento della polarizzazione. Gli studi hanno inoltre dimostrato che i cambiamenti algoritmici volti a ridurre la polarizzazione non erano efficaci nel raggiungere l’obiettivo.

I critici della teoria della polarizzazione indotta in generale asseriscono che le metafore delle “Echo Chambers”, “camere dell’eco” digitali nelle quali risuonano solo idee coerenti con la propria visione del mondo e delle filter bubble non sono rappresentazioni accurate delle esperienze della maggior parte degli individui con i social media, e suggeriscono invece che le persone preferiscono interagire con informazioni che confermano le loro convinzioni e che questa preferenza non è necessariamente guidata dalla manipolazione algoritmica.

Al netto del dibattito scientifico – che ha profonde implicazioni sociali, commerciali e imprenditoriali – rimane indiscusso che l’effetto incisivo degli algoritmi sia un fattore, ed è proprio a questo punto del discorso che si inserisce il contributo di Bonini e Trerè, che illustrano in maniera circostanziata come anche uno scenario del genere non vada necessariamente subito, ma possa essere interpretato in maniera proattiva.

IL FOCUS SUL SETTORE CULTURALE E CREATIVO

Come detto gli autori si soffermano su tre categorie principali di “ribelli digitali”, con una disamina che parte dai Gig workers e si spinge fino agli attivisti politici, dedicando un focus specifico alle azioni di stakeholder del settore culturale e creativo: i creatori e consumatori di contenuti culturali digitali. In particolare, in riferimento a quest’ultima categoria, viene descritta l’attività degli “Instagram Engagement Groups (Pods)”, gruppi di utenti auto-organizzati allo scopo di modificare artificialmente i risultati della pubblicazione dei loro contenuti. A fronte di un “mostro” digitale che si ciba dei loro dati e delle loro azioni, i membri di questi gruppi rispondono alleandosi – tramite contatti su forum e comunità digitali – per coordinare scambi di interazioni su ogni loro pubblicazione, una pratica che viene letta dagli algoritmi come segnale di interesse, e dunque premiata con una visibilità maggiore. Interessante sia la descrizione accurata delle loro pratiche che la dissertazione più ampia sulla ‘moralità’ di queste pratiche in un orizzonte economico e sociale, che consigliamo di leggere in maniera approfondita. Gli autori propongono un quadro teorico che vede gli algoritmi esistenti su un continuum, con due economie morali opposte: l’economia morale dell’utente e l’economia morale della piattaforma. Tale quadro funge da base per esplorare come gli individui possono affermare la propria azione e resistere all’influenza pervasiva degli algoritmi.

IL TEMA ESSENZIALE DELL’EMPOWERMENT DIGITALE

Il libro sottolinea l’importanza di comprendere e interagire con gli algoritmi come mezzo di empowerment e resistenza contro le forze dominanti del potere della piattaforma, evidenziando l’imperativo morale per individui provenienti da contesti diversi di sfidare e riutilizzare gli algoritmi per raggiungere i propri obiettivi.

L’empowerment digitale si riferisce al processo che consente agli individui e alle organizzazioni di assumere il controllo delle proprie priorità, esigenze ed obiettivi in ambito digitale, anziché essere totalmente controllati da forze esterne. Una prospettiva che implica lo sviluppo della consapevolezza di meccanismi e strumenti digitali tale da consentirne un’interpretazione non meramente passiva, ma attenta a cogliere le opportunità di interazione col contesto.

Un tema particolarmente significativo nella prospettiva del settore culturale e creativo, se pensiamo che le raccomandazioni algoritmiche possono portare all’omogeneizzazione dell’espressione artistica favorendo artisti popolari e affermati rispetto a quelli emergenti o di nicchia, producendo una perdita di diversità e innovazione nelle arti. Ancora, gli algoritmi guidati dall’intelligenza artificiale possono perpetuare pregiudizi e stereotipi, portando all’emarginazione di determinati gruppi o artisti, arrivando anche alla censura di determinate espressioni creative.

Il libro colloca “l’agire algoritmico” (“algorithmic agency”) nel contesto più ampio della comprensione di come le persone interagiscono con le nuove infrastrutture immateriali ma sempre più decisive nella loro vita quotidiana, proponendo una chiave interpretativa e comportamentale importante per l’era della trasformazione digitale.

 

Tiziano Bonini and Emiliano Treré, Algorithms of Resistance. The Everyday Fight against Platform Power, The MIT Press, 2024

ABSTRACT

The book “Algorithms of Resistance: The Everyday Fight against Platform Power” by Tiziano Bonini and Emiliano Treré (MIT Press, 2024) delves into the impact of platforms and algorithms on individuals, communities and social life globally. The text provides an effective scenario overview useful in bringing together, in a systematic way, many of the insights offered by the media, helping to clarify several aspects of the relationship with new technologies. The text focuses on the counter-narrative devoted to the ways in which people resist the control of algorithms in various areas such as precarious work (the ‘Gig economy’), cultural industries, and politics.

 

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