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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Un ricco contributo, in italiano, in difesa dei diritti e dei doveri culturali. Da tempo in paesi come la Francia o il Belgio i professionisti del settore culturale orientano il proprio agire al rispetto dei diritti culturali, sulla scorta di decreti e leggi che istituiscono questa categoria di diritti umani quale orizzonte necessario dell’azione culturale, soprattutto quando finanziata da fondi pubblici. In Italia la situazione è diversa e il saggio di Monica Amari (Elogio dei diritti e dei doveri culturali – A difesa della Democrazia, Rubettino, 2023) è un prezioso stimolo al dibattito nazionale, tanto tra gli operatori quanto tra i teorici del settore

I DIRITITI CULTURALI: UN CAMPO D’ESPLORAZIONE ESTESO

Diritto e cultura: niente di nuovo sotto il sole, si dirà. È assodata l’importanza del discorso giuridico in chiave patrimoniale, la sua centralità nella protezione dell’autorialità, nella difesa del diritto dei cittadini all’accesso alle produzioni culturali. Per non parlare poi del diritto all’educazione, di cui chiunque percepisce spontaneamente la natura “culturale”. Eppure, quando si parla di Diritti culturali, è sempre utile e prezioso precisare di cosa si sta parlando veramente. Con Elogio dei diritti e dei doveri culturali, Monica Amari, da non giurista appassionata di diritto, si pone alla ricerca dell’essenza di questa nozione giuridica, accompagnando il lettore alla scoperta della sua reale ricchezza, attraverso le vicende storiche e filosofiche che ne hanno portato alla nascita, alla varia percezione e fortuna, in primis in seno alle istituzioni onusiane che per prime ne sancirono il pieno riconoscimento nel sistema dei diritti dell’uomo.

I DIRITTI DELLA DIGNITÀ E DELL’IDENTITÀ

La ricchezza delle fonti presentate dall’autrice permette al lettore di inquadrare storicamente il tema, di ripercorrerne l’evoluzione nel processo di riconoscimento nella giurisprudenza internazionale e nazionale. Partendo ovviamente dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, che nel suo Articolo 22 ha nominato e designato i diritti culturali come categoria autonoma di diritti umani, accomunandoli ai Diritti economici e sociali e collegandoli al concetto centrale di “dignità” della persona.

L’excursus proposto da Amari trova nella pubblicazione della Dichiarazione di Friburgo (2007) un momento d’ancoraggio concettuale fondamentale. La Dichiarazione ha organizzato in un solo testo i diritti culturali già enunciati in diversi documenti internazionali, strutturandoli attorno alla nozione di identità e ad una concezione antropologica, non settoriale, del concetto di “cultura”. I diritti culturali vi sono definiti come “i diritti essenziali alla dignità umana”. La nozione di cultura si estende a ricoprire “i valori, le credenze, le convinzioni, le lingue, i saperi e le arti, le tradizioni, istituzioni e modi di vita tramite i quali una persona o un gruppo esprime la propria umanità e i significati che dà alla propria esistenza e al proprio sviluppo” [1]. Il concetto di “identità”, anch’esso centrale, è basato non su posizioni di ripiego identitario e di relativismo culturale, ma piuttosto sull’apertura alla diversità delle risorse culturali che permettono a ciascuno di costruire il proprio percorso identitario.

NON PIÙ PARENTI POVERI DEI DIRITTI UMANI

Proponendo una generosa ricostruzione storico-giuridica, il testo di Amari diventa un punto di riferimento per chiunque voglia riordinare le idee su cosa si intende per “diritti culturali”. Per ognuno dei concetti chiave esposti (“dignità”, “diversità”, “identità”…) ricche sono le fonti storiche e i riferimenti giuridici presentati. Riferimenti che permettono anzitutto di inquadrare i diritti culturali nel dispositivo più ampio dei diritti umani.
Oltrepassando la loro condizione storica di “parenti poveri” del sistema onusiano, Monica Amari riprende invece l’argomentazione che pone i diritti culturali a sostegno dell’effettività di tutti gli altri diritti e, in potenza, come leva per il rispetto dei principi sanciti nel testo della Costituzione italiana. L’autrice ci mostra soprattutto come lo spazio aperto dalla riflessione giuridica in questo ambito sia terreno fertile, ricco di spunti di riflessione non solo per gli operatori del “settore culturale”’ ma per chiunque cerchi percorsi sostenibili di integrazione tra le questioni di natura culturale e i diversi ambiti dell’agire pubblico.

A DIFESA DELLA DEMOCRAZIA

In Elogio dei diritti e dei doveri culturali leggiamo – tra le righe e non solo – un’appassionata difesa democratica. Un regime democratico “istruito”, ovvero esperto e avvertito, deve rendersi capace di far fronte al pericolo documentato di “indigenza culturale”, integrando nel proprio sistema giuridico i concetti di dignità, di identità e di diversità tra le persone: nozioni spesso controverse, nel corso della storia percepite sovente come ostacolo al vivere pacifico. I diritti culturali, dunque, lungi dall’essere la ciliegina decorativa sulla torta dei diritti umani, divengono piuttosto il collante dell’intero sistema, per la loro capacità di conferire nuova vivacità e pertinenza al sitema dei diritti umani, anche di fronte alle prove di una società della conoscenza sfidata da nuove logiche di creazione e distruzione cuturale, tra meccanismi emergenti di distrazione e riduzionismo populistico, che in ultima analisi minacciano l’impianto democratico.

IN ITALIA: RIFORMARE LA COSTITUZIONE?

La seconda parte del libro è un “secondo tempo” quasi esclusivamente giocato in casa. Monica Amari ci prende per mano e ci accompagna nella comprensione di come e perché sia necessaria una revisione della Carta costituzionale italiana – nientemeno. Viene offerta al lettore la possibilità di interrogarsi sulle ragioni per cui la dimensione culturale sia assente dai principi fondamentali della Costituzione italiana, dove vengono invece presentati i principi “fratelli” della solidarietà e dell’uguaglianza. Come molte altre Costituzioni Europee, anche la Costituzione italiana integra la questione culturale in termini patrimoniali e educativi, senza dare spazio alle dimensioni individuale e identitaria – integrate, come si è visto, dai diritti culturali. A tal proposito, l’autrice articola diverse proposte volte a tradurre a livello nazionale istanze e figure esistenti sul piano internazionale, a garanzia dell’effettività dei diritti culturali [2].

SUL CAMPO

Elogio dei diritti e dei doveri culturali ha diversi meriti, non ultimo quello di organizzare in chiave giuridica delle intuizioni che molti operatori culturali, italiani ed europei, integrano da tempo nel proprio DNA professionale: il concepirsi come soggetti di cura/care più che come produttori di beni e servizi di consumo culturale, o la necessità di mettersi al lavoro sugli spazi e i territori con approcci che siano prima di tutto culturali, affinché l’identità, la dignità e il benessere delle persone siano al centro del proprio agire e dell’impatto perseguito. È importante ridare a queste intuizioni una base di valore anche giuridico, per scongiurare il pericolo sempre presente di deviazioni verso approcci paternalistici, e per inserire convintamente queste pratiche in una logica di autentico empowerment democratico.

Le opinioni espresse in questo articolo sono personali e appartengono esclusivamente all’autrice.

NOTE

[1] I Diritti culturali, Dichiarazione di Friburgo, Art. 2, p. 5

[2] Firma la petizione – Movimento per i diritti e i doveri culturali (diritticulturali.org)

ABSTRACT

“Elogio dei diritti e dei doveri culturali: a difesa della democrazia” by Monica Amari allows for a clear reconstruction of the historic, legal, social, and democratic value of human cultural rights. Historically perceived as the poor relation of the human rights system, the author shows how these rights should play instead a central role in contemporary society, as they act as shield against antidemocratic and populist slides. Amari also advocates for the recognition of the cultural dimension in the Italian Constitution. The author proposes concrete solutions aimed at a stronger recognition of cultural rights in the italian laws and institutions.

 

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Irene Favero

Irene Favero

Irene Favero si interessa da più di un decennio al tema dei diritti culturali, lavorando in Brasile, Regno Unito, Francia e Belgio. Con Réseau culture 21 e l'Observatoire de la diversité et des droits culturels (Friburgo), ha partecipato alla creazione del programma Paideia di osservazione e valutazione dell’effettività dei diritti culturali. In Belgio ha partecipato alla creazione della Piattaforma d’Osservazione dei diritti culturali. Dal 2017 è Project officer per il programma Europea Creativa – Cultura dell’UE.

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