Rendere visibile l’invisibile: risvegliare Comunità
Nel 2003 nasce a Torino il Social Community Theatre Centre (da qui in avanti abbreviato in SCT Centre), un’idea ambiziosa e all’avanguardia nello sviluppo di progetti di arti performative con la volontà precisa di avere un impatto trasformativo sulle persone e sui luoghi in cui quei progetti avvengono.
Questo è stato possibile grazie a una serie di incontri e circostanze. Il primo incontro è stato quello tra Alessandra Rossi Ghiglione e Alessandro Pontremoli, entrambi formatisi sotto la guida di Sisto Dalla Palma all’Università Cattolica di Milano, con l’idea che il teatro è inevitabilmente azione sociale. Sono i primi anni 2000 e siamo in una Torino di forti innovazioni e di sperimentazioni in cui la cultura diventa collante tra comunità, luoghi e discipline. Ed è qui che avviene il secondo incontro, tra l’Università di Torino, Corep (il Consorzio per la Ricerca e l’Educazione Permanente) e il Teatro Popolare Europeo, che ha reso possibile la formazione di una struttura organizzata e capace di muoversi su più livelli, sia nazionali sia internazionali, e che ha garantito a quell’idea ambiziosa di diventare una Scuola, punto di riferimento per il Teatro Sociale e di Comunità.
Ma il lavoro di SCT Centre non è quello di creare comunità, perché, come racconta Alessandra Rossi Ghiglione nella sua intervista nel volume:
“Noi non creiamo una comunità, perché essa esiste indipendentemente dall’azione artistica, esiste in un suo modo di essere. Quello che noi creiamo è la possibilità che la comunità si legga come soggetto plurale e si legga in ciò che non è immediatamente evidente, uscendo o allargando la visione già acquisita che i singoli abitanti hanno. Proviamo quindi a facilitare la presa di consapevolezza delle persone sul fatto che non esiste una visione monolitica della comunità, ma che la comunità di cui sono parte è plurale e che quello che esiste ed è visibile di questa comunità non è l’unica comunità esistente, ma che esistono altre comunità vocazionali, potenziali e sommerse. A cui come teatro possiamo offrire la possibilità di rendersi visibili, essere narrate. Come diceva Artaud, riuscire a rendere visibile l’invisibile, questa è la funzione del teatro” (p. 25).
Struttura del volume
Nel 2023, SCT Centre, in occasione dei suoi venti anni di attività, si è voluto interrogare sul suo percorso, invitando studiosi e ricercatori ad analizzare gli impatti del Centro secondo le discipline di ognuno. Nasce così il volume Teatro, Comunità, innovazione: venti anni di SCT Centre curato da Alessandro Pontremoli, Alessandra Rossi Ghiglione e Giulia Alonzo, edizioni Franco Angeli (2024, pp. 286) per la collana Pubblico, professioni e luoghi della cultura, disponibile in Open Access.
Pensato per offrire a operatori e ricercatori nel campo dello spettacolo dal vivo, della cultura, del sociale e dell’educazione, e in generale a chi abbia interesse e curiosità nelle pratiche di inclusione, partecipazione e welfare culturale, il testo si propone come un efficace e sintetico strumento per orientarsi in un settore in rapido sviluppo, restando fedele alle sue profonde motivazioni etiche. Sono del resto sempre più numerose le istituzioni che riconoscono l’efficacia di questo approccio, strettamente connesso alle attività quotidiane, sul ben-essere e sulla salute degli individui e delle comunità e sullo sviluppo democratico dei territori.
Il testo offre dunque una visione della storia e dell’identità di un’organizzazione specifica, ma anche un panorama di temi centrali della cultura e del teatro degli ultimi vent’anni, così come tocca sfide di innovazione di grande interesse in ottica di intersettorialità, interdisciplinarietà e nuove professionalità.
Per avvicinare i lettori al mondo di SCT Centre il volume si apre con le interviste ai due fondatori del Centro, Alessandro Pontremoli e Alessandra Rossi Ghiglione, entrambe realizzate da Giulia Alonzo che ha provato a riassumere la storia di questi venti anni in un capitolo introduttivo che completa e contestualizza le interviste, nato a partire dall’analisi di una matrice a uso dello staff di SCT Centre per orientarsi in oltre venti anni di attività.
Il volume è strutturato in tre sezioni.
La prima, quella più corposa, è dedicata alle sfide e alle intersettorialità, mettendo in evidenza i legami e gli interessi interdisciplinari di SCT Centre. In primis, il rapporto teatro e promozione della salute con il saggio di Giulia Innocenti Malini, sul tema delle fragilità sociali. Con il saggio di Roberta Paltrinieri sulla partecipazione civica nella costruzione di comunità urbane, tra Welfare Culturale e produzione artistica, e con quello di Tiziana Ciampolini, si affronta il rapporto tra teatro e innovazione sociale che ripercorre la storia di Spazio BAC – Barolo Arti con le Comunità, ovvero il primo centro culturale di prossimità dedicato ai temi del Welfare Culturale, che ha portato al riconoscimento nazionale come “Civic Place” (progetto beCivic di Fondazione Italia Sociale). Poi con i saggi di Rossana Becarelli sul progetto all’ospedale oncologico San Giovanni, uno dei primi che ha aperto le porte al rapporto tra SCT Centre e le Medical Humanities, e di Marta Reichlin sul tema della salute. Pier Cesare Rivoltella discute il ruolo del teatro nella formazione e nella didattica. Infine, la sezione si conclude con il capitolo di Egidio Dansero e Riccardo Giovanni Bruno sul teatro nei contesti di emergenza e di cooperazione e sviluppo.
La seconda sezione del volume si concentra su alcune dimensioni della teatralità che SCT Centre ha esplorato e innovato, come il lavoro sulla drammaturgia di comunità e la drammaturgia dell’esperienza, che si traducono in azioni teatrali, narrative, festive e rituali in cui la comunità assume un ruolo centrale. Roberta Carpani affronta le performance site-specific di SCT Centre; l’intervento di Davide Cioffrese è dedicato al ruolo del drammaturgo nel Teatro Sociale e di Comunità; Fabrizio Fiaschini indaga il format della parata teatrale con la Parata del Minestrone; Oliviero Ponte di Pino propone con un capitolo, dal formato non convenzionale, dedicato al Gioco dell’OCA, il nuovo format gaming e teatro partecipativo adottato da SCT Centre in alcuni dei suoi più recenti progetti. Giulia Innocenti Malini affronta il tema della formazione nel Teatro Sociale di Comunità. Infine Rita Maria Fabris conclude la sezione approfondendo il tema dell’interdisciplinarietà e delle competenze trasversali in università, a proposito di light and soft skills nei settori sociale ed educativo.
L’ultima sezione è quella storica e culturale, che inquadra il tema del Teatro Sociale e di Comunità e di SCT Centre nell’ambito di alcuni macro fenomeni culturali. Lucio Argano nel suo saggio analizza i potenziali della forma organizzativa di SCT Centre; Alessandro Bollo affronta il tema dell’Audience Engagement; la parola “comunità” è il centro dell’intervento di Claudio Bernardi; Francesco De Biase apre la finestra su Torino, tra innovazione e politiche culturali; infine Antonio Taormina pone le basi per una riflessione su SCT Centre come un osservatorio culturale.
Nel volume è presente inoltre un box di approfondimento a firma di Marco Cappa e Flora Caputo, sulla costruzione della matrice di analisi.
Conclude il volume l’elenco dei progetti realizzati dal 2003 a oggi da SCT Centre e una infografica per restituire e sintetizzare in un’immagine questo lungo percorso.
Innovazione, tra contaminazione e multidisciplinarietà
Sporcarsi le mani.
Contaminarsi con altre discipline.
Ascoltare in un processo di continua formazione.
In un contesto di interdisciplinarietà, per comprendere le complessità del contemporaneo, SCT Centre propone un modello innovativo sviluppando i primi progetti intersettoriali di innovazione culturale e sociale, formazione, valutazione. SCT Centre basa la propria pratica su un dialogo costante tra la dimensione della ricerca scientifica interdisciplinare, che affonda le sue radici nell’eredità culturale e artistica italiana, dall’antropologia teatrale all’animazione teatrale, dalla narrazione teatrale al teatro educazione, dalla tradizione festiva alle pratiche di audience engagement per la partecipazione civica, e la pratica sul campo, “sporcandosi le mani” con le comunità e gli abitanti.
“Siamo stati inevitabilmente costretti a confrontarci con tecniche di varia natura. Per poter dimostrare che le nostre tecniche e le nostre esperienze erano efficaci sul piano educativo, formativo, terapeutico, relazionale, dovevamo sperimentare strumenti che venivano da altre discipline e soprattutto adottare strumenti di osservazione e di valutazione” perché, come prosegue Alessandro Pontremoli “Chi studia e fa teatro sa bene che bisogna sempre avere a che fare con la complessità” (pp. 21-22).
Basti vedere i numeri dei progetti realizzati in questi primi venti anni di attività, dal 2003 al 2023: 106 progetti che hanno agito in diversi settori, seppur molti siano interdisciplinari. Nello specifico: 23 nel settore Educativo, 21 nel settore Culturale, 20 nel settore Sociale, 16 nel settore Formazione, 13 in quello Sanitario, 12 nel settore Cooperazione e sviluppo, 1 nel settore Ambiente, come si vede nell’immagine 1 (dal volume, p.52).
Figura 1 – Progetti realizzati dal 2003 al 2023 suddivisi per ambito disciplinare

Conclusioni
SCT Centre, nato da una visione che unisce arte, cultura e partecipazione, ha dimostrato come il teatro possa diventare strumento di trasformazione sociale. Nei suoi vent’anni di attività, ha saputo leggere i bisogni delle comunità, risvegliandone la coscienza e creando spazi di incontro e riflessione. E in quest’ottica il futuro del teatro non risiede più nella semplice rappresentazione ma nel coinvolgimento diretto delle persone, restituendo all’arte la sua vocazione originaria di essere parte integrante della vita quotidiana e della crescita umana, come dichiara Alessandro Pontremoli nella sua intervista che apre il volume: “Il teatro tradizionale può sopravvivere solo se diventa riflessione seria sulla realtà, se, come nell’antica Grecia, tornerà a porre la comunità di fronte alle sue responsabilità e alla cura di sé stessa. […] Quando il teatro non sarà più considerato solo un’opera d’arte distaccata e separata dalla realtà e dalle pratiche del quotidiano, allora forse tutti torneranno a fare teatro, torneranno a fare un’esperienza per essere trasformati e accompagnati nella propria crescita, nel proprio percorso umano e formativo”.
Teatro, Comunità, innovazione: venti anni di SCT Centre
A cura di Alessandro Pontremoli, Alessandra Rossi Ghiglione e Giulia Franco Angeli, 2024, pp. 286
Collana Pubblico, professioni e luoghi della cultura
Disponibile in Open Access al link: https://series.francoangeli.it/index.php/oa/catalog/book/1163
ABSTRACT
The Social Community Theatre Centre was founded in 2003. Through the Community Social Theatre methodology, of which it is the initiator, it develops cross-sector projects in cultural and social innovation, training, and evaluation. On the occasion of its twentieth anniversary, the SCT Centre invited several scholars to analyse the strengths of its diverse activities, framing them within the broader context of local, national, and European cultural history. In the two decades of the 2000s, this history has significantly transformed the practices and cultures of working with people and communities.
