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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Flashback Habitat, un centro artistico indipendente, ecosistema per le culture contemporanee, che attraverso una forte impronta popolare, offre al contesto urbano in cui si inserisce nuovi spazi di incontro, rielaborazione del passato e nutrimento di immaginari. Il vuoto urbano, lo spazio abbandonato, indeciso, sospeso, da peso diventa così risorsa, laboratorio, bottega di elaborazione condivisa di futuro

In tutta Europa sono centinaia le storie di collettivi di produzione artistica indipendente che, gradualmente, hanno recuperato spazi abbandonati per farli diventare spazi inclusivi di partecipazione culturale, capaci di costruire comunità e promuovere le istanze di giustizia sociale e ambientale.

I processi di rigenerazione urbana a base culturale possono essere originati da diversi (f)attori: talvolta è un’iniziativa di singoli changemakers o associazioni che mobilita la partecipazione e costruisce comunità di desiderio, ad esempio com’è accaduto a Favara con Farm Cultural Park, trasformando un problema in un’opportunità, un centro storico disabitato in un polo espositivo per l’arte contemporanea internazionale che attrae turismo culturale e ospita occasioni di apprendimento informale per ogni età.

In altri casi, enti pubblici o privati rendono disponibili beni immobili aprendo all’inventiva locale la possibilità di dare a quei luoghi nuova vita, andando incontro alle esigenze del tessuto delle imprese creative e sociali che hanno così modo di crescere, rinnovarsi, proporre servizi e attività ad alto valore aggiunto, fare rete e ampliare l’impatto delle iniziative promosse. È successo nel Comune di Novara.

In questo articolo puntiamo i riflettori su un’esperienza che riassume in sé molti degli aspetti su citati. Flashback Habitat (FH) ha attecchito nel terreno fertile della città di Torino, che, come testimonia Torino Social Impact, grazie all’azione congiunta di 320 attori pubblici e privati, profit e non profit, ha l’ambizione di qualificarsi come “uno dei migliori posti al mondo per fare impresa e finanza di impatto”.

FH si inserisce nel percorso progettuale di una fiera d’arte contemporanea che si è affermata negli anni, e, sotto la direzione artistica di Alessandro Bulgini, attraverso una forte impronta popolare, offre al contesto urbano in cui si inserisce nuovi spazi di incontro, rielaborazione del passato e nutrimento di immaginari. Il vuoto urbano, lo spazio abbandonato, indeciso, sospeso, da peso diventa così risorsa, laboratorio, bottega di elaborazione condivisa di futuro.

COSA VUOL DIRE “OPERA VIVA”

Che cosa hanno in comune Taranto, Livorno e Torino? Sono state tutte e tre città industriali in declino costrette a reinventarsi. Bulgini, nato a Taranto, è vissuto a Livorno, dove ha lasciato il segno come pittore – suoi i quadri omaggio a Modigliani e a Mascagni alla stazione Centrale – e animatore sociale attraverso Vernice fresca, locale che all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso ospitava happening all’insegna della sperimentazione. Le due città sono legate fra loro dall’impattante attività produttiva, col conseguente baratto fra lavoro e salute, e dalla presenza del mare e della marina militare.

Il legame col mare è un vissuto che appartiene al romanzo familiare di Bulgini, ed è per questa ragione che l’immagine che esprime in estrema sintesi la sua poetica attinge da questa esperienza. Opera viva, nel gergo marinaresco indica ciò che sta sotto la linea di galleggiamento dei corpi immersi in acqua. Una linea che separa il sopra dal sotto, l’emerso dal sommerso, il visibile dall’invisibile, e si presta come dispositivo per suscitare la curiosità di chi osserva, interagisce, si interroga ed entra in dialogo con l’opera. A partire da un lavoro pittorico che ha attraversato diverse fasi, Bulgini è giunto a una ricerca artistica che ha progressivamente messo al centro la partecipazione attiva inserita nello spazio pubblico.

L’ARTISTA DI QUARTIERE

Lungi dal perseguire posizionamenti del proprio brand personale nel mercato dell’arte, Bulgini ha percorso un cammino che lo ha portato a mescolarsi fra le persone, da Taranto a Cosenza, da Calais al Marocco, da Venezia a Torino. Passato e presente si fondono nella necessità senza tempo di chi si sposta in cerca di fortuna e felicità. Ascoltare storie di vita, siano essi migranti o lavoratori poveri della periferia, mostrare le contraddizioni del proprio tempo e farsene interprete, prendersi cura della condizione esistenziale degli altri, tutto questo rende l’artista inguaribilmente incapace di indifferenza, come un glitch nell’algoritmo del capitalismo e/o nel sistema talvolta autoreferenziale del mondo dell’arte.

APPRODO A TORINO

Questo approccio di ascolto genuino, di condivisione e attivazione dal basso, è teso a produrre trasformazioni socio-culturali attraverso elaborazioni simboliche dagli effetti tangibili e diffusi. La caratteristica di questa arte d’inciampo è la bassa soglia di accesso, il suo mescolarsi ai flussi, ai respiri e ai silenzi di chi attraversa lo spazio pubblico immerso nei propri pensieri, pesi, “martirii”. È per la povera gente, nel senso di Dostoevskij, che Bulgini si fa corpo di scena, segno, voce per chi non ne ha, squarcio nel reale per introdurre nuove possibilità. È così che possono esser letti gli slanci donchisciotteschi per accorciare la Manica a Calais, nella “jungle” dei migranti in cerca di fortuna oltre il mare, oppure gli interventi di decoro urbano nel quartiere multiculturale di Barriera Milano. E proprio a Torino è nata l’opportunità di FH, un luogo di incontro, ricerca e sperimentazione artistica, un ecosistema creativo dove arte e vita sono strette in un binomio indissolubile.

GENESI DEL PROGETTO

La fiera d’arte Flashback nasce nel 2013 con l’intento di riportare attenzione su ciò che è trascurato, dimenticato. Questo interesse è gradualmente diventato una sorta di approccio olistico, un prisma di osservazione per interpretare la realtà sotto una nuova luce, generando visioni prospettiche inedite. La fiera è stata come un pretesto per ricontestualizzare l’arte storicizzata e guardare al passato come strumento di interpretazione e rielaborazione per la nostra contemporaneità, per il nostro presente. Negli anni questo modo di operare si è incrociato e arricchito grazie a Bulgini, che al pre-esistente ha dato un ruolo fondamentale nella sua ricerca artistica, il campo di indagine si è ampliato e l’attenzione è andata spostandosi dalle opere alle persone e ai processi situati nei luoghi e nei territori. È così che nel 2022 è nato FH, ecosistema per le culture contemporanee, un centro artistico indipendente frutto di una iniziativa di rivivificazione urbana di 20.000 mq di spazi abbandonati, un luogo denso di storia e di storie che sono anch’esse entrate a far parte dell’habitat.

RITRATTI DI NATIVI

Là dove c’era il brefotrofio della Provincia di Torino, l’istituto provinciale per l’infanzia e la maternità, oggi nascono nuove idee e si rielabora la storia e le memorie per costruire inclusione, creatività e partecipazione culturale. Quattro palazzine compongono il complesso, per un totale di 11 mila mq di superfici al coperto, circondate da un parco esteso per altri 9 mila mq che si affaccia sulla città dalla prima collina. Dove nascevano e crescevano i bambini negli anni ’50 e ’60, oggi c’è uno studio d’artista aperto alle proposte di residenza, uno spazio conviviale e molti ambienti espositivi che presentano mostre temporanee e una permanente dedicata ai “nativi”, testimoni del passato del luogo, un luogo che appartiene a loro intimamente ma che, attraverso questo progetto, si ripropone alla città con una nuova funzione, non meno generativa, una risorsa ancora più preziosa per il quartiere in cui si inserisce.

La mostra permanente “Una vita migliore”, realizzata in collaborazione con la Città Metropolitana di Torino, ripercorre le vicende dell’Istituto per l’Infanzia della Provincia di Torino. Tra il 1958 e il 1983, l’ex brefotrofio di corso Lanza ha accolto circa 300 bambini all’anno, nati da madri che non li hanno riconosciuti o non hanno potuto tenerli. Attraverso foto o documenti d’epoca e video testimonianze dei protagonisti, l’allestimento racconta le storie di abbandono e/o di rinascita dei bambini in attesa di adozione, che in genere avveniva entro i tre anni. Oggi molti di quei bambini, diventati adulti, frequentano il luogo e le attività di FH, riconoscendo le proprie origini, la loro prima casa, arricchendo di storie ed emozioni la nuova vita del luogo stesso. La mostra si pone come spunto di riflessione su cosa significhi essere genitori e figli, sensibilizzando l’opinione pubblica sulla realtà del parto segreto, atto d’amore che regala ai figli vite migliori ma comporta anche implicazioni emotive e psicologiche.

Più in generale, il modus operandi di FH fa luce su tutte le periferie umane del mondo nella convinzione che l’arte debba essere uno strumento vivo e che debba attivarsi per portare attenzione là dove è faticoso guardare, un’arte immersa nella quotidianità, senza etichette né pose, che mira soprattutto all’impatto, alla trasformazione delle condizioni di squilibrio, disuguaglianza e sofferenza percepite, registrate, fotografate. Un’arte catartica che si presenta col sorriso e la genialità di un clown labronico, la coerenza e l’intelligenza di un gesto performativo che fa sintesi e mostra in un attimo tutte le contraddizioni del capitalismo e le maschere che ci anestetizzano dall’empatia. Il risultato è un’ibridazione fra la memoria e un vivaio di nuovi talenti, con un leader come Bulgini, primum inter pares, principal investigator di un’arte che tesse sempre nuove relazioni di cittadinanza attiva.

ECOSISTEMA PER LE CULTURE CONTEMPORANEE

“Abbiamo deciso di progettare uno spazio libero di fruizione socio-culturale” – commenta Ginevra Pucci, direttrice generale insieme a Stefania Poddighe – “in cui l’autorealizzazione individuale si coniughi con l’agire solidale per una comunità. Un hub culturale per tutti i media e i generi: pittura, fotografia e scultura, film, video, media art, design, comunicazione, musica, danza, teatro e performance. Il progetto, con la direzione artistica di Bulgini, concretizza l’intento già sviluppato in precedenza di far entrare l’arte nella quotidianità di ciascuno di noi e di legarla strettamente alla vita.

L’idea è di lavorare con tutte le istituzioni su una nuova dinamica urbana per diventare una cittadella culturale e creativa proiettata verso il resto dell’Europa. Il percorso è difficile e complesso, da molti punti di vista, emotivo, organizzativo, economico, amministrativo: un territorio inesplorato. È così che Flashback si è trasformato negli anni in un’avventura urbana sfaccettata e in divenire che ci sta rendendo surfer esperti, schivi ma risoluti, attenti ma temerari, costantemente emozionati mentre osserviamo la terraferma nell’attesa della prossima onda.”

Membro di Lo Stato dei Luoghi e TEH Trans Europe Halles, FH è situato a pochi minuti dal centro storico di Torino, sulla prima collina. Il progetto, avviato un anno e mezzo fa grazie a un comodato d’uso gratuito di durata limitata, vede come proprietaria dell’area Cassa Depositi e Prestiti. L’auspicio è che i processi messi in azione in così poco tempo abbiano già dimostrato il potenziale trasformativo dell’arte, che rigenera porzioni di città e mette le ali agli abitanti attraverso il potere profetico dell’immaginario e delle pratiche di collaborazione. Un primo segnale di riconoscimento in questa direzione è stato il conferimento della civica benemerenza a Bulgini da parte del neo-sindaco Lo Russo.

Il metodo di lavoro impiegato, di cura condivisa dell’altro e dei beni comuni, costituisce una pratica di produzione culturale interdisciplinare e rappresenta un’istanza di welfare culturale che agisce attivamente quale determinante di salute d’importanza sempre maggiore per le persone coinvolte.

La vitalità contagiosa di FH trascina, tracima, trasporta, attrae e tratteggia un’idea di comunità solidale con gli occhi aperti al domani. Sulla terrazza panoramica con vista sulla città, novella Hollywood, campeggia la grande scritta rossa al neon “mater” che sussurra alla città dove tutto ha avuto inizio, e continua a nascere attraverso la ricerca artistica e la partecipazione culturale.

SITOGRAFIA

https://www.flashback.to.it/product-page/alessandro-bulgini-opera-viva-formulario

Decenni di foto e “Storie di matrimoni” (TGR Rai Piemonte) 

https://www.torinosocialimpact.it/

ABSTRACT

Flashback Habitat is a free space for socio-cultural participation where individual self-realization is combined with acting in solidarity for a community. A cultural hub in Turin for all media and genres: painting, photography and sculpture, film, video, media art, design, communication, music, dance, theater and performance. The project, under the artistic direction of Alessandro Bulgini, concretizes the previously developed intent of bringing art into the everyday life of each of us and tying it closely to life.

 

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Giancarlo Sciascia

Giancarlo Sciascia

Imprenditore e manager culturale con background in Economia Politica. Dal 2007 ha collaborato con numerose istituzioni italiane (Festival, Musei, Enti di ricerca) e contribuito alla realizzazione di varie startup competition all’intersezione tra gli ambiti digitale, sociale e culturale (cheFare, Culturability, Internet Festival, Falling Walls). Dal 2016 è l'Audience Developer di Fondazione Bruno Kessler. Nel 2020 ha curato il libro “Fabbricare fiducia al tempo di Covid19 e oltre” per Rubbettino.

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