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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Il nuovo volume di Annalisa Cicerchia (Editrice Bibliografica, 2024) è pensato per parlare agli operatori culturali, agli studenti e ai ricercatori, ma anche ai policy makers e a tutti coloro che sono interessati a capire come la cultura possa generare ben-essere ed effetti duraturi alla gamma più ampia e diversificata di persone

La nuova fatica editoriale di Annalisa Cicerchia si dedica a un tema, quello dei servizi culturali, che qui viene affrontato con uno sguardo ampio, libero perché felicemente svincolato dai perimetri interpretativi che normalmente si applicano quando si deve rispettare una particolare matrice disciplinare (che si parli di management dei servizi pubblici, di politiche culturali o di micro-economia culturale). Il risultato è un volume, pubblicato nella collana delle Geografie Culturali di Editrice Bibliografica, pensato per parlare sicuramente agli operatori culturali, agli studenti e ai ricercatori, ma anche ai policy makers e a tutti coloro che sono interessati a capire come la cultura possa generare ben-essere ed effetti duraturi alla gamma più ampia e diversificata di persone.

Secondo l’autrice per servizio si intende un modo organizzato pensato e progettato per far sì che i benefici della cultura e delle arti raggiungano chi ne ha bisogno, sottolineando come non solo la Costituzione attribuisca alla cultura un ruolo fondamentale, ma come lo Stato recentemente abbia riconosciuto i servizi culturali come “servizi pubblici essenziali” [1] al pari di quelli che garantiscono il diritto alla vita, alla salute, alla sicurezza, all’istruzione e alla libertà di circolazione.

Il primo aspetto che il libro ci consiglia di considerare è la difficoltà sostanziale a garantire un’ampia partecipazione e un diffuso godimento dei benefici che la cultura potenzialmente potrebbe favorire. Cicerchia ricorre a tutta la sua lunga esperienza di ricercatrice sociale in ambito culturale per evidenziare come siano ancora molte le barriere e i vincoli alla fruizione del patrimonio e come i livelli di partecipazione (o meglio di non partecipazione) rimangano preoccupantemente zavorrati da fattori di carattere culturale, economico e sociale, caratterizzati da profonde differenze e disparità a livello territoriale e sociale e ulteriormente sollecitati dagli anni di pandemia. Vengono sfatati, fortunatamente, alcuni luoghi comuni quale quello che siano i giovani la fascia necessariamente più disaffezionata all’arte e alla cultura.

Parlare di servizi culturali in questa accezione, vuol dire anche parlare di persone, intese come destinatarie e beneficiarie di una specifica attività. Diversi capitoli sono, infatti, dedicati al tema della conoscenza dell’utenza (i servizi culturali, per chi), della sua importanza e degli strumenti che si possono mettere in campo per raccogliere dati e addivenire a un modello efficace di rappresentazione del pubblico. Interessante qui l’approfondimento dell’autrice sullo strumento delle personas e sul processo della loro creazione. Da questo punto di vista Cicerchia fa riferimento ai modelli e alla strumentazione della Wayne State University di Detroit sviluppando una riflessione di metodo su come applicare le personas per orientare, progettare e gestire i servizi in luoghi culturali quali le biblioteche, i musei e in generale quegli spazi culturali che hanno a che fare con una molteplicità di utenti caratterizzati da interessi, fabbisogni, desideri e possibilità differenziate.

Particolarmente interessante, infine, la parte del volume dedicata ai sei principi fondamentali cui i servizi pubblici devono conformarsi: eguaglianza, imparzialità, continuità, diritto di scelta, partecipazione, efficienza ed efficacia. Vorrei soffermarmi qui sul primo, sia per l’importanza politica e programmatica che assume, sia perché rappresenta la chiave per interpretare lo spartito di tutti gli altri principi applicabili all’ambito culturale. Il principio di eguaglianza, come ci ricorda la Presidenza del Consiglio dei Ministri (1994), non deve essere inteso come semplice “uniformità delle prestazioni sotto il profilo delle condizioni personali e sociali”, ma richiede che sia applicato come “divieto di ogni ingiustificata discriminazione”. Sotto questa prospettiva si sollecita un lavoro più profondo, sensibile e competente di ascolto, progettazione e applicazione orientato a garantire a tutte e tutti esperienze che abbiamo comparabilità negli effetti di godimento, benessere, comprensione significativa e reale partecipazione, indipendentemente dalle condizioni personali, sociali ed economiche di ciascuno. In termini di stimolo nel libro si fa riferimento agli approcci dell’Universal design e del Design for all che chiedono alle organizzazioni culturali di andare oltre i comportamenti progettuali orientati alla duplicazione e alla separazione (da intendersi come servizi ad hoc per portatori di disabilità o per persone che hanno esigenze speciali, pur importanti soprattutto in contesti che tradizionalmente hanno avuto poche risorse progettuali su questi fronti). Progettare in termini universali presuppone invece che uno stesso servizio possa essere fruito da tutti, compresi coloro che si trovano in una qualche condizione sfavorevole temporanea o permanente, a partire dal riconoscimento delle differenze e delle profonde diseguaglianze. Si tratta di un approdo a cui non tutte le organizzazioni sono ancora in grado di guardare con competenza e adeguatezza (soprattutto laddove si richiedono processi evoluti di co-progettazione), ma che rappresenta un ambito di crescita del settore su cui è importante che convergano policy, risorse e sperimentazioni anche grazie alla stagione degli investimenti legati all’abbattimento delle barriere negli spazi culturali.

Il libro di Annalisa Cicerchia rappresenta pertanto un utile spazio di approfondimento e di lavoro che suggerisce agli operatori di trovare il proprio percorso di progettazione del servizio a partire da un sistema di principi e valori cardine, sforzandosi di individuare un “come” che sia sempre in grado di allineare al meglio possibile il “cosa” con il “chi”.

Annalisa Cicerchia, I servizi culturali. Che cosa sono, a che cosa servono, come funzionano, Editrice Bibliografica, 2024

NOTE

[1] D.L. n. 146 del 20/09/2015 “Misure urgenti per la fruizione del Patrimonio Storico Artistico della Nazione” poi convertito nella Legge 182 del 2015.

ABSTRACT

Annalisa Cicerchia’s new book, “I Servizi Culturali. Che cosa sono, a che cosa servono, come funzionano” (Editrice Bibliografica, 2024), is designed to speak to cultural workers, students and researchers, but also to policy makers and all those interested in understanding how culture can generate well-being and lasting effects to the widest and most diverse range of people.

 

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Alessandro Bollo

Alessandro Bollo

Alessandro Bollo è direttore del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Già direttore della Fondazione Polo del ‘900 di Torino e project manager della Fabbrica del Vapore di Milano. Precedentemente è stato co-fondatore e responsabile Ricerca e Consulenza della Fondazione Fitzcarraldo. È docente in diversi corsi e master a livello nazionale e internazionale occupandosi di economia e di politiche della cultura, di museologia e management culturale. È membro del Comitato di Gestione del Museo Nazionale del Cinema e ha collaborato alla candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura per il 2019.

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