skip to Main Content
LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Si è appena conclusa su RAI3 la quarta stagione di "Generazione Bellezza", il programma di Rai Cultura, scritto da Emilio Casalini, Cristina Erbetta e Simone Giorgi, con Livia Russo e Stefano Sotgia, e la collaborazione di Laura Nesi, per la regia di Davide Rinaldi. Venti nuove storie di visionari che realizzano se stessi con le loro comunità e i loro territori

“Generazione Bellezza” è un programma di Rai Cultura, scritto da Emilio Casalini, Cristina Erbetta e Simone Giorgi, con Livia Russo e Stefano Sotgia, e con la collaborazione di Laura Nesi. La regia è di Davide Rinaldi. Emilio Casalini racconta le persone che si realizzano con i loro territori e le loro comunità rendendoli così nuovamente luoghi abitabili da chiunque lo voglia. I percorsi, gli incontri e gli sguardi che ha proposto la quarta stagione del programma, appena conclusa, sono stati ancora di grande impatto. Difficile credere che nuove immagini e altre parole potessero aggiungere valore a ciò che le precedenti ci avevano già rivelato. Così è stato invece, ancora incredibilmente, di puntata in puntata. Non vorrei confondere chi si attende a questo punto la celebrazione della quotidianità più semplice di luoghi remoti, di una ruralità montana risorta, la citazione di giovani e meno giovani ritornanti al paese di origine o al suo senso, dei quali basterebbe il nome e mostrare volto e mani per indicarne l’unicità. Potrei farlo forse senza sbagliare e rispondendo comunque a un’attesa.

Una montagna, un paese remoto, abitanti che vi hanno realizzato un sogno, di lingue diverse, con passione competente e cultura. Nostalgia e incanto, poesia. Questo tempo ne ha bisogno, cerca conferme a questa possibilità e deve passare da questa semplicità e da questi luoghi, da dove – dicono in tanti a chi si occupa di Alpi e di Appennini – tutto è più semplice e ancora possibile. Innegabile che lo sia, eppure lontano dalle montagne, nelle città, dove si produce e riproduce il dettato economico e politico da applicare, si tende a sminuire la portata di ciò che avviene nelle Aree Interne negando che si tratti di un laboratorio e un grimaldello di rialfabetizzazione comunitaria ed economica di valore generale. “Non è mai troppo tardi”, il riferimento va alla stessa operazione culturale e politica dell’allora Alberto Manzi e del suo “corso di istruzione popolare per adulti analfabeti”. Dobbiamo sollecitarci – e non solo solleticarci – a fare delle singolari ma infinite storie realizzative dei territori rurali e alti un’opportunità di apprendimento generale, politico ed economico, sulla definizione di sviluppo di tutto il Paese e per la Costituzione materiale la cui costruzione abbiamo interrotto. È urgente riacquisire l’alfabeto e la capacità. Basta affidarsi, con certa disciplina, all’analisi più attenta e sistemica di questo fenomeno che la narrazione educata, esplorativa e di ricerca di Casalini ci suggerisce, votato alla più ostinata bene-dizione come esercizio consapevole e necessario.

In questo impegno troviamo la prima parola nuova delle storie di Generazione Bellezza 2024, che si è soffermata come mai finora sulle strutture che hanno consentito ai loro protagonisti di radicare la loro scelta, farne casa anche per altri, diventare comune, nuova istituzione e possibilmente politica. Cooperative, municipalità, parchi, imprese abitanti. È il noi che cerca l’io, lo sublima e lo rende tutti facendo del ritmo delle economie comunitarie io-noi-tutti-noi-io il suono di un tamburo che vogliamo sentire cercandone l’eco e diffondendolo a nostra volta. “I have a drum”, passiamo dal sogno a un fare gentilmente rumoroso, traducendo così l’ambizione di una terra, una provenienza, una casa comune per l’umanità. Nelle invisibilità del borgo, in quello inespresso, meno appariscente o non pre-a-porter – vediamo chiaramente in questa opera – è più facile trovare risposta alla ricerca di senso, spiritualità, clima, relazione e storia che inquieta il nostro tempo. Facciamocene una ragione. Ne esce un elogio alla rarefazione come contesto favorevole di attivazione del capitale sociale che le viscere non meno contorte ma più educate conservano. Questi territori consentono ancora una risposta semplice (rasenta l’ingenuità del più istintivo buon senso) e ne hanno manu-tenuto la possibilità, in attesa della festa, dopo tanto doloroso lutto. È la carezza rugosa dell’Appennino madre che attende nuove figlie e figli sui quali finalmente appoggiarsi. Le aree rurali – con particolare riguardo a quelle dei nostri Appennini – non meritano attenzione perché luoghi di maggiore bisogno di questo alfabeto ma perchè sui loro territori è più facile a tutti intenderne il valore, assumerne le fatiche e concepirlo per l’altrove, in città. Il destino, per quanto lungo deve essere il sentiero di ritorno, è questo.

Le altre due parole (temporaneamente) definitive di Generazione Bellezza 2024 sono fra i quartieri metropolitani proprio nell’urgenza di accompagnarci dove tutto deve avere seguito, dove il bisogno è davvero allarmante. Non ci riferiamo alle conversazioni con i giovani del Quartiere Sanità già protagonisti della prima stagione. Con loro Casalini documenta ciò che attendavamo, già fiduciosi per la sola emozione del primo incontro con loro. Soddisfa l’ansia di dati, evidenze, vite reali di noi Tommasi, fino alla noia increduli di un’altra storia anche per le nostre città dilaniate da divaricazioni e solitudini.

Parliamo di Jago, che è tornato e ora rimane con loro. È sua la parola nuova che quei giovani visionari hanno reso possibile e che apre decisamente la loro scena alla contemporaneità. Jago è un giovane scultore fra i più interessanti al mondo e che proprio al Quartiere Sanità, fra le mura sacre della Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, ha riportato da NewYork il suo studio artistico consentendo alla città che Enzo, gli altri e le altre stanno costruendo di irrompere nella universalità. Abbiamo bisogno della parola e della scelta di Jago per scoprire e comprendere il segreto più intimo della loro Bellezza, resa così effettivamente Generazione. Esserne megafono perché il loro ritmo (io-noi-tutti-noi-io) e il loro respiro superino i perimetri che hanno avuto in consegna. Era necessario al Quartiere Sanità come lo è ad Aielli, a Grottole, a Ostana e ovunque sulla Terra qualcuno la voglia abitare insieme.  Il “luogo sacro è diventato santo”, dice Don Antonio Loffredo, ispiratore di questa intuizione. Si riferisce alla Chiesa che ha accolto Jago con tutti coloro che vi entrano per riconoscere il suo gesto e dare compimento alla sua opera ma anche a chi prima di lui vi è entrato per farne una palestra buona di pugilato per ragazzi e ragazze tratti dalla strada. Anche Jago trae vita da blocchi di pietra che la imprigionano. Santa ci attendiamo ogni Chiesa, come ogni opera che si possa dire d’arte, come ogni quartiere che si voglia dire città e anche ogni montagna che diciamo ancora sacra.

Solo passando da qui Casalini ci accompagna alla terza parola, sempre metropolitana e non meno decisiva. Ai Giardini Luzzati, nel centro di Genova, grazie alle stesse intuizioni semplici, compare la sorprendente installazione artistica che a Napoli avevamo solo immaginato. Un megafono vero, all’altezza dei bambini e della loro voce. Generazione Bellezza con una sola immagine ne fa il racconto più bello e spiazzante. Una bambina si avvicina, lo impugna e ne fa eco di una parola nuova e universale. Vogliamo credere che sia il suo nome, quello che si è scelto. Una natività contemporanea. La nuova città che attende di essere ascoltata.

La quarta stagione di “Generazione Bellezza” ha presentato un viaggio partito quest’anno da Aielli (AQ), per attraversare poi Monesteroli nelle CinqueTerre, Ostana e Melle nel Piemonte, il Quartiere Sanità, ancora l’Abruzzo a Calascio, Venezia, la Val Marecchia in Romagna, la Campania, Parco Jalari, un vecchio mulino che ha ripreso a vivere in Calabria e la Sardegna, Pieve Santo Stefano in Toscana e Palermo, Grottole, diventata Wonder, e le corde di Maratea in Basilicata, i Giardini Luzzati a Genova, fino all’Emilia dove medici prescrivono esperienze culturali.

Generazione Bellezza ha affermato, nelle sue oltre cinquanta puntate di 25 minuti ciascuna, dalla prima del 2019 e tutte disponili su RaiPlay, un format narrativo inedito e atteso di grande efficacia sul valore rigenerativo della cultura e della bellezza per esiti di salute individuale e sociale, economici, ambientali e di cittadinanza che il nostro Paese può sviluppare e insegnare al mondo.

Letture Lente e AgenziaCult si sono già interessati di “Generazione Bellezza” con:

Generazione Bellezza: la super umanità di un futuro inclusivo e accessibile – AgenziaCult

Tv, ‘Generazione Bellezza’ dedica due puntate al Welfare culturale – AgenziaCult

Cultura e salute, migliorare la memoria degli anziani grazie agli Archivi – AgenziaCult

Tv, dal 20 marzo torna ‘Generazione Bellezza’ di Emilio Casalini – AgenziaCult

“Generazione Bellezza”, così il racconto dei territori ne partecipa l’opera – AgenziaCult

Torna “Generazione Bellezza”, il film dell’Italia della rigenerazione attraverso la cultura – AgenziaCult

La GenerAzione della Bellezza in prima serata

 

Per approfondire:

#GENERAZIONE BELLEZZA 2024 – Jago, scolpire la luce – 22/03/2024

#GENERAZIONE BELLEZZA 2024 – Genova e l’agorà delle idee – 11/04/2024 – Video – RaiPlay

Ecco dove sono e cosa fanno le imprese che rafforzano le comunità – Vita.it

https://euricse.eu/wp-content/uploads/2024/03/Imprese_di_comunita_Euricse-_RR_36.24.pdf

Home Page | Mappa Interattiva delle Cooperative di comunità

ABSTRACT

The fourth season of “Generazione Bellezza,” the Rai Cultura program written by Emilio Casalini, Cristina Erbetta and Simone Giorgi, with Livia Russo and Stefano Sotgia, and the collaboration of Laura Nesi, and directed by Davide Rinaldi, has just ended on RAI3. Twenty new stories of visionaries who realize themselves with their communities and territories. Emilio Casalini tells the projects, the will, the stories of individuals or entire communities who, in different ways, struggle with creativity and courage to determine their own destiny and that of the territory that hosts them. Valuing the territory and the identities that make it up.

 

Clicca qui e leggi gli altri articoli della sezione “TI RACCOMANDO LA CULTURA” di LETTURE LENTE

Avatar

Giovanni Teneggi

Giovanni Teneggi cura lo sviluppo di cooperative di comunità per Confcooperative. Dal 2005 la sua attività di ricerca, narrativa e consulenziale è dedicata alla costruzione sociale ed economica della comunità. Ha avuto ruoli manageriali in enti sindacali, del terzo settore e organismi pubblici. Ha partecipato a pubblicazioni collettive su questi temi edite da Donzelli, Il Mulino, FrancoAngeli, LetteraVentidue e FBKPress. Abita e vive con la sua famiglia l’Appennino Tosco Emiliano dove è nato.

© AgenziaCULT - Riproduzione riservata

Back To Top