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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Un libro significativo e importante, non tanto e non solo per il fatto che arricchisce il campo degli studi su Olivetti, quanto piuttosto perché mette a fuoco in modo specifico il ruolo e le funzioni delle biblioteche in un modello di società ideale e concretamente utopico

A PARTIRE DA ADRIANO OLIVETTI

Sul profilo della personalità etica e intellettuale di Adriano Olivetti esiste come è noto una letteratura molto ampia, che ne ha estesamente descritto gli aspetti sociali, culturali, politici, intimamente intrecciati a quelli visionari, ed a tratti spirituali e profetici che hanno caratterizzato la biografia di Adriano e le diverse azioni del Movimento Comunità, a partire dagli anni drammatici ma animati da grandi speranze del secondo dopoguerra in Italia.

In questo periodo Ivrea, sede della azienda Olivetti, divenne in buona misura la prefigurazione concretizzata della utopica città dell’uomo sognata e desiderata, nella quale le istanze produttive e la cultura tecnico-scientifica sembravano potersi armonizzare con la cultura umanistica, a vantaggio delle esigenze materiali e culturali delle persone raggruppate in coese e solidali comunità.

Un recente libro di Chiara Faggiolani, docente di Biblioteconomia alla Sapienza di Roma, Il problema del tempo umano. Le biblioteche di Adriano Olivetti: storia di un’idea rivoluzionaria, pubblicato da Edizioni di Comunità nel 2024, si inserisce in questo denso ed articolato contesto, sviluppando gli elementi messi in evidenza già a partire dal titolo: valorizzare il tempo dell’esperienza di vita delle persone, entro una visione organica e sistemica delle società e della cultura.

IL PROBLEMA DEL TEMPO NELLA VITA DELLE PERSONE

Si tratta di un libro significativo e importante, non tanto e non solo per il fatto che arricchisce il campo degli studi su Olivetti, quanto piuttosto perché mette a fuoco in modo specifico il ruolo e le funzioni delle biblioteche in un modello di società ideale e concretamente utopico.

Già la Prefazione di Franco Ferrarotti evidenzia «la funzione del libro in una società formalmente democratica», in quanto il libro è, per Olivetti, «lo strumento principe della comunicazione propriamente culturale» (p. 7). La diffusione del libro e delle biblioteche è dunque «un imperativo fondamentale per la partecipazione consapevole e responsabile di tutti, uomini e donne, al progresso sociale ed al recupero della comunità come nucleo vivo della società di domani» (p. 9). Per questi motivi le scienze sociali, ed i servizi da esse costituiti e guidati, diventano lo strumento principe per realizzare, nelle città e nelle società reali, le città e le società ideali.

Buona parte di questi elementi sono chiariti nelle Suggestioni ed avvertenze per la lettura di questo libro, in cui l’autrice sceglie di rivolgersi direttamente ai propri lettori. L’obiettivo è quello di tracciare la storia dell’«idea rivoluzionaria» anticipata nel titolo, e cioè la posizione delle biblioteche nella città dell’uomo olivettiana, organi essenziali dei servizi sociali di fabbrica; biblioteche viste e raccontate come luoghi possibili di un tempo riconquistato, da destinare consapevolmente alla cura di sé. Proprio la centralità del tempo nella vita delle persone è la seconda delle avvertenze dell’autrice; un tempo che, decelerando, si allontana dai tempi della fabbrica e si avvicina invece a quelli della vita delle persone.

Le implicazioni di questa trasmutazione sono trattati nelle altre avvertenze, che mostrano l’atteggiamento e la postura dell’autrice, orientati ad applicare alla reinterpretazione dell’oggi il lascito più vivo del progetto olivettiano.

Gli argomenti fin qui brevemente richiamati sono trattati con un metodo personale, fortemente centrato su una visione sistemica, indispensabile per confrontarsi con i problemi «della costruzione di un puzzle a-disciplinare e inter-disciplinare insieme» (p. 32).

IL RACCONTO DEL LIBRO: LA NECESSITÀ DI INFRASTRUTTURE CULTURALI

Il libro di Faggiolani si sviluppa in quattro capitoli ed in un breve e denso Epilogo, cui fa seguito un’ampia appendice documentaria.

Nel primo capitolo (Le infrastrutture culturali e la progettazione umana) viene documentato l’apporto di Olivetti alla realizzazione di una rete organica di infrastrutture sociali e culturali di base da utilizzare per la circolazione della cultura e la partecipazione dei cittadini. L’accurata ricostruzione, ordinata cronologicamente (talvolta andando all’indietro), descrive dunque le attività del CNAC (Commissione Nazionale per le Attrezzature Culturali), costituito nel 1977, e non certo a caso, nella abitazione di Virginia Carini Dainotti, una delle principali protagoniste, in quegli anni, dei progetti volti a radicare anche in Italia il modello della public library anglo-americana. Le infrastrutture realizzate, secondo le parole del Presidente del CNAC Adriano Buzzati Traverso, avrebbero dovuto essere utilizzate, e soprattutto animate, da un intraprendente e dinamico «compagno di avventure», cioè l’operatore del centro sociale che da quelle infrastrutture dove trarre origine, capace di aiutare ognuno a cercare «la propria verità» (p. 63). Faggiolani ricorda poi che, in modalità assonante, nel 1969 l’editore Feltrinelli aveva promosso e prodotto un importante documento programmatico, noto come Progetto ’80, in cui veniva discussa la necessità di un organico progetto sociale, e nel quale sono delineate le funzioni dei Centri di diffusione della cultura, destinati a garantire in tutto il Paese una rete capillare di strutture, specializzate e polivalenti, finalizzate alla diffusione culturale. Questi ragionamenti e progetti sulle infrastrutture spostano naturalmente l’orientamento progettuale verso il campo dell’urbanistica, e di nuovo emergono le attività specifiche e multiformi di Olivetti, sia per la promozione della rivista «Urbanistica» che per l’impulso dato, come Presidente, all’INU Istituto Nazionale di Urbanistica.

LA NASCITA E LO SVILUPPO DEL CONCETTO DI CULTURA COME SERVIZIO SOCIALE

Il secondo capitolo (Cultura come servizio sociale. Angela, Cecrope e la rete del community work) è centrato sulla descrizione di quel vasto movimento di visioni, progetti e programmi con i quali, nel secondo dopoguerra, si vollero porre le basi della ricostruzione post-bellica. In tal senso viene ricordato il grande “Convegno per studi di assistenza sociale” realizzato a Tremezzo nel 1946, con importanti relazioni tra cui, in particolare, quella di Maria Comandini Calogero, in cui viene tracciato l’innovativo profilo di un assistente sociale in grado di garantire una effettiva «educazione sociale come arte del vivere» (p. 113). Nello stesso periodo, tornando ad Olivetti, nasceva la rivista «Comunità» in cui questi temi, riconducibili all’ambito del community work, vennero ampiamente discussi ed elaborati. Ulteriori e ricchi ambienti di elaborazione furono costituiti anche dal Cepas – Centro di Educazione Professionale per Assistenti Sociali, volto alla formazione degli assistenti sociali, secondo prospettive in cui intervennero autorevolmente altre rilevanti personalità intellettuali, come Angela Zucconi e Cecrope Barilli, e dalla rivista «Centro sociale», diretta da Paolo Volponi. In questo complesso reticolo di relazioni si affermò l’idea di costituire e diffondere centri sociali, al servizio delle comunità, entro i quali si situava il fondamentale ruolo della biblioteca, essenziale per concorrere al miglioramento della qualità della vita delle persone.

I servizi sociali promossi da Adriano Olivetti, ed innestati direttamente nelle attività aziendali e produttive, e nelle traiettorie dell’«allargamento organico della sfera industriale» (p. 190), si qualificarono dunque per essere una concreta realizzazione, dialogante direttamente con un più vasto movimento di visioni, idee, progetti e programmi. Il libro di Faggiolani descrive dettagliatamente le funzioni dei centri sociali e delle biblioteche nel modello di Olivetti, valorizzate dall’impulso dato da direttori di rilevante autorevolezza intellettuale come Geno Pampaloni, Luciano Codignola, Ludovico Zorzi.

Proprio in questa compenetrazione tra attività produttive, servizi sociali e culturali e biblioteche l’autrice sembra individuare una possibile risposta alla domanda che riguarda il buon utilizzo del tempo dello sviluppo umano. Tempo che, nel modello ideal-aziendale di Adriano Olivetti, andava liberato proprio per favorire e stimolare la crescita intellettuale e morale della persona, attraverso quello che Faggiolani definisce «un continuum di formazione integrale» (p. 229) in luoghi concretamente utopici, individuati prima in Ivrea o poi nella rete dei centri comunitari del Canavese.

L’ultimo capitolo (I libri di Adriano e il paradigma ancestrale della biblioteca) illustra infine il rapporto tra Olivetti e i libri della sua collezione personale, visti non nella loro mera materialità di oggetti ma come strumenti vivi e dinamici da utilizzare per concorrere alla realizzazione della città dell’uomo.

Nell’Epilogo. Le premesse di un domani diverso, l’autrice ritorna sulle esigenze e le criticità, anche drammatiche, dell’oggi, dalla pandemia all’emergenza climatica, con la convinzione, avvalorata anche dal percorso tracciato con il libro, che sia indispensabile «rimettere al centro gli esseri umani con la loro umanità integrale» (p. 305). Le biblioteche possono continuare ad essere una infrastruttura essenziale per la realizzazione di questo sogno solo se, avverte Faggiolani, sapranno «accendere la scintilla», e soprattutto se ci si porrà in condizione di immaginarle e pensarle con uno sguardo nuovo, utilizzandole come «oasi di decelerazione», cioè come uno «spazio di un tempo riconquistato da dedicare alla curiosità ed alla crescita personale» (p. 307). La visione di questo orizzonte è in fondo l’«idea rivoluzionaria» che l’autrice ci consegna.

LE BIBLIOTECHE E LA QUALIFICAZIONE DEL TEMPO UMANO

Questo libro di Chiara Faggiolani rappresenta certamente uno snodo significativo nel suo personale percorso di riflessione, e nel suo appassionato e convinto desiderio di immaginare le biblioteche come strumenti fondamentali per dar valore al tempo di vita delle persone. L’autrice ha già mostrato, in altri suoi contributi, le caratteristiche centrali di questo sguardo nuovo, con cui vedere le biblioteche come organismi vitali e dinamici, agli antipodi della visione purtroppo stereotipata che le rappresenta come depositi stantii, polverosi e spettrali in cui si accumulano e si conservano, privati della loro più autentica capacità comunicativa ed espressiva [1].

Dal punto di vista di questo sguardo la ricostruzione delle attività e dell’universo mentale di Adriano Olivetti, ed il ruolo da lui attribuito alle biblioteche, costituiscono e danno origine ad un mondo possibile, ad una rinnovata utopia concreta, in cui si materializza nello spazio una realtà urbana e sociale armonica, di cui le biblioteche sono pienamente legittimate a far parte.

La fitta rete di relazioni in cui il progetto olivettiano si situa, come detto, è analizzata e descritta con grande attenzione, anche sul piano strettamente documentario, i cui contenuti sono mobilitati con l’efficacia di un racconto che trae origine e sostanza dalla fitta trama di aspirazione palingenetiche dell’Italia post-bellica, e dall’agire condiviso di persone che cercarono, secondo punti di vista diversi, di definire progettualmente e programmaticamente le condizioni di prospettive di vita degne di essere denominate umane.

Le multiformi attività intraprese da Adriano Olivetti per realizzare questo sogno, per realizzare, a Ivrea e altrove, una delle molte possibili città dell’uomo, riportano così, ancora una volta, le biblioteche, possibili e reali, nell’indeterminato e tuttavia ancora fertile territorio di utopia.

L’analisi storica e documentaria dell’agire ideale e pratico di Olivetti si conclude dunque con una sorta di chiamata esplicita alla mobilitazione, rivolta a tutti coloro che, spinti anche solo da buona volontà, non si rassegnano e vedere le biblioteche come meri contenitori di inerti parallelepipedi di carta e inchiostro (o di fruscianti sciami di bit e bytes), e continuano ostinatamente a immaginarle e desiderarle come luoghi potenti e generativi, di cui tutti noi dovremmo essere consapevoli di non poter fare a meno.

 

Chiara Faggiolani, Il problema del tempo umano. Le biblioteche di Adriano Olivetti: storia di un’idea rivoluzionaria, Roma, Edizioni di Comunità, 2024 (Via Jervis 22)

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Le biblioteche nel sistema del benessere, a cura di Chiara Faggiolani, Milano, Editrice Bibliografica, 2022.

ABSTRACT

Chiara Faggiolani’s recent book, “Il problema del tempo umano. Le biblioteche di Adriano Olivetti: storia di un’idea rivoluzionaria”, published by Edizioni di Comunità in 2024, is a significant and important volume, not so much and not only because it enriches the field of Olivetti studies, but rather because it specifically focuses on the role and functions of libraries in an ideal and concretely utopian model of society.

 

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Maurizio Vivarelli

Maurizio Vivarelli. Dal 2019 professore ordinario di Bibliografia e Biblioteconomia, presso il Dipartimento di Studi storici dell’Università di Torino. Dal 2020 al 2021 Presidente del Corso di laurea magistrale in Scienze del libro, del documento, del patrimonio culturale dell’Università di Torino. In precedenza dal 1999 al 2007 direttore della Biblioteca comunale Forteguerriana, della Biblioteca San Giorgio e dirigente del Servizio Biblioteche e attività culturali del Comune di Pistoia; dal 1998 al 1999 funzionario presso Ufficio Biblioteche e beni librari della Regione Toscana; dal 1993 al 1998 direttore della Biblioteca comunale “Gaetano Badii” di Massa Marittima. Laurea in Filosofia conseguita nel 1982 presso l’Università di Firenze, con tesi in Storia della filosofia antica.

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