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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Letture Lente presenta in anteprima la prefazione - a cura di Simone Arcagni - al nuovo volume di Claudio Calveri dedicato alle nuove frontiere digitali per le imprese e la cultura ed edito da Editrice Bibliografica (2023)

C’è ben poco da fare… dobbiamo famigliarizzare e impratichirci con termini quali Metaverso, Web3, DOA, NFT, Blockchain, Bitcoin. E non perché sia la moda del momento, ma perché dietro a questi termini si cela un inesorabile (vorrei dire anche “lento” ma evidentemente così non è) emergere di alcune istanze che nascono, sì in ambito tecnologico, ma che investono l’economia, la finanza, la società e la cultura. Ciò che sottende l’analisi di Claudio Calveri è assolutamente condivisibile: ci troviamo all’interno di processi che volgono verso un nuovo sistema digitale, che potremmo chiamare di impronta spaziale, nel senso che domina la dimensione spaziale, la collocazione delle funzioni informatiche fuori dai computer. Da una parte si creano mondi virtuali esplorabili e condivisi che, con il semplice uso di un caschetto o di speciali occhiali, ci immergono in mondi alternativi. Mondo in cui siamo chiamati a muoverci, percepire, comunicare in maniera più “naturale” rispetto al premere tasti, cliccare o manovrare joystick. Dall’altro perché lo stesso spazio fisico viene colonizzato e “aumentato” da sensori, oggetti “olografici” bidimensionali o volumetrici, interfacce come QR Code, voci “intelligenti” come quelle dei cosiddetti assistenti vocali e così via.

Un sistema che, se probabilmente non prenderà il posto di quello in cui viviamo, sicuramente già si sta affiancando ad esso, producendo a sua volta nuovi sottosistemi, modelli di fruizione, strategie di comunicazione, pratiche di informazione.

Un sistema – dicevo – ma, forse meglio, come propone Calveri bisognerebbe parlare di un “ecosistema”:

l’obiettivo di questo lavoro consiste nel provare a individuare e descrivere i punti di riferimento, i parametri e le matrici su cui il sistema va componendosi, gli elementi strutturali che promettono di configurare un ecosistema in fieri nelle sue forme compiute su di un orizzonte quantificabile nei prossimi dieci anni, come da dichiarazioni dei principali addetti ai lavori.”

E se l’oggetto dell’analisi è individuato con precisione, con altrettanta precisione si definisce la metodologia:

La chiave di lettura scelta è calibrare il tutto sulla sensibilità dell’utente, sul suo punto di vista, dato che la misurazione della validità e dell’efficacia di un sistema si risolve nella sua capacità di dialogare in maniera effettiva ed efficiente con coloro ai quali è destinato.”

Ma ritorniamo al “nostro” ecosistema. Stiamo affrontando un ecosistema vasto e complesso che non è facile riassumere e che non può essere affrontato con poche note descrittive. E qui sta il primo nucleo di valore del volume che dispiega l’acume critico del suo autore per aiutarci a famigliarizzare con i termini, fare emergere i dispositivi, le strategie di mercato, le questioni, le logiche, i possibili problemi, in maniera divulgativa ma senza mai cedere all’istinto della semplificazione.

Innanzitutto serve, quindi, spiegare i termini, interrogarli e cercare di carpirne i segreti. Aprire la cosiddetta black box per rilevare potenzialità, certo, ma anche rischi e opacità. E infine anche per metterli alla prova secondo diverse direttive. Orizzonti che possono anche essere (perché no) quelli culturali. Anzi, Calveri avverte prontamente: la natura stessa di questa (ennesima) rivoluzione tecnologica è culturale e l’approccio da adottare deve per forza essere umanistico.

L’autore quindi ci accompagna in una mai banale e ben documentata analisi del mondo dei data e degli algoritmi; ci invita a inoltrarci nell’incantato mondo delle intelligenze artificiali, avvertendoci a proposito di insidie e trabocchetti che, di volta in volta, possono (altrettanto magicamente) manifestarsi sotto le apparenze di bias o nelle fattispecie di cybersicurezza, sorveglianza e privacy. Allo stesso modo siamo chiamati a sollevare il velo che poco candidamente cela i segreti della XR (Extended Reality) e quindi delle tecnologie immersive. Basti pensare a cosa possono significare termini quali “identità” e azioni come l’autentificazione dell’identità nel nuovo fantasmagorico (in parte utopico e in parte distopico) mondo del Metaverso e degli avatar.

Insomma, pur assumendone a volte i contorni, questo mondo non è una favola. Ma con una buona mappa possiamo essere in grado di affrontare anche le più insidiose rive della blockchain e degli NFT, così come delle ancora più misteriose (forse perché ancora poco note) DAO (Decentralized Autonomous Organizaton).

Ma quello che contraddistingue il libro che state per leggere è qualcosa che – devo confessare – io apprezzo in particolar modo nella saggistica. So che certa saggistica, soprattutto di ambito anglosassone, affronta gli argomenti cercando di identificare un punto sostanziale, un elemento specifico, che poi viene analizzato secondo differenti approcci, messo in dialogo con una serie di references e sostenuto da una più o meno variegata scelta di cases. Niente da eccepire… ma se proprio devo avanzare una preferenza, questa va al discorso che è in grado di identificare uno snodo e poi da esso derivarne di successivi e susseguenti, e non limitarsi a un’osservazione e a una pletora di casi studio. Insomma: un discorso che sia anche in grado di rivolgere l’attenzione sulle ricadute e le complicazioni dello snodo stesso, fino a generare ulteriori interpretazioni teoriche, a usarlo come vincolo di somiglianza in grado di fare emergere istanze nuove. Ecco lì va la mia preferenza. E Calveri lo fa.

Intanto identifica uno punto che, seppure possa sembrare banale, banale non lo è affatto: e cioè il fatto che il sistema di riferimento, l’architettura, che al momento sostanzia la decentralizzazione, gli NFT e di conseguenza anche il Metaverso, è un discorso eminentemente economico. Nasce da quell’ottica e rimane al momento rivolto quasi esclusivamente a una dimensione economica e finanziaria, come se il fulcro fosse primariamente la possibile sostituzione o riallocazione o riforma di alcune dinamiche economiche e finanziarie orientate a nuovi territori e nuovi pubblici. Insomma, come già ricordava Domenico Quaranta citando Nikola Tosic a proposito di NFT, “It’s a money thing”.

Riannodiamo allora i fili a partire dal Metaverso che rappresenta la prima concretizzazione di un nuovo modo di intendere il computing. Calveri da questo punto di vista sposa in pieno la declinazione di Matthew Ball per cui la vera anima del Metaverso è rappresentata dalle interconnessioni e quindi dalla interoperabilità, che permette tra l’altro la (quasi) piena sovrapponibilità di Metaverso e Web3.

Quando Calveri parla di Metaverso sembra inizialmente sottovalutare l’impatto della matrice gaming. Focalizza la sua attenzione sulle architetture e sulla User Experience (UX) e sembra tralasciare il duplice impatto che consegue alla massiva adozione dei motori grafici Unity e Unreal Engine: da una parte di conformare pratiche e, di conseguenza, di generare immaginari e modelli di storytelling. Dall’altra l’eredità fondamentale di portare con sé in dote almeno tre generazioni di utenti abituati più alle situazioni interattive e collaborative e che hanno maggiore famigliarità con logiche di condivisione e di multiplayer che di quelle di “taglia e incolla” e di streaming. Parliamo del formarsi e dell’emergere di una nuova classe dirigente pronta ad adottare definitivamente modi, forme, pratiche e immaginari che già conosce più che bene.

Ma – come si diceva – è la chiave economica ad interessare maggiormente Calveri che infatti riprende l’analisi sui game inserendola in un più ampio discorso di macro e micro economia in cui legge fenomeni come il phygital. Non basta identificare nel phygital un orizzonte tecnologico, ma lo si fa accomodare all’interno di un’analisi di orientamento economico che ne dispiega il suo portato per poi arrivare a far luce (con questo orizzonte che diventa così un nuovo strumento epistemologico) su un tassello fondamentale dei media digitali contemporanei e ancora poco sondato, la Creators Economy.

Non siamo destinati a subire l’operazione economica delle solite Big Tech, ma si possono aprire spiragli nuovi e interessanti (in fin dei conti le blockchain e i bitcoin sono nati per questo anche se sembrano perdersi un po’ per strada al momento). Proposte diverse, come quella conseguente ai cosiddetti User Generated Content (UGC) e che generano (e potrebbero sempre più generare e sviluppare) una vera e propria Economia. La premessa metodologica è il cambiamento di rotta che porta l’utente e il produttore a gestire direttamente il loro rapporto attraverso lo scambio di dati. E se pensiamo al “peso” delle filiere e delle terze parti possiamo iniziare a intuire il possibile impatto di questa rivoluzione. Al centro per Calveri stanno le criptovalute. E l’architettura che generano è quello che chiamiamo Web3. Su questa struttura dovrebbe poggiare un nuovo modello che si chiama Creator Economy del Web3, dove:

i creativi che diventano imprenditori che creano beni o servizi in piena autonomia, confidando di poter accedere con la propria offerta a un mercato totalmente aperto e praticabile in maniera relativamente semplice, scegliendo liberamente quanto, quando e come lavorare e monetizzare (o almeno provare a farlo) il frutto della propria opera.”

Ecco che dal passaggio, non scontato, dell’identificazione di una architrave economica, si passa al sistema di produzione, quello dei Creators. Termine che circola ormai da diversi anni e che stenta a trovare una sua definizione (e che tra l’altro fatica anche ad avere un riconoscimento giuridico e professionale). Il Creator non è più solo lo Youtuber o l’Influencer, e nemmeno la nuova categoria emergente del Tiktoker. Dietro l’economia dei Creators troviamo interi programmi culturali, di informazione, di comunicazione, di formazione e di didattica. Come ben sottolinea Calveri abbiamo a che fare con una “macrocategoria” che:

non è naturalmente limitata agli individui, ma coinvolge anche le organizzazioni culturali di ogni genere, musei inclusi. Se la sensibilità e il gusto del pubblico è sempre più orientata alla fruizione di contenuti come elemento fondante della connessione e della relazione, non sfugge come sia indispensabile per chiunque intenda dialogare con il pubblico trovare forme e formule adeguate a creare legami di senso con le persone, percorrendo senza indugi il ponte sempre più affollato che unisce in un tutto unico digitale ed analogico.”

E questo è un passaggio ulteriore, dalla categoria dei Creators alla logica culturale dei Creators, il sistema che sostanzia il modello di comunicazione contemporaneo. Ecco che allora si percepisce come ancora più urgente sia una definizione pertinente di Creators, che venga anche accettata e riconosciuta a livello istituzionale, e inoltre un’analisi strategica del sistema che si è originato intorno ai Creators. Un sistema che con l’ampliamento delle potenzialità delle connessioni (il 5G), delle tecnologie immersive e delle soluzioni di comunicazione (il Metaverso e il Web3), non potrà fare altro che espandersi e colonizzare ogni spazio di produzione.

Risuona allora una volta di più l’ammonimento di Nikola Tosic… “It’s a money thing”. Ma forse sta a noi, una volta individuata la matrice, dirottare i discorsi in modo che sia l’aspetto culturale a prevalere e soprattutto a orientare scelte e orizzonti. Come fare? Intanto partendo dalla lettura di questo testo.

ABSTRACT

The new book by Claudio Calveri is a guide to encode, follow and comprehend the relevant change caused by the introduction of the Web3 in the fields of culture and business, a revolution that will characterize the next ten years, transforming the relationships between people as well as the perception of things. A detailed and accessible portrait of all new technologies – such as Big Data, Artificial Intelligence, Augmented, Virtual and Mixed Reality, blockchain, crypto currencies, DAO, and NFT – together with their impact on users’ behavior and habits. A predominantly economic and financial phenomenon – as pointed out by Nikola Tosic about NFT “It’s a money thing” – that can be reinterpreted through the lens of culture.

 

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Simone Arcagni

Simone Arcagni

Simone Arcagni è professore all’Università di Palermo. Studioso, consulente, curatore e divulgatore di nuovi media e nuove tecnologie. Collabora con «Nòva-Il Sole24Ore», «Repubblica», «FilmTV», «Tascabile», «Segnocinema», «Che Fare» e altre riviste e giornali; è inoltre autore di Digital World, trasmissione di Rai Scuola. Tiene un blog sul sito «Nòva100». In qualità di consulente scientifico ha lavorato e lavora per diversi enti e istituti (Rai, Meet – Centro Internazionale di Cultura Digitale, Rome Videogame Lab, VRE, Invisible Studio…), e dal 2021 è anche consulente per i nuovi media e le nuove tecnologie per il Museo Nazionale del Cinema di Torino ed è il referente scientifico dell’Unione degli editori e dei creators digitali di ANICA.

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