Il contesto
È da poco stato pubblicato il Rapporto ISTAT “Il Turismo culturale in Italia” che ha l’obiettivo di approfondire il fenomeno dal punto di vista del significato e del ruolo svolto sul nostro territorio.
Il documento è composto da due parti principali: la prima è dedicata agli aspetti metodologici e definitori collegati al turismo, alla cultura e al turismo culturale, al lungo lavoro di reperimento dei dati disponibili utili alla sintesi e all’analisi statistica del fenomeno; la seconda si concentra invece sui risultati delle analisi condotte grazie agli strumenti descritti in precedenza e fornisce una lettura del turismo culturale (da ora in poi TC) in Italia.
L’articolo si propone dunque di analizzare le principali riflessioni del Rapporto ISTAT proponendo una lettura critica che indaga il TC a partire dalla sua nascita e dalle prime ricerche scientifiche che hanno cercato di definire il fenomeno.
La rubrica “Letture lente” continua dunque il lavoro di approfondimento sul TC che negli anni ha affrontato, analizzandone la complessità nelle sue varie accezioni e tipologie attraverso riflessioni sull’esperienza (Gasca, 2019, disponibile qui), sulle aree interne (De Rossi, 2021, disponibile qui), sull’abitare comune (Teneggi, 2023, disponibile qui), sulle performance tecnologiche (Calveri, 2023, disponibile qui).
Dal Grand Tour a turismo culturale
La locuzione “turismo culturale” viene utilizzata nell’ambito dell’economia del turismo racchiudendo una grande complessità di significati ed immagini da ricercarsi alla nascita di questo fenomeno.
Si chiamava infatti Grand Tour il lungo viaggio attraverso l’Europa, e soprattutto attraverso l’Italia, ritenuto di fondamentale importanza per l’educazione e la formazione culturale di scrittori, intellettuali, esponenti delle classi sociali superiori tra il XVII e il XIX secolo. Percorso culturale a tappe che si snodava in tutta l’Europa, il Grand Tour era considerato un’esperienza formativa e una pietra miliare nell’educazione dei giovani aristocratici.
Negli anni questa tipologia di viaggio si è trasformata di pari passo con l’evoluzione delle società, ma sicuramente ha contribuito alla definizione di turismo culturale.
In particolare, il turismo culturale come fenomeno con una propria identità si è affermato negli anni Novanta quando sono emersi alcuni sotto settori, tra cui il turismo del patrimonio, il turismo artistico, il turismo gastronomico, il cine-turismo e il turismo creativo. Ciò è avvenuto nel contesto della globalizzazione e dei progressi tecnologici che hanno favorito, tra le altre cose, una maggiore mobilità attraverso viaggi aerei più economici, una maggiore accessibilità a diversi luoghi e beni culturali, la proliferazione dei media e l’aumento dei viaggi indipendenti. Parallelamente, si è sviluppata una maggiore attenzione allo sviluppo regionale, alle questioni ambientali, ai partenariati pubblico-privato, all’autoregolamentazione del settore.
Allo stesso modo, di fronte alla globalizzazione, i Paesi hanno cercato modi per rafforzare l’identità locale e anche il turismo culturale – di qui in poi TC – è stato identificato come strategia per guardare a questo obiettivo.
Turismo Culturale, le prime definizioni
Le definizioni più autorevoli di questo fenomeno ruotano attorno al concetto di cultura, intesa come identità, sapere e storia dei popoli (Vàsquez Casielles, 2005) che rende ancora più complesso il significato di TC (World Tourism Organization, 2005).
Il World Tourism Organization rappresenta il TC come due cerchi concentrici. Il cerchio più interno rappresenta il prodotto core del turismo culturale, mentre quello più esterno l’insieme delle tradizioni che concorrono alla sua definizione. Si parla quindi di un insieme di prodotti – chiamato “inner circle” – composto da «heritage tourism», legato al patrimonio culturale, e da «arts tourism», in relazione alla produzione culturale legata alle arti visive, all’architettura e alla letteratura. Il sottoinsieme più esterno, l’”outer circle” rappresenta invece gli elementi secondari del TC e può essere suddiviso in «lifestyle», categoria che comprende l’insieme delle tradizioni e del folklore di una popolazione, e le «creative industries» (World Tourism Organization, 2005).
Non solo. Negli ultimi anni la comunità scientifica concorda che la definizione e le declinazioni di TC siano strettamente legate al comportamento del visitatore, ai suoi desideri, alle sue necessità. L’Association for Tourism and Leisure Education and Research (ATLAS), una delle più autorevoli istituzioni che si occupa del tema, definisce il TC come «il movimento di persone verso attrattori culturali, in città o paesi diversi dal loro luogo di residenza con l’obiettivo di raggiungere nuove esperienze per soddisfare i loro bisogni culturali» (ATLAS, 2005).
Questo sguardo abbraccia la definizione di TC che vede il fenomeno classificato sulla base dei bisogni del visitatore e delle sue scelte. Secondo McKercher B. e Du Cros (2002), infatti, questa tipologia di turismo può essere definita dai comportamenti e dalle motivazioni di visita dei turisti stessi: da un «purposeful cultural tourist» per il quale il patrimonio materiale e immateriale è la motivazione principale della visita, all’«incidental cultural tourist» – il viaggiatore che non si sposta per ragioni culturali ma che si trova durante la vacanza a partecipare a qualche attività inerente il TC percependone poi a posteriori il valore.
Il turismo culturale nel 2023: il rapporto dell’ISTAT
Questa molteplicità di definizioni, riflessioni ed ecosistemi che hanno cercato negli anni di definire il fenomeno, vanno quindi ad arricchire l’articolazione del TC e allo stesso tempo a dimostrarne la sua complessità: il TC sviluppandosi attraverso le dinamiche più definibili a livello quali-quantitativo legate alla domanda e all’offerta, vive e si nutre di una molteplicità di prodotti, “turismi”, elementi valoriali molto legati ai territori.
Non ultima la pandemia che ha spinto il fenomeno verso nuovi traguardi e nuove sfide portando la fruizione turistica oltre i perimetri tradizionali della “visita fisica” al territorio, verso nuovi paradigmi di scoperta delle destinazioni, nuove modalità di vivere le esperienze che esse propongono e nuovi strumenti per fruirle.
In questo quadro il TC è ritenuto uno dei rami più dinamici dell’industria del turismo moderno. Proprio nell’ambito di questa considerazione, si è sviluppato l’approfondimento statistico proposto di recente dall’ISTAT nel quadro degli Economic, socio-demographic and environmental research Labs, laboratori di ricerca tematica promossi dall’Istat con l’obiettivo di promuovere e coordinare un programma strutturato di attività di ricerca in diverse aree individuate dall’Istituto di statistica come strategiche.
Lo studio “Il turismo culturale in Italia: analisi territoriale e integrata dei dati” (ISTAT, 2023) [1] nasce quindi con l’intento di proporre un allineamento sul tema sia dal punto di vista delle accezioni definitorie, sia per quanto riguarda le possibili metodologie per misurare il TC.
L’importanza delle fonti per definire il fenomeno: una proposta metodologica
La complessità di cui si parlava in precedenza si legge non solo nel tentativo di definire il fenomeno, ma anche per quanto riguarda la sua misurazione.
A tal proposito, nella prima parte del rapporto, ISTAT propone una classificazione delle fonti informative partendo proprio dagli assi di domanda (dai dati di “Viaggi e vacanze” dell’ISTAT a quelli della Banca d’Italia su presenze e arrivi) e offerta (come per esempio i dati che derivano dalle Capitali Europee della Cultura o dei siti appartenenti alla World Heritage List dell’UNESCO) .
Per quanto riguarda quest’ultima si sono presi in esame indicatori di dotazione – ovvero che descrivono il territorio nelle sue caratteristiche geografiche e antropologiche e che danno conto della sua disponibilità di risorse legate al patrimonio culturale e paesaggistico – e informazioni atte a costruire indicatori di performance di un territorio, ovvero che forniscono una valutazione dei risultati delle manifestazioni, di produzioni e di attività che possono contribuire allo sviluppo del TC dei territori, quali per esempio, gli indicatori sui visitatori museali, sui turisti o sui viaggi che insistono su una data destinazione.
L’analisi dei territori per la definizione dei prodotti turistici
Il rapporto prosegue poi con un’analisi dei Comuni italiani e una loro classificazione sulla base della vocazione turistica principale sviluppata attraverso una lettura degli aspetti valoriali delle aree in esame e su dati di performance turistica (per esempio, le variabili come gli arrivi, le presenze o la presenza di strutture ricettive ecc.).
Ne emergono otto categorie principali che vanno da destinazioni con attitudine turistica identificate come “montane”, “lacuali”, culturali”, a aree che non hanno una specifica inclinazione di questo tipo e che quindi vengono identificate come “senza vocazione specifica” (Istat, 2023).
La categoria dei “Comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica” è per esempio composta da 431 comuni, distribuiti prevalentemente nelle regioni del Centro-nord e un po’ meno nel Sud e nelle Isole; la categoria dei “Comuni non turistici” è invece quella dei comuni dove sono assenti strutture ricettive e/o si caratterizzano da flussi turistici nulli; si tratta di 1.704 Comuni (21,5 per cento del totale) dove risiede il 6,2 per cento della popolazione.
L’esame di questa classificazione congiuntamente all’incidenza delle presenze turistiche in rapporto al numero di abitanti di ogni classe stimola alcune riflessioni. 1) La multi-vocazione è un fattore di attrattività turistica a livello territoriale, soprattutto se tra le molteplici vocazioni turistiche di un territorio sono presenti caratteristiche di tipo culturale, storico artistico e paesaggistico. 2) Il fenomeno turistico in Italia può considerarsi da un lato policentrico – legato ad una rete di aree territoriali specifiche -, ma anche “a macchia di leopardo” con opportunità perseguibili nelle aree cosiddette “non turistiche”: come ricordato da de Rossi in un recente articolo, le aree interne, le montagne e i territori di “margine” possono essere pensati non soltanto come una criticità, ma anche come una risorsa, come uno spazio su cui investire e su cui creare spazi di possibilità per riflessioni e attività di tipo culturale.
Performance e dinamica del turismo culturale in Italia
L’analisi della consistenza dei flussi turistici in relazione alla classificazione dei comuni rispetto alla categoria turistica prevalente descritta in precedenza, ha permesso di indagare alcune importanti specificità e l’impatto che hanno le diverse forme di turismo sui territori, fornendo interessanti elementi sul TC.
Rispetto all’anno 2019 che l’ISTAT ha deciso di prendere a riferimento, la categoria prevalente in termini di presenze assolute, con il 34% sul totale delle presenze nazionali, è quella dei comuni con due o più vocazioni di cui una culturale, storica, artistica e paesaggistica, seguita dalle Grandi città (19,7%). Ai comuni che hanno come unica e specifica vocazione turistica quella culturale, storica, artistica e paesaggistica corrispondono il 7,8% delle presenze complessive.
Interessanti sono anche alcuni dati di performance che analizzano il fenomeno dal 2019 al 2022. Un diverso comportamento da sottolineare è infatti stato registrato per la categoria dei comuni con due o più vocazioni di cui una culturale, storica, artistica e paesaggistica, che nel 2015 e nel 2019 rappresentavano rispettivamente il 35% e il 34,3% del totale delle presenze nazionali, ma che nel 2020 – anno della pandemia – crescono fino a rappresentare il 40,1% del totale delle presenze rilevate in Italia, in aumento, rispetto al 2019, di 5,8 punti percentuali. Nel 2021-2022, con la ripresa dei flussi turistici, la quota di questa categoria di comuni è gradualmente calata riportandosi intorno al 36% nel 2022.
I dati ci fanno riflettere sulla complessità – anche della misurazione – del TC che deve essere letto nella sua totalità ma anche attraverso l’analisi delle sue diverse anime e prodotti. Il Rapporto a tal proposito ne identifica 13 che vanno dagli eventi culturali (legati ad un’accezione più immateriale), ai musei, dai tour enogastronomici, alle rassegne cinematografiche.
È possibile, comunque, che la categorizzazione scelta, per quanto esaustiva, possa non includere alcune espressioni, poiché il fenomeno è talmente multiforme e mutevole nel tempo, che a volte è esso stesso precursore delle opportunità di turismo culturale per la società da cui si origina.
Scenari e domande aperte
Il rapporto ISTAT, nella sua complessità e grado di approfondimento, aiuta però a riflettere a tutto tondo sugli aspetti su cui è necessario confrontarsi se si studia il turismo culturale.
Sicuramente esistono considerazioni di metodo sull’opportunità di studiare questo fenomeno nelle sue diverse accezioni, una cassetta degli attrezzi che permetta quindi di leggerne la complessità rivolgendo i propri sforzi a:
- proporre un proprio approccio di studio che guardi ad un particolare prodotto del turismo culturale identificando lo specifico segmento di offerta che si desidera analizzare e il profilo dei suoi relativi visitatori, reali e/o potenziali;
- riflettere su quali possono essere le fonti secondarie, le fonti cioè più efficaci rispetto agli obiettivi di ricerca che, partendo dalle informazioni raccolte dagli enti preposti nazionali ed internazionali, non tralascino le informazioni fornite dai soggetti locali attraverso indagini ad hoc che partono dalla vocazione dei territori;
- avere a disposizione un set di dati primari che non solo siano esplicativi degli indicatori turistici più “tradizionali” come domanda e offerta, ma che permettano una lettura a tutto tondo che arriva all’analisi dei valori dei territori e alla relativa vocazione delle loro destinazioni.
Esistono poi riflessioni di contenuto che, a partire dai dati primari esaminati, propongono degli scenari sulle nuove frontiere del turismo, sul nuovo rapporto visitatore / destinazione e sul ruolo che il turista ha nei territori visitor centred.
Tra queste:
- creazione di alleanze tra i territori al fine di sopperire a quello che l’ISTAT chiama “isolamento culturale”, quella situazione vissuta cioè dai comuni privi di qualsiasi strumento di diffusione e promozione della cultura che potrebbe essere limitata o superata dall’attivazione di piattaforme di collaborazione con i centri urbani più vivaci e attivi culturalmente;
- creazione di sinergie non solo tra i territori limitrofi, ma anche tra vocazioni affini che, magari pur non essendo appartenenti a aree confinanti, potrebbero invece essere foriere della creazione di ecosistemi di turismo culturale che lavorano ad uno stesso prodotto;
- rafforzamento degli aspetti che caratterizzano la destinazione e che, secondo il rapporto, giocano un ruolo fondamentale nella fase di demand management e cioè quando il futuro turista è a casa e sceglie il luogo da visitare. Ci rifacciamo per esempio al tema dell’accoglienza – sia per quanto riguarda le strutture ricettive, sia in relazione ai soggetti di front-line all’arrivo del visitatore; a quello della mobilità – sia per raggiungere la destinazione, sia per muoversi all’interno di essa; piuttosto che a quello dell’informazione che deve essere veicolata non solo attraverso i canali tradizionali, ma anche e soprattutto attraverso le vie di comunicazione predilette dai target che sono il nostro riferimento.
Al di là dei dati specifici che propone, il rapporto ISTAT è dunque molto importante per riflettere su un fenomeno tanto complesso quanto spesso talvolta analizzato in modo generalista, non solo dal punto di vista degli aspetti più tradizionali di domanda e offerta, ma anche e soprattutto per quanto la costruzione di un metodo scientifico di analisi, che deve svilupparsi a partire dagli obiettivi di ricerca, creando strette alleanze e connessioni con i territori di riferimento.
Riflessioni che ci paiono tanto importanti quanto urgenti, che già affioravano dai quadri di Canaletto che con le sue “vedute” rappresentava i valori dei territori che giravano l’Europa insieme ai giovani aristocratici che intraprendevano il Gran Tour.
NOTE
[1] La prima parte dell’Ebook è dedicata agli aspetti metodologici e definitori collegati al turismo, alla cultura e al turismo culturale, al lungo lavoro di reperimento dei dati disponibili utili alla sintesi e all’analisi statistica del fenomeno, nonché alle questioni metodologiche relative agli strumenti utilizzati per misurare il turismo culturale. La seconda parte si concentra invece sui risultati delle analisi condotte grazie agli strumenti descritti in precedenza e fornisce una lettura particolareggiata del TC in Italia: un vero e proprio viaggio tra i dati, che dà conto della dimensione del TC e della sua evoluzione nel tempo, anche con riferimento al biennio della pandemia.RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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ECTARC (1989). Contribution to the Drafting of a Charter for Cultural Tourism, Llangollen, Wales, ECTARC.
European Commission – Directorate General Communication (2009). Flash Eurobarometer 258 – Survey on the attitudes of Europeans towards tourism, The Gallup Organisation.
European Commission (2007). European Cultural Values, Special Eurobarometer 278 / Wave 67. – TNS Opinion & Social.
Gasca E. (2022), Il turismo montano verso un approccio “culture based”, in “AGcult, Rubrica Letture Lente”, 5 aprile.
Gasca E. (2011), Turismo e valutazione economica: quale comportamento di spesa del turista culturale?, in “Rivista di Scienze del Turismo”, anno II, n. 3 Sett. – Dic 2011, pp. 105 – 113, LED Edizioni Universitarie, Milano. Online ISSN 2037-7908 – Print ISSN 2037-7916.
McKercher, B. – Du Cros, H. (2002). Cultural Tourism: the partnership between tourism and cultural heritage management, New York, Haworth Press.
OECD (2009). The impact of Culture on Tourism, OECD.
Richards, G. (2008). Un nuovo TCper una nuova Europa, in Centro Studi TCI (a cura di), L’Annuario del Turismo e Della Cultura 2008, Milano, Touring Club Italiano.
Santagata, W. (a cura di) (2009). Libro bianco sulla creatività, Milano, EGEA S.p.A Università Bocconi Editore.
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Vàzquez Casielles R. (2005). Recursos culturales y diseno del product y la oferta del turismo, in “Gestion del turismo cultural y de ciudada” Gomet Borja M.A. (coord.) et al, Cuenca, Ed. De la universidad de Castilla – La Mancha.
World Tourism Organization (2005). City Tourism and Culture, ETC Research Group, Brussels.
ABSTRACT
The recent ISTAT report entitled “Cultural Tourism in Italy” proposes an analysis of the phenomenon not only from the point of view of performance related to arrivals and presences, but also and above all with regard to its definition. This contribution, starting from the definitions of cultural tourism that have been shared by the scientific literature over the years, and from the observations made explicit by the Report, proposes some methodological and content reflections aimed at understanding the complexity of the phenomenon.
