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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Un progetto della Fondazione per l’Architettura / Torino per esplorare la connessione tra architettura e felicità. Il public programme, con oltre trenta ospiti e altrettanti appuntamenti, ha l’obiettivo di allargare il ventaglio di partecipazione, coinvolgendo addettɜ ai lavori, appassionatɜ di arte e letteratura o, più semplicemente, abitanti di luoghi. I risultati della ricerca confluiranno nel "Building Happiness Book". Il progetto intende generare una maggiore consapevolezza sul tema per garantire a tuttз delle scelte improntate al ben-essere personale ed esigerle per una felicità collettiva
© Foto di Ryoji Iwata su Unsplash

Il significato della parola felicità può mutare svariate volte nel corso della nostra vita perché a cambiare siamo prima di tutto noi e il nostro orizzonte di desiderio. È una condizione mutevole e momentanea di ben-essere, comfort e gioia, coinvolge l’emotività, l’intelletto e il corpo. Il quadro risulta tuttavia incompleto, sappiamo infatti quanto il concetto di felicità vari sensibilmente considerando fattori quali: la posizione geografica, il contesto sociopolitico, l’eredità storico-culturale, il Pil, il reddito pro capite, le aspettative di vita e molto altro. Esistono dunque felicità plurali, tante quanti sono «i mondi che si trovano nella mente degli uomini» (John Kirtland Wright).

Partire da un assunto così stratificato e poliedrico potrebbe scoraggiare un percorso di ricerca che miri ad una soluzione unica e quantificabile; al contrario, la Fondazione per l’architettura / Torino si avvale di questa preziosa pluralità rendendola valore imprescindibile di Building Happiness: un appassionante percorso di ricerca volto a esplorare il binomio Architettura e Felicità.

Seguiamo il solco già tracciato da altre discipline sul tema della felicità e lo arricchiremo attraverso il contributo offerto dall’Architettura, mostrando le sue evidenti influenze sulla qualità della vita delle persone. I riscontri ad oggi sono molto soddisfacenti, ecco qualche numero: un migliaio di persone hanno preso parte ai nostri eventi, più di trenta ospiti e altrettanti appuntamenti pubblici ci hanno permesso di allargare il ventaglio di partecipazione; trenta lз professionistз selezionatз per la Masterclass con il compito di raccogliere i risultati della ricerca; oltre cinquecento le compilazioni del questionario Building Happiness per contribuire con un apporto personale al progetto.

Due gli obiettivi principali di questo percorso: rendere le persone più consapevoli per poter scegliere e pretendere un’architettura felice; potenziare il valore della felicità nella progettazione, perché lз architettз, agenti culturali e sociali, siano in grado di esprimerlo attraverso la professione.

DOVE STA DI CASA LA FELICITÀ?

Il programma di Building Happiness si dispiega attraverso un dialogo interdisciplinare e intergenerazionale che coinvolge professionistз del settore e un pubblico più ampio e vario. Il presupposto è che l’architettura abbia un impatto significativo sulla qualità della vita delle persone ed è proprio attraverso l’ascolto delle loro considerazioni in merito che la ricerca inizia a stratificarsi.

«Dove sta di casa la felicità?» è la domanda sfidante, tanto diffusa quanto necessaria, che abbiamo rivolto a più di cento architettɜ, pensatorɜ operatorɜ della cultura e studentз per iniziare questo viaggio esplorativo. Le risposte hanno subito rivelato la straordinaria molteplicità di percorsi da intraprendere per offrire nuove prospettive sulla progettazione degli spazi urbani e domestici.

Gli architetti, trasformando lo spazio in luogo di relazioni, costruiscono strategie, identità, orgoglio, coesione, inclusione, emozioni, partecipano fattivamente alla felicità di quel luogo. Non si tratta di progettare utilizzando “modelli” ma di studiare “metodi”, strumenti di progetto che consentano un adattamento continuo alle reali esigenze dei fruitori finali” afferma l’architetto Edoardo Milesi; “La felicità è nomadica. Approfitterà delle finestre e delle porte aperte per viaggiare” racconta il filosofo Andrea Colamedici di TLON; “Ovunque il coraggio sgretoli le barriere” sottolinea Silvia Ranghieri, giovane studentessa in psicologia. Sono solo alcuni esempi a dimostrazione della varietà di risposte che la Fondazione ha catalogato dando vita ad una raccolta visionaria, premessa e corollario della ricerca, ad oggi ancora in aggiornamento. Tuttз, infatti, possono essere protagonistз di Building Happiness attraverso la compilazione del questionario sulla felicità che la Fondazione continua a promuovere.

CUSTODIRE LA COMPLESSITÀ: LA MASTERCLASS

La ricerca tiene altamente in considerazione il solco già tracciato in passato da filosofi e scrittori (come Alain De Botton, “Architettura e Felicità, 2006”), e da antropologi (come Mar Augè, “La felicità ha un luogo? 2011”), esaminando altresì la validità del più recente approccio quantitativo emerso attraverso studi e ricerche nel campo dell’economia e delle scienze sociali. Facciamo riferimento ai vari indicatori per misurare il benessere, come l’indice della migliore qualità di vita dell’OCSE e l’indice di Felicità Interna Lorda del Bhutan. Anche a livello locale, proprio a Torino, si è aperto un dibattito per creare un sistema di indicatori che misuri la felicità civica, analizzando aspetti come la relazione con lo spazio, la casa, l’ambiente circostante e le interazioni sociali.

A custodire questa complessità sarà la Masterclass di Building Happiness grazie al supporto di un team docenti multidisciplinare. Architettɜ, urbanistɜ e designer, ma anche economistɜ, filosofɜ della tecnologia ed espertɜ in psicologia del lavoro e psicoterapia cognitivo comportamentale propongono un programma organico che connette architettura e neuroscienze, principi di innovazione e impatto sociale, casi studio internazionali e italiani, le esperienze legate a differenti scale territoriali (città, quartiere, condominio, interior design) e la lezione pervenuta dalla lettura di big data e aspettative sul futuro.

Lɜ partecipantɜ della Masterclass, un gruppo selezionato di trenta professionistɜ provenienti dal mondo dell’architettura e da altre discipline economico-sociali, avranno il delicato compito di restituire i risultati della ricerca. Un’operazione sincretica tra un approccio quantitativo, più scientifico, determinato da fattori misurabili, e uno qualitativo, che intende dare luce ai più diversi desideri di felicità delle persone che vivono lo spazio.

ABITARE CONSAPEVOLMENTE

Riflettere su architettura ed emozioni non è un fatto recente, ha addirittura una componente atavica. Pensiamo ai primi rifugi: le caverne sono state scelte dall’essere umano per la sensazione di protezione, quasi uterina, comunicata da uno spazio scavato nella roccia. Ed è il corpo, prima che l’intelletto, a percepire la sensazione: si rannicchia dunque, si chiude come in un abbraccio.

Un altro esempio può essere offerto dall’antica Grecia. I templi sono edifici empatici: le colonne, ad esempio, suggeriscono la metafora dell’elevazione spirituale. Gli architetti hanno anche anticipato l’intenzione di coloro che si sarebbero mossi all’interno della struttura: le scalinate segnano il passaggio tra il mondo umano e quello divino, le nicchie inducono al desiderio della contemplazione.

Se lo spazio è in grado di generare emozioni, progettando lo spazio possiamo progettare anche le emozioni?

Questa domanda anima la programmazione culturale di Building Happiness che con oltre trenta ospiti e altrettanti appuntamenti pubblici ha l’obiettivo di coinvolgere una platea quanto più variegata possibile. I Format scelti hanno allargato il ventaglio di partecipazione, coinvolgendo addettɜ ai lavori, appassionatɜ di arte e letteratura o, più semplicemente, abitanti di luoghi. L’obiettivo, infatti, è quello di generare una maggiore consapevolezza su quanto lo spazio costruito determini le nostre emozioni e quindi la qualità della vita. Solo così sarà possibile per tuttɜ effettuare delle scelte improntate al benessere personale ed esigerle per una felicità collettiva.

UN VIAGGIO CULTURALE E INTERDISCIPLINARE

Il public programme è iniziato a marzo con il partecipatissimo Talk di Andrea Colamedici e Maura Gancitano, filosofi, scrittori e ideatori di Tlon, e la loro riflessione sull’abitare: siamo ciò che abitiamo. Per vivere bene bisogna abitare bene, partecipando alla rigenerazione costante di città a misura del desiderio, pensate come giardini di fioritura umana e non umana.

La rigenerazione vede il suo propulsore necessario nellз giovani e per amplificare la loro voce nasce il format Marathon, fortemente desiderato dalla direttrice della Fondazione per l’architettura / Torino, Eleonora Gerbotto. Un evento corale e multidisciplinare di sei ore, durante il quale lз ospiti, a maggioranza Millennials e Gen Z, hanno trovato uno spazio di condivisione plurale per raccontare tante felicità sperimentabili o ancora da immaginare. Spazi sicuri per tuttз, fruibilità dell’arte, cura dell’ambiente, abitare sostenibile, fluido e inclusivo: queste le tematiche che stanno più a cuore alle generazioni che rappresentano il motore creativo per il futuro delle nostre città.

Le persone restano al centro anche nella narrazione dell’urbanista Elena Granata, ospite di Face to Face, il format dedicato allз architettз. L’architettura viene raccontata come potente strumento sociale di cambiamento se si fa spazio alla componente del to care nella dimensione progettuale. Anche gli architetti Edoardo Milesi e Alfonso Femia si sono confrontati con un pubblico di professionistз compiendo narrazioni trasversali e ponendo l’accento rispettivamente sull’importanza dei sensi e della corporeità nello spazio costruito e su come la felicità sia sempre collegata alla capacità di rovesciare lo sguardo, allo sconfinamento di un’idea, premesse essenziali per creare innovazione.

La felicità innesca dunque dinamiche costruttive e propositive di cambiamento, come afferma la storica d’arte Marzia Capannolo, ospite del format Book Lab, che definisce la felicità come un cantiere, una promessa, un progetto.

Promessa esaudita per lз alunnз della Scuola Enrico Fermi, prima tappa del format Happy Places, che accompagna lз cittadinз alla scoperta di luoghi felici o che intendono diventarlo. L’edificio, la cui progettazione è partita dall’ascolto delle persone che adesso lo abitano, è oggi come una seconda casa e genera senso di appartenenza e coesione. Per il processo di progettazione degli spazi di Via Lombroso 16 la promessa è ancora da soddisfare. Anche in questo caso la parola ascolto è la chiave di volta per interpretare i desideri di una comunità che percepisce un vuoto e intende colmarlo con la condivisione di spazi a misura di quartiere.

La lezione dell’architetto Raul Pantaleo, infine, ci consente di applicare alle nostre riflessioni sulla progettazione felice un metodo induttivo, dal particolare all’universale: ciò che funziona in una dimensione di comunità circostanziata come il quartiere o la città, può avere la stessa eco se applicata a realtà più grandi. L’architettura parla infatti una lingua universale che azzera le distanze tra gli esseri umani, l’esperanto architettonico, permettendoci un’idea di progetto che consideri la possibilità concreta che tuttɜ, in ogni parte del pianeta, possano vivere in un luogo felice.

BUILDING HAPPINESS BOOK

Tutte le testimonianze e gli apporti professionali ispireranno e arricchiranno l’esperienza di studio della Masterclass, il cui principale risultato sarà la realizzazione del “Building Happiness Book“.

Un progetto ambizioso che vuole essere uno strumento pratico destinato a progettistз, architettз e studiosз che racchiuderà indicazioni tecniche, riferimenti teorici, case studies e un corpo visivo di diagrammi e disegni per la progettazione felice. Ma soprattutto un testo al quale tuttз possono approdare per una più vasta comprensione sull’argomento e per vivere con maggiore consapevolezza lo spazio. Il materiale sarà pubblicato online alla fine del percorso di ricerca consentendone una fruizione libera e diffusa.

Scopri di più sul nostro sito

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE – BUILDING HAPPINESS

Architettura e Felicità – Alain de Botton, Guanda, 2006

Filosofia della casa. Lo spazio domestico e la felicità – Emanuele Coccia, Einaudi, 2021

The Happy Design Toolkit, Architecture for Better Mental Wellbeing – Ben Channon, 2022

Architettura della felicità. Futuro come sostanza di cose sperate – TAM Associati (M. Gerardi, R. Pantaleo, L. Molinari), Becco Giallo, 2019

Architettura dei luoghi domestici, il progetto del Comfort – Adriano Cornoldi e Gabriele Cappellato, Jaca Book, 1994

Broken Nature XXII Triennale di Milano – Electa, 2019

La felicità ha un luogo? – Marc Augé, La Compagnia della Stampa, RIBA Publishing, 2011

Cosa c’entra la felicità? Una parola e quattro storie – Marco Balzano, Feltrinelli Editore, 2022

Il senso delle donne per la città – Elena Granata, Einaudi, 2023

Tuning Architecture with Humans: Neuroscience Applied to Architectural Design – Davide Ruzzon, Mimesis International, 2022

Placemaker. Gli inventori dei luoghi che abiteremo – Elena Granata, Einaudi, 2021

Scuola Social Impact – Atelier(s) Alfonso Femia, 500×100 publishers, 2021

Welcome to Your World: How the Built Environment Shapes Our Lives – Sarah Williams Goldhagen, HarperCollins, 2017

Per un’architettura empatica. Prospettive, concetti, questioni – Paola Gregory, Carocci editore, 2024

 

La Fondazione per l’architettura / Torino nasce nel 2002 su iniziativa dell’Ordine degli Architetti di Torino e promuove l’architettura come disciplina al servizio della qualità della vita. La Fondazione indaga bisogni sociali presenti e futuri, studia risposte innovative e attua azioni concrete sul territorio. Stimola il cambiamento e ricerca strumenti per affrontare le sfide del futuro con responsabilità e consapevolezza

ABSTRACT

Building Happiness is Fondazione per l’Architettura / Torino’s new research project to explore the connection between architecture and happiness. The public program, with more than thirty guests and appointments, aims to broaden the range of participation, involving professionals, art and literature enthusiasts or simply inhabitants of places. The results of the research will converge into the “Building Happiness Book”, which is the objective of the Masterclass: a selected and multidisciplinary group of thirty professionals. Building Happiness aims to generate greater awareness on the topic to ensure choices based on personal well-being for everyone and in order to demand them for collective happiness.

 

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