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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
La mostra che restituisce identità e memoria alla sanità piemontese. Allestita negli spazi dell’ex Ospedale San Luigi Gonzaga, oggi Archivio di Stato di Torino, racconta come gli ospedali siano stati luoghi di cultura oltre che di assistenza. Un percorso che nasce dal lavoro pluriennale del Centro di Documentazione Storia dell’Assistenza e della Sanità Piemontese (SASP) e dalla rete dei referenti del patrimonio storico sanitario regionale

Negli ultimi anni è maturata in Italia una nuova attenzione verso la storia della sanità come parte integrante del patrimonio culturale. Non si tratta soltanto di ricostruire un passato istituzionale o professionale, ma di comprendere come gli ospedali – con le loro architetture, le loro narrazioni, i loro strumenti, i documenti, gli oggetti devozionali e i gesti quotidiani – siano stati luoghi di produzione di cultura oltre che di cura. In Piemonte, questo sguardo ha trovato un baricentro nel lavoro del Centro di Documentazione Storia dell’Assistenza e della Sanità Piemontese (SASP) – guidato dal presidente Franco Ripa, diretto da Antonio Maconi e coordinato da Paola Cosola – che ha assunto negli ultimi anni un ruolo propulsivo decisivo.

È in questo contesto che nasce la mostra “Il patrimonio della cura. La cura del patrimonio”, allestita presso l’Archivio di Stato di Torino dal 25 novembre 2025 al 9 gennaio 2026, con il patrocinio della Regione Piemonte e del Consiglio Regionale, e con il supporto della Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella & C.. La mostra, a cura di Stefano Benedetto, Elena Franco, Paola Cosola e Daniela Magnetti, occupa gli spazi dell’ex Ospedale San Luigi Gonzaga, oggi Archivio di Stato, nel centenario della sua trasformazione in sede archivistica. È significativo che proprio qui, dove per secoli si sono accolti corpi malati, si custodiscano oggi memorie e carte che raccontano le metamorfosi del territorio.

Il progetto espositivo nasce da una strategia culturale pluriennale, per rileggere i patrimoni ospedalieri come risorse culturali per raccontare il rapporto che le società hanno costruito con la malattia, la fragilità e l’assistenza: la mostra infatti è il risultato pubblico di un lavoro del SASP avviato nel 2022 che ha coinvolto tutte le diciotto Aziende Sanitarie Regionali nella mappatura del patrimonio storico-artistico degli ospedali piemontesi, raccolta nell’e-book “Comunità e identità”, che raccoglie in settantasei schede centinaia di fotografie e decine di microstorie che raccontano come la cura si sia sviluppata nei territori. Proprio la creazione della rete piemontese dei referenti del patrimonio storico sanitario rappresenta il cuore del progetto: questi referenti hanno costruito, nel tempo, una vera e propria comunità di pratica attraverso momenti di formazione specifica, azioni di sensibilizzazione verso i colleghi, ricognizioni sui materiali conservati, progetti di valorizzazione interna, analisi documentarie spesso complesse. Il SASP non ha soltanto promosso questa rete: l’ha fatta crescere, sostenendola con strumenti metodologici, incontri periodici, occasioni di confronto e soprattutto una visione condivisa. In una fase storica in cui gli ospedali sono giustamente concentrati sulla risposta ai bisogni clinici urgenti, l’idea che esista anche una responsabilità culturale – legata alla memoria, ai lasciti materiali, alla storia dei luoghi – ha richiesto tempo, formazione e una significativa opera di sensibilizzazione. La rete dei referenti è diventata così un punto di vista, un’infrastruttura immateriale che ha permesso di pensare gli ospedali come presidi di storia prima ancora che come strutture assistenziali.

“Il patrimonio della cura. La cura del patrimonio” è dunque il primo momento in cui questa rete si manifesta pubblicamente. Non è una mostra costruita a tavolino, ma il prodotto di anni di osservazioni sul campo, scambi interni, ricerche d’archivio, dialoghi tra professionisti che raramente si erano trovati a collaborare su questi temi. È questa coralità a rendere l’esposizione diversa da qualsiasi operazione precedente: non si guarda soltanto al singolo ospedale o alla specificità locale, ma al sistema nel suo insieme, considerato come una trama culturale complessa.

La mostra si articola attraverso sette figure simboliche – medico, paziente, benefattore, religioso, farmacista, artista e architetto – che non organizzano soltanto il percorso ma offrono un dispositivo critico per leggere come la cura abbia assunto, nei secoli, forme diverse e spesso intrecciate. Il medico rappresenta il corpo del sapere scientifico, il paziente la vulnerabilità che attraversa ogni epoca, il benefattore la dimensione civica della sanità premoderna, il religioso la lunga stagione dell’assistenza conventuale, il farmacista il reticolo delle conoscenze chimiche e botaniche, l’artista la capacità degli ospedali di produrre immagini e immaginari, l’architetto la definizione materiale degli spazi del curare.

Ma il valore dell’esposizione non risiede solo nella qualità degli oggetti esposti, quanto nella loro provenienza. Ogni pezzo è il risultato di una scelta condivisa con le Aziende Sanitarie, di un percorso interno condotto dai referenti insieme alle direzioni e agli operatori. La mostra restituisce a questi materiali un ruolo interpretativo e non semplicemente illustrativo. Il fatto che tutte le ASR del Piemonte abbiano contribuito a questo racconto è un elemento decisivo. Non siamo davanti a una mostra “di alcuni ospedali”, ma a una rappresentazione corale del sistema sanitario regionale. Una scelta che rispecchia l’idea che il patrimonio pubblico sia una responsabilità condivisa.

Il contesto che ospita l’esposizione amplifica questa lettura. L’ex Ospedale San Luigi Gonzaga, oggi Archivio di Stato di Torino, è di per sé un documento storico: nato secondo criteri architettonici avanzati, divenne presto un modello internazionale per la progettazione dei luoghi di cura. Celebrarne il centenario della trasformazione in sede archivistica significa riconoscere continuità e metamorfosi: ciò che un tempo custodiva corpi fragili oggi custodisce memorie. Il direttore Stefano Benedetto insiste su questo punto: ospitare una mostra sulla storia della sanità in un edificio che la sanità l’ha abitata e trasformata significa far dialogare due forme di cura, quella fisica e quella documentale.

Parallelamente, la mostra si inserisce nel programma Archivi e Salute di CCW-Cultural Welfare Center, che sperimenta l’uso del patrimonio culturale come dispositivo di ben-essere e partecipazione civica. Con la Fondazione Carlo Molo, attiva nel campo dell’afasia, è stato elaborato un percorso dedicato a persone con disturbi del linguaggio, utilizzando strumenti di reminiscenza che intrecciano materiale archivistico, fotografie storiche e oggetti evocativi. Anche questo progetto nasce dal lavoro di alcuni referenti e dal loro dialogo con le strutture culturali del territorio, confermando la natura espansiva della rete creata dal SASP.

Un ulteriore livello di approfondimento riguarda la dimensione dell’accessibilità. Grazie alla collaborazione con l’Istituto dei Sordi di Torino, l’Archivio ha progettato soluzioni pensate per rendere l’esposizione fruibile anche da persone con disabilità sensoriali e comunicative. Non si tratta di un elemento accessorio, ma di un modo concreto di rendere il patrimonio “popolato”, abitato da pubblici diversi, esattamente come gli ospedali nei secoli hanno accolto una molteplicità di storie e condizioni.

Il risultato complessivo non è solo una mostra, ma un modo nuovo di guardare agli ospedali: non soltanto luoghi funzionali o archivi amministrativi, ma organismi culturali che attraversano la storia delle comunità. L’esperienza piemontese dimostra che valorizzare il patrimonio sanitario non significa conservare oggetti, ma attivare processi. Significa costruire consapevolezza e dare voce a materiali e memorie che appartengono a tutte e tutti.

ABSTRACT

“Il patrimonio della cura. La cura del patrimonio” is an exhibition that presents a collective portrait of Piedmont’s healthcare heritage, the result of a multi-year cultural strategy led by SASP and the regional network of heritage referents. Hosted in the former San Luigi Gonzaga Hospital—now the State Archives of Turin—it highlights hospitals as cultural as well as care-producing institutions. The exhibition emerges from extensive fieldwork, archival research, and shared curatorial choices across all eighteen Regional Health Authorities. Organized around seven symbolic figures, it explores how care has taken diverse forms over the centuries. The project also integrates accessibility initiatives and cultural welfare pathways, demonstrating that valuing healthcare heritage means activating processes, awareness, and shared memory.

 

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Mariateresa Dacquino

Mariateresa Dacquino. Direttore SC Formazione Comunicazione Fundraising Processi Amministrativi DAIRI. Azienda Ospedaliero Universitaria S. Antonio e Biagio e C. Arrigo (Alessandria)

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