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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
“Ci vuole una città per fare una scuola” è il motto del Social Festival Comunità educative che si è svolto a Torino per tre giorni, 20-22 ottobre. Mille partecipanti. Dibattiti, workshop, laboratori, momenti conviviali per dare solidità e futuro all’alleanza educativa tra le scuole e i loro territori, per connettere relazioni proficue fra i vari operatori sociali che si occupano dei giovani, con il comune obiettivo della crescita di cittadini consapevoli, capaci di navigare la complessità della società attuale. Educare è un fatto politico, fra le priorità dell’agenda del nostro Paese
© Illustrazione di Antonio Catalano

TORINO: CHE COS’È UN’ALLEANZA EDUCATIVA

Perché è importante parlare di comunità educative? Questa è la domanda principale che ha animato la tre giorni (20-22 Ottobre 2022) di Social Festival Comunità Educative a Torino, promosso da Comune di Torino, Città Metropolitana di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, realizzato dalla rivista Animazione Sociale.

La riflessione ruota intorno a un concetto semplice, quanto non scontato, ovvero che ogni bambino/bambina, ragazzo/ragazza nell’età della formazione è circondato da più educatori che concorrono alla sua crescita evolutiva come individuo e come cittadino. Non si tratta di circoscrivere solo alla scuola la funzione dell’istruzione, ma estenderla a una comunità di differenti attori, alla famiglia, ai servizi sociali, ai servizi sanitari, alle associazioni sportive e culturali, a tutti coloro che a vario titolo si prendono cura di questa fase della vita.

Si tratta di superare la frammentarietà: “Ogni ragazzo frequenta diversi ambienti durante il percorso di crescita, dalla scuola, alle attività pomeridiane, oltre che alla famiglia. Quando ci sono fragilità, può incontrare anche i servizi sociali o i servizi sanitari speciali per risolvere qualche disagio. Si confronta con una collettività di adulti, che se non si relazionano fra loro, possono dare messaggi confusivi che non aiutano ad apprendere e migliorare” ci spiega Francesco D’Angella, direttore della rivista Animazione Sociale, fra i promotori dell’iniziativa.

“C’è anche un secondo livello di attenzione: quando i ragazzi hanno difficoltà, una comunità coordinata di operatori riesce a intervenire con efficacia, raccoglie le risorse necessarie e in poco tempo limita le fragilità. Nessuno può fare da solo e deve essere lasciato da solo” prosegue D’Angella.

I promotori hanno voluto riaffermare senza dubbio la centralità della scuola pubblica in qualità di bene comune e condividere la scommessa che istruzione ed educazione non riguardano solo le istituzioni scolastiche, ma chiunque abbia a cuore il destino della convivenza entro una società sana.

IL COINVOLGIMENTO DEI RAGAZZI E DELLE RAGAZZE

In Italia registriamo un record negativo per la natalità: siamo un Paese che invecchia costantemente e che non investe sulle politiche di sostegno alle famiglie. Secondo l’ISTAT, nel 2020 i nati sono 404.892 (-15 mila sul 2019). Il calo (-2,5% nei primi 10 mesi dell’anno) si è accentuato a novembre (-8,3% rispetto allo stesso mese del 2019) e dicembre (-10,7%), mesi in cui si cominciano a contare le nascite concepite all’inizio dell’ondata epidemica. La denatalità prosegue nel 2021. Secondo i dati provvisori di gennaio-settembre le minori nascite sono già 12 mila 500, quasi il doppio di quanto osservato nello stesso periodo del 2020. Inoltre, dal recente Rapporto 2022 su povertà ed esclusione sociale in Italia “L’anello debole” di Caritas, emerge una forma di povertà accanto a quella materiale, cioè quella educativa che sta affliggendo tanti vulnerabili: solo l’8% dei giovani con genitori senza titolo superiore riesce a ottenere un diploma universitario. Questo tipo di fragilità non fa altro che acuire i divari sociali e mettere a duro rischio la coesione sociale. Anche i dati sull’abbandono dell’istruzione sono molto allarmanti. L’ultimo rapporto di Save the Children “Alla ricerca del tempo perduto” fotografa una situazione desolante: il 23,1% dei 15-29enni in Italia si trova fuori da ogni percorso di lavoro, istruzione o formazione: il numero dei Neet è il più alto dell’Ue, oltre il doppio di Francia e Germania. Il 12,7% degli studenti non arriva al diploma, perché abbandona precocemente gli studi. Infine, il 9,7% del totale (un diplomato su 10 nel 2022 non ha le competenze minime necessarie per entrare nel mondo del lavoro o dell’Università.

Il Social Festival è stato pensato per mettere a sistema le risorse per contrastare le diseguaglianze, partendo dalle povertà educative, per tutti quei ragazzi che si trovano in un limbo, per riaccoglierli, trovare le formule di inclusione aldilà degli steccati di competenza. Inoltre, è pensato per i giovani talenti, coloro che possono già condividere competenze e conoscenze con i loro pari, ma anche nell’ottica di una collaborazione infra-generazionale. Per questa ragione diversi collettivi studenteschi hanno animato proattivamente le sessioni e preso parte alle plenarie per discutere delle policy necessarie.

COME È NATO IL SOCIAL FESTIVAL

“Siamo partiti in sordina durante la pandemia che ha evidenziato così dolorosamente le fragilità della scuola odierna”, ci dice D’Angella: “condividendo il desiderio forte di riappropriazione del concetto di Educazione. Abbiamo cominciato con un seminario di circa 120 stakeholders di varia provenienza a luglio, identificando i temi più urgenti da risolvere. Abbiamo avviato un percorso di co-progettazione. Poi, anche i partecipanti invitati si sono auto-organizzati nel declinare i vari appuntamenti, arricchendo il programma”.

Un articolato palinsesto fra dibattiti corali, tavole rotonde, insieme a tantissimi momenti pomeridiani di approfondimento con storie e casi concreti (workshop) e laboratori di sperimentazione, che ha totalizzato oltre 1000 iscrizioni da tutta l’Italia con una presenza media di 150 persone negli appuntamenti laboratoriali e workshop, al di sopra di ogni aspettativa. Oltre 350 iscritti alla tavola rotonda di chiusura.

Un focus specifico per la fascia d’età 0-18 anni, per il momento escludendo l’ambito universitario e l’ingresso nel mercato del lavoro. Un riconoscimento formale con crediti del MIUR per tutti i docenti coinvolti. Un’attenzione speciale al tema dell’orientamento, della povertà educativa, della collaborazione scuola famiglia entro il progetto educativo di figli, di biblioteche come luoghi di aggregazione sociale oltre che culturale; dei musei come luoghi di formazione alla bellezza e cittadinanza, come il Castello di Rivoli; di benessere che si costruisce anche grazie alla qualità dell’offerta culturale di un territorio con il CCW-Welfare Cultural Center; due laboratori con Gabriele Vacis e Roberto Tarasco, fondatori dell’Istituto di Pratiche Teatrali per la Cura della Persona sull’awareness e di narrazione e scrittura di sé con la libera università di Anghiari. Ma si è parlato anche di città di giustizia di fronte alle disuguaglianze in crescita insieme a Luigi Ciotti Presidente del Gruppo Abele; di città che pensano ai bambini da 0 a 6 anni, progettando luoghi, esperienze, idee a loro misura. La giornata di sabato è stata chiusa da una tavola rotonda dove tutti i rappresentanti delle parti si sono confrontati sulle policy necessarie per costruire concretamente la città educativa.

UN DIALOGO MULTI-DIMENSIONALE

“Investire in cultura educativa significa ragionare in una logica multi-dimensionale, di dialogo e confronto ma anche di azione congiunta, sinergica, ispirata a una visione comune capace contemporaneamente di costruire oggi pari opportunità per tutti i bambini e le bambine, gli adolescenti e i giovani e, insieme a loro, disegnare futuri possibili” ci spiega Claudia Mandrile di Fondazione Compagnia di San Paolo: “La Fondazione lavora da molti anni su queste tematiche mettendo a valore le competenze del Gruppo Compagnia di San Paolo, anche con i suoi enti strumentali Fondazione per la Scuola, Fondazione Ufficio Pio, Consorzio Xké ZeroTredici, Collegio Carlo Alberto, Fondazione Links. Il Social Festival ha soprattutto messo al centro le pratiche di un territorio – quello torinese – caratterizzato da un sistema territoriale fertile di competenze, professionalità, innovazioni sedimentate nel quotidiano”.

Con il Social Festival si sono provate ad aggregare risorse, idee e forze a disposizione: “Ci pare una opportunità di grande rilievo per consolidare una cultura diffusa sull’educazione, una questione non per addetti ai lavori ma piuttosto un orizzonte che reclama la partecipazione e il concorso di tutti: istituzioni, scuole, organizzazione del terzo settore, professionisti in ambito educativo, culturale, sociale e sanitario, cittadini, famiglie, bambine, bambini e adolescenti ” conclude Mandrile.

In chiusura del Social Festival, il Presidente di Compagnia di San Paolo Francesco Profumo ha dichiarato di avere una grande ambizione per il territorio come Fondazione: quella di concorrere a costruire un grande programma di “Città dell’Educazione”, investendo risorse e competenze in macro-interventi che abbraccino la prima infanzia (0-6 anni), i bambini, le bambine e gli adolescenti dai 6 ai 16 anni, i giovani dai 16 ai 29 anni che si trovano esclusi dai percorsi formativi e occupazionali. La prima città sarà Torino: a luglio è stato firmato dalla Compagnia di San Paolo e dalla Città di Torino un Memorandum of Understanding. Il Presidente considera questa una grande sfida che ambisce ad avere ricadute importanti nel futuro dei ragazzi e delle ragazze ma anche sullo sviluppo della Città. Si tratta di una piattaforma aperta alla ricerca dove aggregare i dati, le esperienze che gravitano intorno all’area di Torino, al Piemonte e alla Liguria, con l’idea di creare un centro di riferimento, un osservatorio permanente e all’avanguardia per queste tematiche, indirizzando anche tematiche come la povertà educativa e l’abbandono scolastico.

ABSTRACT

“It takes a city to make a school” is the motto of the Educational Communities Social Festival held in Turin for three days, Oct. 20-22. Debates, workshops, laboratories, convivial dinners to give solidity and future to the educational alliance between schools and their territories, to connect fruitful relationships between the various social workers who deal with children and young people, with the common goal of the growth of aware citizens, capable of standing in the complexity of today’s societies.

 

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Neve Mazzoleni

Neve Mazzoleni

Background di storica dell’arte e filosofa, perfezionata in management dell’arte e della cultura e anche in innovazione sociale, business sociale e project innovation. Per anni è stata curatrice ed exhibition manager della collezione corporate internazionale di UniCredit all’interno del progetto UniCredit&Art; attualmente ricopre il ruolo di communication & stakeholder manager del programma UniCredit Social Impact Banking. Ha scritto per diverse testate di settore sulle fondazioni e imprese private impegnate nello sviluppo di progetti culturali, di centri di produzione culturale dal basso, di arte contemporanea. I suoi maggiori interessi sono l’innovazione sociale a base culturale, le forme di ibridazione fra i settori pubblico e privato a favore della cultura, i dibattiti sulla sostenibilità sociale e ambientale che fanno leva sulla cultura.

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