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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Una panoramica aggiornata multilivello. Dal riconoscimento europeo al radicamento nelle politiche regionali italiane, la cultura si consolida come leva di salute e coesione sociale, aprendo la strada a una strategia di welfare culturale integrata a livello nazionale
© Foto di Lina Trochez su Unsplash

Il welfare culturale è entrato nelle agende politiche. Nel 2018, con la Nuova Agenda Culturale Europea, l’Unione Europea ha riconosciuto esplicitamente per la prima volta il ruolo centrale dei cross over culturali, evidenziando il valore fondamentale della cultura come determinante di salute e ben-essere. Da quello spartiacque, le politiche culturali europee hanno progressivamente evidenziato l’urgenza di adottare un approccio intersettoriale che integri strutturalmente una collaborazione tra il settore culturale, sanitario e sociale.

In Italia, dove già esistevano, seppur polverizzate, una molteplicità di iniziative in questa direzione, l’Agenda ha fornito una legittimazione decisiva, portando sempre più enti pubblici e privati, investitori sociali e professionisti di diversi settori a sperimentare pratiche orientate all’obiettivo, legittimando il neologismo di welfare culturale per l’integrazione nelle politiche territoriali.

In questo percorso di sviluppo e sistematizzazione del welfare culturale in Italia, le Regioni, avendo competenza diretta sulla Salute, assumono una funzione strategica di ponte tra le politiche culturali europee e le iniziative locali. Infatti, alcune Regioni pioniere stanno traducendo le linee guida europee in programmi dedicati attraverso l’impiego di fondi strutturali europei gestiti a livello regionale (come, ad esempio, FESR e FSE+ 2021-2027). Parallelamente, il fondamentale contributo di altri attori del territorio, tra cui le fondazioni bancarie, rafforza il fenomeno facendo convergere l’implementazione del welfare culturale in Italia verso una auspicabile strategia nazionale integrata.

Questo articolo, in continuità con il dossier in corso di Letture Lente di AgCult [1] e con il contributo Welfare culturale: dalle politiche e dalle principali esperienze europee, riflessioni per un percorso in Italia pubblicato nel 2023, ha l’obiettivo di offrire una lettura d’insieme delle politiche culturali europee e delle iniziative delle regioni italiane apripista sul tema, restituendo in sintesi un quadro di un percorso multilivello in cui istituzioni, fondazioni, e territori dialogano con l’obiettivo di raggiungere un sistema integrato di welfare culturale.

CULTURA E SALUTE: UN QUADRO AGGIORNATO DI LEGITTIMAZIONE EUROPEA

Dopo la pubblicazione della Nuova Agenda Culturale Europea (2018), la crescita del welfare culturale in Europa può essere ricondotta all’impatto dell’uscita del rapporto OMS (2019) che ha rafforzato l’opportunità di collaborazione cross-settoriale per impatti positivi delle arti sulla salute, presentando un’ampia rassegna di evidenze scientifiche che ne documentano i benefici. Il centro di ricerca CCW-Cultural Welfare Center, ne ha promosso la diffusione in Italia pubblicando la sua traduzione in Italiano tra il 2020 e 2021. Tali sviluppi convergevano con il Work Plan for Culture 2015–2018 del Consiglio UE e l’Agenda 2030 ONU che avevano indicato la necessità di integrare la cultura in ambiti come sanità, inclusione sociale e assistenza. Questi documenti hanno segnato uno spartiacque portando ad una crescente inclusione del tema nei piani strategici alla base della politica culturale europea [2].

Leggiamo il percorso di cinque anni straordinari nella legittimazione di questa visione. Nel 2020 la Commissione Europea ha lanciato il progetto pilota Preparatory Action – Bottom-up Policy Development for Culture & Well-being. Nel 2022, il Parlamento Europeo con il seminario “Culture: a driver for health and well-being in the EU”, ha preparato il terreno per la definizione delle priorità del Work Plan for Culture 2023–2026. Tra le iniziative più significative sul tema spiccano il percorso del progetto multidimensionale Culture for Health (2022) co-finanziato dalla Commissione con lo scopo di far emergere lo stato dell’arte e indicare le piste per guidare un cambiamento di politiche sull’argomento a livello regionale e locale, oltre a Voices of Culture (2023), il dialogo strutturato con la società civile e i decisori politici organizzato sempre dalla Commissione. Quest’ultimo si è focalizzato a livello tematico sul ben-essere degli adolescenti, producendo raccomandazioni di policy e buone pratiche, valorizzando le esperienze locali dei Paesi membri come base per sviluppare strategie politiche integrate tra cultura e salute. Le evidenze si trovano nel report Youth, Mental Health and Culture (2023).

A seguito del Work Plan for Culture 2023-2026 è stato introdotto per la prima volta in tema un tavolo di Metodo Aperto di Coordinamento (OMC – Open Method Coordination) composto dai rappresentati dei Ministeri della Cultura e della Salute degli Stati Membri interessati. Il risultato del lavoro è il nuovo rapporto Culture and Health: Time to Act presentato dal Commissario europeo per la Cultura in occasione della conferenza UNESCO Mondiacult a Barcellona (2025). Il documento evidenzia ancora una volta la necessità di integrare sistematicamente le attività culturali nelle strategie nazionali di salute e ben-essere degli Stati Membri per affrontare le sfide sanitarie europee, incitando di passare dalla sperimentazione a politiche permanenti.

Sempre nel 2025, il principale programma di finanziamento europeo per la ricerca scientifica Horizon Europe ha pubblicato il bando Impacts of culture and the arts on health and well-being disponendo un finanziamento di circa 2 milioni di euro per sostenere progetti universitari e team di ricerca volti a studiare e implementare sistemi di coordinamento tra settore culturale, sanitario e sociale.

In questo quadro entra anche l’importante ruolo della rete Culture Action Europe (CAE) rappresentante di oltre 400 organizzazioni culturali e sociali in Europa, che si è posizionata come promotrice del welfare culturale nella propria strategia di advocacy. Nel settembre 2024 infatti il network CAE ha pubblicato il Position Paper on Culture, Health and Well-being, che funge da guida per integrare cultura e salute nelle politiche pubbliche.

Queste importanti tappe evidenziano come le politiche europee si stanno muovendo in modo sempre più deciso verso la sistematizzazione di una collaborazione stabile tra cultura e salute multilivello, orientando anche gli strumenti di finanziamento dedicati allo sviluppo di politiche culturali e regionali affini negli Stati Membri.

UNA VISIONE CONDIVISA CON L’EUROPA: LE INIZIATIVE DELLE REGIONI ITALIANE

Per l’Italia e le sue Regioni, il report Culture and Health: Time to Act (2025), risultato del gruppo ‘Cultura e Salute’ dell’Open Method Coordination, sommato ai documenti e direttive europee precedentemente illustrate, rappresenta una legittimazione e un impulso ulteriore a proseguire nel percorso del welfare culturale, inserendolo a pieno titolo tra gli obiettivi delle agende di politiche culturali. Tra queste, alcune Regioni come Puglia, Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Sardegna e Umbria, si sono distinte come apripista con interventi abilitanti, sostenendo iniziative dal basso sul tema, dedicando i programmi di finanziamento europeo, quali FESR, FSE+ e Europa Creativa, oltre che favorire collaborazioni tra attori privati, pubblici e fondazioni bancarie.

In sintesi, facendo riferimento all’ascolto dei protagonisti del dossier in corso di Letture Lente, offriamo un quadro degli sviluppi recenti dell’implementazione del welfare culturale di questi territori tenendo conto della natura multilivello di questo percorso work in progress.

PUGLIA

La Regione Puglia ha adottato una visione strutturale del welfare culturale, segnalandosi tra le politiche più avanzate in tema in Italia. Il Dipartimento Cultura e Turismo, insieme ai Comuni del Gargano e al Comune di Monte Sant’Angelo, ha promosso il Manifesto pugliese per il Welfare Culturale, adottato ufficialmente dalla Giunta regionale nel giugno 2024, rendendolo un documento di indirizzo riconosciuto a livello istituzionale che orienta le future politiche regionali e fornisce una cornice operativa per enti pubblici e privati.

Le politiche coordinate dalla dirigente della Sezione Tutela e Valorizzazione dei Patrimoni, hanno dato impulso a questo processo, con l’obiettivo di superare la frammentarietà delle sperimentazioni locali e integrare cultura, salute e coesione sociale in una strategia sostenuta dai fondi europei FESR e FSE+ [3].

Tale visione trova oggi pieno sviluppo nella nuova strategia regionale per i prossimi cinque anni chiamata CHECK-In CULTURE 2030, per finanziare iniziative dedite al rafforzamento dell’ecosistema culturale regionale nel periodo 2025–2030 [4]. I fondi sono provenienti dal Programma Regionale Puglia FESR-FSE+ 2021–2027 e dai Fondi di Coesione 2021–2027 (FSC e POC) e vedono l’attuazione e integrazione del welfare culturale tra le linee strategiche prioritarie della programmazione regionale, stanziando per lo sviluppo del tema 30 milioni di euro [5].

TOSCANA

La Toscana sta dimostrando un impegno strutturale verso il welfare culturale già dal 2019, quando la Regione ha svolto un importante ruolo pioneristico integrando le visite ai musei nei percorsi assistenziali rivolti a persone con Alzheimer, legittimando la prescrizione sociale sul territorio con la prima normativa sul tema [6]. Inoltre, la Regione ha aggiornato il proprio Testo Unico sulla Cultura mirando ad integrare il welfare culturale nelle politiche regionali.

Questo orientamento è oggi rafforzato da iniziative recenti come il bando emesso dalla Regione Toscana ad agosto 2025, dedicato al finanziamento di percorsi di inclusione attraverso interventi di welfare culturale nelle aree Interne sostenuto con i fondi FSE+ 2021-2027, con una dotazione complessiva di 2.768.400 euro. Parallelamente, ANCI Toscana collabora con la Regione offrendo supporto strategico ai Comuni delle aree interne per attivare progetti sul tema.

Si evidenzia inoltre il passo importante avvenuto nell’ottobre 2024, quando insieme all’Emilia Romagna e con Fondazione Promo PA, la Regione ha avviato un percorso di co-progettazione per la redazione del Manifesto per il Welfare Culturale, primo passo verso il riconoscimento del welfare culturale come politica pubblica strutturata, oggi proposto a tutte le altre Regioni attraverso un tavolo dedicato alla Conferenza Stato Regioni.

Accanto alle politiche regionali, un ruolo decisivo è svolto dalle fondazioni bancarie del territorio, come la Fondazione per la Coesione Sociale di Lucca che – con la pubblicazione a ottobre 2025 del bando annuale Bella lì! La cultura che cura – ha avviato un percorso strategico sulla prescrizione sociale, rendendo disponibile un finanziamento complessivo di 160.000 euro alle progettualità volte ad azioni di sistema nella provincia di Lucca, a partire da una ricerca di Fondazione Promo PA sui progetti e attori in campo.

Anche Fondazione CR Firenze ha avviato nel 2021 un investimento strutturato e pluriennale nel welfare culturale [7] che sostiene con la Regione un asset strategico come il Sistema Musei Toscani per l’Alzheimer. Da oltre 15 anni, i musei toscani sviluppano programmi specifici per le persone affette da Alzheimer e, nel 2018, questa esperienza ha portato alla creazione del Sistema. Negli anni successivi, il modello toscano, riconosciuto dalla Regione, è stato progressivamente esteso a livello nazionale, diventando un riferimento per altre regioni italiane.

Nella direzione della creazione di ecosistemi locali, tra le esperienze longitudinali si segnala il percorso Community Hub – Culture Ibride, promosso dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, laboratorio permanente di innovazione sociale attivo da cinque anni, che pone al centro la risorsa del welfare culturale per la costruzione di ecosistemi territoriali.

Tra i più recenti sviluppi emerge il Museo Galileo di Firenze, che ha istituito il Laboratorio di Neuroestetica dedicato allo studio dell’incontro tra scienze della vita, cultura e salute, con l’obiettivo di esplorare l’impatto delle pratiche culturali sul ben-essere.

EMILIA-ROMAGNA

L’Emilia-Romagna, forte di una consolidata tradizione di politiche sociali ed educative innovative, si conferma particolarmente attiva nel lavoro di implementazione del welfare culturale.

In questo contesto si inserisce il lavoro di ATER Fondazione, storica rete teatrale regionale che da decenni ha incluso tra i suoi obiettivi l’inclusione dei teatri come centri di produzione radicati nelle comunità. Tra i progetti più significativi di ATER nel campo del welfare culturale spicca la sperimentazione di Sciroppo di Teatro, ideato dal torinese Silvano Antonelli, qui promosso con gli assessorati regionali di Cultura, Sanità e Welfare. Arrivato alla sua quarta edizione, pronto per una estensione nazionale, permette a pediatri di prescrivere il teatro ai bambini.

Si evidenzia Parma, che durante l’esperienza di Capitale Italiana della Cultura 2020 + 21 ha inserito lo sviluppo e rafforzamento del welfare culturale sul territorio, riconoscendolo come una delle leve principali per affrontare la crisi pandemica e sostenere il ben-essere della comunità. Nel giugno 2025 il Comune ha ufficialmente avviato la sperimentazione della prescrizione sociale nel welfare culturale, candidandosi come area pilota dell’Emilia-Romagna. Il Comune considera infatti questo approccio un modello strategico per l’innovazione delle politiche culturali e sociali, in linea con gli obiettivi di Capitale Europea dei Giovani 2027 e del Patto Sociale della città [8].

Spicca anche la città di Reggio Emilia, raccontata come “città del welfare culturale” nell’articolo di Letture Lente Ecosistemi di Welfare Culturale: una prospettiva di analisi, esempio virtuoso di ecosistema collaborativo per il welfare culturale dove la cultura viene riconosciuta come diritto universale, riconosciuta dalle politiche territoriali e che vede al centro la Fondazione Palazzo Magnani [9].

Modena si afferma come realtà apripista nella sperimentazione della prescrizione sociale. All’interno della rete nazionale Archivi e Salute, avviata dall’Archivio di Stato con fondi PNRR – Next Generation EU con un approccio oggi condiviso dall’Archivio di Stato di Torino, è stato avviato il programma di “Prescrizione culturale creativa”, che coinvolge l’AUSL di Modena attraverso i geriatri dei Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze di Modena e Carpi. Il progetto, sviluppato in collaborazione con l’Università di Modena, l’Università di Chieti e Pescara e CCW.

Il Piano Strategico Integrato 2025–2029 dei Musei Civici di Bologna, finanziato dall’Unione Europea tramite il programma Metro Plus e Città Medie Sud 2021–2027, punta a trasformare i musei in infrastrutture culturali per coesione e ben-essere, introducendo la prescrizione sociale culturale tra le sue piste di sviluppo principali. Anche in questo caso, la presenza di fondazioni bancarie come Fondazione Del Monte, promotrice dell’attuazione del welfare culturale attraverso la pubblicazione del Bando Acccade (2025, II edizione) con un finanziamento di 300.000 euro e Fondazione Unipolis è stata fondamentale per la realizzazione di molti progetti dedicati al tema.

Inoltre, la Dirigente del Settore Patrimonio culturale della Regione ha promosso un ampio lavoro di costruzione di competenze sull’accessibilità universale e sull’inclusione, in rete con la Toscana e Promo PA Fondazione, che ha portato all’adozione attraverso il programma MADER (Musei per l’Alzheimer e le Demenze in Emilia-Romagna) del modello dei Musei Toscani per l’Alzheimer. La rete MADER riunisce oltre venti musei regionali, tra cui i Musei Civici di Bologna e la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia, insieme a enti sanitari e associazioni del territorio.

PIEMONTE

Numerosi attori su territorio piemontese hanno avuto un ruolo pioneristico nell’attivazione e successiva implementazione del welfare culturale.

Nel 2020 è stato fondato a Torino il CCW- Cultural Welfare Center, il primo centro di ricerca nazionale con lo scopo di contribuire allo sviluppo del welfare culturale e alla costruzione di competenze per metterlo in pratica. L’ente ha formato oltre 3000 professionisti con la CCW School, lanciato il Master Executive Cultura & Salute – arrivato alla terza edizione – e tradotto in italiano numerose ricerche e manuali in tema al fine di favorirne la diffusione, l’ultimo dei quali è la versione in italiano del manuale pubblicato nel 2022 dall’OMS: Un kit di strumenti su come implementare la prescrizione sociale oltre ad avviare un’indagine nazionale sulle pratiche italiane di integrazione tra cultura e salute.

Fu proprio introdotta dal CCW nel 2020 la definizione di “welfare culturale” sull’Atlante della Cultura Treccani come “un nuovo modello integrato di promozione del ben-essere e della salute degli individui e delle comunità, attraverso pratiche fondate sulle arti visive, performative e sul patrimonio culturale” che oggi si legge in molti documenti di policy [10].

Un ruolo decisivo tra gli investitori sociali è stato svolto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, che nel 2017 ha avviato il percorso strategico Well Impact- Cultura e Salute, sulla base dal position paper commissionato nel 2018 a Pier Luigi Sacco Partecipazione culturale, ben-essere psicologico e salute: verso un nuovo modello di community welfare a base culturale. Il programma è stato avviato nel 2020 con la prima mappatura dei soggettivi attivi e progettualità nel campo del welfare culturale in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. La mappatura evidenzia come la metà dei soggetti rilevati trovi a Torino e il restante 15% nella sua provincia.

In seguito, Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del proprio piano strategico ha promosso Well Impact – Cultural Wellbeing Lab, un progetto triennale, dedicato alla formazione, progettazione, sperimentazione, valutazione e diffusione di modelli di intervento di welfare culturale nel Nord-Ovest italiano. Nel 2024, l’Ente ha commissionato a CCW una seconda mappatura post-pandemica confermando il Piemonte come regione con la più alta presenza di realtà impegnate nel rapporto tra cultura e salute, ovvero l’87,9% di quelle rilevate e ha aperto un Cantiere di sviluppo con alcune realtà ad alto potenziale [11].

La FCSP inoltre ha promosso con la Regione un’evoluzione del programma Nati per Leggere, sostenuto da venti anni, attraverso l’investimento Cultura per Crescere – Nati per Leggere e altre storie da vivere in famiglia, volto a promuovere ecosistemi territoriali a favore della prima infanzia e genitorialità che, partendo dalle biblioteche, coinvolgono servizi educativi e sociosanitari.

A maggio 2025, la Fondazione CRC di Cuneo, nell’evoluzione della propria strategia di welfare culturale, dopo la promozione di ecosistemi territoriali a favore della partecipazione e del ben-essere degli adolescenti, è scesa in campo con il bando Rigenerazione – La comunità che cura centrato su percorsi territoriali dedicati alla prevenzione e alla cura della popolazione over65 con malattie croniche, valorizzando il contributo delle comunità locali nel collaborare con gli enti sanitari e nel sostenere attivamente i caregiver. L’obiettivo è promuovere iniziative basate su cultura, movimento e gioco per migliorare il ben-essere, contrastare la solitudine e favorire l’inclusione in spazi accoglienti e non medicalizzati, incoraggiando la socialità e la partecipazione attiva nella comunità.

Un importante passo da parte della Regione è stato fatto a giugno 2025 con la pubblicazione del Programma Triennale della Cultura 2025-2027 dove il welfare culturale è entrato a pieno titolo nelle politiche strategiche regionali come modello per promuovere la creazione di reti ibride, tra enti culturali, ASL, scuole e terzo settore, capaci di generare ben-essere, inclusione sociale e sviluppo territoriale sostenibile.

Pur riconoscendo il ruolo rilevante degli enti menzionati, è importante sottolineare che l’implementazione del welfare culturale in Piemonte è il risultato di un processo condiviso, ultraventennale, che ha visto la partecipazione di molte altre realtà a livello territoriale, contribuendo a rendere la Regione un modello di riferimento per il welfare culturale in Italia.

UMBRIA

La Regione Umbria ha sostenuto il welfare culturale con una continuità di investimento, attraverso bandi regionali. L’ultimo Bando per il sostegno di progetti nel settore del Welfare culturale – Anno 2024 è stato approvato da Sviluppumbria all’inizio del 2025 per promuovere iniziative innovative che integrino cultura, arte e inclusione sociale. Il bando, successivo all’edizione del 2023 con dotazione di 400.000 euro, offre un finanziamento di 500.000 euro con risorse PR-FESR 2021-2027. La misura punta a promuovere accessibilità culturale, offrendo un’opportunità concreta per rafforzare il welfare culturale a livello territoriale e migliorare il ben-essere delle comunità umbre, con importanti investimenti sulle aree interne. In particolare, il welfare culturale è stato individuato come una delle leve strategiche per contrastare lo spopolamento di queste ultime. La strategia regionale 2021–2027, presentata durante la European Week of Regions and Cities 2025, prevede un piano da 61 milioni di euro, finanziato anche con fondi FESR e FSE+, per rafforzare servizi culturali, educativi e sociali di prossimità e migliorare la qualità della vita nei piccoli centri umbri [12].

SARDEGNA

Nel suo Piano Regionale FESR 2021-2027, la Sardegna ha inserito la priorità “Una Sardegna più sociale ed inclusiva”, avviando a marzo un percorso di animazione territoriale in collaborazione con l’Autorità di Gestione del Piano FSE+ 2021-2027. L’obiettivo è duplice: presentare le opportunità dei due programmi e raccogliere bisogni e proposte locali per sviluppare nuove azioni. Gli interventi, che prevedono un finanziamento complessivo di 225 milioni di euro, mirano a valorizzare cultura e turismo come leve per lo sviluppo economico e la transizione equa, promuovere l’inclusione delle persone fragili e stimolare la partecipazione civica. Il concetto di welfare culturale emerge così in un’ottica multidisciplinare, integrando sanità, politiche sociali, istruzione, arti e cultura [13].

PROGETTUALITA’ EUROPEA E SCAMBI INTERREGIONALI

Diverse progettualità si stanno replicando a livello nazionale. A Bassano del Grappa è nato nel 2013 Dance Well – Movement Research for Parkinson, uno dei progetti pionieri del welfare culturale in Italia, con grandi relazioni, visibilità in Europa e a livello internazionale. Sostenuto da Creative Europe e riconosciuto dall’European Dance Development Network (EDN) nella campagna #DanceAndWellbeing (2020–2021), il progetto ha dimostrato come la danza, soprattutto in contesti di senso e bellezza come i musei, possa favorire salute e inclusione sociale. Partito come iniziativa locale, Dance Well è diventato un riferimento nazionale e ha contribuito a far entrare il welfare culturale nelle politiche regionali e nazionali.

Negli ultimi anni il progetto si è diffuso notevolmente contando attorno alla ventina di località tra l’Italia e l’Europa. Dance Well, in Toscana, sta collaborando con i Musei Toscani per l’Alzheimer e il Fresco Parkinson Institute per sviluppare un modello integrato di prescrizione sociale sostenuto da Fondazione Firenze.

PROSPETTIVE FUTURE: DALLO SVILUPPO REGIONALE ALLA DIMENSIONE EUROPEA

Un passo importante è stato fatto a fine del 2024, quando a seguito del percorso congiunto tra Emilia-Romagna, Toscana e Puglia per la redazione del Manifesto per lo sviluppo del Welfare Culturale, è stato istituito il Tavolo interregionale delle Regioni e delle Province Autonome sul Welfare Culturale nell’ambito del Coordinamento tecnico della Commissione Cultura della Conferenza delle Regioni. Il Tavolo rappresenta il primo spazio di confronto stabile tra amministrazioni regionali sul tema. L’obiettivo è favorire il passaggio dalle sperimentazioni locali sul tema a politiche strutturali condivise, con l’auspicio di estendere la rete fino a un coordinamento nazionale capace di dare continuità e visione comune al tema [14].

Dopo anni di progetti ed esperienze locali e regionali, nel 2025 questo percorso è entrato nel dibattito istituzionale nazionale. Attraverso il convegno “La prescrizione dell’arte che cura”, che ha segnato un passo decisivo verso la legittimazione del welfare culturale e del suo potenziale trasformativo in politiche abilitanti, ancora assenti a livello nazionale, il Ministero della Cultura ha preso posizione.

Il welfare culturale, dunque, in Italia si trova oggi in una fase di transizione verso la legittimazione normativa: non più semplice sperimentazione, però non ancora totalmente integrato nelle politiche pubbliche nazionali e regionali. La direzione, tuttavia, è ormai chiaramente tracciata e condivisa con l’Europa. I numerosi documenti strategici europei e i programmi di ricerca incorniciati dal recente rapporto Culture and Health: Time to Act (CE, 2025) evidenziano esplicitamente la necessità di integrare un modello di salute fondato sulla relazione tra cultura, ben-essere individuale e coesione sociale che non può più essere ignorato nelle future programmazioni di politiche pubbliche. Se in passato alcune Regioni italiane hanno ospitato progetti pionieri, ora, insieme a fondazioni e attori territoriali, stanno raccogliendo questa sfida, progettando costruzioni di reti ibride tra cultura, sanità e sociale, muovendosi verso un consolidamento integrato e sostenibile delle politiche culturali regionali e nazionali a fronte di grandi priorità di salute pubblica.

È evidente che le sfide della società contemporanea non possono essere affrontate con l’assetto tradizionale dei settori a compartimenti stagni, che relega la cultura a semplice attività ricreativa. L’aumento delle sfide sanitarie condivise in tutta Europa, tra cui l’isolamento sociale e temi quali la depressione, dimostra l’urgenza di ricostruire legami di comunità e di riportare la cultura tra gli elementi strutturali della vita quotidiana. Cultura intesa non come “medicalizzazione”, ma come infrastruttura civile di prossimità, spazio di relazione, cura e senso condiviso da tutti i cittadini in una visione olistica di ben-essere.

Il percorso è ancora lungo e richiede un costante lavoro deciso sulle criticità che rimangono legate all’assenza di una normativa nazionale, disomogeneità territoriale degli interventi, mancanza di indicatori comuni di impatto, fragilità dei finanziamenti sul lungo periodo e l’assenza dell’alta formazione sul tema. Dopotutto, un modello tanto complesso quanto necessario come il welfare culturale non può essere costruito in tempi brevi: ogni passo concreto è prezioso ed è ora più che mai fondamentale continuare a camminare in sintonia con l’Europa verso un obiettivo comune per il bene comune.

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

[1] Dossier consultabile qui https://www.agenziacult.it/author/sciascia/

[2] I due piani strategici sono Work Plan for Culture 2019–2022 e il successivo Work Plan for Culture 2023–2026.

[3] Consultabile nell’articolo di Letture Lente Pizzicata dal Welfare Culturale – AgenziaCult

[4] Consultabile sul sito qui https://press.regione.puglia.it/-/approvata-dalla-giunta-regionale-check-in-culture-2030-la-nuova-strategia-per-la-cultura-della-regione-puglia-

[5] Consultabile nell’intervista ad Anna Maria Candela in Letture Lente  https://www.agenziacult.it/letture-lente/welfare-culturale/prescrizione-sociale-o-integratore-culturale/

[6] Consultabile nell’articolo di Letture Lente Toscana: all that cultural welfare – AgenziaCult

[7] Consultabile sul sito https://fondazionecrfirenze.it/progetti/welfare-culturale/

[8] Consultabile sul sito del Comune di Parma https://www.comune.parma.it/it/novita/notizie/parma-avvia-la-sperimentazione-della-prescrizione-sociale-nel-welfare-culturale

[9] Consultabile nell’articolo di Letture Lente https://www.agenziacult.it/letture-lente/welfare-culturale/ecosistemi-di-welfare-culturale-una-prospettiva-di-analisi/

[10] Definizione consultabile qui https://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/Welfare.html

[11] Consultabile qui https://www.compagniadisanpaolo.it/it/news/ricerca-cultura-e-salute-2024-al-via-la-fase-di-mappatura/

[12] Consultabile qui https://www.regione.umbria.it/notizie/-/asset_publisher/54m7RxsCDsHr/content/aree-inter-1?read_more=true

[13] Consultabile qui https://www.consregsardegna.it/wp-content/uploads/2023/06/Parere_173.pdf?utm_

[14] Consultabile qui https://culturalwelfare.center/2024/12/09/welfare-culturale-legittimazione-istituzionale-in-corso/

ABSTRACT

In 2025, cultural welfare in Italy moves beyond its experimental phase and enters the institutional debate. The article traces the path leading to this milestone, from the European recognition of culture and health to the impact of Covid 19 pandemic in the consolidation of the local initiatives, offering an updated overview of the strategic role that Italian regions have played in aligning European policies and local experimentations toward an integrated national strategy for Cultural Welfare.

 

Carlotta Scioldo. Lecturer, Department of Arts and Culture Studies, Erasmus School of History, Culture and Communication. Ricercatrice e consulente specializzata nelle politiche e nei programmi culturali dell’Unione Europea. Attraverso il suo percorso professionale e accademico, ha sviluppato una visione sfaccettata del settore culturale e creativo. Ha conseguito il dottorato di ricerca sulle Reti transnazionali europee nel settore culturale presso il Dipartimento Interateneo dell’Università e del Politecnico di Torino. È stata visiting researcher presso il Dipartimento di Politiche Pubbliche della UCL (University College London). Ha due lauree magistrali: la prima in Performance Studies conseguita presso lo IUAV di Venezia, la seconda in Cultural Projects for Development presso ITC-ILO e UNESCO Center. Ha inoltre svolto un periodo di visiting fellowship presso la DAAP della New York University (USA) ed è stata visiting researcher presso il Dipartimento di Politiche Culturali dell’Università di Hildesheim (Germania).

Francesca Mora. Ha una formazione universitaria in Economia e Management per Arte, Cultura e Comunicazione, seguita da un Master in Cultural Economics and Entrepreneurship a Rotterdam. Si occupa di welfare e innovazione culturale, con particolare attenzione alle politiche europee e italiane in ambito di cultural well-being. Ha condotto una ricerca sullo sviluppo delle politiche di welfare culturale in Italia, con un focus sul caso studio del Piemonte. I suoi interessi si concentrano sull’integrazione tra cultura, salute e innovazione sociale attraverso approcci cross-settoriali.

 

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