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A inizio 2022 è entrato in vigore Ddl Franceschini-Orlando che ha introdotto nuove fattispecie di reato contro il patrimonio culturale e che, in particolare, punisce la distruzione, la dispersione, il deterioramento, il deturpamento, l’imbrattamento e l’uso illecito di beni culturali o paesaggistici
Scala Imbrattata

Il blitz di Ultima Generazione al Senato con l’imbrattamento della facciata con vernice arancione è solo l’ultimo, in ordine di tempo, di azioni di questo tipo che interessano il patrimonio artistico-culturale italiano condotti dalla “campagna italiana di disobbedienza civile non violenta” per attirare attenzione sul tema della tutela dell’ambiente. Dalla Scala di Milano al quadro di Van Gogh a Roma, dalla macchina di Andy Warhol a Milano fino alla Pinacoteca nazionale di Bologna: sono alcuni esempi di una strategia messa in atto dagli aderenti all’associazione ambientalista per far puntare i riflettori dell’opinione pubblica sulla crisi climatica ed ecologica. E in molti oggi, condannando duramente questi interventi, chiedono l’inasprimento delle pene per chi compie atti simili.

IL DDL FRANCESCHINI-ORLANDO

Tuttavia, solo pochi mesi fa (entrata in vigore il 23 marzo 2022), il Parlamento italiano ha varato senza nessun voto contrario una modifica corposa alle norme che regolano i reati contro il patrimonio culturale. Il tentativo di riorganizzare il quadro sanzionatorio penale a tutela del nostro patrimonio culturale risale ormai a tre legislature fa, quando nel 2007 fu avviato l’esame alla Camera di un disegno di legge di iniziativa governativa; nella XVI legislatura il disegno di legge del Governo Galan-Nitto Palma fu invece presentato al Senato. In entrambi i casi il progetto riformatore non ha superato la fase dell’esame da parte delle commissioni parlamentari in sede referente. Nella XVII legislatura, un disegno di legge del Governo presentato dai ministri Franceschini e Orlando è stato approvato dalla Camera, interrompendo il proprio iter al Senato. Da tale testo è ripartito il dibattito nella XVIII legislatura con la calendarizzazione di un ddl di iniziativa parlamentare, che riproduceva il testo approvato dalla Camera nella legislatura precedente. Il Ddl Franceschini-Orlando (rispettivamente ministro della Cultura e ministro della Giustizia ai tempi della presentazione del disegno di legge) si compone di sette articoli attraverso i quali: colloca nel codice penale gli illeciti penali attualmente ripartiti tra codice penale e codice dei beni culturali; introduce nuove fattispecie di reato; innalza le pene edittali vigenti, dando attuazione ai principi costituzionali in forza dei quali il patrimonio culturale e paesaggistico necessita di una tutela ulteriore rispetto a quella offerta alla proprietà privata; introduce aggravanti quando oggetto di reati comuni siano beni culturali.

LE NORME IN VIGORE CONTRO L’IMBRATTAMENTO

In particolare sulla distruzione, imbrattamento di beni culturali o paesaggistici, l’art. 518-duodecies punisce la distruzione, la dispersione, il deterioramento, il deturpamento, l’imbrattamento e l’uso illecito di beni culturali o paesaggistici con la reclusione da 2 a 5 anni e con la multa da 2.500 a 15.000 euro. La pena si applica a chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende inservibili o infruibili beni culturali o paesaggistici; colui che, invece, deturpa, imbratta o fa di tali beni un uso incompatibile con il loro carattere storico o artistico o pregiudizievole della loro conservazione è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni e con la multa da euro 1.500 a euro 10.000.

La riforma qualifica dunque come autonome fattispecie penali, di natura delittuosa, le aggravanti e le contravvenzioni attualmente previste dal codice penale e subordina la concessione della sospensione condizionale della pena all’eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il condannato non si oppone, alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato, comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate dal giudice nella sentenza di condanna.

La norma precedente delineava il delitto di deturpamento e imbrattamento di cose altrui e qualificava come aggravato il fatto commesso su cose di interesse storico o artistico (reclusione da 3 mesi a un anno e multa da 1.000 a 3.000 euro; in caso di recidiva reclusione da 3 mesi a 2 anni e multa fino a 10.000 euro). In queste ipotesi aggravate il delitto era procedibile d’ufficio e il giudice poteva disporre l’obbligo di ripristino e di ripulitura dei luoghi ovvero, qualora ciò non fosse possibile, l’obbligo a sostenerne le relative spese o a rimborsare quelle a tal fine sostenute, ovvero, se il condannato non si oppone, la prestazione di attività non retribuita a favore della collettività per un tempo determinato comunque non superiore alla durata della pena sospesa, secondo le modalità indicate nella sentenza di condanna.

LA CONVENZIONE DI NICOSIA

Nel riformare i reati contro il patrimonio culturale il Parlamento ha anche tenuto conto degli obblighi assunti dal nostro ordinamento all’atto della firma della Convenzione del Consiglio d’Europa sulle infrazioni relative ai beni culturali, fatta a Nicosia il 19 maggio 2017. Tale Convenzione – il cui disegno di legge di ratifica è stato approvato definitivamente dalla Camera lo scorso 12 gennaio 2022 – è entrato in vigore il 1° aprile 2022 e si propone di prevenire e combattere la distruzione intenzionale, il danno e la tratta dei beni culturali, rafforzando l’effettività e la capacità di risposta del sistema di giustizia penale rispetto ai reati riguardanti i beni culturali, facilitando la cooperazione internazionale sul tema, e prevedendo misure preventive, sia a livello nazionale che internazionale. In particolare, la Convenzione prevede che costituiscano reato diverse condotte in danno di beni culturali, tra cui il furto, gli scavi illegali, l’importazione e l’esportazione illegali, nonché l’acquisizione e la commercializzazione dei beni così ottenuti. Riconosce, inoltre, come reato la falsificazione di documenti e la distruzione o il danneggiamento intenzionale dei beni culturali.

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