Una Scuola sempre più centrale nelle politiche di formazione del Ministero della Cultura, capace di coinvolgere oltre 23.500 professionisti, sviluppare 45 programmi e progetti, attivare collaborazioni con 248 organizzazioni e consolidare una rete nazionale e internazionale al servizio dell’innovazione del sistema culturale. È il quadro che emerge dal Rapporto sociale 2025 della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, il documento che ripercorre un anno di attività segnato dal rafforzamento della missione istituzionale dell’ente e dall’espansione delle iniziative dedicate alla formazione, alla ricerca, alla digitalizzazione, all’accessibilità e alla cooperazione internazionale. Ad aprire il Rapporto è il presidente Gerardo Villanacci, che individua nella formazione continua uno dei principali strumenti per affrontare le trasformazioni che stanno interessando il patrimonio culturale e la pubblica amministrazione. “La Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali è un punto di riferimento per la crescita delle competenze e per l’innovazione del sistema culturale italiano. Non soltanto un luogo di formazione, ma uno spazio in cui organizzazioni e professionisti costruiscono strumenti, linguaggi e visioni per affrontare le trasformazioni del presente”. Per Villanacci, musei, archivi, biblioteche e amministrazioni pubbliche sono chiamati oggi a misurarsi con sfide che vanno ben oltre la tutela del patrimonio. Occorre ampliare la partecipazione, rendere l’accesso alla cultura più equo, rafforzare la capacità di progettazione delle istituzioni e costruire relazioni più solide con territori e comunità. Obiettivi che, osserva, richiedono “competenze nuove”, una maggiore capacità di leggere i contesti e modelli organizzativi più aperti e collaborativi.
In questo scenario la Scuola assume, secondo il presidente, una funzione strategica. “La Scuola svolge una funzione essenziale: accompagnare i professionisti del patrimonio culturale lungo tutto l’arco della vita lavorativa, offrendo percorsi formativi di qualità, accessibili e immediatamente applicabili nei contesti operativi”.
IL NUOVO RUOLO DELLA SCUOLA NEL SISTEMA DEL MINISTERO
Uno dei principali elementi di novità evidenziati dal Rapporto riguarda il rafforzamento istituzionale della Scuola, sancito dal Decreto Cultura e dalla Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione che introduce l’obbligo di 40 ore annue di formazione per tutti i dipendenti pubblici. La Scuola diventa così il centro di coordinamento dell’offerta formativa del Ministero della Cultura, assumendo un ruolo sempre più sistemico nella qualificazione del personale dell’amministrazione. Villanacci sottolinea come questo passaggio rappresenti anzitutto una responsabilità. “Coordinare e qualificare l’offerta formativa del Ministero della Cultura significa contribuire direttamente alla capacità delle amministrazioni di generare valore pubblico, incidendo sulla qualità dei servizi culturali e sulla capacità di costruire istituzioni accoglienti e di sviluppare relazioni solide con i territori e con le comunità”.
OLTRE 75 MILA PERSONE COINVOLTE NELLE ATTIVITÀ
Il 2025 segna una significativa crescita anche sul piano operativo. Nel corso dell’anno la Scuola ha realizzato 45 programmi, progetti e iniziative, organizzato 68 appuntamenti pubblici, pubblicato otto volumi e sviluppato complessivamente 280 mila ore formative allievo. Le attività hanno coinvolto oltre 75.750 persone, tra partecipanti ai percorsi formativi e fruitori delle iniziative pubbliche, raggiungendo 45 Paesi grazie ai programmi internazionali. La platea dei professionisti coinvolti continua ad ampliarsi: 23.500 persone formate, 51.500 iscritti alla piattaforma di formazione a distanza, circa 150 mila visite al sito, oltre 60 mila follower sui canali social, 40.968 iscritti alla newsletter e 43 mila lettori di volumi, rapporti e dossier. La rete costruita dalla Scuola comprende inoltre 119 luoghi della cultura, 72 università ed enti di ricerca, 41 Regioni e amministrazioni locali, 12 ministeri e autorità governative e 27 organizzazioni culturali, associazioni professionali e soggetti del Terzo settore, a conferma di una funzione di raccordo tra istituzioni pubbliche, ricerca e operatori culturali.
FORMAZIONE, ACCESSIBILITÀ E DIGITALE AL CENTRO
Tra gli interventi più significativi del 2025 figura il percorso di ascolto realizzato con il Ministero della Cultura attraverso il programma “Dirigere nel cambiamento”, che ha coinvolto i dirigenti di prima fascia del Ministero e degli istituti autonomi per individuare i nuovi fabbisogni formativi dell’amministrazione. Da questo lavoro è nata la Mappa delle priorità formative, destinata a orientare la futura offerta della Scuola. Prosegue inoltre il progetto “Personeper. Accessibilità nei luoghi della cultura”, inserito nel PNRR Cultura 4.0, dedicato alla rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, archivi e biblioteche. Il programma combina formazione online, laboratori territoriali, attività di coprogettazione e una nuova produzione editoriale, con l’obiettivo di diffondere una cultura dell’accessibilità come elemento strutturale delle organizzazioni culturali. Grande spazio è riservato anche alla trasformazione digitale attraverso Dicolab. Cultura al digitale, che continua a rappresentare il principale programma nazionale per lo sviluppo delle competenze digitali del settore culturale. Nel solo 2025 sono stati sviluppati 76 nuovi contenuti formativi, affiancati da oltre 300 corsi organizzati in 50 città grazie alla rete dei dieci hub territoriali. Parallelamente sono proseguite le ricerche dedicate all’impatto dell’intelligenza artificiale sulle professioni culturali e ai nuovi modelli di apprendimento digitale.
RICERCA E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Accanto alla formazione cresce anche il ruolo della ricerca applicata. Nel corso del 2025 la Scuola ha sviluppato studi dedicati alla pianificazione paesaggistica, ai dati culturali, alla gestione condivisa del patrimonio, all’arte nello spazio pubblico, agli archivi italiani e agli effetti dell’intelligenza artificiale sulle professioni della cultura. Attività pensate per fornire strumenti di analisi e supporto ai decisori pubblici e agli operatori del settore. Sul piano internazionale il Rapporto evidenzia il consolidamento dei programmi realizzati nell’ambito del Piano Mattei, con il progetto WHAPS dedicato ai siti UNESCO africani, il rafforzamento delle attività in America Latina, l’avvio di un programma di formazione destinato ai professionisti del patrimonio culturale ucraino e la partecipazione della Scuola a numerose reti europee dedicate alla resilienza del patrimonio culturale, alla ricerca e all’innovazione.
CULTURA COME LEVA DI SVILUPPO
Nelle conclusioni del Rapporto, Villanacci ribadisce la funzione pubblica della Scuola e il valore strategico della cultura per il Paese. “La cultura è sempre più riconosciuta come leva di sviluppo sostenibile, di coesione sociale e di qualità della vita. In questo quadro, la Scuola agisce come luogo di raccordo tra politiche pubbliche, istituzioni e comunità. Significa essere presenti nei territori, ascoltarne le esigenze, coglierne le specificità e accompagnarne le traiettorie di crescita”. Guardando al futuro, il presidente indica la direzione lungo la quale si svilupperà l’azione dell’istituzione. “La Scuola continuerà a operare in stretta sinergia con il Ministero della Cultura e con tutti gli attori del sistema culturale, promuovendo un approccio aperto e collaborativo, con la consapevolezza che la qualità della tutela, della gestione, della valorizzazione e della fruibilità del patrimonio dipende, prima di tutto, dalla qualità delle competenze e dalla capacità di metterle al servizio della collettività”. Il Rapporto dedica infine un capitolo ai dati economici, che fotografano una crescita significativa dell’attività della Fondazione. Il valore della produzione supera i 14,3 milioni di euro, contro gli 8 milioni del 2024, incremento dovuto principalmente all’attuazione dei progetti finanziati dal PNRR. Il patrimonio netto si attesta a circa 9 milioni di euro, mentre il bilancio chiude in pareggio, confermando la sostenibilità economica dell’ente e il progressivo rafforzamento della sua capacità operativa.
