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Si sono concluse le attività di scavo sulla Rocca di Entella condotte dal Parco Archeologico di Segesta, in sinergia con il Laboratorio di Storia, Archeologia, Epigrafia e Tradizione dell’Antico (SAET) della Scuola Normale Superiore di Pisa e con la collaborazione del Comune di Contessa Entellina (Palermo). Entella, che sorgeva sull'omonima Rocca, lungo il corso del fiume Belice in territorio di Contessa Entellina, è stata una delle antiche città della Sicilia attribuita, assieme ad Erice, Segesta e Iatas, agli Elimi.

“Le ricerche condotte a Contessa Entellina rientrano nella politica di potenziamento delle attività di scavo – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Aberto Samonà – necessarie ad una più compiuta ricostruzione della storia della Sicilia occidentale, soprattutto per quanto riguarda le tre popolazioni autoctone, Elimi, Sicani e Siculi, su cui rimane ancora molto da indagare. Una ricerca delle nostre origini che – da quanto sempre più emerge dagli scavi – rivela noi siciliani come gente pacifica, laboriosa, organizzata in comunità dedite ad attività agricole; tutte caratteristiche che continuiamo ancora oggi a ritrovare nelle tradizioni e negli usi delle nostre genti”.

L’attività di scavo è stata avviata i primi di settembre e ha riguardato due aree: la zona del Complesso monumentale nel vallone est e il Palazzo fortificato medievale. Nel Vallone orientale – dove probabilmente si trovava anche la piazza pubblica, l’agorà, sede delle attività istituzionali – sono stati ripresi gli scavi finalizzati alla conoscenza del grande complesso pubblico che, tra il VI e il III secolo a.C., si è articolato su quattro terrazze digradanti che hanno costituito il fulcro della città antica. Durante quast’ultima campagna lo scavo si è concentrato sulla terrazza inferiore, dove è stato possibile individuare un’area di culto che sembra essere stata attiva, in particolare, tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C.

Intorno a un recinto (sacello) sono state ritrovate, inoltre, piccole deposizioni votive di lucerne, coppe di grandi e piccole dimensioni, pissidi e bottigliette ritualmente adagiate in fossette insieme a resti di combustione di materiale ligneo. Si tratta di atti devozionali praticati con riti incruenti che offrono testimonianza di forme di religiosità databili nello stesso periodo dei Decreti di Entella (le famose iscrizioni su tavolette di bronzo con i decreti delle città di Entella e Nakone) e che aggiungono elementi significativi per la conoscenza dei culti praticati nella città in cui Kore e Demetra, insieme a Hestia, ebbero un ruolo di rilievo. (segue)

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