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Il senatore Paolo Marcheschi sta lavorando a una norma a difesa del decoro del patrimonio che equipari l’utilizzo commerciale non autorizzato delle immagini dei beni culturali alla deturpazione di opere artistiche e monumenti

Come gli “eco vandali” che deturpano i monumenti, anche chi utilizza a fini di lucro le immagini dei capolavori d’arte senza averne l’autorizzazione deve essere punito con sanzioni salatissime, fino ad arrivare alla confisca amministrativa. E’ la norma a cui sta lavorando il senatore Paolo Marcheschi, capogruppo Fdi in commissione Cultura a Palazzo Madama, per arginare lo sfruttamento improprio del patrimonio culturale statale e la commercializzazione di magliette e gadget sui quali sono riprodotte immagini sessiste o scarsamente decorose servendosi di opere celebri. A quanto apprende Agenzia CULT, la misura pensata da Marcheschi potrebbe essere presentata sotto forma di emendamento al disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri, su proposta del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, che prevede sanzioni amministrative in materia di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici. Il testo governativo non è stato ancora assegnato, ma molto probabilmente inizierà l’iter dal Senato.

L’iniziativa di Marcheschi prende le mosse dal decreto del Ministero della Cultura dello scorso 11 aprile che ha definito un tariffario generale nel quale sono stati fissati gli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi di concessione e per la riproduzione dei beni culturali statali. Chi vuole utilizzare un’immagine deve chiedere l’autorizzazione spiegandone la finalità. Se viene dato il via libera, si paga la tariffa di riferimento. Se, invece – questo il ragionamento del senatore Fdi -, il MiC non ha dato l’ok e l’immagine viene lo stesso commercializzata, allora scattano le multe sulla falsariga di quelle previste per gli “eco vandali” e la confisca amministrativa dei beni che non hanno ricevuto l’autorizzazione. Difficilmente chi riproduce in modo osceno o storpia un’opera d’arte penserebbe di chiedere al Ministero della Cultura l’autorizzazione a utilizzare le immagini, perché già sa che non la otterrebbe. Per cui, secondo Marcheschi, regolamentare il settore fungerebbe anche da deterrente alla produzione e alla vendita di quella che il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, plaudendo all’iniziativa del senatore Fdi, ha definito “paccottiglia di cattivo gusto”.

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