skip to Main Content
"I non vedenti e non udenti in Italia ammontano a qualche milione di unità ed è assurdo che, nonostante l’articolo 3 della Costituzione preveda l’uguaglianza di tutti i cittadini e il superamento di differenze che riguardano la condizione degli individui, molti siano ancora esclusi di fatto dal poter partecipare alla visione del cinema"
Sala Cinema

Vincolare l’attribuzione della nazionalità italiana delle opere cinematografiche e delle opere audiovisive alla produzione di scrittura video per i non udenti e audiodescrizione, in lingua italiana, per i non vedenti; prevedere degli incentivi per le sale che programmano spettacoli con sottotitoli e audiodescrizioni; introdurre sanzioni per chi non ottempera ai criteri di accessibilità delle opere ed esplicitare che il Consiglio superiore per il cinema e l’audiovisivo abbia funzioni di vigilanza sull’accessibilità delle opere alle persone disabili e anziane. Sono questi alcuni degli obiettivi che si pone la proposta di legge “Modifiche alla legge 14 novembre 2016, n. 220, in materia di accessibilità della fruizione delle opere cinematografiche alle persone con disabilità” presentata alla Camera da Maddalena Morgante (Fdi) e assegnata in sede referente alla commissione Cultura. La proposta prevede, poi, che tra le spese per le quali è riconosciuto un credito d’imposta per le imprese dell’esercizio cinematografico, per le industrie tecniche e di post-produzione siano ricomprese anche le spese tecniche, comprese quelle relative all’accessibilità delle opere per le persone con disabilità.

“Per una persona con disabilità – spiega – andare al cinema non sempre è un’impresa semplice. E non solo per le barriere architettoniche. A più di un secolo dalla sua nascita il cinema ha fatto notevoli passi avanti, dal 3D alla realtà virtuale, ma l’obiettivo di diventare realmente accessibile a chiunque è ancora da raggiungere, soprattutto in Italia. Audiodescrizioni e sottotitoli non sono sempre disponibili e nelle case cinematografiche nessuno pensa a produzioni accessibili sin dall’inizio. Eppure, con le nuove tecnologie provvedere alla sottotitolazione o all’audiodescrizione che viene fatta normalmente con il contributo di uno sceneggiatore e di una voce che racconta, non è difficile e comporta costi ben più limitati rispetto a quanto avveniva in anni passati. Per questo da anni le associazioni si battono per la resa accessibile del grande schermo, portando la questione anche al centro di eventi importanti, come la Festa del cinema di Roma. In Italia, con la legge 14 novembre 2016, n. 220, sembrava si fossero fatti passi avanti nel cinema, se solo si considera che per le produzioni cinematografiche ammesse ai contributi erogati dalla direzione generale cinema e audiovisivo del Ministero della cultura è prevista la scrittura video per i non udenti e l’audiodescrizione per i non vedenti. Quello che avviene però normalmente è che ciò vale solo per la copia che viene depositata e per poche altre copie, mentre le effettive copie dei film in circolazione non contengono nulla di tutto ciò. Peraltro, a essere sempre sprovviste di sottotitoli sono proprio le opere di nazionalità italiana, che potrebbero persino essere un utile veicolo per la promozione della lingua italiana per molti cittadini che non sono madre lingua italiana”.

“È giunto, perciò, il momento che il legislatore ponga mano a questo vulnus normativo, che è anche un vulnus sociale. I non vedenti e non udenti in Italia ammontano a qualche milione di unità ed è assurdo che, nonostante l’articolo 3 della Costituzione preveda l’uguaglianza di tutti i cittadini e il superamento di differenze che riguardano la condizione degli individui, molti siano ancora esclusi di fatto dal poter partecipare alla visione del cinema”. conclude Morgante.

© AgenziaCULT - Riproduzione riservata

Back To Top