CoopCulture respinge totalmente gli argomenti che compongono l’architettura del provvedimento di AGCM, che “trova fondamento nella volontà di dare risposta alla pressione mediatica più che a fare chiarezza”. Ma non solo, la stessa tiene a precisare come, “durante tanti anni di gestione di servizi presso molti luoghi di cultura di altrettanta rilevanza e complessità, non sia mai stata oggetto di qualsivoglia contestazione da parte delle istituzioni competenti, favorendo altresì una crescita dei visitatori e dei servizi a loro destinati. Desta notevole perplessità apprendere che gran parte delle censure mosse riguarderebbero il biennio della pandemia, biennio nel quale, nonostante un’obbligata riduzione e contingentamento del monumento e l’assenza forzata dei turisti, il concessionario si è impegnato esclusivamente a garantire una continuità dei rapporti di lavoro e i servizi oggetto della concessione”. CoopCulture ribadisce che “la gestione della vendita dei biglietti è stata condotta in stretta conformità con le direttive e le regolamentazioni imposte dalla Direzione del Parco Archeologico del Colosseo, nel pieno rispetto dell’atto di concessione e che è stato profuso un impegno costante nel contrasto all’utilizzo di bot e sistemi automatizzati per l’acquisto massivo di biglietti, implementando e aggiornando sistemi di sicurezza all’avanguardia”. “Abbiamo deciso, pertanto, di affidarci all’Autorità Giudiziaria, confidando totalmente nella Magistratura”, dichiara la dott.ssa Letizia Casuccio, direttore generale di CoopCulture.
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