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Dal sistema museale nazionale alla legge sulle biblioteche pubbliche fino ai decreti attuativi del codice dello spettacolo. Serve poi un pieno riconoscimento di un quadro normativo che consenta di individuare che cosa sono le imprese culturali e creative

Occorre partire dal “completamento di una serie di interventi strutturali: dal sistema museale nazionale alla legge sulle biblioteche pubbliche fino ai decreti attuativi del codice dello spettacolo. Serve poi un pieno riconoscimento di un quadro normativo che consenta di individuare che cosa sono le imprese culturali e creative partendo dalla definizione europea”. E’ il messaggio inviato al nuovo Parlamento e al governo da Ugo Bacchella, per anni alla guida della Fondazione Fitzcarraldo e tra i principali animatori di Artlab, la piattaforma indipendente dedicata all’innovazione delle politiche, dei programmi e delle pratiche culturali. A settembre, i promotori di Artlab hanno realizzato il manifesto “Cultura è futuro. Proposte di intervento per la prossima legislatura” che ha messo nero su bianco le priorità per il mondo culturale che il prossimo governo e il nuovo Parlamento si troveranno sul tavolo.

“Il manifesto – spiega ad Agenzia CULT Bacchella a margine dell’edizione 2022 di Lubec – nasce da una ventina di organizzazioni nazionali che per la prima volta hanno provato a ragionare insieme per individuare una visione comune superando la frammentazione, le istanze settoriali senza abbandonarle. Provando quindi a trovare insieme una composizione partendo appunto da una visione comune, ovvero l’idea che la cultura è un ambito plurale che ha funzioni economiche, sociali e può intervenire in molti aspetti per migliorare la società italiana, l’economia, per sostenere l’immagine italiana sulla produzione di qualità”.

Affinché si dispieghino le diverse potenzialità “ci vuole un quadro organico, strutturato di misure che le rendono possibili. Il prerequisito affinché questa svolta possa diventare efficace è uscire dal quadro e dalle tassonomie novecentesche. Bisogna guardare la realtà e riconoscere che esistono nuove professioni specialistiche e ibride, nuove imprese, nuove organizzazioni indipendenti, nuovi servizi pubblici. Ci sono comuni e istituzioni pubbliche che erogano nuove tipologie di servizi oltre a quelle storiche. Ci sono nuove modalità di fruizione di consumo da parte dei cittadini. Se non si parte da lì non ne usciamo”.

Per Bacchella, quindi, “il punto di partenza è riconoscere che c’è un quadro mutato, capire quali sono i bisogni e chi può rispondere e a cascata attuare i provvedimenti normativi, legislativi dotati di risorse economiche che permettano di proseguire su questa strada”.

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