“Ho letto le misure previste dal Dl Cultura volte a sostenere comparti industriali e del commercio dalla qualità del cui lavoro dipende la crescita intellettuale della persona, e dunque la qualità del nostro sistema democratico. Si tratta di misure senz’altro apprezzabili, ma sostanzialmente inutili se non si interviene a monte del problema. La dico in maniera brutale: tra qualche anno il problema non sarà che i giovani non leggono abbastanza, tra qualche anno il problema sarà che i giovani non saranno più in grado di leggere. Cioè di concentrarsi su un testo scritto fino a farne propri i contenuti più profondi”. Lo ha sottolineato Andrea Cangini, direttore dell’Osservatorio Carta, Penna & Digitale della Fondazione Luigi Einaudi, in audizione presso la commissione Cultura della Camera nell’ambito dell’esame, in sede referente, del Dl Cultura. Per Cangini è necessario “integrare il Dl Cultura con espliciti riferimenti all’imprescindibilità della scrittura a mano in corsivo e della lettura su carta nel sistema scolastico prevedendo, sin dalla scuola primaria e secondaria di primo grado, la conseguente formazione degli insegnanti e la necessaria informazione degli studenti. Non possiamo continuare ad assistere inerti al deterioramento delle capacità mentali dei giovani. Non solo perché sono i nostri figli e i nostri nipoti, ma anche perché si tratta delle classi dirigenti del domani. Classi dirigenti che, per affrontare adeguatamente la complessità crescente dei problemi che la globalizzazione e la rivoluzione digitale gli porranno, avranno bisogno di tutte le risorse mentali e culturali di cui potranno disporre”. “A preoccuparci – spiega Cangini – è l’evidente crollo del benessere psicofisico dei giovani. Di anno in anno cala sistematicamente il livello della loro competenza e si vanno progressivamente erodendo facoltà mentali essenziali come la memoria, lo spirito critico e soprattutto la capacità di attenzione. Aumentano vertiginosamente i disturbi dell’apprendimento ed i casi di disgrafia. Aumentano esponenzialmente anche i segni di disagio psicologico dei più giovani (ansia, depressione, disturbi alimentari, tendenze suicidarie). La scienza ha documentato come principale causa di questi allarmanti fenomeni l’abuso della tecnologia digitale. La dico in termini non scientifici. Il cervello umano va inteso come fosse un muscolo: si sviluppa se viene sollecitato, non si sviluppa se non viene sollecitato. Scrivere a mano in corsivo sollecita dodici aree celebrali, scrivere su tastiera ne sollecita due. La scrittura a mano sviluppa l’emisfero sinistro del cervello, quello che sovrintende al pensiero logico lineare: se quella parte del cervello umano non si sviluppa quanto potrebbe, la persona rimane ostaggio della componente emotiva del proprio cervello, con le conseguenze che potete facilmente immaginare. Scrivere a mano in corsivo non serve solo a meglio comprendere e memorizzare quello che si scrive, ma obbliga a organizzare il proprio pensiero andando oltre il testo scritto. Leggere su carta assicura il 20-30% di assimilazione in più rispetto alla lettura su dispositivo digitale”.
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