“Il Piano Olivetti rappresenta un progetto ambizioso e profondamente innovativo nella sua visione di biblioteca come infrastruttura culturale, polifunzionale e inclusiva. Tuttavia, la sua piena attuazione non può prescindere dal riconoscere che molte delle questioni che esso intende affrontare rientrano nelle competenze di altri soggetti istituzionali, come il Ministero dell’Istruzione, le Regioni e gli Enti Locali. Per questo motivo, diventa indispensabile adottare un meccanismo di raccordo interistituzionale, che consenta di superare i limiti delle competenze settoriali e di creare sinergie operative”. Lo ha sottolineato Chiara Faggiolani, professoressa di Biblioteconomia presso il Dipartimento di lettere e culture moderne dell’Università di Roma La Sapienza, in audizione presso la commissione Cultura della Camera nell’ambito dell’esame in sede referente del Dl Cultura. “Un approccio collaborativo non solo garantirebbe la realizzazione delle ambizioni del Piano, ma rappresenterebbe un modello virtuoso di governance per affrontare le sfide complesse sopra evocate, che spaziano dalla promozione della lettura nelle scuole, alla valorizzazione delle biblioteche territoriali, fino all’inclusione sociale delle fasce più vulnerabili. In questo contesto, il Centro per il Libro e la Lettura (Cepell) – istituto dotato di autonomia speciale del Ministero della cultura – potrebbe svolgere un ruolo chiave come strumento operativo e coordinatore strategico. Grazie alla sua esperienza consolidata nella promozione della lettura e alla capacità di attivare reti territoriali, il Cepell può fungere da catalizzatore per le azioni previste dal Piano”.
Per Faggiolani tre sono le priorità nel processo di conversione del decreto:
PIANO NAZIONALE DI RIEQUILIBRIO DELLE INFRASTRUTTURE DEL LIBRO
“Avviare un piano nazionale per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle “infrastrutture del libro”, con un focus sulle aree interne, i piccoli comuni e le periferie urbane, come emerge ampiamente dalle evidenze riportate. L’obiettivo potrebbe essere quello di potenziare la collaborazione tra biblioteche pubbliche, private, scolastiche e delle università, nuovi centri culturali e associazioni del terzo settore. In tal senso è necessario investire sulla istituzione delle biblioteche scolastiche e sulla formazione di figure chiave per costruire una rete culturale inclusiva e sostenibile”.
BIBLIOTECHE E LETTURA PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE
“Valorizzare la lettura come agente per la costruzione della salute e per rafforzare il tessuto culturale e sociale dei territori, valorizzando ulteriormente il ruolo dei Patti per la lettura4 e tenendo presente il dispositivo della Prescrizione sociale. Favorire la lettura come forma di partecipazione culturale attiva significa l’adozione di orari estesi e flessibili per le infrastrutture culturali al fine di promuovere progetti che favoriscano una fruizione del tempo libero più ricca, accessibile e orientata alla crescita personale. Su questo i bibliotecari e i professionisti della cultura hanno un ruolo decisivo ed è importante valorizzarlo”.
ACCESSO ALLA LETTURA: INIZIATIVE PER L’INCLUSIONE DELLA LETTURA NELLA VITA QUOTIDIANA
“Promuovere politiche che rendano l’accesso alla lettura e alla partecipazione culturale una parte integrante della vita quotidiana. Per incentivare la partecipazione ad attività culturali e formative e in generale la lettura, le aziende potrebbero beneficiare di un credito d’imposta per gli investimenti in attività legate alla lettura e alla formazione, come l’acquisto di libri, l’organizzazione di gruppi di lettura, la creazione di biblioteche aziendali”.
