Federculture accoglie “positivamente la spinta propulsiva” che con l’approvazione del Dl Cultura il MiC ha voluto imprimere al settore. “Il Decreto inaugura una visione ambiziosa, attraverso il varo di un ‘Piano Olivetti per la cultura’ per ‘favorire lo sviluppo della cultura come bene comune accessibile e integrato nella vita delle comunità, nel rispetto del principio di sussidiarietà orizzontale’ (art. 1 comma 1 lett. a) DDL) nonché tramite un programma di cooperazione con l’Africa e il Mediterraneo allargato, nello specifico ambito della cultura (art. 2 DDL), che viene così ad assumere un ruolo fondamentale per l’attuazione del “Piano Mattei” promosso dal Governo e già approvato con D.L. n. 161/2023”. Così Andrea Cancellato e Francesco Spano, rispettivamente presidente e direttore di Federculture, in audizione presso la commissione Cultura della Camera nell’ambito dell’esame in sede referente del Dl Cultura. “Federculture, che condivide pienamente questa impostazione, non ha osservazioni sul testo del DDL ma intende cogliere l’occasione del suo esame parlamentare per formulare alcune considerazioni su determinate misure oggetto di intervento e su ulteriori, possibili iniziative legislative delle quali si auspica l’adozione, che potrebbero anche essere inserite nel provvedimento in esame. Sui temi toccati dal DDL e sugli ulteriori temi che così si portano all’attenzione di Questa Commissione, Federculture si rende conseguentemente disponibile ad avviare un confronto costruttivo con tutte le competenti Istituzioni, mettendo i risultati della propria attività di studio, rappresentanza e progettazione a servizio del miglior disegno delle politiche culturali del Paese”. In particolare si osserva:
10 ANNI DI “CARTA ELETTRONICA”: E’ TEMPO DI UN BILANCIO
“L’art. 6 del DDL interviene sul bonus cultura 18app, sulla Carta del Merito e sulla Carta Cultura giovani. Nel 2025, le politiche di sostegno ai consumi culturali dei neo-maggiorenni attuate anche tramite strumenti di “carta elettronica”, compiranno 10 anni: un tempo di osservazione adeguato per consentirci di analizzare e valutare l’impatto che tali strumenti hanno determinato rispetto agli scopi che il Legislatore si era con essi prefissato. Federculture invita a cogliere l’occasione di questo anniversario per fare un bilancio dell’esperienza passata e avviare una riflessione sul futuro di questi strumenti, finalizzata a meglio definire gli obiettivi dell’intervento pubblico e a mettere conseguentemente a punto misure sempre più efficaci ed efficienti, eventualmente anche tramite il concorso di risorse private aggiuntive messe a disposizione dagli esercenti accreditati. Potrebbe, cioè, essere studiata una forma di intervento di questi ultimi che, aggiungendosi al contributo pubblico a sostegno dei consumi culturali dei giovani – disciplinato dagli strumenti in esame – ne moltiplichi l’impatto, contribuendo a rafforzare l’efficacia degli strumenti medesimi e ad ampliare la platea dei fruitori dell’offerta culturale. Introdotto dalla Legge di stabilità 2016 e originariamente concepito come beneficio una tantum, il “bonus cultura 18app” è stato rifinanziato senza soluzione di continuità per ben sette edizioni annuali e ha determinato un progressivo ampliamento dei prodotti e servizi sovvenzionati: all’acquisto acquisti di libri e di biglietti per rappresentazioni teatrali, cinema, spettacoli dal vivo, musei, mostre, eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche e parchi naturali, a cui si è aggiunto quello di musica registrata e di corsi di musica, teatro e lingua straniera (2017), di prodotti dell’editoria audiovisiva (2020) e di abbonamenti a quotidiani, anche digitali (2021), inclusi i periodici (2022). In questa forma, la misura è stata resa strutturale dalla Legge di bilancio 2022, anno in cui si è registrato il maggior numero di beneficiari. La Legge di bilancio 2023 ha però segnato un mutamento di paradigma, sancendo la trasformazione della “carta elettronica” da “dote” generalista a misura altamente selettiva, riservata ai diplomati con il massimo dei voti e agli appartenenti a nuclei familiari a basso reddito. Il “bonus cultura 18app” è stato a tal fine sostituito da due nuovi strumenti: la Carta del Merito e la Carta Cultura, tra loro cumulabili. In attesa di comprendere come la modifica della politica impatterà sui consumi culturali, i dati a oggi disponibili restituiscono alcune evidenze certamente meritevoli di riflessione. Anzitutto, l’effettivo utilizzo del bonus ha prodotto una forte concentrazione degli acquisti tra poche tipologie di beni e servizi. Al primo posto, nettamente distaccati dal resto delle opzioni, si sono classificati i libri, con un dato medio annuo del 62%, seguiti dai biglietti d’ingresso al cinema (15%) e ai concerti (8%), nonché dalla musica registrata (12%), la cui introduzione può considerarsi un successo della seconda edizione del bonus. Analogo successo non hanno invece riscosso le ulteriori possibilità di impiego introdotte a partire dall’annualità 2017. Prima ancora, una quota del tutto residuale della spesa è stata destinata alla visita dei luoghi di cultura (musei, esposizioni, siti archeologici); ciò equivale a un relativo insuccesso, se si considera che il bonus era stato concepito anche e soprattutto per promuovere la fruizione, da parte dei giovanissimi, del patrimonio culturale disseminato su tutto il territorio nazionale. L’alta percentuale della spesa per libri suggerisce inoltre una possibile sovrapposizione con le politiche deputate a garantire il diritto allo studio, considerando che con il bonus è possibile acquistare anche testi scolastici e universitari. Non da ultimo, il bonus non ha raggiunto tutti i potenziali beneficiari e non è stato utilizzato per il suo intero ammontare, pur esibendo un take up rate nettamente superiore a quello di altri sussidi pubblici di analoga natura. Le risorse stanziate, nel quadro di un trend decrescente nel corso degli anni, sono in ogni caso sempre risultate superiori a quelle effettivamente utilizzate. Specie nell’ultimo anno, la misura sembra aver perso la capacità di intercettare un pubblico vasto. In questa prospettiva, l’art. 6 del DDL rappresenta un prezioso contributo all’efficientamento del sistema di gestione degli strumenti di carta elettronica, in linea con le indicazioni formulate dalla Corte dei Conti nella Relazione approvata con delibera n. 72 del 26 luglio 2023. Tale Relazione ha più in generale realizzato un’accurata analisi della gestione finanziaria e operativa della politica, dal lato sia degli utenti sia degli esercenti accreditati, evidenziando per ogni singola edizione i dati relativi all’utilizzo e le principali criticità emerse, ivi inclusi i casi di utilizzo difforme del sussidio. E’ invece mancata, come sottolineato dalla stessa Relazione, una vera e propria analisi di monitoraggio e valutazione di impatto della politica, condotta a livello “micro” e con strumenti d’indagine anche e soprattutto qualitativi. Federculture si mette a disposizione delle istituzioni per contribuire a colmare tale lacuna, realizzando studi e analisi allo scopo di formulare idee e proposte per il rilancio delle misure di stimolo ai consumi culturali dei giovanissimi”.
LE PROPOSTE DI FEDERCULTURE PER IL SOSTEGNO DELLA CULTURA E DELL’ARTE
“L’approvazione del D.L. n. 201/2024 – a breve distanza dall’insediamento del nuovo Ministro – rappresenta un importante segnale di attenzione al settore culturale che ci auspichiamo prosegua con determinazione. In questo spirito, Federculture coglie l’occasione della presente audizione per rilanciare alcune proposte per il sostegno della cultura e dell’arte che includano segnatamente un pacchetto di misure fiscali volte a sostenere tutto il comparto della cultura. Tali misure comprendono, più in dettaglio: 1. L’armonizzazione dell’Iva per tutti i prodotti culturali, giungendo a una omogeneità di aliquote che superi l’attuale diversificazione. Questa misura potrebbe agevolmente essere realizzata nell’esercizio della delega fiscale conferita al Governo nell’agosto 2023 e i cui termini di attuazione sono ancora vigenti. 2. La detraibilità fiscale di tutte le spese culturali per libri, cinema, musica, teatro, mostre, musei, ecc., sul modello delle spese mediche e farmaceutiche; 3. Un piano di sostegno alle sponsorizzazioni culturali che ne sancisca in particolare la piena e certa deducibilità fiscale, anche esplicitando la presunzione legale di inerenza e congruità delle spese sostenute a tale titolo su modello della previsione già introdotta a favore del settore sportivo dall’art. 12 comma 3 del Dlgs. n. 36/2021 anche valutando più incisive modifiche al TUIR che introducano una specifica tipizzazione e disciplina delle spese di sponsorizzazione. Misura, quest’ultima, che incentiverebbe il sostegno dei privati alla cultura senza generare costi aggiuntivi per lo Stato. 4. Il rifinanziamento e rafforzamento del Fondo Cultura presso l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, che ha dimostrato di moltiplicare per 7 e in alcuni casi per 9 le risorse impiegate negli investimenti materiali e immateriali a favore di soggetti pubblici e privati, assegnandogli una dotazione di 30 milioni anno per i prossimi 3 anni; 5. L’ampliamento della possibilità di utilizzare i benefici di Art Bonus “liberalizzando” i soggetti che possono accogliere il finanziamento in modo da estenderlo anche al settore privato, eventualmente valutando la sua evoluzione in un’unica agevolazione fiscale in forma di credito d’imposta applicabile a tutto il mecenatismo culturale; 6. L’introduzione di una disciplina delle plusvalenze conseguite sulla cessione di opere d’arte tra privati che bilanci le esigenze di tassazione della speculazione con quelle di tutela dei collezionisti; 7. Il recupero delle risorse derivanti da sponsorizzazioni collegate a scommesse e gioco d’azzardo e dagli utili delle società che li organizzano, previsti dalla legge che li aveva legalizzati per combattere la ludopatia attraverso la cultura e lo sport e dal 2019 vietate in qualsiasi forma; 8. La migliore applicazione della legge del 2%, anche valutando l’istituzione di un fondo a beneficio del Ministero della cultura a cui i soggetti appaltanti debbano destinare il 2% dei costi di costruzione. Al fine di promuovere la migliore attuazione del “Piano Olivetti per la cultura”, facendone l’occasione per liberare appieno il potenziale di tutte le forme di sussidiarietà orizzontale nel settore, Federculture propone da subito, utilizzando il veicolo del DDL in esame, il varo di un programma di rilancio degli strumenti di collaborazione pubblico-privata, nel segno della semplificazione, della certezza del diritto, dell’appropriatezza e dell’effettività del controllo pubblico. Tale programma dovrebbe comprendere, in particolare: 1. Una delega al governo per la disciplina delle “fondazioni di partecipazione” e per la contestuale revisione e sistematizzazione della variegata normativa in materia di costituzione, “partecipazione” e/o finanziamento di fondazioni da parte di soggetti pubblici, nonché più in generale delle regole pubblicistiche applicabili a queste ultime; 2. L’attuazione e la semplificazione del partenariato pubblico-privato “istituzionale” di cui all’art. 174 comma 4 del Codice dei Contratti Pubblici; 3. Una disciplina organica e incentivante dei contratti di sponsorizzazione in ambito culturale, anzitutto sul piano fiscale, come sopra meglio precisato. Federculture rimane a disposizione del Governo e del Parlamento per dare il proprio contributo allo studio di fattibilità, alla definizione e alla messa a punto di tutte le misure proposte”.
