Il settore culturale ha “necessità di interventi strutturati e lungimiranti, a cominciare dalle condizioni di lavoro in cui è chiamato quotidianamente a operare chi si occupa del patrimonio culturale, tra precarietà, paghe da fame, volontariato sostitutivo, ricatti e sfruttamento”. Lo ha sottolineato l’Associazione Mi Riconosci?, intervenuta in audizione in commissione Cultura della Camera nell’ambito dell’esame in sede referente del Dl Cultura. L’Associazione ha quindi espresso alcune considerazioni in merito al decreto legge: “Il ‘Piano Olivetti per la cultura’ – spiega si propone di “favorire lo sviluppo della cultura come bene comune accessibile e integrato nella vita delle comunità” e promuovere “la rigenerazione culturale […] nelle aree svantaggiate e caratterizzate da marginalità sociale ed economica”, obiettivi che la nostra associazione ritiene fondamentali e connaturati nell’esistenza stessa del Ministero della Cultura. Vorremmo tuttavia sottolineare che questi intenti poco si conciliano, ad esempio, con il continuo aumento del costo dei biglietti per accedere ai musei italiani. Il trend si conferma anche con l’attuale legislatura: nel 2023 l’incremento rispetto all’anno precedente è di media del 10%, con vette che toccano il 67%. Ricordiamo di seguito alcuni dei prezzi più alti: Gallerie degli Uffizi 25 euro, Museo Archeologico Nazionale di Napoli 20 euro, Musei di Piazza San Marco a Venezia 30 euro. Cifre proibitive anche per le famiglie di medio reddito (nel 2023 il reddito medio netto è di 35.995; il 23% circa della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale). Non solo, negli anni sono stati introdotti biglietti di ingresso per luoghi che in precedenza erano gratuitamente fruibili: tra questi il caso più eclatante è il Pantheon con un biglietto di 5 euro. Sottolineiamo, inoltre, che non esistono più riduzioni per le persone sopra i 65 anni di età, categoria estremamente fragile anche a fronte dei trattamenti pensionistici diffusi nel nostro Paese. Proponiamo pertanto di estendere le riduzioni, oltre a categorie come quelle sopra citate, anche a chi affronta difficoltà economiche evidenti come per esempio i disoccupati. Per quanto riguarda la fruizione dei servizi culturali da parte della cittadinanza, vorremmo riportare qualche dato: nel 2023 il 58,3% di persone sopra i 6 anni non ha letto neanche un libro (per motivi non strettamente scolastici o professionali); nel 2023 il 65,2% di persone (sempre sopra i 6 anni) non ha visitato musei e mostre, la cifra è simile (68,2%) se si guarda ai siti archeologici e ai monumenti; nel 2022 solo il 10,2% della popolazione si è recata in biblioteca almeno una volta”.
ART 2
“Desta particolare perplessità il finanziamento dei “Progetti di cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo allargato” volto a promuovere “forme di partenariato pubblico privato per il sostegno alla valorizzazione del patrimonio culturale africano”, il cui approccio rimanda ad un passato coloniale che nel contesto italiano, anche nei nostri musei, è poco conosciuto e discusso. Nell’articolo non si chiariscono l’urgenza e la finalità di tale piano (in cui è presente, non si comprende a che titolo, anche il Mezzogiorno), né il rapporto con le comunità coinvolte, le uniche legittimate a definire autonomamente le proprie politiche culturali. Ciò che troviamo più sconcertante è che vengano allocate somme di denaro pari a 866.069 euro per ogni anno previsto da questo piano – si noti che la somma annua destinata ad un singolo dirigente supera di gran lunga quella elargita, ad esempio al singolo istituto di numismatica di cui all’art 5 – per un dirigente di livello generale e due dirigenti di livello non generale. Il fatto che si continui a dare priorità, economica e decisionale, a figure di nomina fiduciaria esterne, stride con le reali necessità del Ministero della Cultura, la cui dotazione organica si trova notoriamente in sofferenza da decenni (l’USB lo scorso 24 giugno ha stimato una carenza di circa 8000 unità) e per la quale ancora non sono ancora stati presi provvedimenti e impegni economici, nonostante le promesse fatte ai sindacati. Ci chiediamo inoltre perché il Ministero della Cultura finanzi un progetto che dovrebbe essere di competenza del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, anche alla luce delle recenti assunzioni, per via concorsuale, di funzionari di detto Ministero con il preciso compito di occuparsi della promozione culturale”.
ART 3
“Richiamiamo ai dati elencati nel commento relativo all’art. 1 del decreto, per esprimere perplessità rispetto all’ingente somma, una dotazione di 24 milioni circa, destinata esclusivamente all’editoria. Per promuovere la lettura, l’accesso libero e gratuito allo studio e alla cultura, riteniamo opportuno prevedere una percentuale da destinare alle biblioteche, per riaprire le sedi attualmente chiuse o ad orario limitato a causa di carenza di personale (soltanto il 52% delle biblioteche risulta aperta tra i 4 e i 5 giorni a settimana, la cifra scende per le biblioteche aperte da 6 a 7 giorni al 21%; e pur aperte, va considerato che il 53,2% garantisce tra le 12 e le 30 ore settimanali di apertura)”.
ART 4
“Viene prevista una spesa di 800 mila euro per la celebrazione del venticinquesimo anniversario della Convenzione europea sul paesaggio, ma non è indicato nulla circa i problemi che sul paesaggio italiano sta causando il cambiamento climatico, o ancora la situazione di difficoltà con cui quotidianamente le Soprintendenze, che dovrebbero vegliare sulla tutela del patrimonio paesaggistico, si trovano a scontrarsi”.
ART 5
“Il finanziamento di 1,8 milioni è rivolto soltanto a un numero ristretto di Istituti, principalmente legati alla storia nazionale e alla rievocazione storica. Diversi Istituti, al contrario, rimangono fuori da questa assegnazione di fondi, non vincolata, parrebbe, a progetti specifici. Si suggerisce, dunque, di rivedere la distribuzione dei fondi, chiarendo a quali attività sarebbero destinate e le ragioni che giustificano la scelta”.
ART 11
“L’Art. 11 comma 1 interviene sulla remunerazione delle prestazioni di lavoro straordinario del personale del Ministero. Se nella versione precedente, infatti, la legge prevedeva che una quota dei proventi derivanti dai biglietti fosse destinata a questo, tale obbligo viene ora trasformato in facoltà. Ci chiediamo dunque a cosa verrebbero ridestinate queste risorse, nel caso in cui gli istituti dotati di autonomia scegliessero di non depositarle, e in tal caso in che modo si andranno a coprire i costi dei progetti locali e di valorizzazione, retribuzioni che spettano di diritto ai dipendenti del Ministero”.
