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Il sindaco Nardella: "Squarci inediti e d’autore sulla nostra terra". L'assessore Sacchi: "Segnali di speranza di una ripresa possibile, a partire dai paesaggi a noi più cari”

“Anche in uno degli anni più difficili per Firenze – dichiara il sindaco Dario Nardella – il Forte di Belvedere si conferma spazio civico ed espositivo dedicato all’arte contemporanea. Le foto di Massimo Sestini sono squarci inediti e d’autore sulla nostra terra che attraverso i suoi occhi riusciamo anche noi a vedere in un’ottica completamente diversa. Li regaliamo adesso ai visitatori insieme all’augurio di uscire presto, tutti insieme, da questi mesi durissimi e penalizzanti”.

“Prosegue lo sforzo congiunto delle istituzioni per la ripartenza – sottolinea l’assessore regionale al turismo Stefano Ciuoffo – con una attenzione particolare alle aree in cui la ripresa è per forza maggiore più lenta, come i centri storici delle città d'arte. Un luogo così simbolico come il Forte Belvedere a Firenze per una mostra d'autore sulla Toscana è la chiave di lettura artistica della bellezza autentica e diffusa della nostra regione. Da queste immagini così suggestive e affascinanti l’invito a tornare e a visitare Firenze e la Toscana”.

“Non era affatto scontato – aggiunge l’assessore comunale alla cultura Tommaso Sacchi – che anche in questo 2020 così complesso riuscissimo ad organizzare una mostra al Forte di Belvedere, come consuetudine degli ultimi anni. Eppure, unendo forze, entusiasmo e idee siamo arrivati ad avere una mostra bellissima che ci consegna non solo scatti di elevata qualità ma anche segnali di speranza di una ripresa possibile, a partire dai paesaggi a noi più cari”.

“Le opere di Sestini – dice il curatore della mostra Sergio Risaliti – ci chiedono non solo di riconoscere questo o quel luogo, questa o quella manifestazione, quell’architettura, spiaggia, laguna, costa, campagna, collina. L’artista ci impone di leggere e godere le forme del paesaggio, quelle del territorio nella sua evidenza artistica, vuole farci vedere come la fotografia trasformi in quadro, in linguaggio pittorico, il paesaggio con i suoi contenuti restituiti allo sguardo in termini di strutture e lemmi figurativi. Il paesaggio come opera d’arte nasce dal connubio tra l’artista, il fotografo, lo strumento tecnologico, il gesto performante deciso a monte”. (segue)

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