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Visibili per la prima volta dopo il restauro quattro delle otto pareti interne con mosaici trecenteschi raffiguranti profeti, santi vescovi e cherubini

Il restauro del Battistero si è rivelato fin da subito molto complesso perché ha dovuto operare su tre piani: l'architettura, la struttura e la decorazione a mosaico. La campagna di studi e d’indagini diagnostiche, mai eseguita prima d’ora in maniera così approfondita sull’intero monumento, e il restauro dei primi quattro lati hanno portato a numerose scoperte, tra le quali: la tecnica musiva assolutamente originale impiegata nei mosaici parietali, un vero e proprio unicum, tracce di foglia d'oro su uno dei capitelli dei matronei, che potrebbe essere la prova che in origine fossero tutti dorati.

Adesso è la volta delle indagini diagnostiche sulle quattro pareti ancora da restaurare di cui sappiamo che i mosaici sono stati oggetto di precedenti interventi tra la fine dell'Ottocento e il Novecento. “È importante approfondire – spiega Beatrice Agostini progettista e direttore dei lavori di restauro dell'Opera di Santa Maria del Fiore – gli effetti di questi restauri del passato, così da poter definire il reale stato di conservazione e individuare la metodologia più idonea d’intervento. L’analisi dei precedenti restauri contribuirà, inoltre, a conoscere il comportamento dei prodotti utilizzati in passato e come questi abbiano reso nel corso del tempo. Dal punto di vista estetico, per esempio, abbiamo riscontrato che per integrare parti perdute o danneggiate, furono impiegate delle tessere dorate speciali, a oggi molto deteriorate”. (segue)

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