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“Siamo davanti a fotografie che ci ricordano come Spilimbergo abbia nel Craf e nella Scuola mosaicisti due dei suoi principali gioielli, che sono tesori anche per la Regione”. Sono queste le parole con cui l’assessore alla Cultura e sport del Friuli Venezia Giulia, Tiziana Gibelli, ha portato il saluto del Governatore Massimiliano Fedriga e dell’Amministrazione regionale all’inaugurazione della mostra fotografica “Il Mosaico in bianco e nero”, promossa a Pordenone in collaborazione con il Comune di Spilimbergo, curata da Silvana Annicchiarico, e volta a raccontare attraverso scatti storici il percorso umano ed artistico dei tagliatori di pietra e dei mosaicisti del Tagliamento. “Ogni volta che incrocio la Scuola mosaicisti ricordo che la cultura è un’impresa ed è il primo dei motivi per cui si fa un viaggio; il mosaico, tra i massimi esempi di arte applicata, ha esportato lavoro in tutto il mondo. Questo dimostra che l’impresa culturale è ricchezza tanto più se produce innovazione. Qualsiasi strumento possa promuovere la creatività che si trasforma in lavoro è quindi un’opportunità da cogliere”.

Nel centenario della scuola mosaicisti, il Comune promuove il progetto “Spilimbergo, Città del Mosaico”, che include questa esposizione allestita a Palazzo Montereale Mantica a Pordenone, dove resterà visitabile al pubblico fino al 13 febbraio (venerdì dalle 17 alle 19:30 sabato; sabato e domenica dalle 10.30 alle 12:30 e dalle 17 alle 19:30). La mostra si compone di preziosi scatti fotografici, realizzati tra gli anni ’20 e gli anni ’90 del secolo scorso; foto d’autore, provenienti dall’archivio del Craf, di Antonio, Baldini, Angelo Borghesan, Mario Cresci, Francesco Nonino, Francesco Radino, Roberto Salbitani, Carl Shuber, Stephen Shore e Olga Zapariolo che con l’obiettivo hanno fermato le origini della tecnica musiva, dai sassi del Tagliamento alla vita dei mosaicisti migranti, fino all’interno della Scuola Mosaicisti del Friuli divenuta celebre in tutto il mondo.

Le fotografie sono prive di ritocchi, senza nessuna alterazione, capaci di restituire in bianco e nero la realtà come si era manifestata davanti all’obiettivo: paesaggi, volti, sassi, opere musive in lavorazione, ambienti conviviali tra gli emigrati friulani a New York. Divise secondo un ordinamento che le raggruppa per insiemi coerenti (territorio, natura, paesaggio, mosaicisti migranti, la Scuola Mosaicisti ed Aquileia con le origini e le radici di una tradizione), le immagini esposte costituiscono a loro volta un piccolo mosaico in cui trova ricostruzione l’arte musiva che ha reso famosa Spilimbergo a livello internazionale.

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