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Isabella Ruggiero: “Siamo profondamente amareggiati e sdegnati per l’ennesima dimostrazione di una politica delle Regioni e delle Province ancorata al feudalesimo, in cui ogni Governatore pretende di fare come vuole, nel disprezzo del bene comune”

“Il 30 maggio, con l’Intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni, si è quasi conclusa, nel peggiore dei modi, la riforma della professione di guida turistica”. Lo scrive Isabella Ruggiero, presidente dell’Associazione guide turistiche abilitate (AGTA), commentando l’intesa raggiunta la scorsa settimana in Conferenza Stato-Regioni sulla disciplina della professione di guida turistica. Il cammino della riforma si può riassumere in 4 passi, ricorda Ruggiero: “Il Tavolo tecnico ministeriale, il testo di legge approvato dal Parlamento, il decreto legge che ha modificato la legge e infine il decreto ministeriale (ancora non pubblicato). La riforma era iniziata benissimo un anno e mezzo fa, quando, subito dopo la formazione del nuovo Governo Meloni, il Ministro del Turismo Santanchè aveva avviato un Tavolo tecnico con le associazioni nazionali di categoria, aperto al dialogo e a un lavoro di squadra, e che aveva dato vita a un testo che rispondeva a molte delle esigenze espresse dalla categoria. Sebbene il testo concordato e siglato a quel Tavolo fosse stato poi parzialmente modificato durante l’iter parlamentare, la legge approvata e pubblicata a fine 2023 conservava moltissimi degli elementi positivi tanto importanti per la professione”.

Purtroppo, nota ancora Agta, su tutto questo è intervenuta a gamba tesa la Commissione Europea. “Se in condizioni ‘normali’ sarebbe bastato che il Ministero facesse una legge in linea con le norme europee, in questo caso il Governo si è ritrovato sotto il diktat della Commissione Europea a causa del fatto che la riforma della professione era stata inserita nel PNRR, dando la facoltà alla Commissione di decidere su ogni virgola del testo e addirittura di costringere il Governo a modificare una legge già approvata in Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Per tale risultato non finiremo mai di ‘ringraziare’ il Governo precedente (Draghi) e il relativo Ministro del Turismo di allora (Garavaglia), che hanno inserito la riforma di una professione nel PNRR, pur sapendo che questo avrebbe permesso alla Commissione Europea di decidere su una legge italiana; la riforma della nostra professione è diventata merce di scambio per i miliardi del PNRR, perché la figura della guida non è mai stata considerata né un elemento strategico né un valore economico dai politici italiani, ma era una pedina fondamentale per le piattaforme e i TO stranieri, tra cui quelli tedeschi in particolare, che da anni cercavano di modificare la nostra legislazione in materia per poter avere campo libero nel settore del turismo italiano. L’Italia ha svenduto un altro pezzetto del suo patrimonio, con una miope strategia che ha guardato solo ai soldi hic et nunc del PNRR. E’ in questo quadro che va letto l’inserimento di modifiche della legge sulla professione (che era stata pubblicata appena 4 mesi prima, dopo 10 anni di attesa e gestazione) all’interno della legge n. 56 del 29/04/2024 (di conversione, con modificazioni, del decreto legge 2 marzo 2024, n. 19, recante ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del PNRR). E nello stesso senso va visto il Decreto Ministeriale attuativo (necessario per definire i dettagli della legge), a cui il Ministero ha lavorato negli ultimi mesi, ma sempre condizionato dal volere della Commissione Europea”.

In questo modo, prosegue Ruggiero, “la riforma della professione di guida è stata pesantemente alterata: hanno tolto il requisito della laurea triennale e la seconda lingua e persino abbassato il livello minimo per la prima lingua, oltre alla modifica delle norme relative alla libera circolazione delle guide della UE e al riconoscimento delle abilitazioni straniere: tutti cambiamenti tesi a facilitare l’attività di guida nel nostro paese per gli stranieri non abilitati in Italia e a permettere l’accesso alla professione a chiunque, senza i requisiti necessari. La parola d’ordine è ancora una volta ‘liberalizzazione’, che sarebbe un principio in teoria positivo, se coniugato con la garanzia delle competenze. Troviamo vergognoso che la Commissione Europea abbia potuto condizionare il livello di studio richiesto in una legge italiana, obbligando a togliere la laurea (che già era solo triennale) per professionisti che svolgono la loro attività nei luoghi della cultura, illustrando beni artistici e archeologici (noi ci eravamo battuti anzi per richiedere la magistrale). Così come è assurdo che abbiano voluto far abbassare il livello della lingua richiesta al B2 (intermedio superiore), per una professione che in larga percentuale lavora con un pubblico straniero e in cui è invece necessario il livello C1 per assicurare la qualità; questa era l’occasione per fare in modo che l’offerta di tutte le guide avesse un livello adeguato a soddisfare le esigenze del turismo contemporaneo. L’abbassamento delle competenze, che viene giustificata dalla Commissione Europea per dare a più persone possibile l’opportunità di prendere l’abilitazione, mina alla base il comparto turistico italiano: più scadono le qualità delle nostre guide turistiche, più i tour operator stranieri hanno la scusa per poter mandare in Italia i loro accompagnatori, spesso studenti e pensionati di preparazione quasi nulla, a fare da guida; più le guide italiane sono impreparate, più i turisti preferiranno le figure corrispondenti provenienti direttamente dal loro paese”.

Ma le vicissitudini della riforma della professione di guida non sono finite qui: “Dopo essersi pesantemente ‘danneggiata’ allo scoglio della Commissione Europea con la modifica della legge e con un testo di decreto attuativo “controllato” dall’occhio vigile della UE, ecco che anche le Regioni hanno lasciato la loro impronta con un colpo di scena inaspettato, che si è consumato il 30 maggio alle Conferenza Stato-Regioni. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha infatti espresso l’intesa al decreto ministeriale, condizionata a un emendamento: che le disposizioni del decreto ministeriale non si applichino alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e Bolzano, nella quali valgono le disposizioni e le leggi regionali e provinciali in materia di guide turistiche. Questa, che può sembrare un’alterazione di poco conto perché limitata ad alcune regioni e province, è invece un colpo durissimo che danneggia irrimediabilmente tutta la riforma. Dopo anni di caos in cui ogni regione e addirittura provincia emetteva le abilitazioni in modo diverso- alcune con esami, altre con corsi, altre ancora solo con un training – il Ministero attuale era riuscito ad arrivare a una riforma che istituiva un esame di stato (un po’ come la maturità) uguale per tutti, un elenco e un tesserino nazionali, tutte norme tese a regolamentare la professione e rendere possibili i controlli sull’abusivismo, attualmente difficilissimi nel caos di decine di patentini e in assenza di un elenco unico. Sappiamo che molte Regioni non volevano questa riforma, che toglie alle Regioni il potere sulle abilitazioni, usate per anni come promessa di lavoro verso gli elettori e anche come fonte di introito per i corsi. Non sono riuscite a bloccare la legge ma adesso sono riuscite ad “azzopparla”, minandone l’efficacia sull’elemento più importante, la “centralizzazione” delle informazioni e dei dati. Continueremo ad avere patentini diverse, abilitazioni rilasciate in modo diverso, criteri e requisiti diversi. Questo è un colpo basso a una riforma che era nata per regolamentare finalmente in modo uniforme, con criteri e requisiti di qualità, una figura professionale che è il biglietto da visita dell’Italia davanti ai turisti. Siamo profondamente amareggiati e sdegnati per l’ennesima dimostrazione di una politica delle Regioni e delle Province ancorata al feudalesimo, in cui ogni Governatore pretende di fare come vuole, nel disprezzo del bene comune”.

Di fronte “a questo scempio rimane l’amarezza per una riforma che era nata con le migliori aspettative e premesse, ma che non è riuscita a resistere alle pressioni dei poteri forti: la Comunità Europea e le Province e Regioni, per non parlare di un altro convitato di pietra, il Terzo Settore con alcuni suoi illustri e famosi enti/associazioni. Ancora una volta, invece di realizzare un turismo sostenibile e di qualità di cui si parla da anni, creando una nuova generazione di guide con alta preparazione storico-artistica e comprovate competenze linguistiche, si è optato per lasciare quasi tutto come era – tra la difesa dei propri orticelli provinciali e il ‘tana libera tutti’ con patentini comprati in Romania e l’abusivismo mascherato dietro la prestazione temporanea – vanificando un’opportunità che la categoria aspettava da 10 anni. Tanto rumore per nulla”.

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