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L'Associazione Guide Turistiche Italiane scrive al ministro Garavaglia: "Il turismo ha superato i livelli pre covid e servono professionisti"

La riforma della professione di guida turistica non può più aspettare. Non solo perché ce lo chiede l’Europa e i nostri ritardi vengono sanzionati, ma perché il turismo è cambiato, è aumentata la quantità e la qualità della domanda. Senza professionisti si espande e consolida l’abusivismo. E’, in sintesi, l’appello e al tempo stesso l’allarme lanciato da GTI-Guide Turistiche Italiane, associazione nazionale presente in tutta Italia con una forte selezione curriculare in ingresso, che da anni si spende per il patentino nazionale. Ossia la possibilità di lavorare, con la medesima abilitazione, tanto a Bolzano quanto a Palermo. Il turismo è ripartito, raddoppiando le presenze del 2019, constata GTI, eppure le guide richieste dai tour operator scarseggiano perché nei due anni di pandemia molti hanno dovuto rinunciare a svolgere questo mestiere per entrare nelle scuole o in altri contesti. Al tempo stesso, il turismo è oggi meno stanziale. “Soprattutto gli stranieri non si fermano in una località, ma vogliono viaggiare a tappe, con la sicurezza di operatori che conoscano le lingue e le città, quindi Roma come Lecce. Mantenere feudi provinciali e regionali, sapendo raccontare solo del campanile e del monumento di turno, è quindi al di fuori delle stesse logiche del turismo, che muta insieme alla società”, rileva GTI che aggiunge: “In Italia le selezioni per accedere alla professione sono chiuse, ma aperta è rimasta la possibilità di convertire il ‘patentino’ preso all’estero. E’ assurdo”. La riforma è ferma in Senato, alla Commissione Industria per – pare – un eccesso di emendamenti che renderebbero difficile un testo che accontenti tutti, quindi le sigle fautrici di un’abilitazione nazionale e quelle che mirano al mantenimento di quelle regionali o addirittura provinciali, con possibilità di lavorare quindi in aree limitate.

Simone Fiderigo Franci, presidente GTI, supportato dal direttivo, ha così scritto, il 21 giugno scorso, al ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, facendo notare, tra l’altro, come la situazione stia favorendo l’abusivismo, “che trova terreno fertile in un contesto schizofrenico. Le guide specializzate scarseggiano, tanti si improvvisano nell’assoluta inconsapevolezza dei clienti, che non conoscono le qualifiche. Sono sempre più le persone senza patentino che fanno nascere associazioni culturali o di accompagnatori per supportare i visitatori nei loro tour. Visitatori per cui la differenza tra una guida e un accompagnatore non sussiste”. Una condizione “mortificante per tutti, che penalizza le guide, intese come lavoratori, i clienti e il nostro stesso patrimonio culturale”. Nella lettera, GTI si mette a disposizione del ministro, cui ricorda che il turismo è una filiera, per un confronto. “Confidiamo – la chiosa – in un riscontro, che sarebbe prova di interesse”.

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