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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
“Open Doors”, un ciclo di incontri sul museo partecipativo che si rivela un laboratorio di idee e pratiche della costruzione di benessere

I Musei possono divenire alleati delle istituzioni e dei luoghi dedicati alla cura? Che ruolo svolge la cultura nell’ambito della salute mentale e dell’equilibrio psicofisico delle persone? Fondazione Brescia Musei ha provato a rispondere a queste domande e a individuare esempi di buone pratiche, nazionali e non, che possano essere d’ispirazione in questo ambito di assoluta attualità e urgenza.

Il 28 settembre scorso si è svolto a Brescia il sesto incontro di “Open Doors. Il museo partecipativo oggi”, il ciclo di talk curato dal Prof. Pierluigi Sacco che ruota attorno al tema del Museo partecipativo, ovvero alle prospettive dei Musei del futuro, tenuto dai più importanti esperti nella gestione e nella valorizzazione dei patrimoni culturali e delle culture contemporanee italiani e internazionali. L’iniziativa, che ha avuto inizio a maggio 2022 e terminerà a novembre 2022, è promossa e organizzata da Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e con NEMO – Network of European Museum Organisations e ha coinvolto oltre 1500 partecipanti.

L’appuntamento dedicato al tema “La partecipazione che fa stare bene” ha visto grandi protagonisti della museologia e dell’educazione affrontare i temi caldi del futuro dei musei, tra cui: Giovanna Melandri, presidente Fondazione MAXXI; James O. Pawelski, direttore Positive Psychology Center University of Pennsylvania; Catterina Seia, presidente CCW – Cultural Welfare Center.

La nuova definizione di Museo elaborata da ICOM ben evidenzia quale sia la tendenza del dibattito attorno al ruolo dei musei e quali debbano essere gli ideali che ne orientino il lavoro. Il Museo è luogo di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, sì, ma ha anche un’intrinseca missione educativa e deve dimostrarsi capace di leggere i bisogni del proprio territorio ed elaborare risposte creative ad essi. Ciò non significa che il Museo si sostituisca agli attori già presenti nell’ambito della cura e del welfare sociale, ma che diventi loro alleato, in modo da elaborare azioni strategiche e strutturate che abbiano un impatto a lungo termine. Solo così il Museo può ambire ad essere uno spazio effettivamente aperto ed inclusivo, uno spazio accessibile di scambio sociale basato sulla partecipazione attiva.

In particolare quest’ultimo punto è stato al centro di una tavola rotonda che, sempre il 28 settembre, ha generato grande interesse e ha visto i Servizi educativi di Fondazione Brescia Musei in dialogo con otto rappresentanti dei dipartimenti educativi di diverse istituzioni culturali europee, selezionati da NEMO tramite una call tra i suoi membri per un training day a Brescia. L’incontro ha visto un confronto in merito proprio alle best practice attuate nell’ambito del rapporto salute e arte e cultura.

La discussione ha preso l’avvio dall’idea di Museo come attento osservatore del proprio pubblico, sensibile a captarne le esigenze e necessità e a generare, in un’ottica sartoriale, attività specifiche per diverse tipologie di pubblici.

IL MUSEO, LUOGO DI BEN-ESSERE. L’ESPERIENZA DELLA FONDAZIONE BRESCIA MUSEI

Nella convinzione che l’incontro con la storia, l’arte e la cultura sia portatore di un benessere profondo e rigenerante, Fondazione Brescia Musei ha sviluppato negli anni una serie sempre più numerosa di proposte il cui focus è il nutrimento del pensiero e l’elaborazione delle emozioni grazie al dialogo con il patrimonio storico artistico. Ecco dunque progetti come Protagonisti del Novecento dedicato agli ospiti delle Residenze Sanitarie Assistenziali e Dalla Storia alla mia Storia per gli ospiti di comunità terapeutiche e centri diurni di riabilitazione psichiatrica, laboratori in cui le opere d’arte diventano strumento per far emergere ricordi e racconti personali che, intrecciandosi tra loro, danno vita a una grande storia corale di cui gli ospiti si riconoscono parte.

Il Museo è inoltre pronto ad uscire dai propri confini per farsi portatore di benessere direttamente nei luoghi di cura. Fondazione Brescia Musei ha avviato presso l’Ospedale dei bambini di Brescia laboratori di tipo interattivo, che partendo dal patrimonio artistico dei Musei Civici portano alla riflessione sul proprio mondo interiore, con l’obiettivo di migliorare il benessere emotivo dei pazienti ospedalizzati.

I Musei dunque come strumento per migliorare la salute mentale, allenando l’equilibrio psicofisico; in quest’ottica è da leggere il recentissimo progetto avviato nell’estate 2022 La bellezza che cura, proposta culturale nata a seguito della pandemia e dedicata a particolari fasce di pubblico con fragilità: pazienti cardiopatici ed affetti da varie cronicità vengono condotti alla scoperta delle vestigia dell’antica Brixia dal Prof. Paolo Gei, medico cardiologo, nella doppia veste di operatore culturale e medico specialista. Il fine è rendere accessibile il patrimonio artistico e culturale della città, rendendolo strumento di cura e promozione della salute, un vero e proprio attivatore della fioritura personale.

LO SGUARDO DI NEMO-NETWORK OF EUROPEAN MUSEUM ORGANISATIONS

Come acclara OMS, il rapporto tra arte e medicina funziona: l’arte può davvero giocare un ruolo fondamentale per difendere e promuovere la nostra salute. E in considerazione del fatto che si tratta di interventi non invasivi, efficaci e poco dispendiosi, ben vengano le “prescrizioni museali” che stanno prendendo piede in diversi stati dell’Unione Europea, tramite le quali i medici di base prescrivono anche attività artistiche e culturali ai propri assistiti.

Di grande interesse in questo senso l’esperienza emersa durante la tavola rotonda del training day di NEMO da parte di Elisabeth Ioannides, Education Curator del Museo Nazionale di Arte Contemporanea di Atene EMST, che ha illustrato una pratica attuata dal 2017 che vede il Museo come attore importante del miglioramento della salute e del benessere. All’EMST è stato infatti inaugurato il programma, Exploring the Museum’s Images – Exploring My Image, che sperimenta l’applicazione della psicoterapia artistica attraverso un approccio esperienziale all’arte. Il contributo dell’arte allo sviluppo del pensiero critico, al ricordo di esperienze personali, alla coltivazione dell’autoespressione, al dialogo e alla cooperazione attraverso opere contemporanee, è l’obiettivo di questo programma. Lo spazio del Museo dà l’opportunità ai partecipanti di confrontarsi con le opere d’arte esposte e con le opere che creeranno a loro volta.

Tema praticato da oltre vent’anni nei paesi anglosassoni, ma ancora poco esplorato in Italia, è il potenziale della cultura e delle medical humanities per la formazione dei medici stessi: attraverso l’arte è possibile affinare le capacità diagnostiche dei medici, le capacità comunicative e di ascolto dei pazienti, il lavoro in team quanto la resistenza allo stress. Questo potrebbe costituire un ulteriore importante tassello di quel mosaico di azioni integrate e intersettoriali che guardano al contributo della cultura per il superamento di un welfare meramente riparativo e assistenziale verso una dimensione generativa, per il singolo e la comunità.

 

Federica Novali – Coordinatrice Servizi educativi di Fondazione Brescia Musei

Francesca Uberti – Responsabile eventi istituzionali di Fondazione Brescia Musei

ABSTRACT

Participation for wellbeing. The human neuroendocrine system, and probably even our epigenetics, are extraordinarily sensitive to experiences of meaning that produce a strong cognitive and emotional response, and museums may become new and fundamental allies of institutions and other organisations dedicated to care. A museum can therefore become not so much a place of healing in the literal sense of the word, but a place where we can develop an awareness of how important culture is for our mental health and our psychophysical balance – an awareness that is particularly necessary in this problematic post-pandemic moment in which all of humanity must recover from a post-traumatic shock of a magnitude never experienced before in history. If museums play this role effectively and credibly, they will acquire unprecedented social centrality.

 

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