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LETTURE LENTE - rubrica mensile di approfondimento
Patrimonio e arte, letti in chiave di intercultura, possono essere uno strumento da non sottovalutare in una strategia di vera inclusione
© ArtClicks – Foto ECCOM

Negli ultimi anni, progetti di arte e cultura hanno dimostrato di poter rappresentare una proposta di integrazione per le persone migranti, complementare, se non alternativa, rispetto alle pratiche tradizionali.

A Roma, tra il 2017 e il 2019 si è tenuto “Art Clicks”. Finanziato dalla fondazione greca Stravos Niarchos, ha visto la collaborazione di ECCOM-Idee per la Cultura e il MAXXI – Museo Nazionale delle arti del XXI secolo. Un gruppo internazionale ed eterogeneo di persone afferenti al mondo della cultura e dell’educazione hanno seguito un corso di formazione interculturale che ha portato alla ideazione di alcuni progetti pilota che avevano come comune denominatore l’incontro con l’altro e l’apertura delle istituzioni culturali (biblioteche, teatri, musei) alle persone migranti. Dal progetto è nato un volume, la cui lettura permette di considerare le tante relazioni fra patrimonio, arte e intercultura.

Sempre a Roma, un progetto interessante è “Guide Invisibili”. Attraverso un’applicazione sul telefono, persone straniere accompagnano i visitatori all’interno di alcuni quartieri di Roma, incrociando nella narrazione la storia del posto con la loro vicenda.

Nata in seno a Save the Children, opera da tempo nella Capitale anche la Cooperativa “CivicoZero”, https://www.civicozero.eu/, che, ben radicata nel territorio, si occupa dell’accoglienza per i minori stranieri non accompagnati facendo dell’arte e dell’intercultura lo strumento principale dell’integrazione, con corsi di italiano, collaborazioni con musei del calibro del MAXXI e offrendo la possibilità ai minori stranieri non accompagnati di partecipare a corsi di musica, di teatro e di redigere un proprio periodico.

Per capire meglio come l’arte e il patrimonio, in chiave interculturale, possono essere veicolo per l’integrazione, soprattutto per i più giovani, è utile cercare di capire chi siano i minori stranieri non accompagnati e quali sono i circuiti italiani di accoglienza entro i quali trascorrono gli anni fino alla maggiore età.

I MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI

Per definire chi siano i minori stranieri non accompagnati ci facciamo aiutare dall’art. 2 della Legge 47/2017 (comunemente detta Legge Zampa): “[…] per minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato si intende il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano”.

È definibile minore straniero non accompagnato (MSNA) anche il minore che si trovi in Italia con parenti, i quali, però, non ne risultino legalmente responsabili.

Con riferimento alla qualifica di “straniero”, il legislatore abbandona la definizione generica adottata in passato (che richiamava, sostanzialmente, l’assenza della cittadinanza italiana ovvero della condizione di apolidia), scegliendo di circoscrivere l’applicabilità della norma ai soli stranieri non appartenenti a paesi dell’Unione europea, essendo diversa la disciplina prevista per i cittadini comunitari.

Se dovessimo disegnare un identikit di un minore straniero non accompagnato basandoci sulle prevalenze statistiche dei dati disponibili sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali descriveremmo un ragazzo di 16/17 anni proveniente dal Bangladesh (a seguire, le nazionalità più frequenti sono tunisina, albanese, egiziana e pakistana). Da questa profilazione possiamo trarre informazioni importanti. Prima fra tutte è che la grande parte dei minori stranieri non accompagnati sono maschi. Questo può essere spiegato dal fatto che ancora in molti Paesi interessati dalle emigrazioni il sistema familiare è patriarcale ed è l’uomo che provvede al sostentamento della famiglia. È, quindi, al figlio maschio che viene dato il mandato migratorio di partire per garantire a sé stesso e alla famiglia un futuro migliore.

I ragazzi sono per la maggior parte prossimi alla maggiore età. La scelta su chi dovrà farsi carico del mandato migratorio solitamente ricade sui ragazzi più grandi, che si spera possano immettersi velocemente nel mercato del lavoro.

C’è anche un’altra componente da valutare: il viaggio verso l’Europa è un viaggio rischiosissimo e costosissimo e questo fatto è noto alle persone che decidono di partire o alle famiglie che decidono di investire nella partenza di uno dei loro figli. Far partire un bambino piccolo da solo vuol dire diminuire le possibilità di successo del viaggio, che già di partenza sono basse. Inoltre, i trafficanti non si prenderebbero la responsabilità di accompagnare un bambino non autosufficiente.

Un’altra motivazione che può spiegare un numero così ingente di ragazzi prossimi alla maggiore età è da ricercare nel fatto che molti migranti non hanno documenti che forniscano informazioni anagrafiche certe. Questa zona d’ombra tal volta viene utilizzata da giovani maggiorenni, che si dichiarano minorenni e sostengono di avere 17 anni, in modo da essere più difficilmente contraddetti, anche qualora si ricorresse alle procedure mediche predisposte per accertare l’età.

Anche la provenienza ci dice molto su chi sono i minori stranieri non accompagnati: è ravvisabile, infatti, come la maggior parte dei minori sono migranti di tipo economico.

I minori stranieri non accompagnati sono ragazzi che affrontano viaggi lunghi anche anni e che arrivano in Italia, sia attraverso il Mediterraneo, sia via terra, percorrendo la rotta Balcanica.

LA LEGGE ZAMPA

In Italia, prima del 2017, non c’era una normativa che riguardasse i minori stranieri non accompagnati. Fino ad allora lo Stato non aveva strumenti specifici amministrativi e legali e li equiparava ai bambini italiani in stato di abbandono. La loro permanenza sul suolo italiano passava per iter macchinosi e poco funzionanti, come il ricongiungimento familiare o l’accoglimento della richiesta d’asilo.

Proprio questi tempi amministrativi lunghi, complicati e poco accessibili a minori soli in un Paese straniero finivano con provocare la loro dispersione e il loro allontanamento volontario dai canali legali, favorendo di fatto il circuito dello sfruttamento.

Dopo tre anni di impasse, nell’aprile 2017 entra in vigore la legge n. 47/2017 (detta anche Legge Zampa, dal nome della prima firmataria) che ha lo scopo di rafforzare le tutele nei confronti dei minori stranieri non accompagnati e garantire un’uniformità normativa nazionale in tema di accoglienza.

Le novità degne di nota introdotte dalla Legge sono: il divieto di respingimento del minore straniero non accompagnato, l’obbligo di garantire ai minori delle strutture interamente a loro dedicate, l’ideazione della figura del tutore volontario, ovvero cittadini che dopo un corso di formazione possono essere nominati tutori dei msna e si occupano del loro percorso di integrazione.

IL SISTEMA DI ACCOGLIENZA

Volendo seguire un ipotetico inserimento di un minore (che in questa sede risulterà necessariamente molto semplificato) possiamo renderci conto di quanti soggetti gravitino intorno al suo percorso.

Quando fa ingresso in Italia, il minore viene identificato dalle forze dell’ordine. Sarà la questura di competenza a registrarne le generalità e a riconoscerlo come minore straniero non accompagnato. È sempre la questura che si occuperà di rilasciare il suo permesso di soggiorno. Una volta identificato, la questura compila un verbale di affidamento e, con l’aiuto del servizio sociale territorialmente competente, individua la struttura di accoglienza più idonea in cui collocarlo.

Sarà poi compito del Comune, con il tramite del servizio sociale, richiedere al tribunale per i minorenni territorialmente competente l’apertura delle tutele previste anche dalla legge. Il servizio sociale ha anche il compito di informare il ragazzo di tutti i suoi diritti e di censirlo all’interno del Sistema Informativo. Inoltre, dovrà segnalare il minore al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale per avviare le indagini familiari.

Gli educatori della struttura, d’intesa con il Comune, dovranno predisporre un piano di intervento individuale, che preveda un percorso scolastico, formativo o di inserimento lavorativo e che preveda anche un piano sanitario. I ragazzi, infatti, al loro ingresso vengono iscritti al Servizio Sanitario Nazionale per poter effettuare le visite mediche necessarie. Perciò il ragazzo entra in contatto con le ASL e con i centri di formazione.

A ridosso del compimento della maggiore età, verranno interpellati nuovamente il MLPS e la questura per il rinnovo del permesso di soggiorno.

In tutti i passaggi, laddove il ragazzo non riesca a comprendere o ad essere compreso dal suo interlocutore, è prevista la presenza di un mediatore linguistico o culturale al fine di permettere al minore di essere pienamente consapevole della situazione in cui si trova e di poter prendere le decisioni che più ritiene opportune per il suo percorso di inserimento.

Il Rapporto semestrale del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali è una fonte poco nota ai più, la cui lettura offre un quadro aggiornato e dettagliato della presenza dei giovani migranti non accompagnati in Italia. Ospita contributi analitici a cura di esperti e di attori particolarmente qualificati nel campo, storie e testimonianze riguardo a minori che si sono integrati con successo, oltre, naturalmente, ad offrire un corredo di dati relativi al semestre. Rappresenta un vero e proprio censimento permanente della popolazione minore di stranieri non accompagnati. È la seconda lettura che raccomando.

IL RUOLO DELL’ARTE E DELLA CULTURA NELL’ACCOGLIENZA

Nella pratica, di norma, il minore straniero che viene preso in carico nel nostro Paese entra in un circuito che alle volte è una specie di mondo parallelo. Le comunità sono comunità interamente dedicate a minori stranieri non accompagnati, le scuole che frequentano sono dedicate a stranieri. Come possono queste persone incontrarsi con i coetanei italiani? Come possono inserirsi nel nuovo Paese?

Patrimonio e arte, letti in chiave di intercultura, possono essere uno strumento da non sottovalutare in una strategia di vera inclusione. Così è stato tentato con notevole successo in più aree del Paese.

A CivicoZero è legato il progetto Narrazioni da Museo a Museo: Trasformazioni Migranti tra MAXXI e Pigorini. In questo progetto, minori stranieri non accompagnati, seguiti dalla Cooperativa CivicoZero, sono andati in visita, assieme ai ragazzi ospiti del servizio di accoglienza di semi-autonomia del Centro Astalli, al Museo MAXXI e al Museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”. I ragazzi sono stati invitati a rielaborare gli oggetti di guerra conservati nel Museo Pigorini attraverso il disegno, la pittura, la fotografia spiegando ed esplicitando il loro processo creativo di trasformazione. Si è curata, quindi, anche la fase di restituzione, in un’ottica di reciprocità e coinvolgimento attivo. Di fronte ad un’opera siamo tutti portati a ricollegare una nostra esperienza e ci ritroviamo “a casa”, e così capita ai minori coinvolti. Un bel rapporto del 2016 – la terza lettura lenta che propongo qui – racconta passo per passo questa storia di costruzione di ponti: tra ragazzi e ragazzi, tra museo e museo, tra parti diverse della stessa città, fra Paesi.

È così che la cultura e l’arte dovrebbero essere usate: come ponte che avvicina e accorcia le distanze, come momento di scambio di esperienze condivise, come spazio per ascoltare l’altro e farci ascoltare.

Attraverso la conoscenza di usi e costumi diversi si scardina il pregiudizio e la paura nati dall’ignoranza, dalla non conoscenza.

Per i minori stranieri non accompagnati conoscere e farsi conoscere è fondamentale. Siamo di fronte a ragazzi che stanno investendo tutta la loro vita nel nuovo Paese in cui arrivano e aiutarli a non sentirsi alieni, estranei, è sicuramente più utile in un’ottica di integrazione. Un sistema di accoglienza come una bolla di vetro è controproducente. Come è importante che i minori siano messi nella condizione di poter conoscere il posto in cui arrivano e le persone che ci abitano, è fondamentale che chi accoglie veda questi ragazzi, li conosca, impari le loro storie. Questo è il mestiere dell’intercultura.

ABSTRACT

When we talk about migration in Italy, whether it concerns adults or minors, we are talking about a phenomenon that is no longer emergency but consolidated. The flows are constantly increasing, and more and more young migrants are building the foundations for a better future in our country. Especially as regards unaccompanied foreign minors, the current reception system is characterised by being excessively transitory and lacking in perspective. It is precisely these two aspects that mean that the management of foreign minors usually responds more to a need for reception than for integration, creating parallel paths dedicated solely to unaccompanied foreign minors who are excluded from contact with their peers and with the world in which they will later have to live. A proposal that goes against this system is made by some museums and art world organisations. With works of art and cultural heritage, bridges are created, points of contact based on listening to each other and welcoming the other in a perspective of true integration, encounter, and knowledge. It is in these projects and proposals that we witness true moments of interculturality. The article proposes three readings that allow us to move between updated data and successful projects.

 

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Martina Caroleo

Martina Caroleo

Assistente sociale, si occupa di minori stranieri non accompagnati e di adolescenti e giovani adulti con disagio sociale.

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