Valéry Freland, direttore esecutivo di ALIPH, ha spiegato la sua presenza a Beirut: “Abbiamo voluto mostrare insieme la nostra solidarietà nei confronti della popolazione, ma anche contribuire al coordinamento internazionale e locale delle azioni di tutela del patrimonio, al finanziamento e alla realizzazione di progetti concreti”. Da parte di ALIPH sono state mobilitate risorse iniziali per 5 milioni di dollari (poco più di 4 milioni di euro) per contribuire alla stabilizzazione e alla riabilitazione del patrimonio culturale danneggiato dalle esplosioni. I primi progetti di recupero comprendono lavori di restauro presso il Museo Nazionale di Beirut, in collaborazione con il Museo del Louvre e la DGA, e i soccorsi d'emergenza per una ventina di enti culturali in collaborazione con il Fondo del Principe Claus e il Comitato libanese del Blue Shield. Segue la tutela della collezione vetraria del Museo Archeologico e la riabilitazione della Cattedrale di San Giorgio, mentre è al momento in atto la valutazione di altri progetti da realizzare. Per una riabilitazione del territorio, ha sottolineato anche Marie-Laure Lavenir, direttore di ICOMOS, “servirà tempo. La nostra missione non si fermerà qui. Saremo al fianco” del popolo libanese “lungo la strada” per la ripresa.
© AgenziaCULT - Riproduzione riservata
