Assolirica si rivolge quindi a tutti i Sovrintendenti dei Teatri lirici italiani per “denunciare questa annosa bad practice che andrebbe interrotta una volta per tutte. Nessuno si sognerebbe di mettere in contrapposizione gli artisti dei Cori con i solisti: sappiamo perfettamente come all’interno dei Cori italiani ci siano eccellenze luminose di alta professionalità. Il problema è di etica lavorativa e normativa: l’artista del Coro è sempre tutelato dallo stipendio certo e, anche quando non ha potuto lavorare, ha avuto gli ammortizzatori previsti per lui dalle disposizioni di legge e non ha perso alcun contributo previdenziale. Gli artisti solisti e i professionisti dei team creativi della Lirica per contro non hanno avuto in questo drammatico periodo nessuna tutela sulle cancellazioni e nessun reddito”. L’intenzione di Assolirica è quella di “stigmatizzare con forza l'uso dell'utilizzo di personale dipendente stabile e garantito nelle parti previste come soliste dai frontespizi delle partiture. Noi, come Associazione professionale di categoria riconosciuta dal MISE (ex L.4/2013) abbiamo l'obbligo di tutelare le nostre professionalità, tanto più in momenti come questo di grande difficoltà per tutti i liberi professionisti del settore. La tutela del patrimonio artistico musicale passa, eseguendo la musica, attraverso la programmazione dei teatri, ma passa anche per la tutela della grande risorsa dei nostri artisti, professionalità riconosciute in tutto il mondo, che non meritano il trattamento che il Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Filarmonico di Verona e a turno molti altri Teatri italiani stanno riservando loro: ignorandoli”, conclude Floris.
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