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Le sfide sociali, economiche e culturali identificate dal Rapporto ASviS sui territori e gli obiettivi di sviluppo sostenibile
© Photo by NASA on Unsplash

ITALIA 2021

Per l’Economist il Paese dell’anno 2021 è l’Italia, ma quando parliamo di Italia, di quali Italie stiamo parlando? I processi di urbanizzazione e la rilevanza delle economie regionali disegnano una tripartizione tra aree interne, aree metropolitane e Italia di mezzo.

Secondo i dati riportati nell’ANNUARIO STATISTICO ITALIANO 2021, pubblicato lo scorso 7 dicembre, “in Italia sono attualmente presenti 7.904 Comuni. Nei Comuni medi, che hanno tra i 5 mila e i 250 mila abitanti, risiede la maggior parte della popolazione del Paese. Nel 2020, la popolazione si concentra prevalentemente nelle zone di pianura (49,1%) e, in secondo luogo, di collina (38,7%); risiede in montagna solo il 12,2% della popolazione. Gran parte della popolazione è concentrata nella Sezione padana (32,5%) e nelle Sezioni tirrenica centro-settentrionale (11,8%) e Tirrenica meridionale (11,3%). Le zone rurali costituiscono il 63,8% dei Comuni italiani; le piccole città e sobborghi rappresentano il 33% dei Comuni, mentre le città il 3,2%. Ed è in queste ultime vive il 35,3% della popolazione complessiva”.

A partire da questa fotografia delle differenze demografiche di territorio in territorio si può comprendere quanto sia fondamentale declinare i macro-obiettivi di sviluppo sostenibile in maniera aderente alla geografia degli squilibri, distribuendo le risorse programmate con lo scopo di ridurli o di contenere le tendenze più controproducenti.

Il 2 dicembre è stato pubblicato il Rapporto ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) “I territori e gli obiettivi di sviluppo sostenibile”. Il Rapporto mette a disposizione dei decisori e del pubblico uno strumento che, attraverso indicatori statistici elementari e compositi, misura e analizza il posizionamento di regioni, province e città metropolitane, delle aree urbane e dei comuni, rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030.

Esso permette di comprendere se e in che misura le diverse aree del Paese si stanno muovendo su un sentiero orientato alla sostenibilità economica, sociale e ambientale. La situazione che emerge a livello regionale e delle Province autonome (PPAA) presenta luci e ombre.

LUCI E OMBRE SULLA STRADA DELLA SOSTENIBILITÀ

Con riferimento al raggiungimento di una serie di target quantitativi individuati dal Rapporto, l’ASviS sottolinea che:

  • oltre l’80% delle Regioni e delle PPAA ha già raggiunto o mostra un trend positivo per quanto riguarda le coltivazioni biologiche;
  • oltre il 60% ha centrato o mostra andamenti favorevoli per la riduzione dei tempi della giustizia;
  • più del 50% registra trend promettenti per la diminuzione della mortalità (per maggiori cause) e dell’abbandono scolastico.

Si registrano, viceversa, andamenti negativi in:

  • circa il 50% delle Regioni e delle PPAA per la mancata riduzione degli incidenti stradali e della disuguaglianza del reddito disponibile;
  • il 60% dei territori non raggiungerà i target relativi alle energie rinnovabili, all’incremento del tasso di occupazione, all’aumento della spesa per ricerca e sviluppo e alla riduzione dei rifiuti prodotti;
  • più dell’80% dei territori registra un allontanamento o un andamento negativo per quanto riguarda l’efficienza delle reti idriche, la riduzione della quota di Neet (giovani che non studiano e non lavorano) e delle emissioni di gas serra;
  • oltre il 95% dei territori presenta un andamento negativo per l’efficienza energetica, mentre nessuna Regione o PPAA segna trend positivi per le aree marine protette e la riduzione del consumo di suolo.

Sotto il profilo della governance dell’Agenda 2030 per il nostro Paese, sono stati sottolineati un paio di elementi critici cui prestare molta attenzione:

  • l’arretratezza della PA e il bisogno di formazione;
  • il bisogno di coerenza fra gli strumenti di finanziamento pubblico sui livelli locale, nazionale (PNRR) ed europeo;
  • la questione meridionale in un contesto di divario crescente per effetto della pandemia.

Per quanto riguarda la sfida demografica, le proiezioni per i prossimi anni mostrano un decremento di 4 milioni di abitanti nel 2040, a cui corrisponderebbe una riduzione del PIL del 7%. Di fronte a queste fragilità, lo stanziamento straordinario di risorse comunitarie punta a porre le basi per un riavvicinamento strutturale dell’Italia rispetto alla media europea, riavvicinamento possibile solo a condizione che anche le distanze tra le parti del Paese vengano ridotte.

È per questo motivo che il Sud riceverà complessivamente 214 miliardi (123 dal PIANO Sud 2030, 82 dal PNRR – pari al 40% del totale – e 9 da REACT-EU). Una grande scommessa che richiede uno sforzo straordinario per innalzare gli standard di servizio della PA meridionale, attraverso formazione specifica. Non solo, come propone ASviS, sarà necessaria un’azione di armonizzazione delle misure capace di accompagnare gli enti locali in ciascuna delle realtà provinciali nel rispetto dei vincoli dei programmi di finanziamento pubblico e con un forte orientamento all’impatto, guardando oltre il 2026, quando cioè le risorse d’emergenza dovranno esser già state spese in tutto o in buona parte.

PIANIFICAZIONE E PARTECIPAZIONE

In particolare il Ministro Giovannini ha sottolineato quanto questo momento sia cruciale per impostare la programmazione pluriennale dei fondi regionali in coerenza con gli obiettivi di sviluppo sostenibile. In questa direzione quello del rapporto è uno strumento prezioso perché consente di misurare la distanza dagli obiettivi e serve per fornire informazioni utili per usare al meglio fondi disponibili e attivare processi partecipativi con i cittadini. Si tratta di uno strumento di supporto per la definizione delle politiche con lo scopo di migliorare la qualità della pianificazione strategica e monitorare le azioni sui territori.

A tale proposito, si è tenuto di recente il FeltrinelliCamp “Broken cities”. Tommaso Sorichetti, coinvolto come facilitatore, ha descritto su Commonfare il workshop come un confronto su governance e co-design tra utopia e realtà: “una discussione corale sul futuro delle città e dei territori dedicata alle Broken cities, le città rotte, da riparare nel presente e in vista di un futuro che si prospetta pieno di complessità. Il dibattito ha incrociato “in modo incredibilmente generativo big data, arte e intelligenza artificiale al servizio delle comunità, piani di sviluppo urbano creati da pubblico, privato e abitanti, il dibattito su povertà, ingiustizia, proprietà privata e le sue drammatiche conseguenze”.

In particolare, Sorichetti si sofferma sul co-design di territori e processi a partire da una serie di domande: “In che città desideriamo abitare? Con quali servizi e come li vogliamo godere? Come inserire le grandi aziende nel processo decisionale comunitario, in modo da non schiacciare gli altri soggetti col loro peso economico? E ancora prima, quali valori di fondo vogliamo che indirizzino le strategie locali, nazionali e globali?”

Mette in evidenza la fragilità dei contesti territoriali insita in un aspetto/approccio, quello della monocoltura. “Cosa significa “monocoltura” per il nostro sistema umano? Può significare persone che credono a una sola verità dogmatica e la impongono sulle altre. Può significare imprese che lavorano solo in ottica di profitto e sfruttamento del lavoro. Può significare un uso della tecnologia dedicato esclusivamente a estrarre dati in favore di pochissimi soggetti che ne fanno enormi profitti. Può significare città che impostano il proprio futuro solo su alloggi/turismo/mobilità/economie vampiresche che generano aumento delle disuguaglianze e della povertà. Può significare un Terzo settore lasciato da solo a “coltivare” i servizi socio-sanitari. Può significare una cultura intesa solo come spettacolo e movida, e non anche come elemento cardine per la rigenerazione dei territori. Può significare una PA che emette solo bandi al massimo ribasso per poi ottenere servizi scadenti e persone sempre più sfiduciate”.

FIDUCIA: INFRASTRUTTURA IMMATERIALE

L’importanza della fiducia intesa come infrastruttura immateriale gioca in questa fase un ruolo chiave insieme alla corretta informazione soggetta alle turbolente dinamiche della disinformazione organizzata o della misinformazione di sciame. Il 55° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, pubblicato il 3 dicembre 2021, delinea la società italiana come una società in cui “l’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale. Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il Covid non esiste, per il 10,9% il vaccino è inutile. Il 5,8% è convinto che la terra sia piatta, per il 10% l’uomo non è mai sbarcato sulla luna, per il 19,9% il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le persone. Perché sta succedendo? È la spia di qualcosa di più profondo: le aspettative soggettive tradite provocano la fuga nel pensiero magico. Siamo nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Per l’81% degli italiani oggi è molto difficile per un giovane ottenere il riconoscimento delle risorse profuse nello studio”.

Affermare adesso la centralità degli obiettivi dello sviluppo sostenibile, su cui, come abbiamo visto, purtroppo non abbiamo solo buone notizie, diventa un modo per spostare la pianificazione di emergenza dettata dalla crisi pandemica su un orizzonte di più lungo periodo. Al contempo, questo cambio deve tradursi in una maggiore capacità di spesa, una spesa orientata maggiormente all’impatto, promuovendo un’adeguata e diffusa cultura del dato e della valutazione delle politiche pubbliche. In questo scacchiere, come esortato dal Ministro Giovannini, il cambiamento profondo in atto richiede competenze elevate e quindi formazione, e in questo le Università e i centri di formazione giocano un ruolo molto importante.

FRAGILITÀ STRUTTURALI E PROPOSTE DI LAVORO

Quanto emerge dai dati su riportati ci segnala un paio di elementi di attenzione per quanto riguarda il contributo delle politiche culturali alla gestione della complessità presente nella prospettiva delle sfide della transizione ecologica e della trasformazione digitale. Se è vero che l’Italia ha ben interpretato la crisi pandemica, restano sullo sfondo caratteristiche di strutturale fragilità: l’incognita di una PA che non sappiamo se riuscirà a spendere velocemente ed efficientemente la gran mole di risorse che saranno disponibili nell’arco di un lustro; il vulnus democratico rappresentato da una cittadinanza poco o per nulla educata all’uso consapevole dei media sociali.

Si tratta in entrambi i casi di sfide culturali ed educative di grande rilievo, su cui occorrerà investire adeguatamente, per scongiurare l’incubo di dover restituire risorse all’Europa per incapacità di spenderle (perdendo così il treno della ripresa) e per arginare la deriva irrazionale che comporta costi significativi (si pensi ai 50 milioni al mese spesi per curare i no vax). Infine, una proposta: il rilancio della funzione pedagogica del servizio pubblico televisivo nazionale potrebbe rappresentare una risposta per invertire questa pericolosa tendenza; la Rai potrebbe dedicare programmi specifici di alfabetizzazione al digitale e a una corretta informazione in rete, per tutte le età, svolgendo un’azione di prevenzione sul terreno dell’inclusione digitale e della coesione sociale.

SITOGRAFIA

I territori e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile: https://asvis.it/public/asvis2/files/Rapporto_ASviS/Rapporto_2021/RapportoASviSTerritori2021.pdf
PRESENTAZIONE del 2° RAPPORTO ASVIS Territori: https://youtu.be/aDZzdxZsoqM
Resoconto ASVIS: https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/19-10870/evento-asvis-su-sostenibilita-dei-territori-serve-partecipazione-a-tutti-i-livelli
ANNUARIO STATISTICO ITALIANO 2021: https://www.istat.it/it/archivio/264305
FELTRINELLICAMP, su COMMONFARE: https://commonfare.net/en/stories/governance-e-co-design-tra-utopia-e-realta
Rapporto Censis 2021: https://www.censis.it/rapporto-annuale/la-societ%C3%A0-irrazionale

 ABSTRACT

The ASviS report on territories provides decision makers with a tool that, through elementary and composite statistical indicators, measures and analyzes the positioning of regions, provinces and metropolitan cities, urban areas and municipalities, with respect to the 17 Sustainable Development Goals of the Agenda 2030. The 2nd edition of this Report, presented in December 2021, points to critical elements to pay close attention to: the backwardness of the Public Administration and the need for training; the need for coherence between public funding instruments at local, national and European levels; the “southern question” in a context of growing gap as a result of the pandemic.

 

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