skip to Main Content

Come contestualizzare nella nostra epoca il concetto di museo e come pensare la progettazione del museo del futuro? E’ la domanda che si è posto e da cui ha fatto partire la sua lunga riflessione sul museo ‘che verrà’ Luca De Biase, Giornalista di Nova Sole 24 Ore, nel corso dell’incontro “Musei del futuro. Un confronto internazionale sulle strategie culturali, fra tradizione e linguaggi contemporanei” organizzato nell’ambito di Lubec 2022. De Biase si è detto convinto che il museo faccia parte a pieno titolo del sistema educativo del futuro in quel percorso più ampio del lifelong learning che va ripensato dalle basi. In questo processo “alcuni dei problemi significativi che stiamo affrontando sono relativi a questioni abbastanza epocali”.

IL MUSEO CHE SARA’

Che cosa stiamo cercando di cambiare? che cosa dobbiamo arrivare a fare? in che contesto potrebbe avere successo una riprogettazione? “Il museo tradizionale che classifica il sapere – è la riflessione di De Biase che prende a prestito il pensiero di Hegel – è una specie del cimitero del sapere. Ci vuole il luogo in cui viene raccolta e custodita l’arte, ma sappiamo che non è il finale della storia, che peraltro non c’è. Ma grazie alla nuova definizione Icom di museo, esso non è più l’insieme di mura che contengono dell’arte, ma ha una funzione nei confronti del pubblico. Da questo punto di vista, la funzione è mediatica, il museo è parte del grande sistema dei media. Come lo sono gli archivi e le biblioteche. I mezzi di comunicazione non sono più un luogo che governa uno spazio limitato sul quale mettere le notizie. Ora il digitale ha tolto di mezzo i limiti dello spazio e ha contestualmente creato una nuova scarsità: quella di tempo e di attenzione del pubblico, che sono il centro del nostro problema o della nostra opportunità”.

UNA PROGETTAZIONE DELL’ESPERIENZA E’ POSSIBILE

Per questo, la prima domanda da porsi secondo De Biase, “è come si fa a servire questo tempo e questa attenzione scarsi del pubblico. Il museo diventa quindi il suo contributo all’esperienza della comunità. E l’esperienza è una trasformazione. In questo senso, il digitale aiuta a fare esperienza, attraversando il tempo e lo spazio, valorizzando le sue proprietà di macchina della simulazione, della connessione, della memorizzazione. A sua volta, l’esperienza museale digitale, con i dati che genera, può servire alla riprogettazione continua del museo. Il museo può essere progettato come macchina narrativa crossmediale che si sviluppa attraverso tutti i media disponibili”.

Back To Top